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    Gratuità: alle radici semantiche del valore



    Mario Pollo

    (NPG 1981-01-04)


    In queste brevi riflessioni cercherò di delineare il significato della parola gratuità, all'interno della cultura contemporanea italiana. Non sembri strano descrivere il significato di una parola per descrivere i senso di un valore. È infatti da molti pensatori ormai svelato che la cultura sociale è contenuta nella lingua di un popolo. Non intendo tuttavia sviluppare un'analisi linguistico-semantica sistematica, profonda e completa, ma, vista la mia limitata competenza in materia, fornire solo alcune suggestioni utili a fondare una corretta definizione del valore gratuità. Le riflessioni che qui di seguito svilupperò percorreranno tre direttrici. La prima riguarderà la ricerca dei significati classici in quanto fondati nella storia e nella cultura passata ma ancora attuali pur nel loro immota cristallizzazione. La seconda, che in qualche modo tiene conto della lezione strutturalista, consisterà nella ricerca delle parole di significato contrario alle quali la parola gratuità in qualche modo si oppone. La terza infine sarà incentrata, al modo di Wittgenstein, nella ricerca dell'uso sociale della parola: «se vuoi conoscere il significato di una parola cercane l'uso».
    Attraverso questi tre tipi di (brevi) riflessioni spero di suggerire il corretto significato linguistico su cui poggia il valore «gratuità».

    Gratuità e gratuito secondo il Tommaseo

    Per scoprire i significati classici così come li ha cristallizzati la storia nulla è più utile di quell'ineguagliabile strumento che è il Dizionario della lingua Italiana di Niccolò Tommaseo. Dato che gratuità è il sostantivo f. astr. di gratuito la consultazione riguarderà anche l'aggettivo gratuito. Gratuito secondo il Tommaseo è ciò che si dà o si fa, si ha o si riceve, senza ricompensa, senza compenso, per grazia.
    Gratuità secondo la tradizione classica è qualunque azione umana o divina che è priva di una causa necessitante, di una ragione o di un motivo, conscio o inconscio. Una azione quindi non motivata da altra ragione che non sia la libertà del donare e del ricevere. Questo significato lo si può facilmente evincere dalle citazioni che il Tommaseo riporta a illustrazione della definizione di gratuito.
    La prima è tratta dalle opere di Tertulliano: «Qual maggior consolazione che (...) la vera libertà, che una coscienza pura, che (...). Questi sono i piaceri, questi gli spettacoli, santi, perpetui e gratuiti dei cristiani».
    La seconda è un brano delle lettere di S. Girolamo: «Benché la natura degli angeli sia la più alta, non per ciò è maggiore di grazia, perciocché essi sono salvati da grazia gratuita, cioè senza merito data».
    E infine lo stesso Tommaseo dice: «Non ci può essere alcuna virtù se non gratuita, giacché quello che dal piacere, quasi da mercede, è sospinta a fare il dovere, quella non è virtù, ma fallace virtù, imitazione e sembianza».
    Accanto a questa dimensione di gratuità-gratuito vi è poi quella in cui questi segni designano le situazioni in cui una persona crede, accetta certe asserzioni per mera liberalità oppure quelle che riguardano le asserzioni presentate prive di qualsivoglia prova, fondamento o ragione.

    Utilitaristico, motivato, causale, ecc., ovvero di alcuni significati a cui gratuità e gratuito si oppongono

    Il valore utilitarismo è senza dubbio quello che maggiormente si oppone a quello di gratuità, almeno nell'accezione classica di quest'ultimo. Sempre secondo il Tommaseo «Utilitarismo/Utilitario» è «Che o chi non ammette altro principio del bene pubblico che l'utile materiale». Più avanti afferma ancora: «II mondo oggidì non tira che all'utile materiale: quindi il sistema dei così detti utilitarii, conseguenza ultima del sensismo (materialismo)».
    Direi che oggi l'utilitarismo va ben oltre le considerazioni del Tommaseo in quanto ha permeato di sé anche sfere non materiali dell'esistenza. Infatti nella nostra attuale cultura ogni azione umana, ogni condotta è giudicata sulla base dei risultati, dell'utilità materiale o spirituale che produce.
    Si tende infatti a rifiutare le azioni compiute in modo totalmente disinteressato, senza ragione, gratuito appunto, il cui senso si esaurisce ad esempio a livello estetico. Di ogni azione bisogna dare una spiegazione causale di necessità e quindi di utilità. Anche il gioco deve servire a qualche scopo e se è gratuito è alienante. Digressioni simili potrebbero essere svolte per motivato, causale, ecc., per tutte quelle parole che nella nostra cultura indicano che il comportamento umano è sempre deterministicamente motivato, causato da fattori consci e inconsci di cui comunque la ricerca scientifica e razionale può dar conto attraverso leggi e principi.
    Gratuità è la parola dell'opposizione, del contrasto ad una concezione utilitaristica, razional-scientista, meccano-determinista della vita e quindi dell'agire umano. È il rifiuto del fare le cose per raggiungere un fine, un risultato, dell'azione cioè subordinata al risultato, per riscoprire la bellezza, il senso profondo dell'azione in sé e per sé. È il dire che la logica del comportamento umano non è riducibile ad un sistema formale ma si fonde con la follia della poesia e della Fede. È il riscoprire che un uomo vale in sé e non per ciò che produce o fa, che il lavoro non sta completamente nel suo prodotto. È infine il ridare spazio nella vita sociale al non causale, al non spiegato, al non razionale e quindi alla complessità irriducibile dell'uomo.

    L'uso odierno di gratuità-gratuito

    Nell'uso odierno una parte dei significati classici di queste parole si sono persi sopraffatti dall'utilitarismo teorico e pratico della nostra cultura. Utilitaristico, motivato, ecc., hanno modificato il significato di gratuità riducendolo, almeno nel linguaggio comune, a ciò che non comporta spesa, che è gratis, a ufo e alle asserzioni non provate o adeguatamente spiegate. Nulla resta della dimensione morale della parola gratuità. È questo indubbiamente un indicatore culturale estremamente interessante che dice molto sulla natura della nostra società. Non è qui mio compito entrare nel merito della analisi sociologica, mi preme però rilevare come la ricomparsa fra i giovani del valore gratuità si accompagni ad una riespansione e modificazione del significato odierno del segno gratuità/gratuito che tende, proprio perché il valore è negazione di quello contrario dell'utilitarismo, a definirsi di nuovo verso una polarità morale ed estetica. In altre parole accanto al valore gratuità nasce una nuova dimensione semantica della parola, che pur non essendo ancora ben visibile, pare comunque più profondamente radicata nella storia e in una visione meno riduttiva del comportamento umano.
    Gratuità è? Per ora solo una opposizione a... i cui tratti mi sembrano in parte contenuti nelle riflessioni su esposte.



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