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    Intervista a Achille Ardigò

    (NPG 1984-05-28)

    Una caduta d'immagine dei giovani e la ripresa di un modello meritocratico. Riflessioni sulla condizione giovanile e sul rapporto tra i giovani e la politica in un'intervista a Achille Ardigò.

    Domanda: C'è la sensazione, negli ultimi tempi, che i giovani non facciano più notizia. Qualcuno ha anche detto che i giovani non esistono. Lei cosa ne pensa?
    Risposta: C'è innanzitutto una premessa demografica da fare: cominciano ad esaurirsi le leve giovanili in attesa di lavoro, che sono nate negli anni del miracolo economico e che sono state molto numerose. Permane comunque una forte inoccupazione, espressione delle leve giovanili nate prima del 1964.
    Avremo quindi una condizione giovanile molto frantumata.
    Da un lato i giovani nati durante il boom economico che avranno forti problemi occupazionali e che provengono da una fase in cui era forte una grande visibilità del problema giovanile.
    Dall'altro i nuovi giovani che tenderanno a diminuire e che quindi, se ci sarà ripresa economica accompagnata da sviluppo di occupazione, avranno meno problemi di lavoro ma senz'altro meno visibilità politica.
    Oggi c'è una caduta di immagine dei giovani: sia sul terreno politico che su quello del consumo. Nel passato il modello consumistico era quello giovanile, oggi al contrario sul mercato prevale un modello adulto-anziano che peraltro ha una maggiore presa considerato l'evidente invecchiamento della società.
    Probabilmente non ci sarà più una emergenza della condizione giovanile e ciò perché quando cade la domanda o il timore sul ruolo, sugli atteggiamenti dei giovani, non si tenta neppure di aprirsi verso di loro. La società che conta non teme più i giovani. Questo è fortemente negativo per quanto riguarda la partecipazione politica.
    In questo senso rispetto agli anni 68-70 il clima è completamente mutato. Un esempio potrebbe essere l'elevazione del consumo di droga. È indubbio che maggiore è il consumo della droga, minore è il protagonismo giovanile. Questo è chiaramente uno degli elementi che concorrono alla caduta di tensione.

    Domanda: Quale atteggiamento potrebbe individuare in questa frantumata condizione giovanile?
    Risposta: Si nota innanzitutto una ripresa di meritocrazia, segno di una sensazione giovanile di insicurezza sulla situazione economica. Si ritorna a studiare, a competere per essere i pochi eletti di questa società difficile. Ciò è determinato dal grande numero di giovani inoccupati.
    Anche se si ha l'impressione che dopo 1'85 cadrà il numero dei giovani, questi vogliono ora affermarsi personalmente. Ciò porta chiaramente a perdere i collegamenti comunitari e di gruppo.
    La situazione è comunque tanto difficile che molto probabilmente i giovani, anche con un atteggiamento meritocratico, non riusciranno a tornare protagonisti politici, a incidere sulle decisioni sociali.

    Domanda: Se il nuovo atteggiamento è una ripresa del modello di modernizzazione meritocratica, quali rischi Lei intravede?
    Risposta: Uno potrebbe essere il forte rallentamento dell'integrazione sociale delle persone handicappate sia nella scuola che nel lavoro.
    La società non vuole perdere tempo e tenta di isolarsi nuovamente, allontanandoli dai luoghi di selezione.
    Ma, più a fondo, la spinta meritocratica può di nuovo compromettere le componenti di mondo della vita che sono nel quotidiano di ogni persona. Dopo una fase in cui al raggiungimento di beni materiali si sacrificava l'educazione dei figli e la qualità della vita familiare sembrava che qualcosa fosse cambiato.
    Ma alla caduta del vecchio consumismo legato alla crisi economica e al diverso atteggiamento rispetto al tempo di lavoro, sta succedendo un nuovo tipo di consumismo legato all'informatica.
    Come il consumismo è plagiare con uno stile di vita esteriore le aspirazioni dell'uomo, così l'informatica impone tendenzialmente una ferrea logica binaria: o si è bianchi o si è neri. Tutto ciò si innesta perfettamente al carattere dominante della fase che stiamo vivendo: quella del mero utilitarismo.
    Bisogna correggere queste tendenze, rafforzatesi dopo la diminuzione ulteriore della presa ideologica, che hanno fatto dell'utilitarismo il fattore unificante di tutti gli attuali valori.

    Domanda: Il valore del dono, del gesto gratuito, non esistono più nella nostra cultura?
    Risposta: Le persone che ricevono un regalo, oggi, sono portate a valutarlo per ricambiarlo, poi, con uno di pari importo. Nella nostra vita il dato più grave sembra essere l'incapacità di amare, cioè l'incapacità di stabilire un rapporto di apertura verso l'altro non in termini di dare per ricevere.
    Si è diffusa una forma di narcisismo secondario che, come dice Freud, è l'incapacità di amare l'altro da sè, l'incapacità di amare qualcun'altro che non sia se stesso. Questo è il vizio morale profondo di una società fondata sullo scambio e non sul dono.
    Finalmente però sta nascendo una consapevolezza diffusa, rispetto all'inadeguatezza di un assetto sociale legato al mero scambio.

    Domanda: Ma lo scambio caratterizza oltre che la politica anche i rapporti interpersonali.
    Risposta: Ciò perché c'è una generazione giovanile che non ha avuto il confronto con il ruolo del padre. In effetti il potere può avere tre fondamenti: uno naturale legato ai vincoli di sangue, all'esperienza, alla differenza di età; uno dispotico legato all'esercizio della forza fisica; ed uno che nasce dal contratto, cioè da una convenzione che obbliga liberamente ad uno scambio.
    L'ultima generazione non ha mai conosciuto il dato naturale del potere perché nella società è assente il ruolo di padre. Precedenemente si era avuto l'opposto: i giovani avevano dovuto subire in modo dispotico senza potersi mai liberare la dominanza anche dura del padre.
    Questo è un grave problema: infatti nella crescita della soggettività il conflitto con la figura adulta del padre è un fatto necessario, perché rappresenta il passaggio dalla dipendenza all'autonomia.
    Il conflitto generazionale è funzionale alla crescita di autonome personalità giovanili e al giusto recupero di autorità naturale non legata allo scambio. Un compito importante quindi è oggi quello di educare al ruolo di padre che è venuto pericolosamente meno.
    Per quanto riguarda la politica una prova del vizio narcisistico dell'attuale periodo è data dal fatto che le persone, i giovani che vanno a fare politica, sono pressoché o opportunisti o dogmatici.
    Invece fare politica è un dovere, ciascuno di noi deve concorrere al processo di decisione politica. Ciò vale anche e soprattutto per i cristiani. In questo senso cito la Octogesima Adveniens che è un bellissimo documento.

    Domanda: Ma come si fa oggi a fare politica da giovani e da cristiani in questa società complessa?
    Risposta: Bisogna adottare il famoso detto evangelico: "candidi come colombe, astuti come serpenti". Oggi la politica allontana tutti quelli che sono "candidi come colombe" e valorizza solo "gli astuti come serpenti".
    Il detto evangelico è difficilissimo perché la politica è quell'area in cui la forza (p. es. economica, coercitiva) è molto importante. La politica fatta solo di contratto/ consenso è una piccola parte.
    Ma impegnarsi politicamente può essere anche molto esaltante. L'unica avvertenza è che bisogna mettere nel conto il rischio di avere sempre il mal di pancia. La politica infatti è la condizione più difficile per chi si vuole salvare l'anima.
    In politica si è portati a vendere l'anima per il solito piatto di lenticchie, magari saporoso perché porta spesso a costruirsi presto una posizione, a comprarsi la villa, la barca, ma sempre segno di dipendenza.
    Il politico puro deve essere pronto a difendersi ed attaccare. C'è una componente di durezza nella politica che noi non possiamo eliminare. Il momento politico è infatti quello in cui convergono tutti gli interessi e tutte le aspirazioni nobili per arrivare ad una loro gerarchizzazione.
    Per questo l'educazione alla politica non può essere fatta solo sui sacri testi ma a partire dalle concrete esperienze della vita.
    La politica non può essere presa come un ideale da realizzare, essa è la scelta concreta dei mezzi più efficaci per raggiungere gli obiettivi.

    Domanda: C'è una prospettiva per i giovani colombi e serpenti?
    Risposta: Penso che l'attuale crisi della politica finirà ed allora bisognerà riempire i vuoti con gente che non sia fatta da avventurieri. Già ora i partiti stanno iniziando una riflessione sul loro rinnovamento e sul superamento delle attuali forme di impegno politico.
    I giovani possono avvicinarsi ai partiti, ma devono conservare un rapporto con gruppi di confronto e di riflessione che ne impediscano l'isolamento e il successivo imbarbarimento.
    Questi gruppi a forte tensione educativa e solidale (non parlo di logge o P2) sono indispensabili perché la tentazione del piatto di lenticchie dopo un po' è fortissima.
    (L'intervista, a cura di Pasquale Orlando, è ripresa da Questa Generazione, settembre-dicembre 1983).


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