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    Nel mondo delle immagini


    La terra che abitiamo /3

    Preadolescenti alla scoperta dell'ambiente

    A cura del «Coordinamento nazionale salesiano»

    (NPG 1987-09-71)


    Stando ai risultati della indagine sui preadolescenti italiani i mass-media (stampa, TV, musica...) occupano il terzo posto nella scala di attrazione dei preadolescenti, dopo l'attività ludica e relazionale; detengono un posto rilevante tra i nuovi interessi, che sembrano tuttavia ampiamente caratterizzati da un modo eterogestito di impiego del tempo libero.
    È questa la scuola «non dell'obbligo», ma che tiene occupati i preadolescenti per un numero presumibilmente pari di ore. Il solo tempo di fruizione della TV va mediamente da due a piú ore al giorno per il 56% dei preadolescenti (tempo che aumenta con l'età, passando dal 45.3% dei dieci anni al 64.5% dei 14 anni).
    Comparando le risposte sull'impiego del tempo libero in rapporto all'uso dei mass-media con quelle date alla domanda: «Tornato da scuola e terminati i tuoi impegni scolastici, a quale delle cose seguenti dai maggior tempo?», si riscontra una sorprendente coincidenza di percentuali. Eccole in dettaglio:
    - guardare la TV viene al primo luogo (45.6% complessivamente, con una accentuazione tra i piú piccoli; i piú grandi si rifanno alla sera, in quanto non costretti ad andare subito a letto);
    - ascoltare musica e canzonette viene al secondo posto (26.8%, con prevalenza tra le femmine e in notevole crescendo con l'età: dal 13.7% a 10 anni fino al 39.7% a 14 anni);
    - leggere libri e riviste viene al terzo posto (17.9%, con prevalenza ancora tra le femmine e senza distinzione quanto all'età);
    - leggere fumetti e giornalini viene all'ultimo posto (8.3%, con prevalenza tra i maschi, specialmente all'inizio della preadolescenza).

    NOTAZIONE PSICO-SOCIALE A SCUOLA DAI MASS-MEDIA?

    Quale la condizione del preadolescente davanti al televisore: teleutente, telespettatore o teledipendente?
    La percezione del condizionamento televisivo è stata articolata secondo diverse modalità. Nella interviste individuali e di gruppo («Immagina che non ci sia piú la TV: cosa cambierebbe in te? Cosa cambierebbe nella tua famiglia?»), circa la metà sembrano cogliere un certo condizionamento del mezzo televisivo.
    Questo pronunciamento generalizzato potrebbe far supporre una «massificazione» di opinioni (ad esempio, l'esaltazione della TV come mezzo di informa-zione), quasi stereotipi indotti dall'ambiente, che starebbero a significare la realtà di un vasto condizionamento della TV sulla preadolescenza.

    L'ambiguità del rapporto

    Quanto agli svantaggi che essi vedono potenzialmente recati dalla TV, solo una minoranza (8.7%) ritiene che la TV influisca negativamente sul modo di pensare, mentre quasi tutte le altre ragioni di svantaggio addotte costituiscono motivazioni estrinseche al mezzo televisivo.
    In ogni caso, per un terzo di preadolescenti la TV riduce la comunicazione (35.7%), mentre per un preadolescente su quattro non sussisterebbe nessun svantaggio nella fruizione della TV (affermazione che fa presumere carenza di spirito critico). Si osserva anche nei preadolescenti una notevole assimilazione di modelli sociali esteriorizzati e di facile fruizione, che risultano prevalenti nel processo di identificazione. Nella ricerca si colgono però anche segnali di incrinatura sul vasto fronte della teledipendenza;
    - i genitori consentono di scegliere i programmi televisivi nella misura del 28.2% «sempre» e del 67.4% «qualche volta»: ciò permette di intravedere una possibilità di maturazione critica almeno iniziale dal momento che nella scelta possono essere utilizzati criteri personalizzati di valore. Le linee di tendenza secondo la variabile età confermano questa ipotesi: mentre il «sempre» aumenta, il «qualche volta» decresce. La famiglia sembra riconoscere ai preadolescenti un sempre maggiore «controllo» del mezzo televisivo;
    - i preadolescenti discutono con i genitori i programmi visti alla televisione: il 37.1% dice «sí», il 46.5% «qualche volta» e il 15.8% «mai». Tali discussioni possono evidentemente favorire un aumento di capacità critica e quindi di distanziamento. Si nota tuttavia che l'intervento chiarificatore dei genitori è piú consistente all'inizio della preadolescenza, e decresce via via con il progredire della maturazione dei figli(L 'etd negata, p. 145-157).
    Il mondo dell'immagine è il mondo dei nostri ragazzi. Essi non lo hanno inventato, lo trovano; come non hanno inventato la famiglia, né la scuola, né il cortile, né il gruppo, né il quartiere, né lachiesa... Essi già trovano queste realtà.
    Trovandole, essi reagiscono di fronte ad esse. Queste assumono significati diversi.

    Diversi significati

    Per i ragazzi il mondo della immagine può significare:
    - fuga dalla realtà familiare, scolastica, di gruppo e dalla stessa realtà della persona. I mass-media diventano il «surrogato» del contatto del ragazzo con la realtà;
    - amplificazione delle proprie energie: ciò che il ragazzo non può fare lo fa l'immagine come prolungamento del ragazzo stesso: potenza muscolare, memoria, fantasia, capacità di comprensione, di comunicazione; il ragazzo le accresce a dismisura sia usufruendo dell'immagine sia confezionando l'immagine;
    - rifugio in un mondo congeniale: suoni, foto, pannelli elettronici diventano la «vera» abitazione, in cui il ragazzo si muove in libertà;
    - ritrovamento della realtà: la verità della mia scuola non è la mia scuola, ma quella vista in TV; la verità di Gesú non è la parola detta, ma quel Gesú visto e sentito al film; la mia vera famiglia non è la mia famiglia, ma quella vista nel fumetto o in tv o sul cartellone pubblicitario;
    - ricerca della propria identità: quell'immagine è il mio vero io: io sono (sono chiamato a diventare) ciò che vedo e sento.
    Per il ragazzo l'informazione intorno al «progetto di vita» è parte integrante e necessaria della formazione del suo progetto di vita. L'informazione il ragazzo la coglie piú per via di immagini che per via di nozioni.

    NOTAZIONE PEDAGOGICO-PASTORALE

    Finalità intrinseca all'immagine è comunicare.
    Le immagini servono per comunicare, per confrontarsi con gli altri. Se cosí è, in nessun modo l'immagine vuol dire evasione o passività.
    Da qui una serie di convinzioni che l'animatore aiuta a sviluppare nell'animo dei ragazzi.
    1. Se viviamo in un mondo ricco di immagini, c'è da gioirne: viviamo in un mondo ricco di voglia di comunicare.
    Quel che è importante non è l'immagine in sé, ma la voglia di comunicare espressa dall'immagine.
    2. Noi comunichiamo veramente nella misura in cui partecipiamo ad altri il nostro modo di cogliere una esperienza di vita, di interpretarla e metterla in comune. Le immagini (il suono, la foto, la parola..., il telefono, le audiocassette, il film, la TV...) costituiscono il segno di cui ci serviamo per comunicare la nostra vita.
    3. Per comunicare sul serio (e non fingere di comunicare), occorre «vivere in pienezza»: piú superficiale è la vita, piú superficiale è la comunicazione, e l'immagine (il segno) usata diviene piú o meno falsa: non esprime la vita, ma l'apparenza della vita, la sua falsità.
    4. L'immagine usata per comunicare (dal cartellone pubblicitario ai fatti della vita che parlano), per se stessa:
    - allarga orizzonti (mi fa uscire dal mio io);
    - invita alla riflessione (che significa? perché?);
    - porta all'approfondimento (che senso ha?);
    - stimola la creatività (mi porta a rispondere, ad agire).
    5. L'immagine è un segno che non mi dice mai quello che capita veramente in tutta la sua realtà, ma coglie solo un aspetto. Io dovrò avere una buona coscienza critica, per non cadere nell'errore di credere che l'immagine mi ha detto tutta la realtà cosi com'è. L'immagine quindi richiede persone che sviluppano in sé il senso critico, liberandosi e liberando dalle impostazioni illusorie dell'immagine stessa. Dietro l'immagine ci sta il suo significato. Il processo critico di liberazione sta nel cogliere il significato che l'immagine veicola. Cosí si può anche giudicare della «pienezza di vita» o della «superficialità di vita» di chi comunica con l'immagine.
    6. Nel nostro processo educativo, non basta aiutare a leggere l'immagine (= saper cogliere la vita che mi viene presentata attraverso l'immagine): occorre anche aiutare a comunicare attraverso l'immagine.
    In particolare nel gruppo, l'uso dell'immagine suscita relazioni tra le persone, favorisce il gusto dei contatti personali, permette a ciascuno di esprimersi, fa prendere coscienza al gruppo di poter essere creativo: dire qualcosa di proprio e realizzarlo.
    7. Tutto ciò suppone nell'animatore uno stile di animazione di gruppo:
    - a livello di obiettivi educativi: liberare l'espressione e aiutare il gruppo a esprimersi correttamente con l'immagine (la parola, il corpo, la foto, la diapositiva, il suono...); liberare la soggettività: ciò comporta aiutare i ragazzi a scendere nel profondo di sé, per portare alla luce l'io piú vero, correggendo l'io falso, con l'interscambio con gli altri;
    - a livello di metodo educativo: se è vero che il ragazzo vive in un mondo di immagini, è «naturale» che si esprima con immagini. Ciò esige nel gruppo la messa in comune di immaginazione, creatività, documentazione, relazioni, preparazione tecnica; cosí pure esige la motivazione delle proprie scelte, il difendere ragionevolmente il proprio punto di vista, il cedere dal proprio punto di vista.
    Proprio il mondo delle immagini porta a trasformare il gruppo in coscienti critici, e in attori della comunicazione.

    Anche Dio comunica per immagini

    Il mondo delle immagini che oggi respiriamo fa parte delle immagini che Dio usa per comunicare con noi.
    Il significato di salvezza che le immagini ebbero nell'AT e NT è lo stesso che le immagini odierne racchiudono.
    Come le prime, cosi le odierne hanno bisogno di una chiave di lettura e di interpretazione, e assolvono ad una funzione costante: vogliono comunicare, tendono a togliere le persone dalla passività.
    Su questa realtà si innesta l'intervento educativo: vivere da cristiani nel mondo delle immagini
    I segni che Dio usa per comunicare costituiscono il mondo vario e molteplice dell'esperienza di ogni giorno. Questa non è una «cosa» da contemplare, ma anzitutto un fatto, un avvenimento. Da qui alcune caratteristiche dell'immagine:
    - l'immagine opera, agisce, spinge all'azione;
    - coinvolge tutta la persona: intelletto, sentimenti, fantasia, storia passata, desideri;
    - responsabilizza, provoca una reazione: dinanzi al creato, agli avvenimenti, alla persona umana (alla persona di Gesú Cristo) non si può rimanere inerti o disincantati spettatori; ma occorre reagire, intervenire, prendere posizione;
    - spinge al dialogo: i «segni» con cui Dio parla a noi richiedono una risposta. In caso contrario, già il dialogo è chiuso, non c'è comunicazione, o c'è rifiuto di comunicazione e quindi di partecipazione a quanto Dio vuol comunicare.

    ELEMENTI DI SPIRITUALITÀ

    * Per l'animatore: spiritualità dell'incarnazione come spiritualità di presenza alle cose.
    1. La spiritualità dell'incarnazione è sempre una spiritualità della presenza: cioè dell'esser presente, del farsi presente, del sentire la presenza.
    Presenza per dire tutto il mondo della condivisione e della partecipazione alla vita del ragazzo, ai suoi processi di crescita e di sviluppo, alla sua vita fatta anche, se non soprattutto, di cose.
    2. La presenza di cui si parla non è solo una presenza «intenzionale», tutta nel desiderio o nell'immaginazione.
    È presenza fisica. È una presenza che è finalizzata alla comunicazione. È necessario, allora, per l'animatore scegliere opportunamente il suo punto di osservazione, meglio di accostamento, alla realtà e alle cose.
    In maniera schematica si può dire con le seguenti formule:
    - la realtà, le cose possono essere accostate con esaltazione romantica.
    Tutto è bello cosí com'è, come si presenta, come ci è offerto!
    La presenza alle cose diventa perciò solamente accettazione del loro esserci, e può trasformarsi anche in dipendenza acritica, in rifiuto di responsabilità personale.
    Tutte le cose hanno una dimensione di ambivalenza e necessitano di una verifica, che ciascuno singolarmente e tutti insieme siamo chiamati a compiere;
    - la realtà, le cose possono essere accostate con una preoccupazione manichea. Si vedono solo gli aspetti negativi, gli elementi problematici, i risvolti che avviano una soluzione per nulla accettabile. Tutto è pericolo. Ogni cosa si porta dentro di sé il rischio del trabocchetto.
    Non ci si può fidare di nulla. Il maligno domina la vita intera: non ci sono vie di salvezza.
    Gli atteggiamenti che si svilupperanno e domineranno l'esistenza sono fondamentalmente due: la condanna e la paura.
    Si guarda alla realtà senza simpatia.
    Si vive continuamente nella preoccupazione e nel timore, perdendo ogni forma di equilibrio;
    - la realtà, le cose possono essere accostate, infine, con amore e rispetto insieme. Questi atteggiamenti conducono alla responsabilità e alla comprensione.
    Alla responsabilità, in quanto domandano a ciascuno di saper dialogare con le cose, nel rispetto della loro costituzione e utilizzazione; alla comprensione, in quanto la simpatia e l'amore aiutano a penetrare non solo nell'esistente ma anche nella prospettiva del suo compimento.
    3. L'animatore consideri come nuovi e originali «assistenti dei ragazzi» raccolti in un cortile il pallone o piú ampiamente il gioco; dei ragazzi in famiglia il televisore e il giradischi o il videogiochi; dei ragazzi riuniti in gruppo il compagno leader.
    4. Non è pienamente calcolabile il peso che hanno gli strumenti della comunicazione sociale sullo sviluppo del ragazzo, sia nel momento didattico ed educativo, sia nel momento ricreativo. L'attrazione per le immagini diventa spesso dipendenza.
    Gli strumenti della comunicazione sociale si trasformano in mezzi della comunicazione di massa. Farsi presente per l'animatore significa essere accanto da educatore, perché i segni della modernità siano utilizzati per la crescita e la costruzione della personale responsabilità ed identità.

    * Per il preadolescente: Per una spiritualità dei preadolescenti immersi nelle cose.
    È il momento di aiutare a vivere in concreto la spiritualità dell'incarnazione attraverso due esercizi pratici, ma che devono diventare quotidiani.
    1. Non c'è innanzitutto da dimenticare che la vita dei preadolescenti si svolge sulla linea del fare, del manipolare, del provare, alla ricerca sempre del dato nuovo, della scoperta carica di meraviglia, dell'avventura che coinvolge.
    Proprio per queste caratteristiche dell'esistenza del ragazzo diventa importante aiutare a compiere una meditazione ad occhi chiusi e un'altra ad occhi aperti.
    2. Meditazione ad occhi chiusi: cioè?
    Certamente oggi il peso è a favore dell'immagine: non siamo nella situazione di dover insistere perché la si usi e la si sfrutti.
    Tutt'altro! Se una parola in piú va detta è sul versante opposto. Educare, perciò, ad una meditazione ad occhi chiusi: alla lettura, riflessione, silenzio, concentrazione sui propri pensieri e sui propri sentimenti, espressione verbalizzata di questo mondo interiore scoperto in sé.
    L'esercizio può essere compiuto sia a partire dall'esperienza personale della vita quotidiana; dagli avvenimenti, piccoli o grandi, che interessano la vita del gruppo e della comunità piú vasta; dai temi, oggetti e motivi specificamente del mondo della vita cristiana.
    3. Meditazione ad occhi aperti: cioè?
    È il compito piú difficile per tutti, ragazzi e adulti. La meditazione ad occhi aperti comprende molti aspetti che si richiamano e si integrano vicendevolmente.
    È guardare: non vivere separatamente, ritirati in un piccolo mondo personale.
    È saper guardare: capire non solo le apparenze e i legami superficiali tra le varie cose, ma anche gli aspetti nascosti e le motivazioni recondite.
    È guardare in modo critico: vedere in trasparenza ciò che non è immediato, e approfondire le motivazioni che portano ad esprimersi in un modo anziché in un altro, è guardare da persone mature ciò che ci circonda.
    È guardare in modo responsabile: tutta la vita è un invito e un'interpellanza. Restare senza parola, interiore ed espressa, è rinunciare alla propria autonomia e al proprio sviluppo. Il termine responsabilità deriva da «rispondere».
    È guardare con simpatia: la conoscenza è sempre un gesto con il quale ci si fa presenti alle cose e si entra in un rapporto di vicinato e di contatto diretto. Cosí le cose diventano alleati e amici della propria esistenza.

    ALCUNE METE DA PERSEGUIRE

    Il ragazzo è chiamato a divenire da fruitore di immagini attore della comunicazione, per realizzare con coraggio una comunione sempre piú piena nei vari ambienti di vita. Il ragazzo e il gruppo intero è chiamato ad esercitarsi:
    - a leggere l'immagine, cogliendo la vita che viene presentata attraverso l'immagine;
    - a comunicare attraverso l'immagine, suscitando relazioni tra persone, permettendo a ognuno di esprimersi.
    * Conoscenze da acquisire.
    - Conoscere le tecniche piú elementari della pubblicità;
    - saper leggere «criticamente» le immagini della pubblicità, scoprendo dietro l'immagine la persona confezionatrice dell'immagine e i valori e gli pseudovalori che vuole comunicare;
    - conoscere gli elementi fondamentali della cartellonistica per saper trasmettere graficamente un messaggio;
    - conoscere gli elementi fondamentali dell'espressione mimica, per utilizzare in modo adeguato tutte le potenzialità espressive del proprio corpo.
    * Atteggiamenti da interiorizzare.
    - Capacità di avvertire che le immagini esprimono un bisogno di comunione, nella consapevolezza che la «comunione» può essere nel bene come nel male;
    - capacità di riconoscere che quanti si mettono in comunicazione con il ragazzo mediante i vari mezzi espressivi lo tolgono dalla sua solitudine;
    - capacità di ringraziare quanti lo fanno divertire, gli comunicano informazioni e accrescono la fraternità;
    - capacità di cogliere nelle diverse modalità dell'immagine il modo proprio che Dio usa per comunicare.
    * Comportamenti da assumere.
    - Sa comunicare informazioni che aiutino il gruppo, la famiglia, la scuola, la comunità parrocchiale e la comunità degli uomini a crescere in fraternità come persone;
    - sa mettersi a disposizione per divertire coetanei, ragazzi piú piccoli, adulti e anziani, sapendosi servire dei vari mezzi espressivi di cui può disporre: canto, scenette, mimo, cartellonistica, recital, gioco;
    - prende apertamente posizione dinanzi a immagini che comunicano una vita falsa: falsità nella propaganda, nella considerazione della persona umana, nella considerazione della famiglia, nella comunicazione dei valori; spesso si fanno apparire valori ciò che in realtà sono disvalori;
    - sa mettersi a disposizione di chi non è ancora capace di vedere dietro l'immagine le persone che comunicano determinati valori (o disvalori) e aiutarli in questo ri-conoscimento.

    ATTIVITÀ PER I DIVERSI MOMENTI

    1. Leggiamo la vita

    Aiutiamo il ragazzo ad acquisire un «giudizio critico» dinanzi al mondo delle immagini:
    - accorgersi del mondo pieno di immagini;
    - scorgere dietro l'immagine una persona che vuol comunicare;
    - giudicare la misura della verità o della falsità della vita, presentata attraverso le immagini.
    Modalità di intervento:
    * Un'immagine da contemplare.
    La semplice presentazione o commento dell'immagine da parte dell'animatore non significa nulla. Occorre che si operi un vero incontro con l'immagine che porti alla comunicazione. Compito dell'animatore è stimolare, guidare, dirigere la contemplazione.
    Si può procedere secondo questi momenti:
    1. Meditazione silenziosa: iniziale momento di silenzio dinanzi all'immagine. Dopo un po' di tempo di meditazione silenziosa, si può iniziare la comunicazione verbale.
    2. Commento dell'immagine nella sua rappresentazione: prima di passare all'interpretazione, un'immagine deve venir afferrata nel suo contenuto materiale: che cosa rappresenta. I ragazzi facilmente si soffermano sui dettagli. L'animatore lascia in un primo tempo che i ragazzi si esprimano con tutta libertà. Quindi può guidare alla connessione logica dei vari particolari, chiedendo loro quale scena si sta svolgendo.
    3. Interpretazione del significato: non piú «cosa rappresenta», ma «che cosa significa l'immagine», che cosa ci dice, che cosa ci vuol comunicare l'autore con quell'immagine.
    * Dinanzi a un poster.
    Il poster può essere di grande aiuto per «guardare la vita» in profondità. Potremo procedere come segue.
    1. Presentazione:
    - un canto o ascolto di musica che crei un clima di serenità e di raccoglimento;
    - poche parole dell'animatore, che impostino l'incontro e il metodo da seguire;
    - ancora brevemente un po' di musica e poi silenzio, mentre si esporrà il poster.
    2. Osservazione:
    - osservazione a lungo e in silenzio del poster, meglio se con un po' di musica di sottofondo, ma molto piano;
    - si possono anche leggere dei brani scelti, di commento;
    - si invitano poi i ragazzi ad esprimere che cosa hanno letto nel poster, che cosa ha suscitato in loro tale visione-lettura;
    - si completano le idee con i vari interventi e si approfondirà il messaggio. 3. Conclusione:
    - preghiera: di lode, ringraziamento, invocazione;
    - impegno di vita, sia personale che di gruppo;
    - un canto può chiudere l'incontro.
    * Su e giú per il corso.
    Un esercizio di lettura delle immagini è dato da una passeggiata al rallentatore fatta dall'animatore col suo gruppo, lungo una via del quartiere. I ragazzi, in gruppetti, annotano i vari tipi di immagini: sia reali che rappresentate: persone, avvenimenti... cartelloni, scritte, foto, messaggi luminosi... In sede si catalogano le immagini e si procede come nell'esercizio precedente.
    * Io consumatore di immagini.
    Volendo aiutare i ragazzi a porsi consapevolmente di fronte all'immagine stampata, fotografica ed elettronica, è utile un questionario. Le risposte servono all'animatore stesso, oltre che al ragazzo, per predisporre adeguati interventi educativi. Si può utilizzare come momento iniziale di stimolo l'audiovisivo L'uomo che non era uomo, Ed. LDC).

    2. Confrontiamoci con Gesù nella comunità

    Il mondo delle immagini è un mondo di intreccio di comunicazioni. La comunicazione è la ragione ultima dell'immagine. La comunicazione, la parola, il linguaggio dei gesti ritrovano in Gesú di Nazareth il senso piú pieno: comunicare la vita piena, formare comunione e fraternità.
    Modalità di intervento:
    * Il Regno per immagini.
    «Il Regno di Dio è simile...»: i ragazzi si dividono in tre gruppetti. Ogni gruppo adotta un vangelo sinottico. Di esso annota e cataloga:
    - i fatti che Gesú compie (i miracoli);
    - le parabole che Gesú dice.
    Fatto il catalogo, i ragazzi sono invitati a rispondere alle domande seguenti:
    - che cosa fa Gesú, compiendo i miracoli? (i miracoli sono segni che comunicano una intenzione di Gesú);
    - a quanti tipi di immagini Gesú paragona il Regno?
    - c'è relazione tra i miracoli e le parabole? di che genere?
    - qual è la preoccupazione maggiore di Gesú, che compie i miracoli e che parla del Regno in immagini?
    Lasciare che i gruppetti lavorino da soli. L'animatore si limita a fornire indicazioni tecniche, fonti, orientamenti di lavoro.
    * Racconto in parabole.
    L'immagine fotografica (o le diapositive) montata in sequenze fa un racconto. Tra i vari racconti, c'è il genere della parabola: «C'era un uomo che...». Al termine del racconto si può dire: «La vita cristiana (il Regno di Dio) è simile a un uomo che...». I ragazzi possono procedere in due modi nel realizzare il racconto-parabola.
    - Primo modo: visione e analisi critica di racconti-parabola già in commercio. La lettura delle immagini viene verbalizzata in un racconto narrato: «Il cristiano è simile a...».
    - Secondo modo: i ragazzi stessi, in gruppetti, inventano una parabola: «La vita cristiana è simile a...»; scrivono il testo. Quindi traducono in immagini il racconto: fotomontaggio o diamontaggio: parole, musica, dia (o foto).
    Altro mezzo espressivo è il mimo: richiede piú attenzione e cura.
    La messa in comune è fatta dalla comunicazione al grande gruppo, presentando il montaggio delle immagini.
    Oltre che al gruppo, la comunicazione tramite i vari montaggi può essere offerta ai genitori, ad altri gruppi...
    * Gioco dei foglietti.
    L'animatore presenta un eroe santo o anche non canonizzato. Quindi distribuisce a ciascun ragazzo un foglio di uguale misura. Invita a scrivervi la frase seguente (o similare): «San... si è mostrato cristiano quando...». I ragazzi scrivono sinteticamente una o piú occasioni che, secondo loro, ha mostrato l'essere cristiano dell'eroe in questione. Si raccolgono i fogli... Le risposte vengono trascritte sulla lavagna (o su un grande foglio). Facendo la lettura critica delle frasi, l'animatore fa notare che quell'eroe è tale perché è stato uomo di profonda comunicazione con Dio e per conseguenza con il prossimo: le azioni dell'eroe sono «le immagini» di cui si è servito per comunicare con Dio e il suo prossimo.

    3. Facciamo festa insieme

    Le immagini, i gesti formano il vocabolario, anche, di Dio. Le immagini, i gesti costituiscono anche il nostro vocabolario per parlare con Dio. Ogni celebrazione si serve di parole, di gesti simbolici per esprimere i sentimenti. È necessario recuperare tutta la carica espressiva, non solo delle parole, ma delle immagini e della corporeità per lodare e ringraziare il Signore.
    Modalità di intervento:
    * Preghiere «originali».
    - la preghiera dei manifesti;
    - la preghiera del telefono; - la preghiera dello sguardo. (Quoist, Preghiere, ed. Marietti):
    * Pregare con il corpo.
    Il seminatore (Ragazzi in preghiera, p. 73).
    * Erba e fiori, benedite il Signore.
    In ripresa diretta con la realtà (in ambiente aperto), si invitano i ragazzi alla osservazione del creato, cogliendo in se stessi la gioia di essere a contatto col sole, l'aria, le erbe, l'acqua... Dopo questo esercizio, ogni ragazzo esprime la lode a Dio per ogni cosa che fatto: essa è buona.
    * Ho visto tanto cose, oggi, o Signore!. (Ragazzi in preghiera, p. 155).
    * Inno della carità.
    La comunicazione tende alla comunione. Ma non ogni comunicazione tende alla comunione. Esprime ciò S. Paolo nell'inno dell'amore (1 Cor 13): posso comunicare la scienza o i miei beni, ma senza l'amore, che vale? Paolo lo ha testimoniato con la sua vita.
    In clima di incontro con il Signore Dio (tempo di preghiera un po' prolungata, mezza giornata di spiritualità...) invitiamo i ragazzi a:
    - leggere il cap. 13 della 1 Cor;
    - per ogni frase dirsi il significato, riportando fatti di vita di cui si ha esperienza: vita propria o di Gesú Cristo o di eroi cristiani;
    - tradurre in immagini questi fatti di vita: o in cartellonistica o in fotomontaggi o in diamontaggi o in drammatizzazione;
    - nel tempo della espressione della preghiera, il gruppo propone il montaggio realizzato: il sonoro è costituito dal testo di S. Paolo, anche sotto forma di preghiera.
    Il montaggio con il suo testo potrà essere ripreso in altre occasioni dal gruppo, sia per rinnovare l'esperienza, sia per comunicarla ad altri.

    4. Impegniamoci nella vita

    Il mondo delle immagini suscita reazioni che resterebbero a livello superficiale e quindi epidermico e sentimentale, se non spingessero il singolo ragazzo e il gruppo all'azione e all'impegno.
    Modalità di intervento:
    * Costruiamo la comunione.
    Esprimere in immagini le proprie convinzioni costringe a chiarificare ciò che veramente si pensa, a guardare dentro la propria vita, perché le immagini siano veritiere. Con questi presupposti si invitano i ragazzi a gruppetti a realizzare un montaggio audiovisivo. Tema: «Costruiamo la comunione». Nel montaggio audiovisivo si fondono differenti mezzi di espressione: foto (diapositive), parole, musica, silenzio, rumori, dialogo, poesia..., cosí da formare una sola comunicazione:
    - si parte da un'esperienza vissuta, realizzando una sceneggiatura;
    - riflessione individuale dell'esperienza che è proposta come contenuto del montaggio;
    - espressione, discussione e scelta in gruppo dell'idea migliore, per esprimere il contenuto dell'esperienza;
    - stesura della sceneggiatura e distribuzione degli incarichi tecnici;
    - armonizzazione in unità di tutti gli elementi essenziali: immagini, suono, parola, tempo.
    * Una tappa di verifica.
    L'uso dell'audiovisivo si presta bene a sensibilizzare il gruppo alla verifica e alla valutazione del cammino realizzato da parte del gruppo stesso. Verranno portati alla luce:
    - i piú immediati interessi dei ragazzi nei riguardi del gruppo;
    - le reazioni al cammino formativo realizzato dal gruppo;
    - le delusioni per le attese insoddisfatte o le gioie per quanto si è conseguito.
    Il lavoro di revisione può essere realizzato o mediante foto o mediante diapositive. Suggerimenti:
    1. L'animatore propone con chiarezza l'obiettivo di lavoro: la verifica del cammino fatto insieme. Richiama l'iter formativo, le tappe, gli obiettivi, alcune attività realizzate. Chiarifica il metodo chesi vuol usare per la verifica.
    2. Il gruppo si divide in sottogruppi attorno a un tavolo (6-8 ragazzi per gruppetto). L'animatore dispone un mazzetto di foto (in genere in numero doppio del numero dei ragazzi) sul tavolo, in modo che i ragazzi possano liberamente guardarli. Ognuno osserva con attenzione le foto, in silenzio, per circa 5-7 minuti. Entrerà in dialogo con le foto, scegliendo mentalmente una od ue foto che esprimano meglio la sua persoale valutazione al cammino formativo compiuto dal gruppo. Quando l'animatore si accorge che le scelte individuali sono state decise, invita ciascuno a prendere la foto o le due foto.
    3. Scelte le foto, quelle rimaste vengano ritirate. L'animatore invita i ragazzi sedersi in cerchio, riformando il grande gruppo: li invita a mettere in comune le scelte fatte, precisando le ragioni della scelta di questa o quella foto.
    4. L'animatore, mentre ognuno presenta la sua foto, prende nota, per fare al termine una sintesi delle valutazioni, secondo i temi che i ragazzi hanno sollevato (per esempio: vita di gruppo, tema formativo, incontri, attività...).
    5. Il gruppo dei ragazzi potrà fare la comunicazione della sintesi, attraverso un fotomontaggio: ogni sottogruppo sceglie, tra le foto in mano ai ragazzi, quella che sembra cogliere piú ampi consensi per la ricchezza di comunicazione. Le foto, con eventuale scritta, vengono composte in forma espressiva dell'idea che si vuol comunicare.
    * Portatori di immagini.
    Ogni immagine portata a destinazione è una comunicazione offerta. Convinti di ciò, i ragazzi si tramutano in portatori di immagini nel quartiere. L'occasione potrà essere il periodo pasquale, qualche festa locale. Le immagini possono essere: riviste, giornali, fogli stampati o ciclostilati. I piú grandicelli possono istituire un centro-vendita domenicale di «immagini» per adulti e ragazzi.
    * Facciamo il pieno di immagini.
    Convinti che l'immagine parla, i ragazzi fanno parlare i muri della sala del gruppo, dell'oratorio, del corridoio, del cortile..., e anche della propria casa, con dei poster adatti.


    T e r z a
    p a g i n A


    NOVITÀ 2024


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    Competenze trasversali


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    nella letteratura


    I sogni dei giovani x
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    Sport e
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    rubrica sport


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    Nostalgia di Dio e arte


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    Incontrare Gesù


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    PG: apprendistato
    alla vita cristiana


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