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    Conclusioni (del dossier sulla "Esperienza religiosa dei giovani")


     

    (NPG 1996-07-68)

    L'esperienza religiosa di questo gruppo di adolescenti e di giovani, al di là della complessità e poliedricità delle forme in cui spesso si esprime, vive le tensioni tra cambiamento e persistenza, tra autenticità e omologazione, e tra oggettività e soggettività.
    Queste tensioni, che sono spesso all'origine di alcuni comportamenti che nell'analisi dei dati e delle storie di vita sono stati definiti come contraddittori o come incoerenti, sono il prodotto dell'impatto della modernità sull'esperienza religiosa delle persone. Un impatto che ha avviato alcuni processi di trasformazione che non sembrano ancora essere giunti a conclusione, per cui può succedere che nelle stesse persone convivano aspetti che appartengono a dimensioni culturali differenti.
    Questo fatto è chiaramente leggibile nelle storie di vita e nei dati quantitativi che si sono sin qui descritti e analizzati.
    Nell'esperienza del vissuto dello spazio-tempo, ad esempio, si nota chiaramente l'influsso delle tre tensioni. Nella percezione dello spazio vi è la sopravvivenza, almeno in una parte dei giovani, della concezione dello spazio sacro, alcune volte attraverso i suoi volti più arcaici, accanto a quella, secolarizzata, che lega il proprio sentire relativo allo spazio a ciò che lo stesso spazio ospita. Questa dimensione della secolarizzazione e della modernità è leggibile anche nell'indebolimento della distinzione tra tempo festivo e tempo feriale. Il tempo festivo viene infatti dalla maggioranza dei giovani percepito come diverso dal tempo feriale solo per le diverse attività che esso contiene. Tuttavia, anche nella percezione del tempo, accanto a questa concezione «moderna» sopravvivono concezioni del tempo più arcaiche, che si esprimono, ad esempio, nella credenza dell'esistenza nella propria vita di tempi favorevoli e di tempi sfavorevoli o nella discontinuità del tempo, che fa sì che alcuni giovani ricerchino il senso del loro presente nell'esplorazione dei confini del tempo attraverso comportamenti rischiosi.
    A complicare ulteriormente il quadro della tensione tra persistenza e cambiamento e tra omologazione e autenticità nell'esperienza del tempo dei giovani, compare nelle storie di vita la chiara persistenza, accanto ai vissuti della crisi del tempo storico che i giovani sperimentano nella loro vita quotidiana, della percezione dell'esistenza di un tempo lineare, che ha un inizio e una fine e che è connesso alla tradizione ebraico-cristiana.
    In questo quadro si colloca anche il vissuto della morte. Infatti, come si è visto, la stragrande maggioranza degli intervistati si interroga sul senso della morte, e questo interrogarsi influisce sulla loro vita quotidiana. Questo avviene in una cultura sociale moderna che ha rimosso la morte o, perlomeno, l'ha nascosta dietro le rappresentazioni che gli spettacoli e le cronache dei mass-media fanno di essa. Tuttavia l'influsso della cultura attuale si ripresenta nel vissuto della morte da parte dei giovani sostituendo in molti di essi le tradizionali visioni prodotte dall'immaginario cristiano con quelle degli studi delle esperienze di pre-morte che stanno tra lo scientifico e il paranormale.
    Un altro luogo dell'esperienza religiosa in cui compare questa tensione è quello dell'esperienza di creaturalità, dove accanto al sentimento autentico e tradizionale del sentirsi creatura non autosufficiente, la cui vita è un dono gratuito di un Dio Creatore, vi è l'esperienza di omologazione alla cultura moderna, che consiste nell'attribuire allo stesso Dio un ruolo di protezione e di rassicurazione psicologica che non ne riconosce, di fatto, l'assoluta Alterità e che, qualche volta, rischia di ridurlo ad una proiezione della psiche del giovane.
    Nel rapporto con Dio gioca anche l'esperienza della implosione soggettiva che è tipica della attuale cultura sociale, e che fa sì che per molti giovani, anche appartenenti, esso si svolga tutto all'interno di un rapporto duale non condiviso a livello comunitario. In questo contesto spesso il volto di Dio perde i connotati della tradizione cristiana per assumere quelli assolutamente invisibili del dio astratto e impersonale dei filosofi. Non è un caso che la presenza di Gesù in molti racconti della propria esperienza religiosa sia sfumato o che addirittura non compaia, e che la lettura del Nuovo e dell'Antico Testamento sia marginale e debole. Tuttavia, accanto a questa esplosione soggettiva, molti aspetti dell'esperienza religiosa di questi giovani testimoniano il suo pieno radicamento nella tradizione cristiana.
    Un altro dei punti focali della tensione tra persistenza e cambiamento, tra autenticità e omologazione e tra soggettività e oggettività, è offerto dall'esperienza etica vissuta dagli intervistati. Da un lato essa, valorizzando la relazionalità, di fatto valorizza la componente autentica del messaggio cristiano dell'amore che si costituisce in esperienza comunitaria; dall'altro lato, ad esempio a proposito della sessualità, conduce molti giovani a rivendicare l'assoluto arbitrio del proprio sentire soggettivo. Spesso però accanto a questa esperienza soggettiva, che è poi di omologazione alla cultura dominante, compare quella della accettazione incondizionata di comandamenti e norme eteronome da parte degli stessi giovani.
    Questo insieme di elementi fa dire che, al di là di molte rappresentazioni di maniera che offrono una immagine dei giovani quali passivi protagonisti di una omologazione consumistica e pervicacemente centrati sulla propria soggettività nel loro esperire esistenziale, è in atto nell'esperienza religiosa del mondo giovanile una crisi, nel senso di trasformazione, il cui esito è ancora incerto, ma che certamente non sarà quello di una omologazione e di una adesione incondizionata all'ideologia della modernità.
    Tuttavia per fare sì che questa crisi conduca i giovani verso un'incarnazione autentica nel loro tempo storico dell'esperienza cristiana, è necessario, come le storie di vita hanno rivelato, che essi incontrino figure di adulti, laici e religiosi, accoglienti e coerenti nella loro vita alla testimonianza che debbono offrire, all'interno di una comunità ecclesiale in grado, nelle sue varie manifestazioni, di essere un luogo in cui si vive nella fede l'esperienza dell'amore e non dell'organizzazione burocratica della religione.
    Non è un caso che questo aspetto dell'incontro con le figure di adulti e con comunità locali accoglienti sia uno degli aspetti più carenti vissuti da questo gruppo di giovani. Nell'accoglienza adulta e nel grembo protettivo della comunità sarà allora possibile riaprire i giovani al confronto vivificante con la Parola.


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