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    Monica Gallo

    (NPG 2008-08-64)


    Gli appelli a una vita più sobria, più equa e solidale si moltiplicano nei diversi ambienti e dai diversi canali, a causa della forbice delle ricchezze che si allarga anche nei paesi più sviluppati e benestanti, in vista dell’esaurirsi delle risorse non rinnovabili della terra e degli allarmanti cambiamenti climatici. Tuttavia non sempre è facile decidere come realizzare anche solo dei piccoli gesti che – insieme alle piccole azioni degli altri – possono fare la differenza e contribuire ad alcuni cambiamenti.
    La GiOC, dopo aver a lungo riflettuto sulle tendenze dei giovani, emerse dai dati della ricerca «Tutto il resto. Giovani e consumi», ritiene che sia necessario passare all’azione per poter incidere sulle cause di alcuni atteggiamenti negativi e controproducenti nei confronti dei consumi. Nello stile che caratterizza la revisione di vita e – di conseguenza – anche le sue campagne d’azione, quindi, dopo il vedere (l’analisi) e il valutare (le elaborazioni derivate dai dati raccolti e dai numerosi confronti con sociologi e esperti), è necessario passare all’agire. Non si pensi però ad azioni di massa, a grandi eventi o dimostrazioni di coraggio. È sufficiente partire dalle piccole abitudini, dai gesti quotidiani, per riuscire magari a coinvolgere amici, colleghi, vicini di casa in altrettante buone prassi.

    Guida al cambiamento

    Per rispondere a questo obiettivo, la GiOC ha elaborato alcune schede il cui obiettivo è proprio questo: essere una guida semplice al piccolo cambiamento, a partire dai nostri ambienti e della nostra vita, per diventare davvero lievito nella pasta e sale della terra. Alcune schede si prestano per azioni personali, altre per azioni collettive e prendono stimoli dalla vita associativa, dagli ambienti, dalle piccole abitudini quotidiane cercando di dare indicazioni molto concrete sulla realizzazione di alcune esperienze e sul reperimento di informazioni per approfondire i temi in questione.
    Per quanto riguarda le azioni collettive, una proposta educativa interessante ed efficace è quella della settimana comunitaria. Oggi, con famiglie mononucleari e in cui sempre più spesso il figlio è unico, è difficile per i giovani fare esperienze di convivenza collettiva. Vivere una settimana – o più – condividendo tempi, spazi, un regolamento condiviso diventa quindi occasione arricchente per un confronto che parte dal quotidiano. La settimana può inoltre essere arricchita con la scelta di adottare alcune scelte di sobrietà e equità, come l’utilizzare in gran parte prodotti equo-solidali, biologici o locali, razionalizzare gli spostamenti in auto, differenziare i rifiuti.
    Motivo di riflessione, almeno per i più avventurosi, può essere dato dallo sperimentarsi in un «weekend di sopravvivenza». Scegliere un campeggio essenziale, in cui tutto vada messo in comune, anche con la rinuncia ad alcune comodità che nella vita quotidiana sono date per scontate, può aiutare a comprendere il giusto peso che hanno le cose di ogni giorno. Se ben strutturata, questa esperienza può essere proposta ai giovani dei percorsi parrocchiali e associativi, come occasione per riscoprire un modo diverso di stare insieme, in cui al centro vengano poste le relazioni e le persone.
    Spesso, infatti, il semplice stare insieme viene messo in secondo piano dai posti che frequentiamo, dalla nostra necessità di apparire. Un contesto in cui tutto questo non serve, dovendosi preoccupare di alcune necessità elementari quali il preparare un pasto sul fornello da campeggio, lavarsi con acqua corrente o dormire in una tenda, diventa l’occasione per parlare, calare le maschere e riscoprire il gusto di stare insieme genuinamente.
    Nella vita di ogni giorno, invece, segnali forti possono essere dati a partire dalla propria spesa. Scegliere di acquistare alcuni prodotti in una bottega di prodotti equi e solidali, scegliere frutta e verdure di stagione – se non anche provenienti da coltivazioni biologiche –, utilizzare con parsimonia detersivi che inquinano pesantemente l’ambiente, è un modo per manifestare il proprio senso di giustizia verso paesi più sfruttanti e il rispetto verso una terra che abbiamo ricevuto in custodia e dobbiamo preservare per le generazioni future.
    Ormai il prezzo di molti di questi prodotti è competitivo rispetto ai concorrenti di pari qualità, così che la scelta non è preclusa ai più. Occorre inoltre aggiungere che fare spesa in una bottega – invece che nei supermercati – riduce il rischio di comprare beni di cui non abbiamo davvero necessità e non incappare nelle false offerte che ci bombardano ogni giorno.
    Per chi si sentisse pronto, poi, per passare da una scelta individuale ad una allargata, può essere interessante scoprire l’esperienza dei GAS, Gruppi di Acquisto Solidale. Si tratta di persone che partono da un approccio critico al consumo e che vogliono applicare il principio di equità e solidarietà ai propri acquisti. Ci si mette insieme per comprare prodotti all’ingrosso e ridistribuirli tra i diversi membri. I criteri che guidano la scelta dei fornitori (pur differenti da gruppo a gruppo) in genere sono all’insegna della qualità del prodotto, dell’impatto ambientale totale (prodotti locali, alimenti da agricoltura biologica od equivalenti, imballaggi a rendere) e della giustizia (commercio equo e solidale). Per iniziare non serve molto: un gruppo di amici e/o famiglie, la scelta dei prodotti da comprare insieme, la divisione dei compiti tra i membri. I siti che raccontano le diverse esperienze e che guidano gli aspiranti membri sono facili da trovare in rete.
    Infine, un’idea per chi volesse coinvolgere i propri colleghi di lavoro in una semplice azione. Spesso nei luoghi di lavoro, studio, tempo libero, si usufruisce delle macchinette per le bibite calde e per gli snack senza badare ai prodotti utilizzati. Molto raramente i prodotti messi a disposizione sono etici e solidali. C’è però la possibilità di avere in comodato gratuito dalla botteghe di Commercio Equo e Solidale le macchinette del caffè, con il solo obbligo di acquistare le cialde presso una qualunque bottega. Anche in questo caso, non si tratta di un gesto eclatante, ma di un segno visibile della nostra sensibilità per un mondo più giusto.
    Questi sono solo alcuni delle molte possibilità di azione che la vita quotidiana ci permette, ma non serve partire da altri se non da noi.


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