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    Il manifesto Cei - Crui sull’Università


    Temi di pastorale universitaria /13

    Luca Peyron [1]

    (NPG 2019-07-71)


     

    Il dialogo Chiesa-Mondo rappresenta uno snodo fondamentale della pastorale e della pastorale universitaria nel suo specifico, così come il Magistero ci ricorda con insistente dolcezza. Papa Francesco ha ribadito, incontrando i Vescovi italiani, quando ebbe a dire al convegno di Firenze nel 2015. Dice il Papa: “La società italiana si costruisce quando le sue diverse ricchezze culturali possono dialogare in modo costruttivo: quella popolare, quella accademica, quella giovanile, quella artistica, quella tecnologica, quella economica, quella politica, quella dei media... La Chiesa sia fermento di dialogo, di incontro, di unità. Del resto, le nostre stesse formulazioni di fede sono frutto di un dialogo e di un incontro tra culture, comunità e istanze differenti. Non dobbiamo aver paura del dialogo: anzi è proprio il confronto e la critica che ci aiuta a preservare la teologia dal trasformarsi in ideologia”. In questo quadro si colloca il fondamentale documento firmato a Roma il 15 maggio 2019 tra la Conferenza Episcopale Italiana, per mano di mons. Stefano Russo segretario generale, e la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) per mano del prof. Gaetano Manfredi presidente Crui e rettore dell’Università Federico II di Napoli.
    Come ha sottolineato il segretario generale di Vescovi: “Per la Chiesa italiana quella di oggi è una iniziativa molto importante. In primo luogo, infatti, ci consente di offrire al nostro Paese un punto di vista comune, positivo e propositivo sull'Università, quale luogo strategico per la formazione dei giovani e per il bene dell’Italia. L’Università che abbiamo in mente, per usare le parole di papa Francesco, “è un luogo privilegiato in cui si formano le coscienze, in un serrato confronto tra le esigenze del bene, del vero e del bello, e la realtà con le sue contraddizioni”. In questo contesto, proseguiva, “la fede non limita mai l’ambito della ragione, ma lo apre a una visione integrale dell’uomo e della realtà, preservando dal pericolo di ridurre la persona a ‘materiale umano’” (Discorso all’Università Roma Tre, 17 febbraio 2017).” Per continuare sottolineando come: “Oltre a voler dire a tutti che crediamo nell’Università e nel suo futuro, oggi attestiamo anche il desiderio di intensificare le sinergie e le occasioni di scambio, confronto, collaborazione, sia a livello nazionale che nelle Diocesi e negli Atenei”.
    Il manifesto è il frutto di un processo iniziato in seno al G7 università tenutosi ad Udine nel 2017 a cui hanno fatto seguito diverse interlocuzioni tra la Cei, attraverso l’Ufficio per l’Educazione la Scuola e l’Università, e la segreteria della Crui. La proposta di un manifesto comune venne fatta nel 2018 a conclusione del convegno nazionale di pastorale universitaria dall’allora segretario della Crui, Alberto de Toni, insieme a mons. Galantino al tempo segretario dei vescovi. Dopo un solo anno di lavori sulla bozza si è giunti alla firma. È noto come possa essere complesso e difficile giungere ad una visione congiunta della realtà da parte di attori diversi come può essere una compagine ecclesiale e una laica e istituzionale: appare dunque felicemente singolare la velocità con cui si è approdati al Manifesto. A ben vedere possiamo affermare che tale rapidità suggerisce due considerazioni. Da una parte il bisogno che abbiamo tutti di custodire e rilanciare un bene così prezioso come è l’Università luogo de
    l dialogo, della formazione dei saperi, luogo di educazione e di confronto pressoché unico nel panorama sociale contemporaneo. In un momento di forte complessità, di cambiamenti sociali, politici ed economici repentini e dirompenti abbiamo tutti bisogno, Chiesa e società, di una università autentica, libera, capace di elaborare il pensiero e di farlo senza precomprensioni di ogni tipo. In secondo luogo la firma del Manifesto ci consegna certamente il desiderio di una nuova alleanza educativa, ma anche la consapevolezza che a livello locale questa alleanza già esiste ed è capace di generare buoni frutti. Tra le cappellanie e i rettorati vi è stima reciproca e l’Università è consapevole del ruolo sempre più importante che le chiese locali hanno nel sostenere le comunità accademiche e specialmente i soggetti in esse più fragili come possono essere i giovani e gli studenti fuori sede in modo particolare.
    Quanto al contenuto, il Manifesto è stato pensato come un dittico: da una parte sono evidenziati una serie di principi e di scenari ritenuti fondamentali dai firmatari, dall’altra la volontà di collaborare è formalizzata in azioni concrete affinché i principi trovino nella prassi, diremo noi nell’azione pastorale, consistenza.
    La parte sui principi è il frutto di una sintesi di documenti programmatici afferenti alla Chiesa e al mondo universitario: possiamo riscontrare l’eco di Gravissum Educationis e di Educare all'Umanesimo solidale sino ai documenti del Sinodo sui giovani, e dall’altra gli Statuti della Crui che ricalcano in molti punti gli statuti delle nostre università locali, i manifesti e i documenti che ogni anno l’organo che riunisce i Rettori della università italiane offrono al mondo accademico, così come i grandi documenti-quadro internazionali come i 17 obiettivi della Nazioni Unite sullo sviluppo globale. L’aver assunto le posizioni l’uno dell’altro è un fattore importante di coesione e di lungimiranza. Il Manifesto ci dice che nei confronti della realtà come essa si palesa, senza i vincoli della precomprensione ideologica o di parte, qualunque essa sia, è ben possibile avere uno sguardo comune che punta alla verità della realtà e al bene, comunque inteso, soprattutto come bene delle persone che condividono un medesimo luogo e medesimi obiettivi. Aver assunto una visione personalistica dell’università, in ossequio al dettato evangelico per la Chiesa e costituzionale per la Crui, permette di recuperare e valorizzare un patrimonio di visioni e di radici che hanno costituito e reso grande l’istituto universitario la cui configurazione originale rappresenta un valore prezioso e unico che da subito mise insieme Chiesa e società. La sfida della contemporaneità, ci dice il Manifesto, si accoglie e si combatte con frutti abbondanti tenendo ben salde le radici e nello stesso tempo con uno slancio verso la realtà che viene animato dalla speranza e dalla fiducia.
    La seconda parte del documento è animata, per dirla in termini ecclesiologici, dal subsistit del Concilio Vaticano II e dal think globally act locally di matrice laica. I principi e le alleanze vanno concretizzate nell’azione puntuale accanto alle persone che si attua ateneo per ateneo, diocesi per diocesi. Vorrei in particolar modo soffermarmi su alcuni punti – di cui conservo la numerazione originale – per una prima valutazione pastorale.

    2. Inserire nei programmi per la formazione delle giovani generazioni e sui nuovi modelli di orientamento insegnamenti e moduli che diano conto dell’unitarietà della dimensione spirituale e culturale.
    Da quando nelle università pubbliche non viene più insegnata la teologia, la dimensione spirituale è andata progressivamente sparendo sino ad essere considerata a-scientifica e, quindi, di fatto tollerata se non sgradita in accademia. Una ripresa della dimensione spirituale, pur con le attenzioni che vanno accordate ad una espressione che può avere molteplici letture, non può che essere salutata con estremo favore. Tocca alle nostre facoltà Teologiche e alla pastorale universitaria farsi motore di tale rinnovata attenzione.

    5. Favorire la nascita di accordi, protocolli di intesa e strumenti pattizi a livello locale e territoriale fra gli Atenei e le Diocesi d’Italia, per promuovere servizi e strutture calibrati alle necessità integrali della persona.
    Molte delle nostre cappellanie sono esclusivamente legittimate in università ad una tradizione di presenza: una definizione più attenta dal punto di vista pattizio delle collaborazioni in essere, e di quelle che potranno nascere, può garantire maggiore continuità al di là delle persone contingenti e dei buoni rapporti tra esse. Nella mutevolezza dei tempi, nella complessità delle stagioni, diventa importante avere qualche certezza in più. Il Manifesto è una cornice istituzionale che permette tanto alle Diocesi quanto alle Università di mettere nero su bianco una alleanza concreta.

    6. Condividere esperienze e promozione di progetti di ricerca e di attività per rilanciare la “terza missione” dell’Università.
    7. Favorire esperienze di volontariato e tirocinio su progetti condivisi tra Università e Diocesi.
    La terza missione, che è disseminazione dei saperi per il bene comune, è un grande assente nelle politiche universitarie per la fatica che gli atenei fanno nel trovare effettivi campi di azione. Al di là delle attività di conferenze o di corsi a favore della cittadinanza, resta il terreno di fatto inesplorato della progettazione sociale, architettonica, culturale e tutto quello che può significare mettere dei saperi rigorosi nelle attività che la Chiesa porta avanti da sempre. Noi siamo da sempre un cantiere continuamente aperto per e con la società, e farebbe un gran bene che in tale cantiere entrassero anche giovani e docenti con competenze preziose che si affianchino alla passione e alla generosità dei nostri ambienti.
    Voglio concludere così come ha fatto monsignor Russo in occasione della firma, citando alcune parole di papa Francesco da “Christus Vivit”: “Non possiamo separare la formazione spirituale dalla formazione culturale. La Chiesa ha sempre voluto sviluppare per i giovani spazi per la migliore cultura. Non deve rinunciarvi, perché i giovani ne hanno diritto. Oggi specialmente, diritto alla cultura significa tutelare la sapienza, cioè un sapere umano e umanizzante... Lo studio serve a porsi domande, a non farsi anestetizzare dalla banalità, a cercare senso nella vita... Ecco il vostro grande compito: rispondere ai ritornelli paralizzanti del consumismo culturale con scelte dinamiche e forti, con la ricerca, la conoscenza e la condivisione” (CV 223).
    Il Manifesto, che è consegnato al lavoro e all’entusiasmo di chi nelle nostre città lavora in università, è uno strumento prezioso in tal senso e ne faremo tutti un buon uso accompagnati dallo Spirito che soffierà in quelle vele che ciascuno di noi coraggiosamente continuerà a spiegare con slancio e generosità.

     

    NOTE

    [1] Delegato Pastorale Universitaria Piemonte e Valle d’Aosta, responsabile della rubrica di Pastorale Universitaria di NPG.


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