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    Il Progetto Policoro: evangelizzare il lavoro


    Orientamenti operativi e buone pratiche

    Giuseppe Familiari (Pozzuoli)

    (NPG 2019-08-38)

     

    Il primo appuntamento

    Giovani, Vangelo, lavoro: i tre capisaldi del Progetto Policoro, le tre colonne su cui poggia, da quasi venticinque anni, l’urgenza della Chiesa Italiana di farsi prossima alle necessità di vita dei giovani.
    Negli ultimi otto anni, in maniera del tutto rocambolesca e accidentale, il mio percorso è inciampato nel vento forte, caldo e avvolgente del Progetto Policoro…non senza effetti.
    Galeotta fu la GMG di Madrid e complice l’età dei cambiamenti e delle scelte di rotta che traghettano lentamente la gioventù verso l’età adulta.
    Il 30 novembre 2011 mettevo piede per la prima volta nella Assisi della «rivoluzione» sociale ed economica del Progetto (perfettamente in linea con l’esempio di San Francesco e perfettamente in unità con quello che, con rinnovato vigore, avrebbe incarnato e incarnerà papa Francesco).
    Quattordici giorni prima vi fu l’insediamento della XVI legislatura della Repubblica Italiana, per tutti il governo Monti! L’Italia certificava l’avvenuto cambiamento provando a mettere in campo le prime azioni di stato per far fronte ai terribili effetti della crisi che aveva (e ha) scardinato i paradigmi della società e dell’economia dell’Occidente, iniziata tre anni prima, nel 2008.
    Ancora una volta la Chiesa (a sua insaputa) si trovava ad essere in anticipo rispetto ai tempi (così come accadde nel 1962 quando in anticipo rispetto ai moti del 1968 la Chiesa mise in campo la sua riforma conciliare).

    Un affare di Stato

    Il problema del lavoro non era più una questione meridionale, ma una questione nazionale, un affare di Stato! E la ricetta unica e valida era già lì…e a sussurrarla, come tanti agnelli inviati in mezzo ai lupi gli incoscienti e speranzosi Animatori di Comunità ribadivano (e ribadiscono e ribadiranno) che: «Non esistono formule magiche per creare lavoro. Occorre investire nel cuore e nell’intelligenza delle persone».
    Oggi l’affare è certamente un affare europeo, ma anche statunitense…e forse più grande ancora!
    In questo stravolgimento da capogiro il Progetto si è trovato (e si trova ancora) a dover correre su due binari, distinti e paralleli:
    • da un lato, il fiorire smodato di «ricette» belle e pronte capaci da sole di risolvere tutti i problemi di occupazione e reddito delle persone e in particolare dei giovani. Ricette che si affollano principalmente in città, nelle città medio grandi (tanto del nord quanto del sud);
    • dall’altro lato, la desertificazione della provincia, per la quale i migliori talenti vanno via…e che si salva solo in virtù di eroici pionieri innovatori o grazie all’intelligenza di saper attirare lo sguardo nostalgico e modaiolo di chi la provincia l’ha lasciata.
    In sostanza un solo bisogno, ma in due macrocontesti completamente differenti e contrapposti che chiedono due modus operandi diametralmente opposti.

    Dall’Appennino al Tirreno

    Il perimetro della mia esperienza è quello della diocesi di Pozzuoli, a cavallo tra la città di Napoli e la provincia nord-ovest (Campi Flegrei) … un territorio articolato appartenente ad un unico tessuto urbano che ininterrottamente copre quel pezzo di Campania che va da Caserta al Golfo di Salerno ed è stretto tra le pendici dell’Appennino e le coste del Tirreno, con le sue isole affacciate. Un territorio di poco meno di quattro milioni di anime, che comprende undici diocesi, mediamente stimolato da quindici Animatori. (Nel nostro piccolo, ci unimmo tra Animatori, per dar vita all’Équipe Provinciale del Progetto Policoro, un’organizzazione potremmo dire non governativa e del tutto autogestita).
    La reciprocità vissuta si è intrecciata negli anni con le esperienze degli Animatori della diocesi di Nicosia, incastonata tra gli speroni di Nebrodi, Madonie ed Erei, quasi equidistante tra Palermo e Catania e che accoglie poco meno di ottantamila anime … a circa novecento chilometri dalla Capitale.
    Da qui abbiamo toccato con mano che il bisogno è uno, ma le operatività differenti.
    Se per il territorio di Nicosia la diocesi e il vescovo costituiscono spesso il riferimento «istituzionale» più prossimo, per il territorio di Pozzuoli e della provincia di Napoli, la diocesi e il vescovo sono una voce flebile in una babele colorita.
    Ecco che, in tale contesto, per evitare di essere come sale senza sapore e come lampada senza luce, per evitare di rendere il Policoro uno strumento inutile si è resa necessaria una profonda riflessione su quello che (come si direbbe in termini imprenditoriali) è il Core Business del Progetto Policoro e della Chiesa nel Progetto.

    I tre capisaldi del Progetto

    Rispolverando quindi i capisaldi ci si è accorti che:
    • i giovani non sono della Chiesa, ma volandovi attorno possono decidere di farvi il nido («ed esso crebbe e divenne un albero, e gli uccelli del cielo si ripararono nei suoi rami» [Lc 13:19]);
    • il lavoro non è peculiarità diretta, ma effetto della carità fraterna della Providenza («Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.» Mt 6, 32-34]);
    • il Vangelo che è la sola novità che come Chiesa possiamo offrire, che se vissuta ed annunciata crea interesse (di condivisione o di contrasto) ed è la sola che vissuta fino in fondo consente realmente di rispondere anche ai bisogni materiali («Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l'importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.» [At 4, 34-35]).
    Ripartire quindi dal Vangelo, senza però trascurare gli altri due capisaldi, trascurandone uno soltanto vien giù tutto!
    Questi sono i punti di partenza della nostra azione che rappresentano il punto di arrivo delle azioni di altri … il nostro compito è ri-animare e ri-attivare ciò che è incagliato: è provare a facilitare il soffio delle Spirito nuovo («bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato»).
    Ed ecco che le più luminose esperienze di Gesti Concreti sono sorte e fiorite ogni qual volta ci si è concentrati sulla creazione di valore (non solo di ricchezza, che è comunque una parte integrata del concetto di valore) … e tali esperienze poiché si fondano sul valore divengono anche generative.
    E la generatività si tocca con mano nei processi («Il tempo è superiore allo Spazio» [Evangelii Gaudium 222-225]).

    I gesti concreti a 360 gradi

    Esperienze altrettanto luminose, che vanno a tutti gli effetti valutate come Gesti Concreti, sono tutte quelle azioni silenziose che gli Animatori, assieme alle équipe e alle filiere (elementi fondamentali per la riuscita e l’incisività del Progetto) mettono in atto nell’intessere la trama e l’ordito di una comunità, di una stessa diocesi quali:
    • mettere in connessione realtà diverse;
    • mostrare ferite e bisogni del territorio a chi pensa di conoscere la sua gente, ma non ha occhi per vedere nel buio;
    • attentare alla rassegnazione delle nostre stanze parrocchiali;
    • portare una buona parola nelle bacheche dei social per provare a mostrare che è molto più cool mettersi in rete, anziché alimentare il proprio ego;
    • trasferire piccolissimi strumenti di orientamento alle nuovissime generazioni, dove, all’ombra dei talenti che sanno emergere da soli, tantissimi ragazzi senza riferimenti brancolano nel buio e restano in totale balia dell’oblio da intrattenimento compulsivo;
    • spingere ad investire i propri talenti, senza rinchiuderli per paura di perderli;
    • evangelizzare gli evangelizzatori: la buona novella si vive nella società, al lavoro, nelle relazioni quotidiane, nei bisogni e nelle urgenze della nostra umanità;
    • ricordare che carità passa anche dalla messa a disposizione dei beni materiali immobili abbandonati (o non valorizzati) delle nostre comunità, istituti, fondazioni, parrocchie, diocesi;
    • aprire il cuore e la mente a chi un lavoro ce l’ha per ricordargli che il problema della disoccupazione appartiene a tutti;
    • trasmettere la cultura dell’uso consapevole del denaro, come unico e vero strumento di esercizio della democrazia;
    • che alle volte con le inefficienze bisogna convivere, poiché possono essere estirpate solo al tempo opportuno (“E i servi gli dissero: «Vuoi che andiamo a raccoglierla?». «No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura” [Mt 13,28-30]);
    • ricordare agli imprenditori di successo, che senza un reinvestimento per la crescita del territorio circostante è la stessa impresa ad essere attentata (una cattedrale nel deserto seppur bellissima, non giova a nulla e nessuno).
    Tutto questo è un Gesto Concreto che il Progetto Policoro ha il dovere di incarnare.
    È sulla scorta di questi punti che bisogna verificare l’operato del Progetto.

    Evangelizzare gli acquirenti per evangelizzare il lavoro

    Come accennato in precedenza, evangelizzare il lavoro passa dall’evangelizzazione degli acquirenti ovvero dall’evangelizzazione della spesa (argomento carissimo a molte delle associazioni impegnate sui temi della Dottrina Sociale nonché tra i punti salienti della Laudato Si’ di papa Francesco).
    In ogni relazione il gioco si basa sempre almeno su due attori, così è per il lavoro e di conseguenza per il mercato, quindi per l’economia.
    Chiaramente il datore di lavoro, l’imprenditore, può nel più breve tempo possibile mettere in campo tantissime azioni ispirante ai principi evangelici, ma questo purtroppo non basta.
    È bellissimo e comodissimo acquistare su amazon e farsi portare la spesa fin fuori l’uscio di casa all’ora da noi preferita, peccato che il prezzo di questa nostra comodità lo paga Antonio, il salumiere del quartiere.
    Ciò che risparmio oggi corrisponde al prezzo che qualcun altro sta pagando.
    È nello stesso modo eccitante poter acquistare ogni settimana un paio di scarpe, due camicie e qualche bermuda al prezzo stracciato di venti euro. Prodotti che non mi occorrono, di dubbia qualità, che finiranno per ingrandire la quantità di rifiuti, che mi hanno regalato per venti euro una mezz’ora di euforia, ma che costringono nel pianto e nello sfruttamento intere città del Bangladesh, del Pakistan, dell’India…e alla dismissione le produzioni locali.
    Altrettanto si potrebbe dire delle imprese che inquinano.
    Altrettanto si potrebbe dire del miope dibattito (tutto nostro) sull’apertura domenicale dei negozi…i negozi sono aperti quando vi sono acquirenti, perché i negozi svolgono il compito di vendere. La responsabilità non è dell’imprenditore, ma degli acquirenti.
    Il «potere forte» quindi del rapporto economico è caratterizzato dall’insieme degli acquirenti.
    L’intento di questa riflessione non è chiaramente quello di demonizzare gli acquirenti, quanto di porre l’attenzione su quanto sia altrettanto urgente evangelizzare i consumatori, al pari degli imprenditori.

    Conclusioni e prospettive future

    Alla luce del piccolissimo e limitato punto di vista dell’esperienza maturata negli anni passati abbiamo riscontrato:
    • la necessità di porre all’attenzione dell’azione pastorale del Progetto Policoro l’evangelizzazione del lavoro (dell’imprenditore, del lavoratore e dell’acquirente);
    • la necessità di operare in rete all’interno delle diocesi (l’équipe e le filiere), ma anche tra diocesi che insistono su un territorio omogeneo favorendo rapporti di reciprocità interdiocesana (fonte anche di fortissime relazioni di amicizia e condivisione di fede);
    • l’importanza di una consapevole, chiara e condivisa scelta strategica da parte della diocesi, Consiglio Pastorale Diocesano e delle tre pastorali coinvolte per rendere il Progetto profetico e non motivo di scandalo;
    • sostenere una vita coerente da AdC e soprattutto da AdC Senior, per proseguire sempre la propria missione di testimonianza;
    • ripartire dai tre capisaldi del Progetto Policoro, dando priorità (sequenziale) alla diffusione del Vangelo («Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» [Mt 6,33]).

     


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