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    Musica e cultura giovanile: il sound del nuovo millennio


    Modelli di vita musicali, utopie giovanili e sfide educative

    Cosimo Alvati

    (NPG 2019-07-12)


     

    Per i giovani la musica è simbolo d’identità (tra di loro) e distinzione (con quelli che non sono “come loro”). Non si tratta d’identità cronologica, ma di appartenenza simbolica, socialmente e culturalmente costruita: “questo linguaggio è nostro”, “così ci esprimiamo noi”, “così ci capiamo noi”, “noi siamo così”, “tu (non) ci capisci perché (non) sei dei nostri”. La musica, la canzone è un linguaggio, una metafora, una parabola, una mediazione per e nella quale il giovane si conosce, si accetta, si ama: esplora chi è, intuisce cosa crede, si dice cosa vuole (mediazione d’identità). Allo stesso tempo, in questa mediazione, riconosce quelli che sono come lui, che hanno gli stessi sentimenti, che vogliono le stesse cose (mediazione di solidarietà).[1]

    L’importanza che riveste il mondo della musica per la costruzione di una identità personale, sociale e culturale è un dato di fatto di cui anche Sinodo dei Vescovi svoltosi ad ottobre 2018 su I giovani, la fede e il discernimento vocazionale ha riconosciuto e confermato: «del tutto peculiare è l’importanza della musica, che rappresenta un vero e proprio ambiente in cui i giovani sono costantemente immersi, come pure una cultura e un linguaggio capaci di suscitare emozioni e di plasmare l’identità»[2].
    Uno degli obbiettivi delle riflessioni contenute nelle prossime pagine è proprio quello di cercare di descrivere la musica ascoltata dai giovani del nuovo millennio, individuandone le tendenze principali, scoprendo i nuovi linguaggi utilizzati, approfondendo i modelli culturali ed esistenziali proposti, e confermando la grande capacità della musica di «suscitare emozioni e plasmare identità».
    Il percorso sarà diviso in tre parti: la prima: Quale musica per quali giovani, è una sorta di analisi della situazione, che presenta, descrivendoli, i giovani del nuovo millennio e la loro musica. La seconda parte: Ritornano gli Happy Days, è invece una lettura più profonda degli immaginari e dei modelli di vita musicali del nuovo millennio, con un attenzione particolare a quelli proposti dal fenomeno della Trap Music. La terza e ultima parte: Tengo la musica al massimo e volo, contiene una serie di riflessioni di tipo culturale, educativo e pastorale sulle utopie giovanili presentate e le conseguenti sfide educative che essi pongono al mondo ecclesiale.

    1. Quale musica per quali giovani: alla ricerca di un centro di gravità permanente
    (Analisi della situazione)

    «Quale musica per quali giovani»[3] è il titolo di un interessante articolo di Ludovica Scoppola del 2013, a commento di una ricerca sull’insegnamento della musica nelle scuole. Questa suggestiva domanda vuole essere il punto di partenza per cercare di districarsi in quel ginepraio che sono i gusti musicali (e non solo) della cosiddetta Generazione Z o Streaming Generation, i ragazzi e le ragazze nati dopo il 1995 e spesso identificati come “nativi digitali”. L’intervallo di età all’interno di questa generazione è ampio, perché parte dai bambini di 9 anni fino ai giovani di 24 anni, e comprende al suo interno quella fascia sociale che, dal punto di vista educativo, risulta essere forse la più reattiva e sensibile: adolescenti e giovani dagli 11 ai 18 anni. Si tratta di quei giovani (“categorizziamoli” così per favorire chiarezza e comprensione dei termini) che sono presenti, frequentano e “abitano” quell’ambiente educativo istituzionale per eccellenza e per tradizione dopo la Famiglia che è la Scuola (dell’obbligo) e che, come cura e attenzione pastorale, vorremmo continuare ad accogliere in quel terzo habitat educativo tradizionale che è la Chiesa, con le sue parrocchie, oratori, centri giovanili e relative forme di associazioni che ne costituiscono la sua struttura vitale e sociale.
    È su questo gruppo di giovani che si focalizzerà l’attenzione nelle prossime pagine, e in particolare sulla musica che costituisce il loro nutrimento culturale, con i suoi generi, i suoi messaggi e la sua modalità di fruizione; con i suoi “nuovi” luoghi e i “nuovi” riti di socializzazione indotti dalla comunicazione digitale, e soprattutto con i suoi frame comunicativi e conoscitivi che costituiscono la modalità con cui i giovani comprendono, apprendono e fanno propri principi, convinzioni e stili di vita. È in gioco ovviamente la costruzione della identità personale e sociale e della scala di valori che costituiranno la personalità del futuro individuo adulto.
    La musicologa e pedagogista Franca Ferrari parla della cultura musicale dei ragazzi proprio in questi termini, definendola come «un insieme di motivazioni, valori, credenze, schemi di interpretazione e criteri di valutazione, modi di appropriazione, memorie di repertorio che i ragazzi accumulano man mano attorno alla musica e ai musicisti»[4]. Ci domandiamo allora di quale musica e di quali musicisti stiamo parlando?
    La musica del nuovo millennio si caratterizza per fare sue «le caratteristiche della postmodernità che potremmo riassumere nell’aggettivo baumaniano di Musica “liquida”»[5] e per il dilagare delle contaminazioni.
    La dimensione “liquida” della musica contemporanea è dovuta fondamentalmente ai processi di produzione e di fruizione musicale dell’era digitale, caratterizzati dalla smaterializzazione del supporto fisico e dalla sua trasportabilità e disponibilità/fruibilità immediata nella rete attraverso dispositivi come pc, tablet e smartphone: David Kusek e Gerd Leonhard la definiscono “musica liquida” proprio perché da prodotto materiale si è trasformata in una serie di servizi “immateriali” disponibili in internet attraverso lo streaming dei canali di radio digitali o di video musicali, di siti internet che offrono musica gratuitamente o tramite servizi a pagamento, e soprattutto attraverso la condivisione di file musicali «person-to-person».[6]
    L’aspetto della contaminazione, invece, è sempre stato presente nella storia della popular music degli ultimi 60 anni, dove il Blues considerato come il “genere musicale padre” della pop music contemporanea, si è gradualmente mutato lungo tre grandi linee evolutive: la prima è quella del Rock’n’roll e del Rock; la seconda linea evolutiva è quella delle più evidenti contaminazioni del Blues con il Country, il Gospel e con le sonorità “sintetiche” dell’allora rivoluzionaria musica elettronica prodotta da sintetizzatori e campionatori di suoni: daranno origine ad una serie di generi musicali ancora attuali come il Country Rock e il Soul, la Disco Music e il Funk e la cosiddetta Ambient Music. È possibile infine individuare una terza linea evolutiva del Blues, che è poi diventato il genere musicale più popolare e, per questo più “contaminato”, quello del cosiddetto Pop Mainstream, ossia della musica che è stata trasformata dall’industria musicale in «un prodotto culturale che ha come obiettivo un vasto pubblico»[7]: questa musica per diventare di successo (e dunque remunerativa) si trasforma in un melting pot di sonorità che devono soddisfare i gusti di un pubblico sempre più ampio e globalizzato, diventando la “musica dominante” nella cultura occidentale prima e poi anche a livello mondiale. Si parte dalle Pop Stars degli anni ’80 come Michael Jackson, Prince e Madonna per arrivare a quelle contemporanee come Rihanna, Katy Perry e soprattutto Lady Gaga con le sue sonorità che richiamano la Dance e il Rhythm’n’blues e l’uso massico di suoni “sintetizzati” in stile EDM, e Pharrell Williams, considerato «il Re Mida del pop del terzo millennio»[8] per la sua la versatilità musicale e canora che riesce a costruire sonorità ibride che mescolano Pop, Soul, Disco Music e le tecniche produttive dell’ Hip Hop.
    Questi ultimi due protagonisti della scena musicale internazionale ci introducono alla descrizione del Sound del nuovo millennio, che affonda le sue radici in due fenomeni musicali antecedenti: l’Hip Hop e la EDM. La contaminazione di questi generi musicali che sono espressione di una cultura ben precisa e, dunque, stili e modelli di vita, ha dato vita alla musica che è maggiorate ascoltata e “consumata” dai giovani, in particolari quelli della Generazione Z (Gen Z).
    Ce lo dicono i dati ufficiali più aggiornati sul consumo musicale a livello internazionale e nazionale forniti dall'International Federation of the Phonographic Industry (IFPI)[9]. I generi musicali che dominano l’ascolto dei giovani/adulti dai 16 ai 44 anni restano ancora il Pop e il Rock, con delle percentuali superiori al 50% che a livello mondiale e italiano praticamente si equivalgono: per il Pop rispettivamente 64% e 60% e per il Rock il 57% e il 59%. Al terzo posto si piazza la musica Dance/Eletronic/House, che raggiunge 1/3 del pubblico analizzato. Molto interessanti sono i dati che riguardano la musica Hip Hop che ha nel Rap la sua forma di maggiore successo e penetrazione sociale. Se a livello mondiale nella fascia 16-24 anni è meno di 1/3 ad ascoltarla (il 26%), in Italia la percentuale raggiunge il 29%, come per la Dance. Ma il dato più sorprendete riguarda il grado di penetrazione dell’Hip Hop Music nella fascia 16-24: in Italia un giovane su due della Gen Z ascolta Hip Hop, con la variante della Trap Music a fare da traino e a rappresentare il genere di maggiore successo sia commerciale sia in termini di popolarità per quella fascia sociale. Se poi sempre per la medesima fascia della Gen Z si sommano i dati nazionali dell’Hip Hop (51%) con quelli della Dance (44%), abbiamo un sorprendente 95%: quasi la totalità dei cosiddetti nativi digitali dai 16 ai 24 anni ha come generi musicali preferiti Hip Hop e EDM (Eletronic Dance Music).
    Accanto a questi dati che individuano i generi musicali preferiti dai giovani, vi è un'altra informazione importante da condividere e riguarda la loro modalità di ascolto, o meglio, di fruizione della musica. L’evoluzione tecnologica cui abbiamo assistito negli ultimi venti anni ha cambiato non poco la nostra vita e le nostre abitudini, e questo vale anche per la musica. I dati della IFPI parlano di una percentuale dell’86% di giovani che “ascoltano” la musica attraverso servizi streaming on demand, sia audio che video: più della metà di questa percentuale, ossia il 47%, è rappresentato dal video streaming su YouTube: la fruizione musicale è soprattutto una fruizione audiovisiva! Non solo: per tale fruizione in streaming il 75% della fascia 16-44 anni utilizza lo smartphone, ma per i nativi digitali della Streaming Generation la percentuale sale vertiginosamente arrivando al 94%.
    Questi “freddi” dati di percentuale tratteggiano un quadro molto preciso sulle tendenze contemporanee di fruizione della musica che vede l’Hip Hop e la Trap Music protagonisti indiscussi: un quadro che viene confermato anche alcuni eventi musicali, internazionali e nazionali, svoltisi negli ultimi due anni e qui presi a titolo esemplificativo: sono i Grammy Awards 2018 e 2019, considerati negli USA gli oscar della musica al pari di quelli per il cinema, e il Concerto del Primo Maggio del 2018 e, il festival di Sanremo 2019, da sempre vetrina degli artisti emergenti della scena musicale italiana.
    Ai Grammy Awards 2018 protagonisti sono stati Bruno Mars e Kendrick Lamar. Il primo, musicista, cantante e produttore discografico di fama internazionale, si è aggiudicato i tre premi più importanti, con 24K Magic, giudicato il migliore Album e la migliore registrazione dell’anno, mentre That's what I like è stata premiata come la migliore canzone dell’anno: sia l’Album che la canzone vincitrice sono caratterizzati da sonorità elettroniche e serie ritmiche (il cosiddetto groove) tipicamente Hip Hop, e da voci in autotune in stile Trap (come anche il testo inneggiante al sesso, ai soldi e all’ostentazione della ricchezza), esempi evidenti della contaminazione sonora cui si è accennato nelle righe precedenti. Kendrick Lamar è musicista e produttore discografico, indicato dalla rivista Time come «the most important rapper in USA»[10] in questo secondo decennio del nuovo millennio: è stato il primo rapper al mondo ad aggiudicarsi nel 2018 il premio Pulitzer per la musica con l’Album Damn, pubblicato nel 2017. Ai Grammy Awards 2018 Lamar si è aggiudicato ben 4 premi, tra i quali quello della migliore interpretazione nella categoria Rap insieme alla Pop Star Rihanna, con la quale ha duettato nel brano Loyalty, tratto dall’Album Damn e caratterizzato dal testo con espliciti riferimenti alla droga e al turpiloquio, e da un sound soffuso e ipnotico, il beat lento, regolare e continuo, e il ricorrente autotune delle voci, che lo rendono una Trap Song a tutti gli effetti.[11]
    Ai Grammy di gennaio 2019 a trionfare è stato Donald McKinley Glover, in arte Childish Gambino attore, rapper, producer e DJ, originario di Los Angeles. La sua canzone This is America si è aggiudicata quattro Grammy Awards 2019: Record of the year; Song of the Year; Best Rap/Sung Performance; Best Music Video. This is America si presenta come un collage di stilemi narrativi (vedi l’elemento contaminazione) il cui collante musicale è basato sulla contrapposizione tra una linea melodica e ritmica gioiosa, e quella dalla modulazioni intimidatorie di ispirazione Trap. I BPM (battiti per minuto) sono a 120, come un classico della disco music, e diventano la base ritmica su cui si svolge la gwara gwara, una danza sfrenata di origine sud africana, che fa da contrasto alle inquietanti linee di basso, come inquietanti sono le immagini e i temi presentati nel video e nel testo, tra l’allegra celebrazione gospel e le improvvise carneficine di una violenza inaudita, che denunciano l’ennesima condizione degradata dell’uomo nero, ridotto ad un ladro, ad un codice a barre e infine ad un cagnolone. Il giornalista Frank Guan dichiara che «è un tributo al predominio culturale della Trap Music e una riflessione sulla ridicola logica sociale che ha reso l'ambiente da cui emerge la Trap la logica in cui il denaro fa l'uomo, e ogni uomo di colore è un criminale».[12]
    E in Italia cosa succede? Al “concertone” del primo maggio 2018 i protagonisti più attesi e discussi furono senza dubbio il duo più famoso della Trap milanese: il primo è Paolo Monachetti, originario di Settimo Milanese e in arte Charlie Charles, che la rivista Rolling Stone definisce come «il producer trap più̀ famoso d’Italia»[13]; il secondo è Sfera Ebbasta, ossia Gionata Boschetti, nome legato al tragico evento della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, vicino a Senigallia, quando nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 in attesa della sua esibizione, morirono sei persone in seguito al crollo delle balaustre dell’uscita del locale. È uno dei conduttori della 13 edizione del talent televisivo X Factor ed è irriverentemente considerato il «trap king di Cinisello Balsamo […]: denti che brillano, ciuffo rosso, streetwear di lusso, autotune. Il pop italiano ha definitivamente un nuovo volto»[14]. A testimoniare il loro enorme successo e popolarità due dati: a fine gennaio 2018 gli 11 brani di Rockstar, il secondo e ultimo Album di Sfera Ebbasta prodotto interamente da Charlie Charles, hanno viaggiato a ritmi vertiginosi nella rete: una media di 8 milioni di streaming al giorno, che conferiscono a Sfera l’invidiabile primato di essere stato «il primo italiano nella top 100 mondiale di Spotify».[15] Un primato confermato e battuto qualche mese dopo, quando, secondo i dati forniti dal sito di Radio Italia[16], il 4 maggio 2018 il singolo Peace & Love, realizzato con il suo fido DJ Charlie Charles e con un’altra stella italiana del panorama Trap come Ghali, è stato il brano italiano più ascoltato su Spotify, piazzandosi al 46 posto della Top 50 di Spotify sempre a livello mondiale, con 1.660.525 streaming in un giorno. Sul palco del primo maggio Sfera e Charlie Charles non erano però soli: si sono esibiti accanto a loro altri 6 artisti del mondo Hip Hop italiano che alle sonorità Trap hanno cominciato a ispirarsi, intuendo (e cavalcando) l’onda del suo successo popolare: il bresciano Frah Quintale (nome vero Francesco Servidei); il vicentino Nicola Albera in arte Nitro; i rapper romani Vittorio Crisafulli, che si fa chiamare Quentin40, e Davide De Luca conosciuto come Gemitaiz, e infine il duo di Roma Lauro De Marinis ed Edoardo Manozzi, rapper il primo e producer il secondo, che usano rispettivamente gli pseudonimi Achille Lauro e Boss Doms, la cui crescente popolarità li ha portati direttamente a Sanremo 2019.
    Ed infatti anche l’edizione del Festival di Sanremo di quest’anno ha visto come protagonista l’Hip Hop Music. Oltre ad Achille Lauro e al suo producer Boss Doms con la loro ambigua e d’ispirazione punk Rolls-Royce, vi hanno partecipato il rapper torinese Vito Ventura, in arte Shade, con Federica Carta, protagonista del talent Amici, con una tradizionale (come testo) canzone d’amore: Senza farlo apposta; c’è stato poi Rancore, rapper romano di madre egiziana e padre croato che scrive musica per bambini: Tarek Lurcich si è esibito con Daniele Silvestri in Argento vivo, una delle canzoni più intense del Festival che ha vinto il premio della critica. Il pop cantautorale dalle rime rap è quello di Filippo Maria Fanti di Carrara, in arte Irama, che si è esibito con La ragazza con il cuore di latta, una canzone che narra la storia di Linda, ragazza di 16 anni con una malformazione cardiaca e vittima di violenza da parte del padre. Un’altra storia di violenza familiare è in Rose Viola di Giovanni Luca Picariello di Avellino: è Ghemon che nella sua pagina Facebook si descrive come il poeta dell’hip hop italiano e che su Vanity Fair si è definito «il transgender del rap»[17], a conferma che la contaminazione musicale del nuovo millennio si sta trasformando in un atipico genere musicale a se stante. Infine il vincitore di Sanremo con Soldi, il rapper Mahmood, pseudonimo di Alessandro Mahmoud, milanese di origine egiziana. La canzone, che si è anche classificata seconda all’Eurovision Song Contest 2019, si presenta come una Song Trap anomala, segnando un forte allontanamento dai temi della Musica Trap che di solito ritrae il denaro come il fine supremo della vita: in Soldi il denaro è rappresentato come la causa della fine del rapporto padre-figlio, e diventa un vero e proprio atto di accusa verso la figura di un padre contraddittorio e inaffidabile, la cui priorità principale è il denaro invece della famiglia. La canzone ha due Trap Producers di eccezione: i già citati Dardust e Charlie Charles. Mahmood a Sanremo si è anche esibito con Gué Pequeno (Cosimo Fini), un altro Trapper della scena musicale milanese e giudice all’ultima edizione del Talent televisivo The Voice of Italy 2019.
    A fronte di questa panoramica sui giovani e la cultura musicale del nuovo millennio, il riferimento nel titolo di questo paragrafo al successo musicale di Franco Battiato del 1981 non è certo casuale: cerco un centro di gravità permanente - e tutto l’album di cui fa parte: La voce del padrone - musicalmente ha rappresentato uno dei primi e più significativi esempi di contaminazione musicale in Italia rispetto al panorama musicale del decennio precedente: un album fortemente elettronico, con richiami al punk e alla new wave, fino alle venature del “progressive” con le sue sonorità classicheggianti e le citazioni colte desunte dalla letteratura, dalla filosofia e dalle religioni. Inoltre cerco un centro di gravità permanente fuori di metafora fa riferimento a quel processo di formazione della persona fatta di corpo e di intelletto, di sentimenti, passioni e desideri, ma anche di conoscenza e coscienza, di relazioni interpersonali e sociali: in questo groviglio di sensazioni ed esperienze che generano idealità e aspirazioni, ciascuno di noi cerca di trovare quello che Battiato poeticamente chiama centro di gravità permanente , ossia un punto di equilibrio esistenziale nel continuo tentativo di restare autonomi e liberi.
    Nasce allora spontanea una domanda: la scena musicale sopra descritta, con la graduale affermazione dell’Hip Hop e della Trap Music, che tipo di cultura sta creando e soprattutto che tipo di immaginari e modelli di vita può generare nel cuore e nella mente dei nostri giovani, nel loro tentativo di trovare un centro di gravità permanente?

    2. Ritornano gli Happy Days: immaginari e modelli di vita musicali
    Una lettura più profonda offrendo criteri, idee, suggestioni, aperture, modelli, ecc…

    Gli happy Days del titolo si riferiscono all’omonimo singolo di successo del 2017 del rapper milanese di origine tunisina Ghali Amdouni, che canta il desiderio di vivere dei giorni felici, rincorrendo i propri sogni fatti di pace e amore. In queste parole riecheggia l’utopia dei giovani della generazione Woodstock di cui in qualche modo si vogliono riappropriare oggi i giovani di una generazione distante 50 anni da quella dei figlio dei fiori. Ma di quale “utopia” stiamo parlando? Quella della Trap Music che, come abbiamo visto, è divenuta negli ultimi anni il fenomeno musicale di tendenza, che raccoglie un continuo e crescente consenso e favore soprattutto tra i teenager. Il tentativo che si vuole fare in questa seconda parte dell’articolo è di provare a identificare gli immaginari e i modelli di vita che questa musica e la sua “utopia” trasmettono, arrivando a individuare gli elementi caratterizzanti che diventano il nutrimento culturale offerto alle nuove generazioni, in particolare per quella fascia “sensibile” che abbiamo individuato nella Gen Z.
    Questo tentativo diventa l'occasione per puntare l'attenzione sul fenomeno della Trap Music in Italia[18], e di rispondere immediatamente a tre domande: da dove ha origine la musica Trap , quale il suo posto alla cultura Hip Hop e quali istanze esistenziali e “valoriali” propone al suo pubblico?
    L’Hip Hop[19] è un fenomeno culturale e artistico sviluppatosi a cavallo degli anni ’60 e’70 del secolo scorso negli USA, che nasce e si sviluppa in un contesto sociale particolare come quello urbano delle popolazioni di colore e di origine ispanica del Bronx, a New York, un quartiere caratterizzato da situazioni di povertà, di degrado sociale e dal dominio delle gang criminali giovanili. Come reazione pacifica e di riscatto sociale dei giovani del Bronx a questa situazione di degrado, si organizzano delle feste all’aperto, nei parchi e nei palazzi, in cui si ascolta musica e si balla. All’interno di questi party organizzati cominciano a prendere forma le differenti espressioni artistiche che costituiranno i “pilastri” della cultura Hip Hop: «la break dance, la danza freestyle, l’arte dei graffiti, un certo modo di vestire, un linguaggio gergale nato nelle strade, il look dei b-boys e delle b-girls e il rap: la parlata rappin’, la sua musica e i suoi dischi»[20]. Quest’ultima diventerà poi la forma artistica emblema della cultura Hip Hop, una identificazione che porterà ad utilizzare i termini di Rap Music e Hip Hop Music come sinonimi di un fenomeno musicale legato a due diverse linee di sviluppo: una è il Rap come Black Music che diventa strumento di rivendicazione dei diritti della popolazione di colore e di denuncia della violenza, della violenza, durezza e brutalità dei ghetti urbani. L’altra è il rap come Black Music legata al divertimento e alla trasgressione. La musica Trap che nasce nel sud degli Stati Uniti, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio, si pone lungo questa seconda linea di evoluzione.
    Ricardo Rosa, giornalista e saggista, così descrive questo “nuovo” sound:

    quando parliamo di trap, parliamo di un beat e di un Flow lento, sonorità elettroniche che vengono per lo più dalla drum machine Roland TR-808, bassi distorti e un tempo che varia tra i 70 e i 78 Bpm. Le voci si servono in abbondanza dell’autotune, la parte strumentale è di solito realizzata con sintetizzatori e Vsti (acronimo per: strumenti musicali virtuali), le melodie sono volutamente ripetitive, complementari a testi che procedono per flash, producendo immagini, fotografie, concetti più che narrazioni[21]

    La parola Trap significa letteralmente trappola, e in origine non indicava un genere musicale ma un luogo: gli edifici abbandonati e in rovina delle periferie o dei vecchi quartieri delle grandi città, utilizzati dagli spacciatori per la preparazione e la vendita di droga come il crack o la cocaina, dalla quale si ottiene il crack. Questi edifici erano chiamati in gergo trappole, le Trap House, e nello slang urbano gli spacciatori venivano chiamati trapper, così come l’azione della vendita della droga era il trapping. Questi termini cominciarono ad entrare nel gergo dei rapper e «la trap divenne così la musica che parlava delle trap e dei trappers, ponendo al centro delle sue tematiche il mondo dei piccoli trafficanti di crack».[22]
    Il punto di partenza restano il sound ipnotici e le liriche trasgressive del cosiddetto Gangsta Rap e del Dirty Southern Rap di fine anni ’80 e inizio anni ‘90, con il mondo che esse descrivono, fatto di esaltazione della criminalità e della violenza fine a se stessa, dei comportamenti trasgressivi legati al consumo di stupefacenti e alla pornografia, dell’atteggiamento sessista e misogino, della volgarità, la continua e frenetica ricerca della ricchezza e l’ostentazione del lusso dal seducente luccichio dell’oro. Questi argomenti costituiscono gli elementi basilari degli immaginari e dei modelli di vita musicali proposta dalla Trap Music che ora andiamo a presentare.
    Il primo elemento sono l’oro e i gioielli: rappresentano uno stato sociale di prestigio e i simboli di una classe sociale ed economica superiore alla quale aspirare. Gioielli e monili d’oro sono gli ornamenti preziosi da esibire nei video musicali come nella vita quotidiana.
    Un esempio evidente lo si trova in Bling Bling (Oro), singolo uscito a settembre 2018 del rapper e producer milanese Gué Pequeno:

    Milano Vice City, G-U-E troppo icy/Addosso quanto oro, oro/Vieni via con me, sai che sono un ragazzo d'oro (oro, oro)/Quando tocco quello che io tocco sai diventa oro, oro/Bling bling bling/Non seguire il mio profilo dammi solamente oro, oro/ Bling bling bling/Fermiamo questo tempo, perché questo tempo è oro, oro[23]

    Il secondo elemento è la cosiddetta “bella vita”, fatta di abbigliamento griffato e mania per la moda, macchine di lusso, e soprattutto la notte come “tempo propizio” per il divertimento e lo “sballo”.
    Ghali nella già citata Happy Days dichiara che «io non vado a dormire prima delle tre/Poi mi sveglio e mi chiedo il sole dov'è/E non vengo alla tua festa, no, non è un granché/Tanto non mi fanno entrare ho la ragazza nerd/ Uuuuh, happy day!/Uuuuh, happy days»[24].
    Gli fa eco Achille Lauro in Rolls Royce e in Cadillac, due brani di aprile 2019 tratte dall’ultimo album 1969, inneggianti ad una vita gaudente, fatta di macchine di lusso, di grandi marchi dell’alta moda come Gucci e Michael Kors; una vita che deve essere anche “spericolata” (è sottinteso il riferimento a Vasco Rossi) e trasgressiva (in gergo le pasticche di metanfetamina o ecstasy portano il nome di macchine di lusso come Rolls Royce, Ferrari o Tesla), in stile «Lucifero il ribelle, la giacca di pelle, luci sul selvaggio».[25]
    Il terzo elemento è strettamente collegato ai primi due e rappresenta il mezzo per poterli ottenere. È il denaro e la sua ricerca spasmodica «come unico possibile riscatto»[26] di una vita che sembra avere un senso solo se, come canta il gruppo di rappers romani della Dark Polo Gang insieme a Sfera Ebbasta, ci sono «montagne di soldi e vari modi per spenderli […] È per questo che vivo, essere ricchi per sempre»[27], ed è sempre per questo che «mi tuffo verso i soldi come un doppio carpiato»[28].
    In Lamborghini di settembre 2017 è Gué Pequeno sempre con Sfera Ebbasta ha dichiarare che «i soldi per me sono Dio»[29], mentre in Bastardi senza gloria del settembre 2018 ribadisce che sono quello che conta nella vita: «Doccia di vodka, macchina conta soldi/Conta, finché muoio rich come Bettino Craxi».[30]
    Il quarto elemento è lo stile di vita all’insegna del modello maschilista e violento del Gangsta Rap, disinibito, misogino e sessista, fatto di volgarità, provocazione e trasgressione.
    La Dark Polo Gang nel loro singolo Sex on the beach uscito a maggio 2019, giocano sul doppio senso sconveniente del titolo, nome di un cocktail a base di vodka e che nel testo diventa l’ennesima riproposizione dello svilente modello della donna/oggetto: «Vieni, ti ho scelto (ok)/Oggi ti porto a letto/È tardi, fai presto /La uso e poi la getto/Lei dice sempre sì (uh)Vuole me, ma è una bitch».[31]
    Ed è sempre la Dark Polo Gang in Cavallini del 2015, realizzato in collaborazione con Sferra Ebbasta e Charlie Charles, a inneggiare ad uno stile di vita violento: «Spacciatori negli androni/ Sbirri fuori dai balconi/Non voglio più avere problems/ Quindi stronzo dammi i money […] Voglio triplicare 'sti stipendi/Karate flow coi carati nei denti/Centomila la taglia sulla nostra testa/Cavallini col cavallino sulla maglietta».[32]
    Sempre all’interno del filone Gagsta Rap c’è la rabbia e la sfida di Giovane Fuoriclasse, singolo di successo del salernitano Capo Plaza (Luca D'Orso), uscito a ottobre 2017:

    Coi reati nelle palle/Cicatrici sulla pelle/Impenniamo con le guardie avanti/Faccia sporca come trafficanti/Nella zona meglio che ti calmi/Frate c'ho il contatto da tutte le parti/Corro corro, faccio passi avanti/I miei ragazzi pazzi in casa con le armi/ Nuovo giorno, nuovo arresto/Io ci credo nel successo/Nella gabbia io non ci finisco/ Muoio da leggenda come Jackson[33]

    Infine Gué Pequeno in Guersace di ottobre 2017 esalta invece la violenza con le armi: «Ama il Tom Ford ma il mio flow è Beretta/Vogliono scaricarmi addosso un kalashnikov, è importato dalla Russia come la Kournikova/Stanotte sarà sangue nella disco e non mi salverà il dj/E morirò anche per amore frà, sì, ma dopo di lei».[34]
    I temi come trasgressione sessismo, misoginia e volgarità sono ricorrenti e spesso con toni crudi in tutte le canzoni d’ispirazione Trap. A titolo esemplificativo si possono qui citare le parole di una delle rare trapper donna, Miss Keta, che compare sempre mascherata e della quale non si conosce l’identità. Nel suo ultimo album uscito ad aprile 2019 dal titolo Paprika, Miss Keta rinnova la provocazione nei testi e nel sound (come anche nella copertina del CD e nei video delle canzoni), in cui l’immagine della donna/oggetto non sole è accettata e convalidata, ma alla fine è anche ribaltata, perché in realtà è la donna ad avere la supremazia perché lei è la «Main bitch»[35] con la quale non si può scherzare, e perché in realtà «"Keta non esiste, Keta non resiste, vuole, desidera, brama, pretende Keta non attende, Keta non intende, decide, comanda, esige».[36]
    Il quinto e ultimo elemento è il consumo di droga, considerato un “comune” fenomeno di tendenza, al pari del «normcore» della moda che «definisce l’ossessione di sembrare normali per essere speciali».[37] È sicuramente l’elemento più ricorrente nelle parole così come nelle immagini dei video delle canzoni Trap.
    Sempre Miss Keta già nel titolo del suo Xananas di giugno 2017 puntava l’attenzione all’uso degli psicofarmaci come “droga alternativa”:

    Xananas/Vieni a rilassarti gioia/Xananas/Ne prendo un po' anche da sola/Xananas/Peccati di gola/Xananas È sempre l'ora per un po' di […] Ascolta ti metto in cc/Che fra poco ti mando il mio brief/ Il mio concept è GHB/Sedativi in full HD/Lunedì fino a venerdì/Lexotan è il downer più chic/C'è Franchino nel mio TBT/ Zio il mio Insta è pure TNT […] È un must ma non si dice/Xanax e Lexotan mi fanno felice.[38]

    È però sicuramente Sferra Ebbasta l’artista il più controverso su questo tema (e non solo su questo), con il suo chiaro invito a consumare assieme cannabis e purple drunk, una droga dal colore violaceo che si ottiene mescolando lo sciroppo per la tosse a base di codeina e la gazzosa. Ritroviamo questo invito in particolare in due canzoni: Sciroppo pubblicato a gennaio del 2018 e in Blunt & Sprite del gennaio 2016.
    Nella prima Sferra canta «sciroppo cade basso come l'MD/Bevo solo Makatussin nel bicchiere […] Droga, moda, rosa la mia soda […] Chiama Uber per tornare in zona […] Sciroppo all'amarena, c'ho la gola secca, ehi/ Lei è rimasta a bocca aperta, uh».[39]
    In Blunt & Sprite è ancora più diretto e provocatore, con un video della canzone tutto intonato al colore purple delle droga ottenuta dal cocktail di sostanze proibite:

    Sempre pieno il mio bicchiere/La primizia è sempre verde/La bottiglia è sempre purple/ Il mio umore sale e scende […] Passami il Blunt che poi la rollo tutta/Senza manco aprire la cima/Fumiamo e saliamo in cima/Gli occhi si chiudono si come in Cina/La medicina/Nel bicchiere rosso ma non è una festa/Bere un po' ci da alla testa/Porta la Sprite e la Seven/Noi portiamo gli extra […] Senti che odore di incenso/Mixo Sprite e succo denso/Voglio solo Blunt e Sprite/Blunt e Sprite, Blunt e Sprite[40]

    Una riflessione conclusiva va fatta su uno degli ultimi personaggi emergenti nella scena Hip Hop italiana. È Chadia Rodriguez, nata ad Almeria, in Spagna, nel 1998 da madre spagnola e padre marocchino, cresciuta a Torino e residente a Milano. Nelle sue canzoni è possibile ritrovare gli elementi prima presentati per cercare di descrivere la proposta di modelli di vita offerti dalla Trap Music. Infatti alcune dei suoi brani pubblicati nel 2018 come Fumo Bianco o Bitch 2.0 e Sister (Pastiglie) raccontano storie di esaltazione del sexting fino ad arrivare alla pornografia, così come l’ossessione per i soldi e la dipendenza dalle droghe: dall’uso di psicofarmaci e delle pasticche di ecstasy fino al consumo di marjuana e hashish. Tutti i singoli del 2018 sono stai raccolti e pubblicati a inizio 2019 nel suo primo album Avere vent’anni, contribuendo all’affermazione di Chadia Rodriguez come uno dei nuovi idoli delle teenager.
    Gli immaginari e i modelli di vita ricostruiti in questi termini non hanno evidentemente la pretesa di presentare un resoconto esaustivo delle tematiche presenti nei testi delle canzoni Trap; piuttosto vuole essere il tentativo di inquadrare le problematiche e le situazioni di vita in esse raccontate, così da individuare le sfide che si possono porre a livello educativo, e indicare delle possibili prospettive di evoluzione in chiave di iniziative formative e di cambiamento da promuovere.

    3. Tengo la musica al massimo e volo: utopie giovanili e sfide educative

    Al festival di Sanremo 2019 la canzone Argentovivo di Daniele Silvestri con il rapper Rancore ha rappresentato une vero pugno nello stomaco per il pubblico presente in Teatro come a casa davanti alla TV. La canzone descrive con crudezza la storia di incomprensione e solitudine di un ragazzo di 16 anni, che nella sua impossibilità e incapacità di comunicare con il mondo fuori di sé, alla fine per continuare a vivere si affida (chiudendovisi) alla musica: «E il tempo scorre di lato ma non lo guardo nemmeno/E mi mantengo sedato per non sentire nessuno/Tengo la musica al massimo, e volo/ Che con la musica al massimo, rimango solo».[41] L’unica utopia che sembra aver conservato nella sua giovane età è però sconcertante, perché la sua esistenza sembra non avere una prospettiva di speranza: il futuro gli si presenta non come una opportunità ma come una condanna a vivere: «Ho sedici anni/e vivo in un carcere/Se c’è un reato commesso là fuori/È stato quello di nascere».[42]
    Vorrei partire proprio dalle parole conclusive di Argentovivo per proporre una serie di suggestioni su desideri e utopie dei giovani legati in questo caso all’influenza su di loro dei modelli di vita desunti dalla Trap Music: come e perché la Trap Music riesce ad avere successo e consenso di pubblico giovanile e quali le sfide poste dal punto di vista sociale ed educativo?
    A livello sonoro la Trap si fonda su di un beat lento “particolare”: quei circa 70-80 BPM che corrispondono al normale ritmo del battito cardiaco nel quale siamo nati e che rappresenta la vita dentro di noi, il nostro respiro. A questa notazione di natura biologico-esistenziale si deve aggiungere un’altra considerazione di tipo più culturale: il sound finale prodotto è una ibridazione riuscita tra le sonorità del pop mainstream, parte integrante della cultura e patrimonio genetico sonoro dei nostri giovani, e le sonorità “sintetiche” e oniriche degli strumenti musicali virtuali (VSTi), capaci di suggestionare e ricreare atmosfere e immaginari surreali. Il risultato è un sound psichedelico, accattivante e per questo seduttivo.
    A livello di processi di apprendimento, va poi tenuto conto che la musica Trap ripropone i modelli conoscitivi e comunicativi della rete e dei social media, l'habitat in cui le nuove generazioni vivono, crescono e si nutrono, costruendo la propria identità personale e sociale e vivendo le loro relazioni, online e offline. Si tratta di modelli conoscitivi che seguono la logica riduttiva, frammentata e incompiuta dei post, dei like o degli smile di Facebook o WhatsApp e che procedono, dunque, per associazione di frame (che restano però distinti e separati), secondo una tecnica che potremmo definire da Patchwork o del collage, come quella delle rime della Trap che si costruiscono per slogan, esclamazioni, o espressioni onomatopeiche, separate e indipendenti, ma soprattutto ripetute a loop, a imitazione del ritmo e della melodia. Questa costruzione dei versi fatta per sequenze separate, indipendenti e reiterate, costituiscono anche l’unità metrica dalle rime Trap, che facilita ancor di più la sintonia tra struttura ritmica, armonica e melodica della canzone stessa.
    Infine il successo e il consenso della musica Trap è dovuto, come è sempre capitato nella storia della canzone Rock e Pop, a quel meccanismo quasi naturale che si innesca di graduale identificazione ed empatia con i personaggi, le storie e le situazioni di vita raccontate, una empatia che si compie, in questo caso, anche con la modalità spietata, violenta e aggressiva di questi racconti, perché questi messaggi, nel loro brutale realismo, contengono una forza pervasiva e ipnotica, come le sonorità che li accompagnano, e per questo suscitano emulazione.
    La prima sfida educativa che emerge è dunque quella della fascinazione di un sound così suggestivo e pervasivo, e la sua straordinaria intesa con i versi delle canzoni inneggianti alla violenza e all’esibizionismo, alla trasgressione così come alla oggettivazione della donna; al crimine e alla illegalità così come alla ricerca del guadagno e della ricchezza ad ogni costo. La combinazione di questi due elementi favoriscono inequivocabilmente la diffusione e il progressivo radicamento di una cultura e di uno stile di vita profondamente materialistici e narcisistici che, in realtà, sono anche il riflesso di quello che la società occidentale contemporanea è diventata.
    Ci si trova di fronte alla proposta di un modello culturale in cui sono riconoscibili i segni e i disegni di una cultura capitalista e nichilista, in cui regna la logica del vantaggio personale ad ogni costo e la logica dell’avere e del potere, che considerano l’altro o come nemico da combattere o come un mezzo di cui servirsi per l’interesse personale; una logica che annulla la persona e la sua dignità, che nega ogni prospettiva di progettualità e di utopia positiva, una logica amorale e atea, perché cadono regole e remore comportamentali, sostituendo il senso religioso e lo stesso Dio con la logica del profitto.
    Per il processo di formazione e trasmissione di tale cultura e logica, il ruolo di chi controlla i mezzi di comunicazione sociale e la rete internet è sempre più fondamentale, non solo per la diffusione dei messaggi e delle produzioni comunicative rivolte al pubblico generalizzato e ai giovani in particolare (per esempio Musica, Serie TV, Cinema, Riviste specializzate), ma soprattutto perché attraverso questo controllo, in vista del profitto da realizzare, si realizza la promozione di stereotipi di “valori” e di atteggiamenti che poi influenzano i modelli di comportamento e la mentalità comune.
    Di fronte a questa sfida, la prima cosa che deve fare un educatore non è certo la paura e la conseguente “demonizzazione” del “prodotto” culturale e del medium che ne è il vettore, ma la presa di coscienza di questo ordine delle cose e provare a decostruirlo, fornendo ai giovani i criteri necessari ad un’analisi critica degli immaginari proposti, e così offrire una diversa prospettiva di senso e di vita. I giovani che vivono ogni giorno immersi in questa cultura mediatica e che si nutrono dei suoi messaggi e dei suoi contenuti, sono quelli che, in ambito ecclesiale, possiamo ritrovare se non nelle parrocchie, di sicuro nei nostri oratori, nei centri giovanili e nelle scuole. Possiamo: non è detto che ci siano (purtroppo).
    Questa è la seconda sfida: verificare di continuo se i “tradizionali” ambienti educativi della Chiesa sono ancora per i giovani habitat dove si possano trovare “a proprio agio”, perché accolti e valorizzati e perché sentono riconosciute e sostenute le loro aspirazioni e speranze di bene e di felicità; aspirazioni e speranze che ci sono, anche se il mondo degli adulti non sempre riesce a riconoscerle, perché nascoste dietro atteggiamenti e comportamenti indisponenti o trasgressivi, come possono essere le rime e il sound di una canzone Trap.
    La terza sfida è quella esemplificata nella espressione cara a papa Francesco di Chiesa in uscita dell’Evangelii Gaudium. L’idea della chiesa missionaria che si reca verso le periferie geografiche ed esistenziali della nostra società e delle nostre comunità ecclesiali, deve diventare concreta e reale cura pastorale, per cercare tempi, modalità e strategie educative creative e generose di incontrare, lì dove sono, quei giovani che nei nostri ambienti “istituzionali” non ci sono o non ci vogliono venire. Per evitare, però, che questa tensione missionaria si fermi all’ambito dei desideri e delle utopie, bisogna avere il coraggio di verificare, valutare e mettere periodicamente in discussione il modello di pastorale adottato, perché spesso si rimane come bloccati in quel perenne tentativo di trovare un equilibrio (ma ci può essere?) tra un’azione pastorale ad intra che predilige la cura dei piccoli (e più sicuri) gruppi formativi, e quella ad extra che predilige la dimensione accogliente e convocativa delle “masse” nei cortili e nelle piazze, considerate come iniziale luogo dell’incontro e del primo annuncio.
    La quarta sfida che si può individuare per un educatore riguarda il processo di decostruzione di immaginari collettivi: questo inizia sempre da un processo di “decostruzione” delle proprie certezze, ossia da un processo di continua verifica della fedeltà ai principi ispiratori dell’azione educativa e della corrispondente e necessaria verifica dell’adeguatezza di metodi e strategie adottate sia ai principi ispiratori sia al contesto reale in cui l’azione educativa si compie.
    Una volta che si arrivi, attraverso l’azione pastorale, a creare occasioni di incontro e riflessione con i giovani, il passo successivo è di proporre ad essi un modello di analisi e di interpretazione critica di modelli e proposte di valori e stili di vita che la cultura contemporanea offre, e poi garantire e concordare con loro tempi, luoghi, mezzi e occasioni perché tale processo di analisi e interpretazione possa avvenire, in vista della identificazione e adozione di modelli e stili di vita “alternativi”, e in vista, soprattutto, del contributo personale e responsabile che ciascuno deve nel campo religioso, sociale, culturale e politico per costruire una società più umana e cristiana.

     

    BIBLIOGRAFIA RAGIONATA

    SAVONARDO Lello, Pop music, media e culture giovanili. Dalla Beat Revolution alla Bit Generation. Milano, Egea, 2017
    Il libro suddiviso in quattro capitoli, è un saggio che studio il rapporto tra popular music - media – cultura di massa, soffermandosi sul mutamento sociale avvenuto dagli anni cinquanta in poi, con un’attenzione particolare al rapporto musica e culture giovanili. Il primo capitolo presenta un quadro teorico sulla sociologia della musica, l’industria culturale e le culture urbane. Il secondo capitolo si sofferma sul rapporto tra popular music e culture di massa, con un attenzione al ruolo sociale dei media. Il terzo capitolo è dedicato alle tecnologie digitali, al carattere “liquido” del sound del terzo millennio e agli aspetti caratterizzanti la cosiddetta “cultura bit”. L’ultimo capitolo è dedicato alle culture giovanili e la musica della “Bit generation”.

    DI QUARTO Andrea, La storia del rap. L’Hip hop americano degli anni duemila dalla rinascita al fenomeno della trap. 1988-2108, Milano, Tsunami edizioni, 2018
    Il volume qui presentato è il secondo libro dell’autore sulla storia del Rap, dedicato al delicato passaggio tra il presunto declino artistico nel decennio di fine millennio e l’affermazione del Rap sulla scena musicale mondiale nel nuovo millennio, sino alla nascita del fenomeno Trap. Attraverso i sei capitoli in cui è suddiviso, Di Quarto presenta, attraverso la storia dei suoi protagonisti, l’evoluzione del movimento culturale dell’Hip Hop, che vede il Rap affermarsi come il suo «fenomeno musicale più importante, disturbante e di successo dai tempi del rock and roll». Il precedente libro dell’autore dal titolo La storia del rap. L'hip hop americano dalle origini alle faide del gangsta rap 1973-199, è stato pubblicato nel 2017 sempre da Tsumani edizioni.

    ZUKAR Paola, Rap. Una storia italiana, Milano, Baldini & Castoldi, 2017
    Paola Zukar, definita come «la signora del rap italiano» è il la figura più importante nello scenario musicale italiano per quel che riguarda musica Rap. La sua agenzia Big Picture Management ha fatto di lei la produttrice e manager di vari artisti del mondo Hip Hop del nostro Paese. Il libro è il primo resoconto ragionato sulla storia del Rap in Italia, presentandone gli artisti, le contraddizione di un genere inizialmente osteggiato, l’influenza del mercato discografico e del rapporto con i media, e la capacità del Rap di fotografare la situazione di un Paese, offrendo «uno spunto alla comprensione dell’espressione culturale proposta dalla musica hip hop» in Italia.

     

    NOTE

    [1] Fabio PASQUALETTI - Valentin A. PRESERN, Rabdomanti dello spirito, in J. M. GARCÍA (Ed.), Accompagnare i giovani nello Spirito, Roma, LAS, 1998, 235-236.
    [2] FRANCESCO, Esortazione Apostolica Postsinodale Christus vivit, Torino, Elledic, n. 226.
    [3] Ludovica SCOPPOLA, Quale musica per quali giovani, in Tafter Journal, (04.02.2013), in http://www.tafterjournal.it/2013/02/04/quale-musica-per-quali-giovani.pdf, (10.06.2019), 1.
    [4] Franca FERRARI, Educazione musicale e mass media, in Jean-Jacques NATTIEZ et al., Enciclopedia della Musica, Volume decimo: Il sapere della musica, Milano, Einaudi-Il Sole 24 ore, 2006, 851.
    [5] Fabio PASQUALETTI, Giovani e Musica. Una prospettiva educativa, Roma, LAS, 2012, 74.
    [6] David KUSEK - Gerd LEONHARD, The future of music. Manifesto for the digital music revolution, Boston, Berklee Press, 2005, 33.
    [7] Frédéric MARTEL, Mainstream. Come si costruisce un successo planetario e si vince la guerra mondiale dei media, Milano. Feltrinelli Editore, 2010, 18.
    [8] Gabriele ANTONUCCI, Pharrell Williams: le 10 canzoni indimenticabili, in Panorama, (05.04.18), in https://www.panorama.it/musica/pharrell-williams-le-10-canzoni-piu-belle-e-famose-nerd/, (10.06.19),1.
    [9] Cf.: IFPI, Global Music Report, in ifpi, (02.04.19), in https://www.ifpi.org/recording-industry-in-numbers.php, (10.06.19); IFPI, Music consumer insight report 2018, in ifpi. (09.10.18), in https://www.ifpi.org/news/IFPI-releases-2018-music-consumer-insight-report, (10.06.19); IFPI, Music consumer insight report 2018. Estratto italiano, in fimi, https://www.fimi.it/mercato-musicale/pubblicazioni/music-consumer-insight-report-2018-estratto-italia.kl, (10.06.19).
    [10] Maura JOHNSTON, Kendrick Lamar's DAMN. Proves He is the Most Important Rapper in America, in Time, (17.04.17), in https://time.com/4741238/kendrick-lamar-damn-review/, (10.06.19), 1. Secondo i dati riportati dal Global Music Report 2018 Lamar è risultato essere il quarto artista più popolare e con maggiori vendite discografiche al mondo, precedendo un altro re del Rap come Eminem e lo stesso Bruno Mars, classificatosi al sesto posto: cf. IFPI, Global music report 2018. Annual state of industry, in ifpi, (02.03.18), in https://www.ifpi.org/downloads/GMR2018.pdf, (10.06.19).
    [11] Gli altri tre riconoscimenti ricevuti sono Best Rap Album con Damn, Best Rap Song e Best Rap Performance con la canzone Humble, tratta sempre dall’Album Damn.
    [12] Frank GUAN, What it means when Childish Gambino says ‘This is America’, in Vulture, (07.02.218), in https://www.vulture.com/2018/05/what-it-means-when-childish-gambino-says-this-is-america.html, (10.06.19). Il testo originale è in inglese.
    [13] Claudio BIAZZETTI, Charlie Charles: «Mi sono licenziato», in RollingStone, (19.08.17), in: https://www.rollingstone.it/musica/interviste-musica/charlie-charles-mi-sono-licenziato/378206/, (10.06.19), 2.
    [14] Federico PICCININI, La trap è il rock, Sfera Ebbasta è la rockstar, in DJMagitalia, (23.01.19), in: https://www.djmagitalia.com/la-trap-rock-sferaebbasta-la-rockstar/, (10.06.19), 1.
    [15] Andrea LAFFRANCHI, Sfera, re della trap: è il primo italiano nella top 100 mondiale di Spotify, in Corriere della sera, (29.01.18), in https://goo.gl/g42kVv, (10.06.19), 1.
    [16] Cf. Maria BIZZOCO, Record per “peace & love” di Charlie Charles, Sfera Ebbasta e Ghali, in Radio Italia, (06.05.18), in: https://goo.gl/Z6wcrx, (10.06.19), 1-2.
    [17] Raffaella SERINI, Ghemon: «Sono il transgender del rap», in Vanity Fair, (07.08.18), in https://www.vanityfair.it/music/storie-music/2018/03/07/ghemon-mezzanotte-tour-libro-autobiografia-io-sono-depressione, (10.06.19), 1.
    [18] Paola Zukar, produttrice e manager di vari artisti del mondo Hip Hop, ricorda che l’esplosione in termini di popolarità della Trap in Italia è recente, e avviene nel 2016, quando «ragazzi giovani dai 18 ai 25 anni si cimentano in una rap più melodico ma che non centra più nulla con il pop italiano, bensì mutua canoni stilistici precisi della scena statunitense ed europea, soprattutto francese»: Paola ZUKAR, Rap. Una storia italiana, Milano, Baldini & Castoldi, 2017, 261.
    [19] Per un approfondimento di tipo storico-sociale sulla cultura Hip Hop dalle sue origini sino all’evoluzione attuale del sottogenere della Trap si può consultare il seguente contributo: Cosimo ALVATI, La cultura Hip Hop e la Trap Music, in Michal VOJTAS – Piera RUFFINATI, Giovani e scelte di vita. Atti del Congresso Internazionale. Roma, 20-23 settembre 2018, Roma LAS, 2019, 50-78.
    [20] Hugues BAZIN, La cultura hip-hop, Nardò, BESA Editrice, 1995, 30.
    [21] Riccardo ROSA, Dentro la Trap. Viaggio nell’Insta-Music, in Monitor, (18.04.18), in: http://napolimonitor.it/dentro-la-trap-viaggio-nellinsta-music/, (10.06.19), 4.
    [22] Andrea DI QUARTO, La storia del rap. L’Hip hop americano degli anni duemila dalla rinascita al fenomeno della trap. 1988-2108, Milano, Tsunami edizioni, 2018, 288.
    [23] GUÉ PEQUENO, Bling bling (Oro), in https://www.rockol.it/testi/157259950/gue-pequeno-bling-bling-oro, (10.06.19), 1.
    [24] GHALI, Happy Days, in https://www.rockol.it/testi/129383389/ghali-happy-days, (30.10.18), 1.
    [25] ACHILLE LAURO, Cadillac, in https://www.rockol.it/testi/168079733/achille-lauro-cadillac?refresh_ce, (10.06.19), 1.
    [26] ROSA, Dentro la Trap, 4.
    [27] DARK POLO GANG, Cavallini, in https://www.rockol.it/testi/131251365/dark-polo-gang-feat-sfera-ebbasta-cavallini, (10.06.19), 2. La Dark Polo Gang è un gruppo che si è formato a Roma nel 2014 e composto da Nicolò Rapisarda chiamato Tony Effe, Thomas Cerulli in arte Dark Pyrex, Umberto Violo conosciuto come Dark Wayne e infine Dark Side, pseudonimo di Arturo Bruni, che ha lasciato il gruppo nel maggio 2018, cambiando il nome d’arte in Side Baby e annunciando così una svolta importante nella propria vita, lontano dall’abuso di droga e farmaci oppiacei.
    [28] DARK POLO GANG, Cono gelato, in https://www.rockol.it/testi/131070102/dark-polo-gang-cono-gelato, (10.06.19), 2.
    [29] GUÉ PEQUENO, Lamborghini, in https://www.rockol.it/testi/137191528/gue-pequeno-feat-sfera-ebbasta-lamborghini?refresh_ce, (10.06.19), 1.
    [30] GUÉ PEQUENO, Bastardi senza gloria, in https://www.rockol.it/testi/157259952/gue-pequeno-feat-noyz-narcos-bastardi-senza-gloria?refresh_ce, (10.06.19), 1. Il brano e realizzato con la collaborazione del rapper e producer romano Emanuele Frasca in arte Noyz Narcos.
    [31] DARK POLO GANG, Sex on the beach, in https://www.rockol.it/testi/170125331/dark-polo-gang-sex-on-the-beach?refresh_ce, (10.06.19), 1.
    [32] DARK POLO GANG, Cavallini, in https://www.rockol.it/testi/131251365/dark-polo-gang-feat-sfera-ebbasta-cavallini, (10.06.19), 1.
    [33] CAPO PLAZA, Giovane fuoriclasse, in https://www.rockol.it/testi/149123514/capo-plaza-giovane-fuoriclasse?refresh_ce, (10.06.19), 2.
    [34] GUÉ PEQUENO, Guersace, in https://www.rockol.it/testi/131067058/gue-pequeno-guersace?refresh_ce, (10.06.19), 1.
    [35] MYSS KETA, Main Bitch, in https://www.rockol.it/testi/167301427/m-ss-keta-main-bitch, (10.06.19), 1.
    [36] MYSS KETA, Le ragazze di Porta Venezia, in https://www.rockol.it/testi/116833843/m-ss-keta-le-ragazze-di-porta-venezia-versione-ferro-e-fuoco, (10.06.19), 1.
    [37] Ilaria BERNARDINI, Normcore: la nuova tendenza, in «Vogue Italia», 814 (2018) 188.
    [38] MYSS KETA, Xananas, in https://www.rockol.it/testi/131031316/m-ss-keta-feat-populous-xananas, (10.06.19), 1-2. Il titolo si riferisce allo Xanax, un ansiolitico che se preso in dose massicce e non per ragioni curative, crea nell’organismo umano il duplice e contrastante effetto sedativo e adrenalinico.
    [39] SFERA EBBASTA, Sciroppo, in https://www.rockol.it/testi/144230291/sfera-ebbasta-feat-drefgold-sciroppo?refresh_ce, (10.06.19), 1-2. Makutassin è il nome dello sciroppo per la tosse a base di codeina.
    [40] SFERA EBBASTA, Blunt & Sprite, in https://www.rockol.it/testi/106048097/sfera-ebbasta-feat-charlie-charles-blunt-sprite?refres., (10.016.19), 1-2. Blunt è il nome utilizzato per indicare un sigaro a base di Cannabis.
    [41] Daniele SILVESTRI, Argentovivo, in https://www.rockol.it/testi/164338680/daniele-silvestri-feat-rancore-manuel-agnelli-argento-vivo?refresh_ce, (10.06.19), 1.
    [42] SILVESTRI, Argentovivo, 2.


    T e r z a
    p a g i n A


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     Etty


    Semi e cammini 
    di spiritualità
    Il senso nei frammenti
    spighe


    Ritratti di adolescenti
    A cura del MGS


     

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