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    Movimento/partito


    IL FILO DI ARIANNA DELLA POLITICA /12

    Raffaele Mantegazza

    (NPG 2024-02-72)


    Come parlare

    La contrapposizione netta e spesso anche un po’ rozza tra movimenti e partiti ha caratterizzato gran parte della storia politica italiana dell’ultimo decennio. Di solito si contrapponeva la freschezza, la flessibilità, la mobilità dei primi (indicata anche dal nome) alla rigidità e al carattere “vecchio” e “superato” dei secondi. Si tratta di una rappresentazione schematica e non rispondente alla dialettica molto più complessa che lega queste due realtà sociologiche; basti pensare ai tanti movimenti che si sono man mano irrigiditi e sclerotizzati, magari sotto l’influsso di un leader che ha bloccato i cambiamenti e le innovazioni e dall’altro lato ai partiti che invece sono stati caratterizzati da cambiamenti e percorsi di autocritica anche molto radicali. Quello che è certo è che una democrazia non può fare a meno di nessuna tra queste due realtà, ma che confonderle è spesso estremamente dannoso.
    Giuridicamente un partito è una associazione di persone che vogliono fare politica all’interno delle istituzioni, attraverso l’utilizzo della delega elettorale. Che un partito di definisca “movimento” conta poco, rimane comunque un partito così come viene definito dalla logica costituzionale. È infatti all’interno delle istituzioni che agisce un partito e la delegittimazione anche violenta che i partiti hanno spesso subito non a caso si accoppia al disprezzo per le istituzioni (nelle quali poi comunque non si rinuncia ad entrare).
    Lo spazio d’azione dei movimenti è invece la cosiddetta “società civile”: i movimenti ribadiscono con il loro operare la giustissima considerazione per cui si può fare politica anche al di fuori delle istituzioni; la storia del nostro Paese ha conosciuto anche movimenti che facevano politica contro le istituzioni, con esiti spesso anche sanguinosi. Ma il rapporto tra movimento e istituzione (ben tratteggiato dal noto libro di Alberoni) deve comunque essere dialettico: i movimenti esistono anche per stimolare e criticare le istituzioni, e i partiti spesso hanno guardato ai movimenti non solo per attingervi parte della loro classe dirigente, ma anche per attingervi nuove idee e possibilità di rinnovamento: basti pensare al non sempre facile rapporto dei partiti con il movimento operaio, coi movimenti femminista, studentesco, con l’arcipelago dei movimenti ecologisti, ecc.
    Spesso i movimenti nascono a tutela di un particolare diritto o per denunciare una situazione specifica, anche se a volte molti di loro compiono uno sforzo per allargare la loro visione, cercando di connettere la questione specifica al contesto politico e sociale generale; è nata per questo motivo l’idea di un “movimento dei movimenti”, una sorta di rete che tenga conto delle esigenze specifiche dei singoli movimenti per proporre un’azione di cambiamento che tenga insieme il particolare e il generale.
    Un movimento può decidere di compiere il passo verso le istituzioni. E in questo caso, retorica a parte, diventa a tutti gli effetti un partito politico. Se poi dall’interno delle istituzioni trasforma il sano esercizio di critica in retorica anti-partitica o anti-istituzionale, si avvolge in una contraddizione che oltre a indebolire la sua azione rischia di delegittimare la società politica nel suo insieme con conseguenze non propriamente auspicabili.

    Come pensare

    Proviamo a discutere il seguente caso:

    Un gruppo di cittadini che hanno sperimentato il problema delle malattie croniche e si sono sentiti abbandonati dallo Stato fondano il “Movimento per una salute pubblica” (MSP); il movimento si presenta alle elezioni e riesce a far eleggere due deputati. I due affermano che il MSP non è un partito, che si batterà solamente per i diritti dei malati cronici e che si asterrà in Parlamento nelle votazioni che riguardano qualsiasi altro argomento perché non è di loro competenza, e peraltro hanno chiesto il voto solamente per un problema specifico. Se per esempio gli insegnanti vogliono che si discutano i loro problemi, allora che fondino il Movimento per una scuola efficace (MSE).

    Cosa fare

    Da molto tempo in Italia alcune forze politiche mettono in discussione il principio del finanziamento pubblico dei partiti, ovvero l’idea che le spese per la politica debbano essere almeno in parte pagate dalla collettività,
    Proviamo a cercare in rete le possibili spese per un cittadino che voglia essere eletto Sindaco della sua città; quanto spenderebbe per un certo numero di cartelloni elettorali, volantini, per l’affitto della sala per i comizi, per aprire una pagina sui social ecc. E se il cittadino fosse povero chi dovrebbe pagare queste spese?

    Un ministro ha dovuto compiere un viaggio a Vienna per incontrare il suo collega austriaco per una missione di governo. È stato accompagnato dal suo segretario, come previsto dalla legge. Al rientro presenta questa nota spese. Secondo te quali sono da rimborsare e quali no?

    Aereo Milano- Vienna I classe per due persone 4300 €
    Albergo 5 stelle per due persone 7 notti 2100 €
    Giornali e libri 450 €
    Ristorante 1670 €
    Trasporti interni Vienna 500 €
    Fotocopie 300 €
    Telefonate 890 €

    Qualche anno fa un Consigliere Regionale ricevette nella sede della Regione una delegazione di colleghi giapponesi e alla pausa pranzo li portò al ristorante. Per regolamento aveva diritto al rimborso completo di un pasto dall'antipasto fino al dolce. Per far risparmiare la regione scelse di prendere per se stesso solo una piadina e una birra. Presentò successivamente lo scontrino per il rimborso. Un giornale titolò il giorno dopo: “Vergogna: un consigliere chiede il rimborso per una piadina”. Cosa ne pensate?

    Come provare

    Falci, martelli, scudi, edere, garofani; e poi bandiere, ramoscelli di ulivo, spade; i simboli dei partiti ci circondano in campagna elettorale ma spesso cambiano e rischiamo di dimenticarcene. Proviamo a recuperare i simboli dei vari partiti dal 1945 ad oggi e a confrontarli tra loro:
    - Quali sono i più aggressivi?
    - Quali sono i più delicati?
    - A cosa puntano a livello di comunicazione?
    - Possiamo notare delle tendenze generali nei cambiamenti che hanno subito negli anni?
    Confrontiamo queste continue mutazioni con i due simboli dei partiti politici statunitensi (l’asinello e il colore blu per i democratici, l’elefante e il rosso per i repubblicani) e proviamo a chiederci se gli elettori preferiscono simboli nuovi oppure si sentono più sicuri con simbologie che non cambiano

    In una delle sue primissime canzoni, Ambarabaciccicoccò, del 1977, Vasco Rossi si prende gioco dei partiti con un testo apparentemente senza senso:

    Ma tu continua pure ad invecchiare, convinto, sì convinto
    Convinto che il partito è l'unica soluzione
    Ma che rivoluzione e rivoluzione
    È ormai banale quella
    La lotta oggi va condotta col partito all'interno delle strutture
    Perché il partito ti può aiutare
    Perché il partito ti può garantire
    Perché il partito è una conquista sociale
    Perché il partito è un'istituzione
    Ma che rivoluzione e rivoluzione, riforme ci vogliono, riforme
    Sanitarie, agrarie, tributarie, fiscale, sociale
    Ambarabaciccicoccò tre civette sul comò
    Che facevano l'amore con la gatta del dottore tre partiti sul comò
    Che facevano l'amore con l'abc del professore
    Coro: SCEMO, SCEMO, SCEMO

    I partiti sono fondamentali per la democrazia anche se purtroppo a volte rischiano di trasformarsi in gruppi di interesse. Il filosofo francese Alexis de Tocqueville visitò nel 1832 gli Usa e a questo proposito scrisse:

    L’America ha avuto grandi partiti ma ora non più. (…) Non conosco spettacolo al mondo più miserabile e più vergognoso di quello offerto dalle varie cricche (non meritano il nome di partiti) che dividono oggi l’Unione. Rendono manifesti agli occhi di tutti le piccole e vergognose passioni che le travagliano e che in genere si ha cura d nascondere nel fondo del cuore. Quanto all’interesse del paese, nessuno vi presta attenzione e se ne parla soltanto per formalità. (…) È una cosa pietosa vedere che diluvio di grossolane offese, quante piccole maldicenze e quante grosse calunnie riempiano i giornali che sono organi dei partiti e con quale spudorato disprezzo delle convenienze sociali trascinino ogni giorno davanti al tribunale dell’opinione pubblica l’onore delle famiglie e i segreti dei focolari domestici.

    Cosa domandarsi

    Come potrebbe nascere un nuovo partito in Italia? Quale programma dovrebbe avere? Quale nome e quale simbolo?
    Tra i partiti esistenti quali potrebbero fondersi in un unico partito? Come si chiamerebbe? Quale nome e quale simbolo avrebbe?
    Conosciamo i gruppi costituiti dai partiti al parlamento europeo?

     


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