La luce che vuole salire


    PILLOLE LETTERARIE

    Paolo Alliata

    (NPG 2026-07-2)



    «Dove sta lui di casa, una camera che era un ripostiglio, non c’è luce elettrica. La sera accende una candela. La poggia su una sedia, dice che deve stare bassa perché la luce vuole salire. Dice pure che la candela illumina il buio, non lo scaccia. Al fuoco dello stoppino il bicchiere di vino nel vetro piglia luce dentro, l’olio splende, il pane sente il fuoco e si mette a profumare. Che altro vi mangiate, chiedo. La cipolla, dice, quant’è bella vicino alla candela, viene voglia di baciarla anziché di tagliarla. Poi ci mette l’origano, il sale luccica mentre lo fa cadere dal pizzico di dita sul piatto davanti al lume. Mentre dice queste cose conosciute mi capacito che non le ho ancora viste sotto una candela. Sembrano più buone. Sono sostanziose, gli basteranno per volare a Gerusalemme. Poi dice che la stanza diventa più grande con una fiammella sola, sui muri si muovono le ombre e gli tengono compagnia e dice che d’inverno una candela scalda pure.»
    (Erri De Luca, Montedidio)

    Montedidio è il nome di un quartiere povero di Napoli. Nel dopoguerra un tredicenne fa gradualmente conoscenza con Rafaniello, un rabbino sfuggito all’uragano nazista, che del suo villaggio nel nordest d’Europa ha cancellato tracce e memoria. Rafaniello, che si è messo sulla via per Gerusalemme, si è fermato a Napoli per un po’: si è messo a riparare le scarpe per i poveri.
    La stanza dove vive Rafaniello è come il mondo intero. Il regno delle luci e delle ombre. E la candela di Rafaniello è come la fiamma del Vangelo. La candela illumina il buio, non lo scaccia. Il Figlio dell’Altissimo, la Luce del mondo, si fa largo tra le tenebre non per umiliarle, ma per accarezzarle e svegliarle alla vita, per aprirle alla bontà fondamentale delle cose. Alla luce del Vangelo, della vita di Gesù di Nazareth e del racconto che ne tiene viva la memoria tra di noi, le cose ovvie diventano davvero se stesse, sembrano più buone. Anzi, di più: rivelano la loro bontà ancora non riconosciuta. Al fuoco dello stoppino il bicchiere di vino piglia luce dentro, l’olio splende, il pane sente il fuoco e si mette a profumare. Le cose ovvie si svegliano, cantano. Pigliano volume e regalano bontà. Sono sostanziose.
    Che cosa celebriamo nel Natale? La gioia di una Luce che splende nelle tenebre del mondo, facendone emergere tutto il bello e il buono che avvolgono. La dimensione religiosa della vita vuole accompagnare dentro la sconosciuta misteriosa bontà delle cose di ogni giorno.

    Con il gentile permesso del blog Caffestoria e del suo ideatore Simone Varisco