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    La dimensione associativa: i gruppi giovanili per aiutare a crescere (IV/cap. 4 di J.E.Vecchi)


    Juan E.Vecchi - Pastorale giovanile. Una sfida per la comunità ecclesiale - Elledici 1992

     

    Capitolo quarto
    LA DIMENSIONE ASSOCIATIVA: I GRUPPI GIOVANILI PER AIUTARE A CRESCERE

    L'attenzione a questa dimensione del progetto educativo ci sollecita in primo luogo a dare uno sguardo alla situazione, per raccogliere l'attuale domanda giovanile a riguardo dell'esigenza aggregativa, e inoltre a considerare adeguatamente lo sviluppo dell'esperienza associativa in uno stile educativo singolare.

    1. UNO SGUARDO ALLA SITUAZIONE

    Si offre qui una lettura essenziale della domanda giovanile, dell'esperienza associativa ecclesiale e dell'associazionismo in stile educativo.

    1.1. La domanda giovanile

    I giovani si aggregano. È rilevante la presenza di un associazionismo organizzato, oltre a quello che avviene in forma spontanea o scarsamente strutturata.
    Le analisi sociologiche rivelano l'importanza della variabile associazionistica per comprendere più a fondo comportamenti e scelte dei giovani; mettono in luce le motivazioni che spingono i giovani ad aggregarsi; evidenziano i diversi modelli dell'associazionismo e i rischi connessi alle varie formule; e infine aiutano a individuare, mediante il fenomeno associativo, le dinamiche e tendenze che attraversano oggi la società.
    L'importanza della variabile associativa per la vita del giovane è ancor più sottolineata dalla situazione storico-sociale che stiamo vivendo: il giovane, infatti, ha bisogno di un momento propedeutico all'ingresso pieno in una società che si rivela complessa nei rapporti e nelle appartenenze, pluralista nelle concezioni e nelle scelte di vita, e frammentata nei messaggi e nelle proposte di valori.
    La complessità sociale da una parte rende conto di alcune caratteristiche che assume il fenomeno associativo, oggi, come ad esempio, la molteplicità delle aggregazioni, il pluralismo anche contraddittorio di esse, l'esposizione ad una possibile e frequente disgregazione e frammentazione. Dall'altra spinge ancora una volta alla creazione di spazi vivibili dal giovane, quasi «mondi vitali», nei quali ricuperare il senso di una crescita e di una maturazione di sé senza troppi traumi, il riconoscimento dei propri bisogni radicali.
    Secondo la nostra prospettiva occorre leggere la realtà con preoccupazione educativa: attenti cioè a rilevare e selezionare le domande di espressione, di maturazione, di senso che emergono da questo orientamento dei giovani.
    I giovani cercano il gruppo per vari e diversificati motivi.
    Il gruppo, mediante processi di identificazione e di autonomia, porta a termine l'inserimento attivo nella società (socializzazione) iniziato dalla famiglia, continuato dalla scuola e dall'incontro con gli altri.
    Il gruppo sviluppa e matura l'identità personale del giovane mediante l'accettazione di sé e il bisogno di riconoscimento da parte dell'altro.
    Il gruppo, con la progressiva assunzione dei ruoli, orienta il giovane a sperimentare le sue capacità, le sue responsabilità, la fiducia nelle proprie forze e nella risposta all'altro.
    Il gruppo, tramite l'accoglienza incondizionata, offre un ambiente che è affettivamente caldo, coinvolgente, rassicurante, ricco di senso condiviso nelle relazioni interpersonali.
    Il gruppo diventa dunque luogo dove possono essere sperimentatili nuovi ruoli e nuova identità.
    La forma organizzata del gruppo e dell'associazione probabilmente è quella che permette oggi al giovane di consolidare il senso di appartenenza, la possibilità di dialogo e di confronto, esperienze vitali di corresponsabilità, la maturazione di un quadro di riferimento per la propria vita, e infine la partecipazione all'elaborazione ed esecuzione di proposte sociali, culturali, religiose.

    1.2. L'associazionismo nella Chiesa

    La Chiesa che sa di essere comunione, nella realtà storica diventa comunità.
    La Chiesa universale si concretizza e si rende visibile nelle chiese particolari e queste si fanno presenti nelle comunità cristiane a dimensione umana. Così la comunione di vita e di amore che sgorga dal Cristo percorre un duplice movimento guidato dallo Spirito:
    – dalla Chiesa universale alla chiesa particolare e da questa alle sue comunità;
    – dalle comunità cristiane alla chiesa locale e da questa alla Chiesa universale.
    Sin dagli inizi la Chiesa ha operato con tale dinamica, come ci riferiscono gli Atti degli Apostoli. Ogni forma di incontro, di associazione e di comunità ha avuto un appoggio non semplicemente per motivi di strategia, ma soprattutto come espressione del mistero di Chiesa. Di fronte a eventuali difficoltà, che potevano sorgere nella comunità sia riguardo all'ortodossia che alla prassi, i pastori le aiutavano a maturare, in vista della comunione in Cristo e nella Chiesa.
    Anche oggi si rilevano dai documenti ecclesiali sollecitudini e orientamenti simili.
    I gruppi, i movimenti, le associazioni giovanili hanno sempre avuto rilievo nella Chiesa, sia quanto a svariate forme per età ed esperienza dei soggetti, sia quanto al numero globale degli appartenenti. Un'attenta ricostruzione storica metterebbe in luce gli aspetti più caratteristici e salienti, le diverse proposte offerte dall'alto o sorte dal basso, specie a partire dal secolo scorso.
    Oggi si nota un'evoluzione rilevante della realtà associativa in varie direzioni.
    Anzitutto l'esperienza associativa a carattere religioso, dopo un notevole calo alla fine degli anni Sessanta e durante gli anni Settanta, manifesta una singolare vitalità, sotto le più diverse forme.
    Accanto all'associazionismo organizzato si sviluppa una numerosa presenza di gruppi spontanei, che si presentano come luoghi di maturazione umana e cristiana e non sono legati a movimenti o associazioni. Al riguardo si parla di «associazionismo invisibile»: senza collegamenti particolari, circola tra loro una «cultura» legata ai valori della modernità e al modo di vivere il Vangelo proposto dal Concilio.
    Un ulteriore tratto evolutivo si può identificare nel passaggio da un utilizzo funzionale delle forme associative allo scopo di una migliore trasmissione dei contenuti della fede o di un impegno missionario nel mondo, al riconoscimento della validità dell'esperienza associativa come tale per la maturazione e crescita dei giovani.
    Così, dalla considerazione del gruppo ecclesiale quale momento preparatorio all'inserimento nella comunità più ampia (parrocchiale, diocesana...) si passa al riconoscimento del gruppo come luogo tipico di esperienza comunitaria e di vita ecclesiale, per cui, fatti salvi certi criteri di ecclesialità, il gruppo è già Chiesa o parte viva di essa.
    In tale risveglio aggregativo di ispirazione religiosa, oltre al numero dei partecipanti e alla forte presenza in campo ecclesiale e sociale, sono da considerare altri elementi qualificanti:
    – la funzione dei gruppi religiosi nella crescita e maturazione dell'individuo;
    – la rilevanza nella vita del gruppo delle tematiche e dei contenuti di tipo personale e relazionale;
    – la vitalità dei gruppi che si collocano in situazione di raccordo o più di comunione con la grande comunità della Chiesa;
    – la capacità di aggregazione dei movimenti che vengono incontro alle esigenze di formazione e di educazione dei giovani;
    – il ruolo significativo dei gruppi che si presentano con i caratteri di una definita e precisa identità: si offrono come punti di sicuro riferimento, capaci di distinguersi; come luoghi che aiutano a superare la disgregazione e la frammentazione, e a scoprire il senso della vita quotidiana.

    1.3. Gruppi e associazionismo in prospettiva formativa

    Sono molti i progetti educativi che assumono la dimensione associativa con caratteristiche proprie.
    Don Bosco si rivolge alle masse giovanili del popolo: non è pensabile ottenere un'efficace opera di prevenzione e di penetrazione capillare, senza la partecipazione attiva e organizzata degli stessi giovani.
    Ne scaturisce una linea pastorale: cogliendo l'animo giovanile, egli scopre nella prassi la indispensabilità di gruppi e associazioni e li adatta alle esigenze molteplici dei ragazzi, creando per loro, forme associative svariate, con una finalità comune.
    In tali associazioni educative si prende avvio da interessi giovanili, si risponde a situazioni di vita, si segue il graduale cammino di maturazione dei giovani: esse sorgono in un ambiente ampio come forme di corresponsabilità e come fermento di crescita e valorizzano il rapporto adulto-giovane, educatore-educando, ambiente-persona.
    L'esperienza aggregativa si configura quindi sotto il profilo educativo, poiché presuppone una chiara libertà di partecipazione, intende essere autenticamente «opera dei giovani», ha un preciso scopo pedagogico che mira ad aiutare i giovani nella loro crescita, sottolinea la collaborazione all'ambiente educativo e il servizio ai compagni.
    Si qualifica anche nella prospettiva pastorale, perché i gruppi sviluppano una catechesi che intende permeare di fede la vita quotidiana del giovane, promuovono una partecipazione più attiva alla vita ecclesiale, curano il discernimento e la maturazione vocazionale nei partecipanti, incoraggiano alla testimonianza della vita cristiana soprattutto nel proprio ambiente.
    L'esperienza assume in particolare un cammino spirituale, dal momento che sottolinea la riflessione di fede, cerca di far vivere il mistero di Cristo amico dei giovani e si affida a Maria Immacolata aiuto dei cristiani, propone la santità secondo un modello giovanile, porta verso un'esperienza sacramentale più continua e profonda, propone il cammino ascetico dell'adempimento del dovere con generosa creatività, allarga la visuale verso future responsabilità di Chiesa e di società.
    E infine i gruppi si presentano con tipiche caratteristiche organizzative, perché puntano in particolare sul gruppo come luogo educativo, esigono il riferimento di tutti i gruppi all'ambiente o comunità, adeguano i programmi alle caratteristiche dei giovani e ai bisogni dell'ambiente, si danno una normativa che assicuri il normale e continuo funzionamento, sono animate da educatori ispirati a una comune visione pedagogica e spirituale.

    2. IL GRUPPO COME ELEMENTO QUALIFICANTE DELLA PROPOSTA ASSOCIATIVA

    Nella prospettiva educativa il gruppo diventa una scelta qualificante della proposta associativa.
    Le ragioni sono molteplici. Esso costituisce anzitutto una mediazione importante tra il singolo (rischio della solitudine) e la grande massa (rischio dell'anonimia), facendo maturare a poco a poco il «tu» in un «noi».
    Rappresenta per il giovane l'ambiente più efficace per la costruzione di sé: il luogo in cui può crescere sul piano personale, affettivo e relazionale e scorgere soluzioni per i suoi problemi.
    Diventa lo spazio più immediato per rispondere alla domanda di senso e di ragioni di vita che nell'età giovanile costituisce la ricerca più significativa. Il gruppo è uno spazio di creatività, in cui è possibile l'apertura al mondo sociale e al territorio, l'iniziazione a un impegno di servizio, di condivisione e partecipazione. Si presenta fondamentalmente come il luogo privilegiato dove è possibile offrire al giovane un'esperienza di Chiesa e di comunità, dove si possono sperimentare i valori evangelici («Vieni e vedrai...»). Tutto ciò a una condizione: che venga convenientemente «animato» affinché obiettivi e processi corrispondano alle intenzioni educative.

    2.1. Il gruppo: soggetto di formazione

    Un gruppo giovanile è animato quando è consapevole della formazione che gli viene proposta e partecipa creativamente alla formulazione degli obiettivi educativi che lo riguardano e alle attività per raggiungere questi obiettivi.
    Ciò comporta alcune linee di sviluppo presenti, almeno come tendenza, fin dal primo momento della nascita del gruppo, e che vengono assunte in maniera esplicita e consapevole lungo il cammino educativo. Tentiamo ora di formularle.
    Si tratta di passare da un aggregato di persone, che si incontrano per vincere la solitudine o ricavare un profitto individuale, a un soggetto reso unitario dai legami affettivi tra i membri.
    A mano a mano che le interazioni si moltiplicano e si consolidano, il gruppo comincia a sperimentarsi come un tutto, qualcosa in più di una semplice somma di individui.
    Le difficoltà per arrivare a questa unità sono:
    – il culto eccessivo dell'autonomia, che impedisce ai singoli di sentire come significativa l'appartenenza al gruppo;
    – la dipendenza totale dal gruppo, che espone i singoli alla manipolazione fino a far loro perdere la capacità di dare apporti e assumere in proprio responsabilità nella vita comune.
    Bisogna dunque aiutare a vivere il gruppo come un'esperienza decisiva; anche se non l'unica, per la formazione di una mentalità matura e coerente. È animato quel gruppo che, all'inizio magari in modo implicito, si propone di assimilare criticamente il patrimonio culturale e religioso delle generazioni che l'hanno preceduto e di aiutare i suoi membri a dare una risposta personale al senso della vita, reagendo alle sfide che, giorno per giorno, si fanno loro incontro.
    La consapevolezza di questo processo è graduale, ma è decisivo che, come seme, sia presente fin dal primo momento dello stare insieme. Lungo le fasi di sviluppo il gruppo maturerà un atteggiamento sempre più consapevole, critico e attivo:
    – rispetto ai processi formativi che si svolgono al suo interno e nell'ambiente educativo;
    – rispetto alle proposte globali che si vivono nell'ambiente sociale, culturale ed ecclesiale.
    Consapevolezza, partecipazione, controllo dei processi formativi: sono conquiste progressive a cui i giovani possono arrivare con più facilità se vengono incoraggiati dall'ambiente educativo e in particolare dall'animatore.
    Occorre inoltre articolare la vita del gruppo fra capacità e gusto dello stare assieme e capacità e gusto di «impegnarsi per», sapendo che è attraverso queste due modalità che si attua la formazione.
    Non c'è animazione dove lo stare insieme, l'amicizia e la solidarietà reciproca prevalgono sull'impegno, cioè sul realizzare attività in vista di un bene. Allo stesso modo non c'è animazione dove ci si incontra soltanto per esprimere un interesse o per svolgere un servizio, senza dare sufficiente spazio alle relazioni interpersonali e all'amicizia.
    Al di là del punto di partenza, il gruppo sviluppa le sue dimensioni, appropriandosi di una alla luce dell'altra, in una lenta e progressiva maturazione. Si cresce attraverso l'esperienza complessiva del fare gruppo.

    2.2. Il metodo formativo di gruppo

    Il gruppo è animato quando persegue la formazione dei suoi membri attraverso il metodo di gruppo.
    Il metodo è il modo di organizzare le risorse e gli interventi per raggiungere gli obiettivi educativi, una volta che il gruppo se ne è reso consapevole e partecipe. Si tratta di un'organizzazione razionale, organica, coerente.
    L'espressione metodo di gruppo può celare significati ambigui che conviene chiarire. Non si adopera il metodo «di gruppo» quando la formazione:
    – avviene a fianco, in modo parallelo all'esperienza che il gruppo sta vivendo;
    – viene ridotta soltanto ad alcuni momenti o attività;
    – viene svolta di prevalenza in relazioni a «tu per tu» tra l'animatore e il singolo membro del gruppo;
    – viene attribuita soltanto a quei momenti in cui l'animatore propone contenuti culturali o religiosi e si nega invece valore educativo alle iniziative che provengono dal basso, legate a interessi personali.
    Positivamente il metodo di gruppo si caratterizza per alcuni tratti che sottolineano ancora una volta che il gruppo è soggetto, e non soltanto un mezzo, di educazione.

    L'energia educativa del gruppo
    Il primo tratto è certamente utilizzare l'energia del gruppo in forma educativa.
    Le interazioni di gruppo scatenano energie che potenziano quelle che di solito vengono impiegate dai singoli per costruire se stessi: legami affettivi, contrapposizioni e confronto, mete comuni, sentimenti di appartenenza. Esse impegnano i singoli a cambiare se stessi, gli altri, la società, la Chiesa.
    È necessario allora creare un contesto relazionale in cui l'individuo si senta a tal punto accolto e confermato come persona, che mette in discussione il proprio modo di pensare e di agire, riconosce i propri pregi e limiti, accetta se stesso e gli altri, rispettandone la diversità e l'autonomia.
    Allo stesso tempo entra in contatto con le proposte culturali e religiose dell'ambiente, apprende a ristrutturare la propria scala di valori e a riprogettare la propria vita.
    Si coglie l'originalità del metodo del gruppo se si guarda ad altri modi di procedere dove l'attenzione è prevalentemente centrata sul peso dei contenuti e sulla loro forza di convincimento, o sul fascino carismatico di un leader, o sull'appello alla coerenza, e dove si dà invece importanza secondaria ai confronti, alle condivisioni, alle elaborazioni comuni dei valori.

    Il gruppo: laboratorio di vita
    Riconosciute come educative le energie tipiche del gruppo, si tratta di fare del gruppo un piccolo «laboratorio» della più vasta vita sociale ed ecclesiale.
    Il gruppo riproduce, in un ambiente più semplice come organizzazione e più facile da «controllare», il vasto mondo sociale ed ecclesiale dentro il quale i giovani rischiano di disperdersi e di non inserirsi attivamente. Il gruppo vuol essere un piccolo laboratorio in cui esercitarsi a vivere come uomini e cristiani, a stabilire legami e svolgere attività nelle quali essere protagonisti delle proposte e non semplici destinatari-acquirenti di prodotti culturali o religiosi.
    Il metodo del gruppo non isola dalla società e dalla Chiesa, ma mette insieme, anche se in piccolo, i processi che avvengono in esse. In questo senso permette di fare esperienza di Chiesa e di società.
    Della società e della Chiesa, il gruppo riproduce la pluralità delle persone, la loro diversità, la ricerca di una convivenza che rispecchi l'autonomia dei singoli e la solidarietà fra tutti, non solo nella linea dell'amicizia, ma anche dei valori comuni.
    Della società e della Chiesa il gruppo riproduce la struttura «sociale», facendo sperimentare che il rispetto delle regole e norme – e, dunque, anche l'accettazione di limiti alla propria libertà –è un arricchimento per tutti.
    Della società e della Chiesa il gruppo riproduce anche il difficile ma essenziale rapporto dei singoli con l'autorità e con le sue diverse personificazioni.
    Il gruppo è il luogo di abilitazione a una obbedienza critica e costruttiva, fuori di ogni conformismo e dipendenza, dove la propria coscienza si lascia misurare dall'autorità e dalla «istituzione» sociale ed ecclesiale che essa rappresenta.
    Costituendosi come piccolo laboratorio, il gruppo aiuta a maturare un rapporto critico e positivo con la società, a dialogare e a controllare i processi culturali. In molti casi finisce per essere di giusto contrappeso alle eccessive pressioni della società verso i giovani. Filtra criticamente i messaggi, ma soprattutto rafforza gli «anticorpi» per sottrarsi a ogni conformismo.

    Apprendimento per esperienza
    Ne consegue allora l'altro tratto del metodo di gruppo: apprendere per esperienza.
    Con questa espressione intendiamo fare riferimento a tre caratteristiche:
    – il procedere per esperienza di gruppo;
    – l'apprendere dalla riflessione critica sulle esperienze;
    – il valorizzare i «contenuti» culturali e religiosi insiti nell'esperienza o che da essa si sprigionano.
    Procedere per esperienze di gruppo significa non tanto svolgere attività interessanti, ma fare di queste una esperienza di collaborazione attiva e critica fra tutti, attraverso la valorizzazione della competenza di ognuno. Lavorare assieme permette di attingere la dimensione profonda del fare gruppo. È formativo non solo ciò che si fa, ma come lo si fa. Il senso di gruppo che ne scaturisce crea comunione di affetto e di valori, apre orizzonti di senso a cui l'individuo da solo non potrebbe giungere.
    Apprendere dalla riflessione critica sulle esperienze è cogliere, discernere e decidersi di fronte ai messaggi che esse nascondono. Ciò richiede momenti di riflessione, in cui ciascuno esercita la sua capacità intuitiva e intellettiva, affinché il messaggio dell'esperienza entri a far parte in modo consapevole del patrimonio del gruppo e dei singoli. In una società che offre molte possibilità, i giovani sono in grado di permettersi diverse esperienze temporanee, incluse quelle associative, religiose, di volontariato. Essi spesso consumano esperienze. Gli animatori, a volte, rimangono colpiti dal fatto che dopo un'attività formativa non si decantino convinzioni o ideali proporzionati, anche se la memoria dell'esperienza è gratificante; ma questa è una conseguenza logica del consumo acritico delle «novità».
    Valorizzare i contenuti culturali e religiosi proposti, per far giungere i giovani a una sintesi personale, comporta il non lasciar passare né semplicemente consegnare loro quanto l'esperienza sprigiona, ma aiutarli a elaborare e integrare nel proprio vissuto idee, acquisizioni, modi di vivere.
    L'animazione non offre contenuti a fianco dell'esperienza, ma li offre incarnati in una esperienza: invita il gruppo, partendo dalle proprie attese e intuizioni, a scoprirne e ricercarne i valori nascosti.
    I contenuti possono così essere appresi in concreto, sapendo da una parte che l'esperienza veicola i valori come germi e li rende affascinanti; dall'altra che c'è bisogno di momenti in cui riorganizzarli in modo riflesso.

    Apprendimento per ricerca
    Proprio del metodo del gruppo è ancora apprendere per ricerca. Il metodo di ricerca si oppone a una formazione come trasferimento verbale di verità preconfezionate. Ma si oppone anche all'ipotesi secondo cui, soprattutto per quanto riguarda le grandi verità e i valori, l'individuo va lasciato al suo libero e spontaneo movimento.
    La ricerca è una via articolata in cui possono essere rintracciate diverse fasi. L'insieme di esse trova la giustificazione nel principio che i contenuti vanno proposti in modo significativo per il soggetto, in modo cioè capace di entrare in contatto con il cammino umano e di fede che egli sta percorrendo.
    Alcune tappe della ricerca possono essere esplicitate.
    Suscitare le domande sottese al vissuto giovanile. Per questo si richiede condivisione quotidiana con i giovani, valorizzazione dei loro interessi, intuizione delle attese, distinguendo tra attese superficiali e profonde e fra attese indotte dall'ambiente e attese soggettive.
    Questo comporta l'impegno dell'animatore per aiutarli a esprimere con parole proprie e a chiamare per nome i problemi, gli interrogativi vaghi, i disagi...
    Selezionare i contenuti culturali e religiosi. Fra i tanti messaggi a disposizione, si tratta di individuare quelli maggiormente capaci di parlare alla mente e al cuore dei giovani, in quanto risposta provocante alle loro attese e alle loro domande. Per questo è necessario preoccuparsi che quanto si propone sia illuminante e assimilabile. Si chiede quindi una profonda conoscenza dei nuclei nevralgici dove convergono e si ricollegano i messaggi.
    Proporre i contenuti culturali e religiosi non come formule-soluzioni da accettare o rifiutare, ma come piste di ricerca personale e di gruppo. Il cuore della ricerca è lo sforzo di individuare la sintonia fra domande e contenuti. Il processo è di tipo circolare: dalle domande alla proposta e viceversa. Domande e proposte si illuminano reciprocamente attraverso un lavoro paziente e critico.
    La via della ricerca, in questa fase, implica il dialogo, l'esercizio della criticità, la presenza del dubbio, il paziente confronto tra attese e proposte.
    Riformulare i contenuti in modo creativo e, quindi, ridirli con il linguaggio tipico del gruppo. Solo così possono entrare a far parte di un proprio patrimonio culturale e religioso. È necessario inoltre individuare le possibili applicazioni dei nuovi contenuti alla vita personale e del gruppo, come a quella ecclesiale e sociale. Essi diventano inizio di una nuova azione, di un nuovo modo di vivere, di nuovi impegni dentro e fuori del gruppo.

    Apprendimento di un metodo di azione
    Infine appartiene al metodo di gruppo la sperimentazione e il consolidamento di un particolare metodo di azione da applicare sia nella vita sociale ed ecclesiale sia all'interno del gruppo medesimo. Per metodo di azione si intende un procedimento razionale, sufficientemente provato, per intervenire in modo corretto in ogni situazione che richieda capacità di organizzarsi, soprattutto quando l'obiettivo è produrre un cambiamento.
    Questo procedimento prevede alcuni momenti che il gruppo apprende ad applicare attraverso una pratica continua.
    L'analisi e la diagnosi. Di fronte a una situazione il gruppo cerca di avere il massimo delle informazioni possibili, per capirla in forma sufficiente e obiettiva. Dall'analisi si passa a un'interpretazione globale attraverso un lavoro comune, fino a cogliere i problemi di fondo e le loro cause, le sfide a cui rispondere.
    La valutazione dei dati risultanti dall'analisi e dalla diagnosi. Valutare comporta far ricorso ai valori culturali e religiosi in cui il gruppo si riconosce, per illuminare la situazione, darne un giudizio e aprire nuove strade verso il futuro. I criteri di valutazione diventano così anche i criteri per una nuova progettazione.
    L'elaborazione di un progetto d'intervento organico e razionale. Il gruppo prevede gli obiettivi da raggiungere, le strategie o modalità generali di azione da adoperare, le iniziative concrete, l'organizzazione del gruppo e la distribuzione dei compiti durante l'azione, le alternative in caso di imprevisti o insuccessi, gli indicatori per verificare se gli obiettivi sono stati raggiunti.
    La verifica dell'azione svolta che è anche momento di riprogettazione. Il gruppo matura se sa essere obiettivo e critico sui risultati, sa trarre lezioni positive anche dagli errori e sconfitte, sa riprendere con coraggio e fantasia il cammino in avanti, utilizzando l'esperienza fatta e tentando, più che di ripetere il passato, di far fronte alle nuove sfide con il metodo acquisito.

    2.3. L'animatore, un adulto con funzione specifica

    La funzione che occupa l'adulto nel metodo del gruppo, considerato come soggetto di formazione, ha confini relativamente precisi, ma anche un grande margine di libertà e creatività. Al gruppo e ai singoli egli si presenta come una figura caratteristica.
    Stabilisce con il gruppo una relazione connotata da alcune «tensioni» di cui è cosciente e che coltiva come segreto delle sue possibilità educative.
    La tensione tra empatia e distanza. L'animatore dimostra fiducia verso ciascuno nell'accoglienza, nella voglia di stare assieme anche nei momenti di svago; allo stesso tempo mantiene l'autonomia rispetto alle amicizie dei singoli e dei sottogruppi. È amico di ognuno, ma insieme di tutti. È amico dei giovani, ma non come lo sono i giovani tra di loro. Conserva sempre quella neutralità che gli consente di non essere né di apparire uno che cattura le persone per la propria causa; inoltre si colloca sempre come mediatore tra i giovani e i valori.
    La tensione tra la trasmissione di quello che ha acquisito e la ricerca comune. Lascia intravedere ai giovani i mondi loro preesistenti e il bagaglio culturale e religioso che vuole condividere per essere loro di aiuto. Manifesta contemporaneamente anche l'esigenza di ascoltarli con curiosità e attenzione, convinto che le loro intuizioni sono arricchenti per tutti.
    La tensione tra la propria autorevolezza e il senso dell'uguaglianza. Propone i valori in cui crede e fa appello alla propria credibilità personale per provocare a credere negli stessi valori, fondandosi sull'esperienza di vita e sul servizio gratuito al gruppo. Ma allo stesso tempo fa circolare le informazioni con veracità e senza restrizioni, suscita il dialogo, rispetta l'originalità di ognuno, lascia al gruppo decidere secondo le proprie dinamiche.
    La tensione tra esercizio del ruolo e l'espressione personale. Come tecnico di gruppo, agisce secondo le regole e le norme previste dal gruppo, che egli è chiamato a far rispettare; non instaura nel gruppo forze improvvise di rapporti o decisioni, né usa un sistema paternalistico: sarebbe diseducativo per i giovani.
    Si lascia peraltro avvicinare come persona e sa manifestare la propria espressività nel gioco, nella preghiera, nel dialogo, nei momenti in cui si esprime il gusto dello stare insieme.

    Le modalità di aiuto
    La competenza educativa dell'animatore accettato e riconosciuto nel gruppo porta a svolgere il ruolo secondo alcune modalità tipiche.
    Egli aiuta a far prendere coscienza: il gruppo ha la propria realtà, un contesto dove opera, qualche aspirazione che cerca di raggiungere. Deve poter formulare le attese, cogliere obiettivamente la situazione in cui agisce, interiorizzare il progetto. Piuttosto che «dare» soluzioni o «risolvere» problemi, l'animatore aiuta il gruppo ad accorgersi, a rendersi conto, a essere consapevole, a scoprire quello che succede dentro e fuori di esso.
    Egli allarga l'orizzonte del gruppo fornendo informazioni: in base alla sua esperienza personale e culturale, è in qualche modo depositario, anche se non l'unico, di una tradizione culturale. Offre alcune informazioni ed è in grado di indicare dove reperirne altre. Le informazioni si riferiscono ai rapporti, alla struttura, alle utopie del gruppo, al contesto socio-culturale, ai processi personali. Hanno una doppia funzione: aiutano il gruppo ad approfondire quello di cui è consapevole e spingono ad andare oltre nella conoscenza della realtà.
    Egli accompagna il gruppo nel prendere decisioni. Attento a non sostituirsi al gruppo, lo aiuta però a pronunciarsi di fronte ai fatti. Sa pure rimettere in discussione le cose, quando non sono consone alla volontà intima del gruppo, quando le scelte sono state fatte in modo affrettato o risultano contraddittorie rispetto alle attese e dichiarazioni, quando sono manovrate da pressioni o indotte da condizionamenti interni ed esterni.
    Egli sostiene il gruppo nella fatica di passare dalle parole ai fatti, dal dialogo all'azione. Facilita la divisione dei compiti, il coordinamento degli interventi, la verifica. Nell'esercitare questo compito, l'animatore è insieme comprensivo ed esigente. Sollecita sempre ad agire responsabilmente.
    Ne possono nascere momenti di conflitto e sofferenza, ma sa pazientare e, se necessario, riconoscere che le cose decise erano irrealizzabili. In questo caso aiuta il gruppo a maturare nuove decisioni in base a informazioni più precise.

    La funzione globale e i compiti particolari dell'animatore
    È impossibile ora specificare la funzione globale dell'animatore e, all'interno di essa, individuare alcuni compiti particolari.
    La funzione generale consiste nel garantire con la sua presenza e competenza l'unità e la qualità dell'itinerario formativo del gruppo. Un gruppo è convenientemente animato se riesce a percorrere un cammino in cui il profilo del suo ciclo vitale come gruppo e le fasi di una crescita umana e di fede si integrano a vicenda, fino a costituire un unico itinerario.
    A mano a mano che dalla prima incipiente aggregazione il gruppo passa alla maturità di rapporti, per finire poi nello scioglimento, va anche approfondendo la maturità culturale e la riflessione di fede: passa da un primo confronto sui temi della vita alla riflessione sistematica della fede e all'apprendimento della vita cristiana, per sfociare nella scelta vocazionale.

    3. I PASSI DI UN PROCESSO

    La scelta educativa fa impostare l'associazionismo secondo precisi criteri pedagogici, che comprendono la centralità del giovane, l'unità del soggetto che va considerata in ogni intervento, la convergenza e la coerenza delle diverse proposte, la gradualità e la progressività del cammino formativo.
    Ci suggerisce anche una metodologia con i diversi momenti. Il primo è l'esperienza: dare la parola agli avvenimenti. Esso comporta:
    – Un punto di partenza: una proposta associativa che voglia essere educativa parte dalle domande dei ragazzi, dalle loro esigenze e attese, che sono sempre in relazione alla fase evolutiva e alla condizione socio-culturale in cui sono immersi. Non si può dire il Vangelo dimenticando l'esistenza.
    – Una dinamica nell'azione educativo-pastorale: perché il messaggio di Cristo operi la trasformazione dei giovani, la realtà vissuta quotidianamente deve essere ripensata con sincerità nella sua consistenza e confrontata con la parola di Dio che illumina ogni situazione, celebrata nella preghiera personale e comunitaria e riconsegnata per essere vissuta in modo diverso e nuovo.
    – Una fase propositiva: questa caratterizza l'accoglienza della domanda giovanile e l'approfondimento dell'esperienza; va realizzata con gradualità, facendo toccare con mano e dal vivo i messaggi, anche quelli più grandi e affascinanti e portando verso i limiti le stesse domande.
    Il secondo momento è la condivisione: dare la parola alla comunità. Condividere significa costruire comunione con le sfide che la vita solleva.
    L'associazionismo al di dentro del gruppo intende:
    – favorire tra i membri i rapporti interpersonali, la circolazione delle domande, attese e proposte dei singoli, che prendono un primo contatto coi problemi concreti, scoprendo in se stessi bisogni e ricchezze;
    – elaborare assieme un progetto di servizio con molteplici manifestazioni.
    Nei confronti della realtà esterna il gruppo vuole:
    – intessere un dialogo continuo con le altre esperienze presenti nella vita del giovane: la famiglia, la scuola, gli ambienti educativi in cui il giovane è inserito;
    – aprirsi al dialogo, al confronto, alla collaborazione, favorendo l'incontro dei ragazzi e dei giovani, formati agli stessi valori e capaci di usare lo stesso linguaggio, in modo tale che possano sentire la gioia di essere in tanti nel proclamare che oggi e sempre il Cristo è il Signore;
    – arricchirsi dell'apporto originale di altri gruppi che vivono nell'ambiente: partendo da un interesse settoriale, da una dimensione privilegiata, ricuperare in modo adeguato in collaborazione con altri gruppi le altre dimensioni del progetto cristiano salesiano;
    – favorire l'incontro a livello di chiesa locale;
    – inserirsi nella comunità umana, nel territorio, nelle sue diverse istituzioni. Evitando ogni strumentalizzazione il gruppo educa i suoi membri a partecipare, e talvolta partecipa come gruppo, ai problemi della gente con la quale vive e di cui condivide gioie e dolori, delusioni e speranze; e pone un'attenzione particolare nella formazione al confronto con la cultura, soprattutto alla comunicazione di essa attraverso i mezzi di cui oggi la società dispone.
    Il terzo momento sta nel discernimento, inteso come processo piuttosto che come metodo particolare: insegnare a praticare il «vedere, giudicare e agire». Ciò si può riferire in forma unitaria alla persona, al gruppo, alla situazione in cui si è inseriti.
    Il gruppo educativamente valido abilita all'analisi, al giudizio e all'intervento sulla realtà.
    In concreto questo esige:
    – aiutare a percepire obiettivamente una situazione: nei suoi dati reali e nelle sue cause immediate e profonde, nelle sue distorsioni e nei motivi che pretendono giustificarla;
    – aiutare ad assumere la responsabilità in prima persona. Il gruppo non deve allontanare dalle situazioni in cui si richiede un intervento trasformante;
    – aiutare ad approfondire quadri di riferimenti attraverso cui interpretare cristianamente situazioni personali, gruppali e sociali;
    – aiutare a impostare gli obiettivi e la programmazione del cammino e degli interventi nel gruppo, in consonanza con la situazione che vive e l'ambiente in cui è inserito.
    Il quarto momento consiste nell'azione: un servizio per il superamento di situazioni disumanizzanti. Bisogna rendere i giovani capaci di farsi educatori dei compagni e di dare un contributo alla costruzione della società e del Regno di Dio. Tale azione, momento di un processo in circolarità con altri, non parte solo dall'ispirazione del soggetto, ma è determinata dalla situazione.
    Nella prassi dei nostri gruppi cogliamo queste forme di servizio da parte dei giovani:
    – collaborazione e disponibilità generosa all'interno dello stesso gruppo;
    – impegno come «animatori» di gruppi dei più giovani;
    – responsabilità e partecipazione attiva in ambienti e programmi educativi;
    – intervento nel quartiere, in situazioni di povertà e bisogni;
    – servizio apostolico nella Chiesa;
    – volontariato civile e missionario temporaneo.


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