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    Rettor Maggiore dei Salesiani

    1. Quale bilancio traccia dei suoi sei anni come Rettor Maggiore?

    Nei primi giorni del Capitolo Generale una delle mie responsabilità è stata quella di presentare ai 247 membri del Capitolo Generale 28° della Congregazione Salesiana la Relazione sullo stato della Congregazione, che ha lo scopo di offrire un bilancio, il più obiettivo possibile, delle conquiste e delle carenze, della strada percorsa e di ciò che resta da fare, dei punti di forza e di debolezza che ci caratterizzano, come Salesiani di Don Bosco, presenti nelle 134 nazioni del mondo, suddivisi in 90 province religiose che chiamiamo ispettorie.
    Durante questi sei anni ho portato nel mio cuore un desiderio e una profonda convinzione, che è stata molte volte la ragione della mia preghiera personale: che alla fine dei sei anni la Congregazione salesiana potesse essere ancora più fedele al carisma ricevuto da Don Bosco.
    E nonostante il fatto evidente che esistano fragilità umane, credo di poter affermare che la Congregazione salesiana, oggi, continua a essere una parte molto viva della Chiesa, in grado di creare quella comunione con le realtà ecclesiali nei paesi nei quali siamo. L’evangelizzazione e l’educazione alla fede sono la priorità carismatica che viene portata avanti attraverso l’educazione e la formazione integrale della persona. Continuiamo a dare la vita ai giovani in tutte le parti del mondo; non ci siamo allontanati dai più poveri, anche se le realtà del mondo nei cinque continenti sono molto diverse. Ritengo di poter affermare che la Congregazione vive anni di profonda serenità e desidera essere significativa ogni volta che si tratta di servire specialmente i giovani e le loro famiglie.

    2. Qual era il programma delle tre settimane del Capitolo che non avete potute svolgere?

    Anzitutto va ricordato che abbiamo dovuto concludere – e non solo interrompere – il Capitolo Generale tre settimane prima a causa del Coronavirus (Covid-19), e in obbedienza alle norme emanate dal Governo italiano. Poiché avevamo la sensazione che, a causa dell’emergenza sanitaria, ci sarebbe stata la possibilità di interrompere il Capitolo, si è deciso di anticipare di una settimana il discernimento per l’elezione del Rettor Maggiore e dell’intero Consiglio Generale. Questo processo si è svolto durante la quarta settimana, al termine della quale sono cominciati i rientri dei confratelli nei propri paesi di origine; e non senza difficoltà. Infatti 46 capitolari sono a tutt’oggi ancora a Valdocco perché non hanno potuto rientrare nei rispettivi Paesi.
    Sono rimaste da completare la parte di lavoro inerente alla discussione in assemblea delle differenti proposte studiate all’interno delle commissioni e la votazione del documento finale, emerso dala riflessione delle tre settimane precedenti. Ciò non è stato possibile e pertanto non abbiamo un documento finale approvato dall’assemblea capitolare, ma ampie riflessioni e deliberazioni che il Rettor Maggiore con il suo Consiglio dovrà assumere come progetto di animazione e di governo e che dovranno essere trasmesse a tutto il mondo salesiano, appena il Consiglio generale potrà radunarsi per la prima volta.

    3. È possibile recuperare ora questo lavoro?

    No. Questo è il lavoro del Capitolo è non verrà svolto perché i membri del Capitolo generale non verranno riconvocati. In ogni caso non si tratta di un Capitolo Generale fallito. Infatti, sebbene non si possa parlare di un documento capitolare approvato in Assemblea, avremo precise linee guida e riflessioni nate dal Capitolo stesso e dalle sue commissioni, che saranno raccolte in un documento che sarà inviato a tutta la Congregazione. Il Consiglio Generale ha ricevuto il compito di assumere le riflessioni capitolari e mediante esse preparare il piano di animazione e governo per i prossimi sei anni.

    4. Come sta affrontando la sua rielezione?

    Lo vivo con grande serenità, con coraggio e tanta speranza. Come ho detto durante il Capitolo, ero pronto sia a concludere il mio servizio sia a continuarlo. Mi sono sentito assolutamente libero. Non mi aspettavo niente. Per questo motivo, accolgo con favore la rielezione e la accetto con tutta la responsabilità e l’entusiasmo; ma, come ho appena detto, sentendomi molto libero.
    Naturalmente, il secondo sessennio non sarà come il primo. Ora conosco bene la Congregazione e la sua presenza nelle 134 nazioni, di cui ne ho visitate 100. Pertanto, sarà un’opportunità per essere più incisivo in ciò che è essenziale, soprattutto per accompagnare i processi dove è più necessario; un’opportunità per sognare e aprire nuove presenze purché siano in prima linea per l’evangelizzazione e per l’educazione dei più poveri. Saranno anni in cui continueremo a rendere realtà ciò che non ammette discussioni in Congregazione: non possiamo abbandonare nessuna frontiera missionaria, né le presenze centenarie in Amazzonia. Ricordo un fatto: nell’intera regione amazzonica (che comprende 4 nazioni nelle quali ci troviamo come salesiani), condividiamo la vita con 63 popolazioni indigene. Come salesiani, figli di Don Bosco, questo rappresenta un elemento carismatico essenziale e indiscutibile per noi. Posso dire lo stesso delle presenze sulla Cordillera delle Ande, come anche in altre parti del mondo.

    5. Avete consultato tutti i giovani salesiani del mondo. Quali sono state le risposte dei giovani? Cosa vi hanno trasmesso? Cosa chiedono i giovani alla Congregazione?

    Sì, è vero. Devo dire che – considerato anche l’interesse dei lettori – si è trattato di un Capitolo generale salesiano nel quale, nei due anni di preparazione che l’hanno preceduto, sono state svolte due importanti e significative consultazioni. Uno con riferimento alla formazione di giovani salesiani. E in esso abbiamo dato la parola a 3.670 giovani salesiani, che sono nei loro primi anni di professione religiosa. Essi ci hanno raccontato tante cose molto interessanti su come appaiono e cosa pensano dei giovani (sicuramente giovani salesiani consacrati, ma giovani come i loro coetanei).
    Le altre consultazioni hanno interessato i giovani delle migliaia di presenze salesiane nel mondo. E, infine, abbiamo avuto un gruppo di giovani dei cinque continenti che ha condiviso un’intersa settimana con noi a Valdocco.
    La loro presenza ha trasmesso freschezza, vitalità, gioia. E sono stati molto convincenti e chiari nel loro messaggio. Ci hanno detto che ci vogliono bene, che amano i salesiani e che ci vogliono al loro fianco nel cammino della vita. Ci hanno chiesto di accompagnarli negli anni in cui hanno più bisogno di noi. Ci hanno detto di lasciarci amare da loro. Ci hanno chiesto di essere amici, i loro fratelli e sempre padri perché, per quanto forti siano stati, «molti giovani nel mondo sperimentano l’assenza di padri. Ci manca l’esperienza di paternità». E, infine, con emozione in così tanti momenti ci hanno detto: «Abbiamo soprattutto bisogno che voi ci mostriate e diciate mille volte di più che Dio ci ama».

    6. Non so se ha avuto la possibilità di parlare con il Papa dopo la sua rielezione. Cosa le ha detto?

    Non ho parlato con il Santo Padre dopo la mia rielezione, ma l’ho fatto il venerdì precedente. Prima il Papa mi ha dato un messaggio per tutti i capitolari e dopo abbiamo parlato al telefono, quando lui stesso mi ha chiamato. Potete immaginare cosa significasse per un intero Capitolo Generale come il nostro che il Santo Padre ci ha chiamato per dirci che ci stava inviando qualcosa di importante per lui e per noi. Un messaggio, che non ha nulla di formale e che diventa un programma per tutti noi. Un magnifico messaggio che stiamo già traducendo nelle linee di governo dei prossimi anni. Indubbiamente abbiamo un Papa che ama tutti nella Chiesa e ama ogni uomo e donna di buona volontà. E anche noi come Congregazione e Famiglia Salesiana ci sentiamo molto benvoluti dal Santo Padre. Per me è più che evidente che viviamo un momento di grazia nella Chiesa, in mezzo a così tanto dolore e a così tanta fragilità che interessa la Chiesa stessa.

    7. Quali sono le linee programmatiche per il prossimo sessennio?

    Si può immaginare che dobbiamo ancora approfondire ciò che vogliamo progettare per i prossimi sei anni, ma posso dire che i nostri sforzi andranno in questa direzione:
    → Dobbiamo continuare a crescere nell’identità carismatica, cioè dire cosa significa oggi, nel XXI secolo, essere salesiani di Don Bosco come lui voleva che fossimo ed essere consapevoli della priorità della nostra vocazione di evangelizzatori dei giovani, educatori per loro insieme a le loro famiglie e testimoni dell’Amore di Dio per loro.
    → Oggi siamo più che mai chiamati a stare affettivamente ed effettivamente tra i giovani. Cioè, per tornare sempre più a Don Bosco. Chiamo questo il “sacramento salesiano” della presenza.
    → La formazione del salesiano e del giovane salesiano di cui il mondo e la Chiesa hanno bisogno oggi, ovunque ci troviamo, è una priorità per noi. A nessuno serve un genericismo che uccide la parte più essenziale del nostro carisma.
    → Sogno che quando si sente dire la parola salesiano oggi nel mondo e nelle nostre società, le persone e le molte persone di buona volontà capiscano che parlano dei figli di Don Bosco che sono e vivono per i giovani, che li amano “pazzamente”, come Dio ama i suoi figli e le sue figlie, e che compiono scelte coraggiose e radicali per loro.
    → È l’ora della generosità nella nostra Congregazione intesa come disponibilità di tutti i 14.500 salesiani nel mondo, che devono aiutarsi dovunque, in qualsiasi paese e nazione. Non siamo salesiani per una terra o per una regione. Siamo salesiani di Don Bosco, e la missione e i ragazzi e le ragazze che non hanno opportunità, gli scartati, i più fragili, potrebbero aspettarci e aver bisogno di noi nei luoghi più diversi. Dobbiamo raggiungerli e, per far questo, chiameremo salesiani da un paese e da un altro per continuare ad allargare gli orizzonti e le nuove frontiere della missione salesiana.
    → Infine, intendiamo continuare a crescere in ciò che è già una grande forza e un vero dono oggi. Riguarda la realtà della famiglia salesiana nel mondo e la sua missione educativa ed evangelizzatrice che condividiamo con centinaia di migliaia di laici nei paesi ai quali ho già fatto riferimento. Questa è ancora forza e sfida allo stesso tempo.

    8. Cosa le accadrà alla fine di questo secondo mandato? Cosa farà?

    Molto semplicemente, se godrò ancora del dono della vita, il giorno in cui il nuovo Rettor Maggiore sarà eletto, tra sei anni, in quel preciso momento smetterò di presiedere il Capitolo Generale. Il nuovo Rettor Maggiore continuerà a guidare il Capitolo. Io continuerò a partecipare all’assemblea capitolare e alla fine darò la mia disponibilità al Rettor Maggiore. Sì, ho le idee chiare su ciò che desidererei: vivere gli anni futuri in qualsiasi ambiente semplice, in qualsiasi luogo della missione sulle Ande o su altre montagne, nei luoghi di missione tra i più poveri, tra le persone umili, in una semplice parrocchia, oppure in centro giovanile e oratorio salesiano per ragazzi e ragazze poveri, o in una casa di accoglienza per i ragazzi di strada. Questo è il mio sogno e spero che mi sia permesso di viverlo.

    9. Prima del coronavirus: si parlava molto di prevenzione degli abusi e delle donne. In che modo i salesiani affrontano entrambe le situazioni? Quali misure hanno attuato i salesiani in entrambi i campi?

    È certamente una delle pagine più tristi della storia della Chiesa. Ed è la più grande tragedia e il danno che un salesiano può fare, poiché abbiamo promesso, come Don Bosco, che la nostra vita sarebbe stata per i giovani.
    Vi posso assicurare che da molti anni (posso parlarvi dalla mia esperienza come Ispettore dal 2000) stiamo consolidando e costruendo un codice etico in tutte le parti del mondo in cui ci troviamo.
    E aggiungo un’altra sfumatura: da molto tempo, e si è avvertito molto fortemente nella in questo Capitolo Generale, parliamo, in piena sintonia con il Sinodo dei Vescovi sui giovani, e in comunione con l’Esortazione apostolica del Papa su questo argomento, su tutti i tipi di abuso. Ho chiesto alla nostra Congregazione una scelta radicale, preferenziale, personale, istituzionale e strutturale a favore dei ragazzi e delle ragazze più bisognosi, poveri ed esclusi. E anche l’opzione prioritaria e radicale per la difesa dei ragazzi e delle ragazze e delle giovani vittime di qualsiasi abuso, anche di abusi sessuali, ma non solo: l’abuso di violenza, la mancanza di giustizia, l’abuso di potere... Così tanto e così terribile che denigra e distrugge.
    Ma lasciatemi solo un altro punto critico su questo argomento molto doloroso. Lo dico in forma di domanda: quando avremo l’onestà - l’onestà come società - per dirci che abbiamo un grave problema sociale per quanto riguarda l’abuso sessuale dei minori che non viene affrontato? Quando diremo socialmente e riconosceremo che la stragrande maggioranza di queste situazioni si verificano in ambienti familiari, con i genitori o con gli altri familiari? Quando avremo il coraggio sociale di estendere la denuncia a quante istituzioni e gruppi vi sono coinvolti?
    Onestamente credo che sia un problema non affrontato socialmente fino alle ultime conseguenze.
    Infine, in riferimento alle donne, dirò due cose: la prima è che Don Bosco ha sempre avuto nell’Oratorio di Valdocco la figura della madre, della madre per i suoi figli. La prima fu sua madre, la mamma Margarita. Questo esempio fu seguito da altre madri salesiane (ad esempio quella del beato Michele Rua, suo primo successore) e persino la mamma del vescovo Gastaldi.
    La seconda è questa: per molti anni il Magistero della Congregazione salesiana, attraverso i Capitoli generali, ha chiesto che le donne avessero una responsabilità educativa nelle presenze salesiane. C’è stata un’abbondante riflessione, che ha ben evidenziato il valore e l’importanza della presenza delle donne nelle opere educative salesiane.

    10. Lei ha un’esperienza internazionale. Ha visitato innumerevoli paesi. Cosa pensa quando il Papa afferma che siamo in «una terza guerra mondiale a pezzi» o quando parla della «globalizzazione dell’indifferenza»?

    A motivo del mio servizio alla Congregazione salesiana, negli ultimi sei anni ho visitato 100 nazioni, nei cinque continenti. E sono stato in grado di ascoltare molto e di vedere ancora di più.
    A causa del mio carattere e della mia identità carismatica salesiana, tendo ad avere uno sguardo di speranza. Ma certamente penso che stiamo vivendo anni molto difficili. Molti di noi, io e altri, credevamo 20 anni fa che il percorso verso la pace e il percorso verso una crescente estensione dei diritti umani nel mondo fosse lento ma visibile, tangibile e verificabile. Negli ultimi 20 anni abbiamo sperimentato una battuta d’arresto inimmaginabile: sia a causa del terrorismo internazionale sia a causa dello sfruttamento e dell’abuso dei movimenti migratori in tutto il mondo, sia a causa di guerre o della passività da parte di alcuni loro ...
    In questo momento siamo colpiti da questa terribile pandemia. Non avremmo mai immaginato qualcosa del genere, come non avremmo mai immaginato che il terrorismo degli ultimi 20 anni sarebbe stato possibile in gran parte del mondo, specialmente in quello occidentale. Questa stessa pandemia sta mettendo in evidenza il meglio di molte persone e di gruppi sociali (ad esempio medici, infermieri, servizi di protezione sociale, ecc.). E il peggio dell’egoismo e dell’individualismo della politica in molte nazioni. Secondo me è un peccato e non sarà facile dimenticarlo dopo il coronavirus.

    11. L’umanità sta vivendo una crisi mondiale senza precedenti. In che modo come cattolici possiamo affrontare la pandemia del coronavirus?

    Si dice proprio questo: stiamo vivendo una crisi mondiale, senza precedenti. Un virus ha paralizzato il mondo. Il pianeta terra continua a ruotare su se stesso ma il mondo in quanto tale, in un certo senso, è stato paralizzato.
    E dopo l’effetto della pandemia sulla vita e sulla morte, sulla salute delle persone, il momento difficile da superare in termini di condizioni del mondo ci aspetta, a cominciare dal cosiddetto “primo mondo”, per la vita, per l’economia, la macroeconomia della grande e la piccola economia, quella della sopravvivenza di milioni e milioni di famiglie. A ciò dobbiamo aggiungere la crisi che sta già diventando realtà e che è ancora più grave del coronavirus: quella della crescente povertà e della fame che stanno iniziando a farsi sentire in alcune nazioni, perché semplicemente «se non lavoro oggi, non posso mangiare». Così tante nazioni non hanno le possibilità di “resistenza sociale” che altre hanno (anche aiutandosi).
    E cosa possiamo fare come cattolici?
    Direi che anzitutto spero che impariamo qualcosa da tutto ciò che stiamo vivendo. Ad esempio, torneremo a vivere al di sopra delle nostre possibilità o avremo ritmi e spazi più umani?
    Vorremo recuperare il tempo perso nei consumi, nell’avere sempre di più e nello spendere oltre le nostre possibilità e quelle del pianeta terra o impareremo che possiamo vivere felici e con ciò che è necessario e con più sobrietà?
    Continueremo nella corsa all’inquinamento nel mondo o daremo un po’ di respiro al pianeta come ci ha obbligato a fare il coronavirus? Dopo questa pandemia, un’indifferenza ecologica come quella vista più volte ai vertici climatici non è possibile.
    E naturalmente, di fronte alle situazioni di povertà che stanno per esplodere, come cristiani e cattolici dobbiamo continuare a rispondere con lungimiranza, creatività e generosità. E, in generale, è proprio nelle situazioni limite che tendiamo a fare del nostro meglio. Sono molto fiducioso in questo.

    Vorrei concludere questa mia riflessione invitando alla solidarietà, alla fratellanza, alla carità e per quelli di noi che sono credenti, anche a pregare con fede Dio che non compie magie ma ci è accanto nel nostro cammino. A volte un cammino stanco, come quello presente.
    In questo senso, mi rimane davanti agli occhi la stupenda immagine di Papa Francesco venerdì 27 marzo in preghiera in una piazza vuota e piovosa di San Pietro. Sicuramente non è mai stato così solo, ma allo stesso tempo non è mai stato così accompagnato da così tante persone in tutto il mondo.


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    p a g i n A


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