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    L’identità della parrocchia

    affidata ai Salesiani

    Don Antonio Domenech

    Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile

     


    L’impegno salesiano nel campo parrocchiale è assai ampio, ed è andato aumentando, in risposta soprattutto alle molte richieste e necessità delle Chiese locali. Le parrocchie affidate alla Congregazione sono attorno alle 1.100, con quasi 12 milioni di fedeli e più di 3.000 salesiani impegnati in esse. Risulta, pertanto, un campo molto importante della Pastorale Salesiana.
    In questi anni si sono realizzati diversi incontri di riflessione e di formazione per i SDB dedicati al ministero parrocchiale in diverse Ispettorie e Regioni della Congregazione. Raccogliendo la documentazione relativa a questi incontri, con le principali indicazioni emerse, vorrei ora presentare alcuni elementi fondamentali dell’identità della parrocchia affidata ai Salesiani e suggerire alcune linee per aiutare le Ispettorie nell’animazione di questo importante settore. 

    1. La parrocchia nello sviluppo della pastorale salesiana

    Il tema della parrocchia ha interessato la Congregazione sin dagli inizi. Le riflessioni personali di Don Bosco sulla responsabilità che comporta la funzione di parroco e sulle difficoltà per svolgere, attraverso la parrocchia, una pastorale integralmente educativa in favore dei giovani poveri, condussero ad un criterio stabilito nell’articolo 10 delle Costituzioni del 1923: «In via ordinaria non si accettino parrocchie». Ma già in vita di Don Bosco ne furono accettate sette;[1] il che dimostra il modo libero e dinamico con cui era applicato il suddetto criterio.
    Nel Regolamento per le Parrocchie tratto dalle deliberazioni dei Capitoli Generali terzo e quarto (1883-1886), presentato dallo stesso Don Bosco nel 1887, i temi che preoccupavano riguardo alle parrocchie erano la priorità dell’attenzione ai giovani, soprattutto i più poveri e l’identità religiosa comunitaria del parroco e dei suoi collaboratori.[2] Questi temi continueranno ad essere i punti di riferimento centrali negli anni successivi.
    Al tempo del CG XIX le parrocchie salesiane erano 525 e sei anni dopo, nel CG XX, erano 625. In questi Capitoli si riconosce che le parrocchie possono offrire uno spazio e un contesto interessante per il lavoro con i giovani; per questo il CG20 elimina l’eccezionalità del lavoro parrocchiale (cf. CGS, 401); ma insiste che si abbia attenzione nella loro accettazione, perché non facciano deviare la Congregazione dalle sue principali attività quali sono le opere direttamente giovanili e di carattere educativo (cf. CGS, 402).
    Il CG21 (il numero delle parrocchie salesiane era già di 1091) parla della parrocchia all’interno del tema sull’evangelizzazione dei giovani: la parrocchia ci permette di collocarci tra i giovani; in essa possiamo evangelizzarli secondo lo stile del PEPS (cf. CG21, 135). Ma il Capitolo ribadisce la priorità dell’impegno per l’apostolato direttamente giovanile (cf. CG21, 136) e delinea le caratteristiche di una parrocchia salesiana (cf. CG21, 137-141).

    2. La parrocchia, una realtà in profonda trasformazione

    La parrocchia deve pensarsi e attuarsi secondo il modello di Chiesa presentato dal Concilio Vaticano II, una Chiesa comunione di vocazioni e carismi al servizio della missione di evangelizzazione e di trasformazione del mondo secondo Cristo. Ma oggi la parrocchia, come espressione visibile della Chiesa comunione in un territorio geografico concreto, è in profonda trasformazione. E deve affrontare alcune grandi sfide:
    –  Da una parrocchia vissuta come luogo di servizi religiosi ad una parrocchia luogo di accoglienza gratuita delle persone e di esperienza significativa del Vangelo. In essa si devono coltivare i rapporti umani, favorire un tessuto di relazioni e di gruppi dove le persone si sentano accolte, riconosciute e stimolate; si deve, tra l’altro, dare priorità all’attenzione dei poveri, alla testimonianza leggibile e significativa del Vangelo, con momenti forti di esperienza di vita evangelica.
    –  Da una parrocchia preoccupata soprattutto dei fedeli che la frequentano ad una parrocchia comunità missionaria, che sa accompagnare e sostenere i credenti deboli e disorientati, che aiuta quelli che si stanno allontanando, che è capace di dialogare con i diversi tipi di non credenti… Una comunità che mette al centro lo sviluppo integrale della persona umana e della società, capace di diversificare le offerte religiose e di fede.
    –  Da una parrocchia clericale, nella quale i laici si limitano a collaborare, ad una parrocchia comunità corresponsabile nell’azione evangelizzatrice, con pluralità di servizi e di livelli di inserimento, tutti in reciproco rapporto e collegamento attorno ad un progetto pastorale comune e condiviso e con una dinamica di collaborazione e lavoro in rete.
    –  Da una parrocchia autosufficiente e autoreferenziale ad una parrocchia aperta alla reciprocità con le altre parrocchie nella Chiesa locale, inserita nel territorio, con rapporti di collaborazione con le istituzioni al servizio dello sviluppo umano e religioso.

    3. La parrocchia salesiana, espressione nella Chiesa locale del “criterio oratoriano di Don Bosco”

    Quando si parla di “parrocchia salesiana”, si indica la qualità della pastorale che si svolge in essa, l’apporto particolare che i SDB, inseriti in una Chiesa particolare, offrono ad essa per arricchirla in ordine alla missione (cf. Cost. 48).
    Nel nostro linguaggio esiste un’espressione con la quale vogliamo esprimere le caratteristiche sostanziali dello stile pastorale vissuto da Don Bosco a Valdocco, come criterio permanente di discernimento e di rinnovamento di ogni opera e presenza salesiana: “il criterio oratoriano”. Lo troviamo descritto nell’articolo 40 delle Costituzioni: «Don Bosco visse una tipica esperienza pastorale nel suo primo oratorio, che fu per i giovani casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia alla vita e cortile per incontrarsi da amici e vivere in allegria».
    Leggendo la descrizione dell’Oratorio di Valdocco che ci offre Don Bosco nelle “Memorie dell’Oratorio”, constatiamo che esso era una comunità pastorale che offriva ai giovani una proposta globale di educazione ed evangelizzazione, di promozione e di catechesi. La parrocchia affidata ai Salesiani deve attualizzare nell’oggi questa esperienza carismatica di Valdocco ed arricchire con essa la pastorale della Chiesa locale. Per questo si caratterizza per alcune scelte carismatiche che pone alla base della propria vita e missione.

    4. La parrocchia salesiana come comunità

    La Parrocchia è il volto della Chiesa che la gente incontra vicino alla propria casa, la comunità di fedeli che condivide con tutti la vita e gli impegni, procurando di essere tra di loro testimone e lievito del Regno (cf. ChL 26).
    «Quando i Salesiani sono chiamati dal Vescovo alla cura pastorale di una zona (…), assumono, di fronte alla Chiesa, l’esaltante impegno di costruire – in piena corresponsabilità con i laici – una comunità di fratelli, riuniti nella carità, per l’ascolto della Parola, la celebrazione della Cena del Signore e per l’annuncio del messaggio di salvezza» (CGS, 416)
    Questa è anche una delle caratteristiche del criterio oratoriano che in questo modo viene a rinforzare e a qualificare il carattere comunitario di ogni parrocchia salesiana.

    4.1 Caratteristiche della comunità parrocchiale in una parrocchia affidata ai Salesiani

    La comunità parrocchiale nella parrocchia affidata ai Salesiani si configura come:
    –  Una comunità che considera prioritarie nella vita parrocchiale relazioni umane di qualità, favorendo momenti e ambienti d’incontro tra le persone, in un clima di accoglienza, di dialogo, di collaborazione e di interesse. È dunque importante articolare la comunità parrocchiale in gruppi e comunità minori, nelle quali si dia una maggiore comunicazione, un impegno più intenso, una più reale partecipazione e una relazione visibile tra tutti questi gruppi e l’ambiente umano e sociale della parrocchia.
    –  Una comunità che promuove in tutti i fedeli il senso di appartenenza, attraverso una sempre più consapevole e chiara condivisione del Progetto pastorale elaborato, realizzato e sottoposto a verifica con la partecipazione attiva di tutti, la qualità dei processi informativi e di comunicazione tanto all’interno come all’esterno della parrocchia, una partecipazione sempre più corresponsabile dei laici nell’evangelizzazione, nel servizio della carità e della promozione umana e sociale mediante i diversi gruppi, consigli e assemblee.
    –  Una comunità che cura con speciale attenzione la formazione dei laici, favorisce una costante maturazione della loro vocazione cristiana, promuove tra loro i diversi gruppi della Famiglia Salesiana e in modo particolare la vocazione del Salesiano Cooperatore.
    –  Una comunità che promuove la Chiesa tra i giovani e il popolo, presentando loro i suoi aspetti più positivi e dinamici, promuovendo la comunione e la collaborazione tra tutte le forze cristiane presenti nel territorio; una comunità aperta e disponibile ad essere nella zona un centro di aggregazione e di irradiazione, che convochi molti al servizio dell’educazione e promozione integrale di tutti, ma soprattutto dei giovani più poveri .[3]
    –  Una comunità che accompagna con speciale attenzione la famiglia, considerandola come chiesa domestica e come mediazione tra la comunità cristiana e il territorio. Per questo promuove tra i giovani l’educazione all’amore, cura in modo speciale il tempo del fidanzamento, offre ai novelli sposi possibilità di inserirsi in gruppi di coppie o movimenti familiari, propone alle famiglie di collaborare all’educazione della fede dei loro figli, ecc. 

    4.2 La comunità religiosa salesiana nella parrocchia affidata ai salesiani

    “Il mandato apostolico, che la Chiesa ci affida, viene assunto e attuato in primo luogo dalle comunità ispettoriali e locali i cui membri hanno funzioni complementari con compiti tutti importanti” (Cost. 44). Per questo già il CG21 dichiarava: «La parrocchia salesiana ha come responsabile e animatrice la comunità religiosa. (…) La prima caratteristica quindi di una parrocchia salesiana è di essere guidata da una comunità religiosa che vuol vivere, nella Chiesa, la sua specifica missione» (CG21, 138). E l’art. 26 dei Regolamenti Generali afferma: «abbia come centro animatore la comunità religiosa».
    Seguendo le indicazioni del CG24, possiamo segnalare i seguenti compiti specifici della comunità salesiana nella comunità parrocchiale (cf. CG24, 159):
    –  testimoniare il primato di Dio nella vita e nella dedizione totale alla missione educativa ed evangelizzatrice: essere segno di fede e scuola di spiritualità per tutta la comunità parrocchiale;
    –  garantire l’identità carismatica salesiana nella parrocchia: essere punto di riferimento vivente del criterio oratoriano che deve informare tutta la vita e azione della comunità parrocchiale;
    –  essere centro di comunione e di partecipazione, per la sua propria vita comunitaria e per la sua azione di convocazione e di coinvolgimento di tutti nella missione e nel progetto pastorale comune;
    –  essere la prima responsabile della formazione spirituale, salesiana e vocazionale di tutti.
    Questo implica che sia:
    . una comunità salesiana unita attorno al suo progetto comunitario, che riconosce le responsabilità complementari dei diversi confratelli, soprattutto del direttore e del parroco (cf. Reg. 29);
    . una comunità che manifesta visibilmente nella parrocchia la sua vita fraterna e la testimonianza dei consigli evangelici con momenti propri di preghiera, di incontro, di distensione… ai quali dedica tempi specifici, e che sa condividere con i laici della comunità parrocchiale;
    . una comunità che partecipa alla vita della parrocchia, in modo speciale nei momenti forti di essa, che s’interessa dei giovani e della vita della gente…;
    . una comunità che assume gli orientamenti della pastorale diocesana, inserendo in essa la ricchezza del proprio carisma pastorale.

    5. La parrocchia salesiana, centro di evangelizzazione e di educazione alla fede[4]

    La parrocchia vive in una società in profondo e rapido cambiamento, che la sfida e l’impegna ad annunciare il Vangelo e a formare nella fede i credenti.

    5.1 L’apporto specifico della parrocchia salesiana

    La parrocchia salesiana deve attualizzare nell’oggi il modello dell’Oratorio di Valdocco, definito da Mons. Franzoni, arcivescovo di Torino, parrocchia del ragazzo abbandonato e senza parrocchia.[5] Questo richiede che la parrocchia sia in sintesi: 
    . comunità missionaria, che cerca ed entra in contatto con tutti, soprattutto con i giovani e con i lontani, diventando sovente il primo luogo di incontro simpatico e significativo con la Chiesa;
    . comunità educativa, che promuove ed educa mediante un ambiente familiare e significativo, in cui si vivono i valori evangelici, si offre una pluralità di proposte educative e si promuove il contatto personale spontaneo del giovane con l’educatore; 
    . comunità cristiana, che forma nella fede e orienta i fedeli ad assumere la propria vocazione nella Chiesa e nella società.  
    Per questo la parrocchia salesiana deve assicurare questi elementi:
    –  Un luogo di accoglienza e di esperienza del Vangelo, in modo speciale per i giovani e il popolo; un ambiente accogliente e aperto non soltanto ai migliori, ma a tutti gli abitanti del territorio; una comunità nella quale si possano sperimentare i valori del Vangelo, soprattutto quelli più caratteristici della spiritualità salesiana: la gioia della vita cristiana quotidiana, la speranza che sa vedere il positivo delle persone e delle situazioni, uno stile di bontà che favorisce la comunione, ecc.
    –  Una proposta di evangelizzazione (primo annuncio) rivolta soprattutto ai lontani, con una grande sensibilità educativa, capace di prendere le persone al punto in cui si trovano per suscitare in loro il desiderio di aprirsi alla fede e di coinvolgersi in un cammino continuo e graduale di fede; questo in sintonia con le preoccupazioni ed esperienze della vita quotidiana della gente, in modo speciale dei giovani, scoprendo in esse i semi del Vangelo e l’azione dello Spirito.
    –  Un itinerario continuo e graduale di educazione alla fede, secondo i diversi livelli, ma curando particolarmente l’educazione alla fede dei giovani e delle famiglie, senza ridurre la catechesi alla sola preparazione dei sacramenti. In questa proposta di educazione alla fede la parrocchia salesiana promuove la sintesi tra l’evangelizzazione e l’educazione: occorre pensare ad un’evangelizzazione capace di proporre il Vangelo con realismo pedagogico, attenta ai valori umani e culturali dell’ambiente in cui vivono i giovani, preoccupata di sviluppare i dinamismi che creano in essi le condizioni per una risposta libera, attenta ai processi metodologici; un’evangelizzazione che promuova la crescita di una fede operosa, caratterizzata dalla dimensione sociale della carità per l’avvento di una cultura della solidarietà, impegnata nel dialogo con i diversi universi culturali che vivono i giovani, per aiutarli a sviluppare valori, criteri di giudizio e modelli di vita secondo il Vangelo.
    –  L’orientamento vocazionale dei fedeli, specialmente dei giovani:
    . orientando e accompagnando lo sviluppo della vita cristiana, con un’attenzione speciale per qualificare le famiglie e i genitori come educatori dei figli;
    . presentando a tutti le diverse vocazioni nella Chiesa, con un sguardo speciale alla vocazione salesiana;
    . accompagnando con particolare cura gli animatori e responsabili delle associazioni e dei movimenti, i giovani adulti e i fidanzati nel cammino di maturazione della loro vocazione;
    . facendo una proposta vocazionale specifica ai giovani più disponibili per la vita religiosa e sacerdotale o per il ministero laicale;
    . promuovendo nella comunità parrocchiale e nei diversi gruppi e movimenti una preghiera costante per le vocazioni;
    . proponendo ai laici la vocazione del Salesiano Cooperatore e i diversi gruppi della Famiglia Salesiana.[6] 
    La Parrocchia salesiana dovrebbe essere l’ambiente più significativo per la nascita e l’accompagnamento delle vocazioni di speciale consacrazione nella Chiesa, in modo particolare le vocazioni alla vita religiosa salesiana.

    6.  La scelta giovanile della parrocchia salesiana[7]

    Nell’articolo 26 dei Regolamenti Generali si legge: «La parrocchia affidata alla Congregazione, si distingua per il suo carattere popolare e l’attenzione ai giovani, soprattutto ai più poveri». La Pastorale giovanile non deve considerarsi nella parrocchia salesiana come un settore, ma come la qualità che caratterizza tutta la vita della parrocchia, in modo che i giovani si trovino “a casa”. 

    6.1 Alcune opzioni significative

    –   Una parrocchia che si collega con i luoghi di vita dei giovani (una nuova territorialità).
    Oggi i luoghi dove si sta e dove si abita non sempre coincidono con i luoghi dove si “vive”, cioè dove uno crea gruppo, costruisce amicizie, assimila criteri di condotta, ecc. Questo succede soprattutto con i giovani, che creano i propri luoghi di vita dove condividono gratuitamente tempo, progetti, affetti… (la strada, gli amici, la notte, i bar musicali, oggi anche territori virtuali…). Questi luoghi diventano punti di riferimento per la propria vita, molto più importanti sovente che la propria famiglia o il proprio quartiere. La parrocchia salesiana deve inserirsi in questa nuova territorialità, uscendo all’incontro dei giovani in questi loro luoghi di vita e diventando anche un luogo di riferimento significativo per loro, una comunità aperta e accogliente, nella quale i giovani possano sperimentare la propria vita e sentirsi protagonisti.
    –   Una parrocchia che facilita ai giovani l’incontro con Cristo.
    I giovani percepiscono più facilmente la parrocchia come organizzazione e come struttura che come “volto di Cristo”; per questo ne restano lontani. Per facilitare ai giovani l’incontro con la persona di Gesù sono importanti:
    . una testimonianza di vita cristiana, tanto personale come comunitaria: una vita che presenti modelli alternativi all’esistenza “mondana”, superficiale ed egoistica (comunità adulte: gruppi, movimenti, associazioni…);
    . esperienze significative di fede: come una scuola di preghiera, un’attenzione speciale alla Parola di Dio mediante l’iniziazione alla Lectio divina, l’importanza dell’Eucaristia domenicale, una forte spiritualità incarnata, diverse proposte di servizio gratuito e solidale ai più poveri;
    . l’offerta di gruppi, movimenti e comunità giovanili, in cui si accompagnino i giovani nella maturazione della loro vita di fede, secondo la proposta di vita cristiana offerta da Don Bosco (la Spiritualità Salesiana), curando la comunione e il coordinamento di tutti questi gruppi nel  Movimento Giovanile Salesiano.
    –   Una parrocchia che sceglie la linea educativa.
    Quella salesiana deve essere una parrocchia che favorisce il processo di umanizzazione e di promozione delle persone e dell’ambiente, procurando la formazione cristiana della coscienza, l’educazione ai valori,  l’attenzione ai più poveri ed emarginati; una parrocchia che si preoccupa che in tutte le sue attività e programmi si curi la processualità e la continuità; una parrocchia che stabilisce uno stretto dialogo e collaborazione con le realtà e le istituzioni educative e sociali presenti sul territorio.
    Nella scelta educativa la parrocchia salesiana deve prestare speciale attenzione alla famiglia, come ambito prioritario di educazione e di educazione alla fede. Per questo curerà in modo particolare:
    . il tempo del fidanzamento, proponendo alla coppie, soprattutto a quelle più sensibili, un vero itinerario di fede, orientato all’opzione vocazionale del matrimonio cristiano;
    . la creazione di gruppi di genitori e la promozione di movimenti familiari, nei quali i genitori possano condividere e aiutarsi nella loro responsabilità educativa; in modo speciale è importante favorire incontri di gruppi di coppie giovani perché possano continuare il cammino intrapreso durante il fidanzamento;
    . il coinvolgimento dei genitori nel processo di catechesi e di iniziazione sacramentale dei loro figli.

    6.2 L’Oratorio-Centro Giovanile nella parrocchia salesiana

    Il CG21 dichiarava: «Si riafferma che l’apostolato giovanile dell’Oratorio è, per noi  Salesiani, un elemento necessario e insostituibile della nostra presenza in una Parrocchia» (CG21,139).
    L’Oratorio è un ambiente di ampia accoglienza con un progetto, capace di offrire itinerari differenziati di crescita e di formazione umana e cristiana; per questo l’Oratorio-Centro giovanile è lo strumento missionario della comunità cristiana in rapporto con i giovani, un ponte tra la strada e la chiesa, tra il religioso e il civile. Questo lo realizza attraverso:
    –   la promozione di una varietà di gruppi, associazioni e comunità, secondo gli interessi giovanili e collegati tra loro;
    –   la varietà e la qualità delle proposte educative e di educazione alla fede, secondo i bisogni e le attese dei giovani;
    –   lo slancio missionario, con proposte d’incontro e dialogo con i giovani del territorio, con le famiglie, e lavorando in rete con altre forze educative, ecclesiali e sociali.
     
    7. Alcuni elementi operativi importanti

    7.1 Il coinvolgimento della comunità salesiana nell’animazione della parrocchia

    «La parrocchia salesiana ha come responsabile e animatrice la comunità religiosa» (CG21, 138; cf. anche Reg. 26). Questa:
    –  vive con chiarezza la propria identità religiosa salesiana e la passione missionaria, come testimonianza e  come contributo specifico alla costruzione della comunità parrocchiale;
    –   ha una sensibilità e un’attenzione speciale per i giovani, promuovendola anche nella comunità parrocchiale;
    –   promuove, insieme con il parroco, l’elaborazione e l’attuazione del Progetto Pastorale Salesiano della Parrocchia, assumendo anche gli orientamenti della pastorale diocesana;
    –  collabora con il parroco alla formazione e animazione spirituale dei fedeli con missione pastorale;
    –  orienta i membri della Famiglia Salesiana, in particolare i Cooperatori, ad essere i primi collaboratori del parroco.

    7.2 Un progetto unitario, globale e condiviso

    Il progetto pastorale della parrocchia deve essere semplice, concreto e condiviso da tutti; deve esprimere le priorità e gli obiettivi che tutti, ognuno secondo il proprio ruolo e funzione, si impegnano a promuovere durante un tempo determinato. Poche priorità, molto concrete e ben articolate in passi progressivi e facilmente verificabili, condivise da tutti, in modo da dare unità, coerenza e convergenza a tutte le proposte, gruppi e attività dei diversi settori della parrocchia. È dunque importante che nella elaborazione del progetto partecipino il massimo numero possibile di persone, sotto la guida del Consiglio pastorale.
    Diversi gruppi di Ispettorie hanno tracciato alcuni punti di riferimento per aiutare le comunità parrocchiali ad elaborare il proprio progetto pastorale.[8]

    7.3  L’accoglienza e la partecipazione

    L’accoglienza deve costituire nella parrocchia salesiana il primo contatto con il Vangelo di Gesù e la partecipazione al cammino per sentirsi motivati a formar parte di essa. Per questo si dovrà:
    –  Curare i momenti di accoglienza delle persone che se rivolgono alla parrocchia per qualunque motivo: negli uffici parrocchiali, per la celebrazione di certi sacramenti o nelle feste popolari, per i funerali, ecc. 
    –   Favorire un’informazione agile e opportuna che arrivi al maggior numero possibile di persone, in modo che tutti si sentano interessati, convocati e coinvolti.
    –   Articolare la parrocchia in gruppi, comunità ed équipes, in cui si favorisca la partecipazione e il protagonismo delle persone, procurando che tutti conoscano e condividano i valori e le linee fondamentali del progetto pastorale della parrocchia.
    –  Facilitare nella parrocchia uno spazio d’incontro e di partecipazione specifico per i giovani, secondo le loro diverse età, e una condivisione positiva tra loro e gli adulti.
    –  Valorizzare il Consiglio pastorale che, come segno espressivo della comunione e partecipazione nella parrocchia, assume in modo privilegiato la funzione di convocazione, coordinamento e animazione dell’insieme della comunità parrocchiale.[9]

    7.4  Promuovere nella parrocchia una profonda vita spirituale centrata nella Parola, nei sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione e nella devozione alla Madonna

    In una società e cultura secolarizzata o in un ambiente plurireligioso la testimonianza della santità è l’annuncio più convincente e il cammino più efficace per condurre alla conversione, soprattutto per i giovani. La parrocchia salesiana deve dunque promuovere tra i fedeli un’intensa vita spirituale ispirata nella proposta di vita cristiana che ci ha trasmessa Don Bosco, la Spiritualità Salesiana. Momenti specifici di questa vita spirituale sono:
    – il contatto dei fedeli con la Parola di Dio attraverso una “scuola di preghiera”, dove i fedeli, soprattutto i giovani, imparino ad ascoltare la Parola di Dio, a illuminare con essa la propria vita, e iniziarsi ad un rapporto personale con il Signore;
    –  l’incontro con Gesù Cristo nell’Eucaristia, in particolare l’Eucaristia domenicale, celebrata in clima di festa, con senso educativo che aiuta i fedeli a introdursi gradualmente nel mistero, con una partecipazione attiva, consapevole e vera;
    – il sacramento della Riconciliazione, curando una vera pedagogia che introduca i fedeli, soprattutto i giovani, al valore e alla pratica del perdono cristiano;
    – la devozione alla Madonna, come Madre e Maestra della comunità parrocchiale.

    7.5  La formazione dei SDB e dei laici

    La formazione permanente dei SDB e dei laici è una priorità della Congregazione sancita dal CG24: la parrocchia salesiana deve assumere con decisione questa priorità. Soltanto laici e salesiani che vivono con rinnovato dinamismo la propria identità vocazionale e sviluppano le proprie competenze potranno essere protagonisti della missione e agenti di un cambiamento culturale e pastorale. Per questo conviene:
    –  Elaborare un piano di formazione, tanto per i SDB come per i laici corresponsabili, inserito nel PEP della Parrocchia e che garantisca un cammino sistematico e continuo di formazione spirituale, pastorale e salesiana.[10]
    –  Promuovere incontri frequenti e sistematici dei parroci e dei SDB impegnati nella pastorale parrocchiale, tanto a livello ispettoriale come interispettoriale, come strumenti di formazione, conoscenza, condivisione e collaborazione;

    7.6  Coordinamento ispettoriale

    Il CG XIX aveva già deliberato: “Si istituiscano a livello centrale, regionale e, dove è conveniente, ispettoriale, delle Consulte per l’apostolato parrocchiale che studino le iniziative e gli opportuni coordinamenti delle attività pastorali dei Salesiani e i collegamenti con le Conferenze episcopali e con i singoli Vescovi” (ACG 244. pag. 133). Il CGS rivadeva: “Si perfezionino e si rendano sempre più efficianti, per i loro compiti di studio e stimolo e per lo scambio di esperienze, le Consulte per l’apostolato parrocchiale” (CGS, 441).
    Seguendo questi orientamenti, oggi è ancora più urgente promuovere in ogni Ispettoria un efficace coordinamento del settore parrocchia che favorisca:
    –  lo sviluppo nelle comunità salesiane locali e ispettoriali di una mentalità più attenta alla realtà parrocchiale dentro l’insieme della presenza salesiana in un territorio;
    –  la riflessione e approfondimento dell’identità salesiana della parrocchia in rapporto anche alla situazione ecclesiale e sociale del territorio, offrendo alle comunità parrocchiali linee e orientamenti concreti che le aiutino a vivere l’identità salesiana;
    –   la comunicazione e la collaborazione tra le diverse parrocchie dell’Ispettoria;
    –  la formazione permanente dei SDB e dei laici responsabili della pastorale parrocchiale (incontri, corsi…).


    NOTE

    [1] La Boca (1877) e Almagro (1877) in Argentina, per la cura degli emigrati italiani; Patagones (1880) nelle missioni della Patagonia; Genova-Sampierdarena (1872); Vallecrosia e La Spezia (1876-77) in Italia; Battersea – Londra (1887), tutti luoghi di un grande proselitismo settario.
    [2] Regolamento per le Parrocchie (1887) in “Don Bosco. Opere edite” XXXVI, pag. 257-265
    [3] Dicastero Pastorale Giovanile, La Pastorale Giovanile Salesiana. Quadro di riferimento fondamentale. Roma 2000, pag. 86-87 (La CEP della Parrocchia)
    [4] Dicastero Pastorale Giovanile. La Pastorale Giovanile Salesiana.. Quadro di riferimento fondamentale.  Roma 2000. pag. 89-90
    [5] Giovanni Bosco. Memorie dell’Oratorio di S. Francesco di Sales dal 1815 al 1855. LAS Roma 1991. Terza decade n. 9.
    [6] Cf. Dicastero Pastorale Giovanile. La Pastorale Giovanile Salesiana. Quadro di riferimento fondamentale. Roma 2000, pag. 90
    [7] Cf. Dicastero Pastorale Giovanile. La Pastorale Giovanile Salesiana. Quadro di riferimento fondamentale. Roma 2000, pag. 90-92
    [8] CISI, Linee ed elementi per un progetto di parrocchia affidata ai salesiani. Roma 1995
    Conferenza Iberica, Propuesta educativo-pastoral de las parroquias confiadas a los salesianos. Madrid 1992
    Cf. anche le linee proposte dal Dicastero per la Pastorale Giovanile in La Pastorale Giovanile Salesiana. Quadro di riferimento Fondamentale. Roma 2000 (pag. 85-92 e per l’aspetto metodologico pag. 135-139)
    [9] Cf. Dicastero Pastorale Giovanile. La Pastorale Giovanile Salesiana. Quadro di riferimento fondamentale. Roma 2000, pag. 87-88 (alcuni criteri)
    [10] Il CG24 offre indicazioni precise sugli obiettivi da raggiungere in questa formazione insieme (cf. CG24, 140)


    (FONTE: ACG 396, Orientamenti e direttive)


    T e r z a
    p a g i n A


    NOVITÀ 2024


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    L'umano
    nella letteratura


    I sogni dei giovani x
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