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    The economy of Francesco

    Un glossario per riparare il linguaggio dell'economia

    Stefano Rozzoni - Plinio Limata (edd.)

    Città Nuova 2022

     

    Introduzione
    Stefano Zamagni [1]



    Il volume che ora viene presentato all'attenzione del lettore è un primo frutto maturo di un progetto di ricerca che ha radici profonde. Esso ha ricevuto un impulso decisivo dalla lettera del Primo Maggio 2019 di papa Francesco rivolta a giovani studiosi e imprenditori perché si adoperino con coraggio per trovare il modo di andare oltre, trasformandolo dall'interno, il modello di economia di mercato che si è venuto a consolidare soprattutto nel corso dell'ultimo mezzo secolo. Nonostante la sua struttura antologica, The Economy of Francesco - Un glossario per riparare il linguaggio dell'economia è un libro a tesi, il cui nucleo duro, al modo di filo rosso, tiene assieme i trentatré lemmi qui riuniti, i cui autori sono giovani studiosi e ricercatori di un numero impressionante di Paesi. Scritta in forma chiara e accattivante, la presente opera sarà certamente apprezzata da quanti amano essere stimolati a pensare in grande, rifiutando di prestarsi al gioco sterile di chi si accontenta della received view.
    Il filo che tiene unite le singole perle – i singoli lemmi – trasformandole così in preziosa collana, è quello dello sviluppo umano integrale, inteso come processo di liberazione dai "viluppi", dai lacci di plurima specie, da quelli fisici a quelli sociali e a quelli spirituali. Battersi per lo sviluppo integrale, infatti, vuol dire lottare per l'allargamento degli spazi di libertà "da" (dalla fame, dall'ignoranza, dalle tante nuove forme di schiavitù) e neppure per la sola libertà "di" (realizzare il proprio piano di vita, di autodeterminarsi), ma anche per la libertà "con". Invero, non si può essere autenticamente liberi da soli, prescindendo dalla libertà degli altri. Se non si dà come liberazione, la libertà del singolo non c'è. Ciò è dato dalla fondamentale ragione che il vivere in comune non è mai una scelta tra vivere in solitudine o vivere in società, come vorrebbe farci credere l'individualismo libertario. Piuttosto, la scelta è tra vivere in una società fondata su certe regole oppure su altre. Ecco perché l'orientamento all'universalità è elemento essenziale per la nozione forte di libertà come individualità relazionale, la quale differisce dall'individualità atomistica che separa "bene del singolo" e "bene comune".
    Sappiamo che tra le tanti questioni aperte che la modernità ci ha lasciato v'è quella che riguarda il dissidio irrisolto tra due linee di pensiero: da un lato, vi sono quelle linee di pensiero che, per portare alla luce importanti dinamiche delle nostre società, hanno finito col dissolvere la soggettività nel collettivo (si pensi al neo-marxismo o al neo-strutturalismo); dall'altro lato, vi sono quelle linee di pensiero che hanno bensì esaltato la soggettività, ma al prezzo di ridurre il sociale a mera aggregazione di desideri individuali. La soluzione offerta dalla prospettiva di studio dell'economia civile è quella di operare una saldatura tra queste due polarità, mostrando come, nelle odierne condizioni storiche, sia falso vedere i termini che descrivono le coppie "indipendenza-appartenenza", "libertà-giustizia", "efficienza-equità" e "interesse proprio-solidarietà" come alternativi l'uno dell'altro. È errato, cioè, pensare che ogni rafforzamento del senso di appartenenza debba essere visto come una riduzione dell'indipendenza della persona; ogni progresso sul fronte dell'efficienza come una minaccia all'equità; ogni miglioramento dell'interesse individuale come un affievolimento della solidarietà.
    La mira ultima di questi scritti è quella di far comprendere che non è vero che esiste un modello unico di economia di mercato – come troppo spesso accade di ascoltare anche da affermati studiosi di economia. La verità è che vi è una pluralità di modelli di mercato, ognuno congruente con una particolare matrice culturale, intesa come sistema organizzato di princìpi e valori condivisi. La scelta, allora, del modello di mercato è questione altrettanto – e forse più – nobile per l'economista di quanto lo sia la ricerca delle condizioni di efficienza e di ottimalità di uno specifico modello, espressione di una specifica cultura che si tende ad accogliere quasi fosse un dato di natura. inutile, e soprattutto pericoloso, continuare a preoccuparsi del solo rigore formale e della brillantezza dei risultati di una teoria economica senza interrogarsi anche sulla plausibilità degli assunti – in modo particolare, dell'assunto antropologico – su cui si regge quella data teoria.
    La ricerca scientifica in economia implica sempre responsabilità e rischi che chiamano in causa le dimensioni sia etica che politica. Non è possibile separare l'"analisi" dalle "visioni", perché le teorie economiche non sono strumenti neutrali di pura conoscenza. Non sono neutrali perché giudizi di fatto e giudizi di valore non sono separabili, a differenza di come il neo-positivismo ha cercato invano di far credere. Le teorie economiche non sono nemmeno pura conoscenza, perché i risultati scientifici mutano le mappe cognitive delle persone e, pertanto, del mondo – proprio come insegna la celebre tesi della doppia ermeneutica. È stato un grande astrofisico, Leon Eisenberg, a ricordarcelo: «I moti planetari conservano una sublime indifferenza rispetto alle nostre astronomie terrestri. Ma il comportamento dell'uomo non presenta mai pari indifferenza rispetto alle teorie sul comportamento adottate dall'uomo» [2].
    Come si trae dalla lettura attenta di queste pagine, due sono i tipi di crisi che è possibile identificare nella storia delle nostre società: la crisi dialettica, l'una, la crisi entropica, l'altra. Dialettica è la crisi che nasce da un conflitto fondamentale entro una determinata società e che contiene al proprio interno i germi o le forze del proprio superamento – il che non necessariamente rappresenta un progresso rispetto alla situazione precedente. Esempi celebri di crisi dialettica sono: la Rivoluzione americana, la Rivoluzione francese, la Rivoluzione di ottobre in Russia nel 1917. Entropica, invece, è la crisi che tende a far collassare il sistema, per implosione, senza modificarne le strutture. Questo tipo di crisi si manifesta ogniqualvolta la società perde il senso – cioè la direzione – del proprio incedere. Anche di tale tipo di crisi la storia ci offre esempi notevoli: la caduta dell'Impero romano; la transizione dal feudalesimo alla modernità; il crollo del muro di Berlino e dell'impero sovietico, oltre a tanti altri.
    Perché è importante tale distinzione? Perché sono diverse le strategie di uscita dai due tipi di crisi. Non si esce da una crisi entropica con aggiustamenti di natura tecnica o con miglioramenti delle policies – seppure utili – ma affrontando di petto la questione del senso. Ecco perché sono indispensabili oggi, come ieri, minoranze profetiche che sappiano indicare alla società la nuova direzione verso cui andare mediante un supplemento di pensiero e soprattutto con la testimonianza delle opere. Così è stato quando Benedetto da Norcia, lanciando il suo celebre Ora et labora, inaugurò la nuova era, quella delle cattedrali. E così è stato quando Francesco d'Assisi, dopo essersi battuto con energia contro la separazione tra laborantes e contemplantes – a quel tempo dominante – indicherà nel lavoro per tutti (anche per i meno dotati) la via maestra per edificare quel nuovo modello di ordine sociale che nel secolo XV – il secolo dell'Umanesimo civile – sarà l'economia "civile" di mercato (è solo a partire dalla fine del XVII secolo che questo modello si trasformerà nell'economia "capitalistica" di mercato). Mai si dirà abbastanza della portata rivoluzionaria, sul piano sia sociale sia economico, dell'impianto concettuale del carisma francescano. E lavoro, da secoli considerato attività tipica dello schiavo, diviene piuttosto la via privilegiata per la libertà: è per diventare liberi che occorre lavorare.
    Quali sono alcuni punti qualificanti del progetto The Economy of Francesco? Un primo punto concerne l'idea, ancora prevalente in economia, secondo cui il valore si identificherebbe con il prezzo di mercato. Un tale riduzionismo ha importanti conseguenze sul modo in cui viene strutturato il sistema economico. Per esempio: beni relazionali, beni di cura, beni comuni, beni di gratuità non entrano nella metrica del PIL. Eppure, non v'è chi non veda come questi beni siano essenziali per la nostra prosperità e per la pubblica felicità. Una mentalità "estrattívista" e tecnocratica impedisce di distinguere i "valori pubblici", quelli che sono collettivamente creati da una pluralità di attori, dai "beni pubblici", che vengono invece prodotti e distribuiti dall'ente pubblico.
    Un secondo punto chiama in causa la trasformazione della finanza. I sistemi di contabilità finanziaria devono includere metriche di tipo sociale e ambientale e la valutazione dell'impatto deve diventare una norma di comportamento. In effetti, non è tanto la ricerca del profitto in sé a essere un problema. Il vero problema sta nell'incompletezza dei metodi di calcolo del profitto, cioè di cosa viene tralasciato da quel calcolo. E le omissioni oggi sono insopportabili perché generano extra-profitti pericolosi, la cui natura è quella della rendita parassitaria e dunque improduttiva. La finanza liberalizzata e non regolamentata gioca un ruolo chiave nel capitalismo contemporaneo, il che contribuisce a creare crescenti e scandalose disuguaglianze. L'epidemia da COVID-19 non ha solamente rivelato le nostre false sicurezze, ma ha anche esacerbato le profonde faglie dell'economia globale. Registriamo il valore di quanto riceviamo dalla natura, ma non provvediamo alle compensazioni necessarie per far fronte al suo degrado.
    Di un terzo punto desidero dire. I governi devono riaffermare il proprio ruolo fondamentale nel fissare le regole del gioco economico in vista del bene comune e non degli interessi di particolari gruppi di attori. Senza regole, la globalizzazione diventa una giungla. Il mercato globale pone problemi, ma questi esplodono quando non vengono cambiate le regole del gioco. Non è accettabile, né sostenibile, un'economia in cui il mercato e il potere politico permettono a individui e imprese privilegiate di "estrarre" una grande quantità di rendita da tutti gli altri. Il fine da perseguire è quello di chiedere al mercato non solamente di essere in grado di produrre ricchezza, ma anche di porsi al servizio dello sviluppo umano integrale, di uno sviluppo, cioè, che tenda ad armonizzare le tre dimensioni dell'umano: quella materiale, quella socio-relazionale e quella spirituale. Il mercato "incivile", assicurando avanzamenti sul fronte della prima dimensione – ovvero quella della crescita – non migliora certo le cose rispetto alle altre due dimensioni. Si pensi all'aumento preoccupante dei costi sociali della crescita. Sull'altare dell'efficienza, eretta a nuovo mito della seconda modernità, si sono sacrificati valori non negoziabili comela democrazia (sostantiva), la giustizia distributiva, la pubblica felicità, la sostenibilità ecologica e altri ancora. Si badi a non confondere le idee: il mercato "incivile" è certamente compatibile con la giustizia commutativa e con la libertà negativa (la libertà di agire), ma non con la giustizia distributiva né con la libertà positiva (la libertà di conseguire). Del pari, mentre mercato "incivile" può "andare a braccetto" – come in realtà è accaduto – con assetti politici di tipo dittatoriale, non così il mercato civile.
    Infine, "l'economia di Francesco" non può non adoperarsi per affrontare il passaggio dalla iper-globalizzazione – che con la vicenda bellica ín Ucraina ha terminato il proprio ciclo ultra-trentennale – a una globalizzazione responsabile che sappia riconoscere, e così tener conto, dei costi politici, sociali e culturali di un libero scambio privo di regole sostantive, cioè non meramente formali. Già John Stuart Mill, a metà dell'Ottocento, aveva avvertito che non vi sono solamente i gains from trade; vi sono anche, e spesso notevoli, i pains from trade, che però mai vengono contabilizzati (come si ricorderà, quella di Mill fu una implicita e sottile critica al celebre principio ricardiano del "vantaggio comparato").
    Aver dimenticato il fatto che non è sostenibile una società di umani in cui si estingue il senso di fraternità e in cui tutto si riduce, per un verso, a migliorare le transazioni di mercato basate sullo scambio dí equivalenti e, per l'altro verso, a perfezionare i meccanismi di intervento dell'ente pubblico per via di comando, ci dà conto del perché non si sia ancora addivenuti a prefigurare una credibile via di uscita dalle serie difficoltà del momento, nonostante la qualità delle forze intellettuali in campo. Non è capace di futuro la società in cui si dissolve la cultura della fraternità e nella quale si estingue la pratica del principio di reciprocità. Non c'è felicità in quella società in cui esiste solamente il "dare per avere" oppure il "dare per dovere" e non anche il "dare per amare". Ecco perché, né la visione liberal-individualista del mondo – in cui tutto (o quasi) è scambio – né la visione statocentrica della società – in cui tutto (o quasi) è doverosità – sono guide sicure per farci uscire dalle secche in cui la seconda grande trasformazione di tipo polanyiano sta mettendo a dura prova la tenuta del nostro modello di civilizzazione.
    Prima di chiudere, desidero fare mio l'aforisma di Joseph Conrad che bene si addice al caso presente: «Si scrive solo una metà del libro; dell'altra metà si deve occupare il lettore». L'auspicio che formulo è che questo possa realizzarsi quanto prima. Sia lode, dunque, ai giovani autori di queste pagine per la passione e intelligenza dimostrate e a quanti vorranno, con coraggio, ripercorrerne le tracce.

     

    Prefazione
    Stefano Rozzoni [3] e Plinio Limata [4]

    «Francesco, va',
    e ripara la mia casa che,
    come vedi, è tutta in rovina!»
    (san Bonaventura, Fonti francescane [5])

     

    1. "Riparare" il linguaggio dell'economia sulle orme di Francesco

    L'esortazione mistica che ha sancito la "conversione" di Francesco d'Assisi presso l'allora fatiscente chiesa di San Damiano – la sua consapevolezza di voler abbracciare uno stile di vita votato al servizio degli altri, sulle orme dell'esperienza di Cristo descritta nel Vangelo – ruota attorno a una parola chiave: "riparare". Oggi, a distanza di circa otto secoli, quello stesso verbo può diventare lo stimolo per avviare un nuovo tipo di "conversione": la transizione del sistema economico dominante in una forma più etica, inclusiva e pluralista.
    Le crescenti disuguaglianze a livello globale e locale, la disparità nell'accesso alle risorse, ai servizi e ai diritti, la distanza e il disallineamento tra interessi personali e collettivi, lo sfruttamento delle risorse umane, ambientali e monetarie: questi sono solo alcuni degli "effetti collaterali" dell'attuale sistema economico che rendono evidente la necessità di realizzarne una revisione radicale. Sebbene tali questioni siano oggetto di dibattito da diverso tempo – e nonostante molte possibili risposte siano emerse nel corso degli ultimi decenni – la capacità di assorbire le critiche, la complessità e l'estensione dei risvolti negativi del modello economico globale hanno dimostrato come il processo del suo cambiamento sia destinato a procedere lentamente. Al contrario, nuovi problemi e inasprimenti sopraggiungono improvvisi e repentini – come dimostrano gli effetti della crisi finanziaria del 2008, della pandemia da COVID-19 o della guerra in Ucraina – intensificando pessimismo, frustrazione e sfiducia nei confronti di una situazione già gravemente compromessa.
    Dinnanzi a tutto ciò, lo slancio proposto da papa Francesco, attraverso il progetto The Economy of Francesco, rappresenta una risorsa per rispondere affermativamente ed efficacemente alle crisi del presente. Quasi a richiamare l'esortazione mistica rivolta all'altro Francesco, "il poverello di Assisi", papa Francesco invita chiunque, ma i giovani in particolare, a mettersi in/al servizio per la "cura" di un sistema "malato", sulla base di valori atemporali e adattabili a diversi contesti, compreso quello di un mondo alle prese con intelligenza artificiale e monete virtuali, ma in cui perdurano annosi problemi come povertà ed emarginazione.
    Il verbo "riparare" deriva dal latino reparàre, un termine a sua volta composto dalla combinazione del prefisso "re-" (di nuovo) e del verbo "parare" (apparecchiare e disporre) [6].
    Esso evoca l'idea di "rimettere in buono stato", "ristabilire" e "rimediare", enfatizzando, dunque, un dinamismo volto ad affrontare problemi, a più riprese, al fine di trovare a essi soluzione. Questo verbo, tuttavia, rimanda anche all'idea di "impedire", "difendere" e "proteggere" qualcuno da qualcosa, richiamando quindi l'immagine di uno scudo contro insidie e avversità. Entrambe le accezioni si rivelano attributi significativi del presente glossario che si propone infatti come: a) uno strumento che ambisce a riconcettualizzare alcuni lemmi chiave del discorso economico, secondo una visione etica ispirata dall'esperienza francescana; b) uno strumento per aiutare, chi lo utilizza, a realizzare un cambiamento paradigmatico nel modo di pensare e fare l'economia, procedendo con sicurezza, in un momento di crisi e trasformazioni, grazie a un solido apparato teorico di riferimento.
    Il concetto di "riparare" rivela anche un'essenza "ecologica": il termine, infatti, rientra in molti degli slogan sviluppati a partire dell'ondata ambientalista degli anni Settanta – costruiti sulla combinazione di verbi che iniziano con la lettera "r", a cominciare dal più noto "reuse, reduce, recycle" [7] – in risposta alla cultura "dello scarto" [8] tipica dello stile di vita occidentale. Così come un bene difettoso può essere rimesso a nuovo dalle mani di un abile artigiano, focalizzandosi sul ripristino dei suoi aspetti disfunzionali, non è necessario – né realistico – smantellare l'attuale sistema economico completamente per sostituirlo con uno nuovo, anche perché il sistema economico non è altro che una "fotografia" della vita delle persone, dei loro valori e dei loro stili di vita: l'economia cambia quando cambia la vita delle persone. Risulta invece più fattibile tentare di correggerne (almeno) gli aspetti più problematici e urgenti, facendo leva su quanto di buono il sistema sta già fornendo. In tal senso, come discusso in diversi degli eventi organizzati nel contesto The Economy of Francesco, può essere utile riflettere sulle diverse accezioni che possiedono i termini "economia" e oikonomia, ripristinando, di quest'ultimo, alcune implicazioni all'interno del pensiero economico contemporaneo: oikonomia riprende l'etimologia del termine moderno – "economia" – ponendo enfasi sull'idea della "gestione della casa" (òikos – casa; nomos – gestione o amministrazione). Oggi, una simile prospettiva rappresenta un valido stimolo per tentare di risolvere le problematicità di un sistema in cui prevale individualismo e profitto. Esplorare vecchi e nuovi concetti, come questo libro propone, rappresenta dunque un metodo per riflettere criticamente sull'economia e avviare un cambiamento.

    2. Un libro per The Economy of Francesco

    Il presente glossario è legato al progetto The Economy of Francesco, un movimento, un gruppo dí lavoro, un luogo di incontro e dibattito tra giovani economisti, imprenditori e change-makers [9] di tutto il mondo, attorno alla necessità di «fare un "patto" per cambiare l'attuale economia e dare un'anima all'economia di domani» [10]: esso ambisce a ripensare gli assiomi fondanti del sistema economico dominante, riesaminandone le basi e seguendo quella che può essere definita la vision e mission di Francesco d'Assisi: l'essere in fraternità con il mondo umano e nonumano [11]. È importante sottolineare che questo slancio si estende ben oltre l'esperienza cristiana, cattolica e occidentale, proponendo un dialogo con diverse fedi, prospettive e aree del sapere.
    The Economy of Francesco nasce da un appello del 2019 di papa Francesco a incontrarsi per promuovere «un processo di cambiamento globale che veda in comunione di intenti non solo quanti hanno il dono della fede, ma tutti gli uomini di buona volontà, al di là delle differenze di credo e di nazionalità, uniti da un ideale di fraternità attento soprattutto ai poveri e agli esclusi» [12]. Si tratta di un incontro che, a causa della già menzionata pandemia, si è trasformato in un itinerario di viaggio scandito in tappe, capace di generare differenti e prolifici percorsi di riflessione, di studio e di azione (i partecipanti erano suddivisi in dodici tavoli di lavoro e confronto – detti villages – al fine di progettare traiettorie di sviluppo allineate all'appello del pontefice).
    La tappa iniziale di questo itinerario è stata il primo grande evento a Assisi – in formato ibrido – nel mese di novembre 2020, dove più di 2500 under 35 hanno dialogato con personalità di primo rilievo nel dibattito economico contemporaneo, da Vandana Shiva a Muhammad Yunus, passando per Jeffrey Sachs, Jennifer Nedelsky e Kate Raworth. Nel manifesto di conclusione dei lavori di questo evento, a partire dalle proposte maturate nei villages, è emersa in modo preponderante la richiesta generazionale [13] di ri-progettare un sistema economico "migliorato", più lento, in comunione, sostenibile, attento ai beni comuni, all'integrazione e alla dignità di tutti. The Economy of Francesco si sviluppa, tuttavia, anche in modo "destrutturato" nelle azioni e nel lavoro dei singoli partecipanti, che declinano l'impegno sollecitato dal pontefice in progetti capaci di rispondere a esigenze locali, dando credito, ancora una volta, al carattere pluralista, inclusivo e "giocale" dell'iniziativa: queste proposte hanno trovato rappresentazione nel secondo incontro di Assisi, nell'ottobre del 2021. Il successivo incontro, nel settembre 2022, è un punto di arrivo del percorso che vedrà finalmente i giovani partecipanti incontrare papa Francesco al fine di suggellare il proprio impegno per il cambiamento.
    Tradurre le opere in parole non è un'operazione facile, soprattutto quando si è chiamati a dare riscontro dell'incredibile diversità – da molti punti di vista – che un movimento può ospitare. Il presente volume – íl primo del suo genere nel contesto di The Economy of Francesco – intende enucleare l'assetto valoriale "condiviso" tra i diversi partecipanti al progetto, illustrando alcuni dei concetti fondamentali alla base dei dibattiti e dei confronti maturati in seno alle diverse attività legate a questa iniziativa. Oltre a ciò, il volume rappresenta la raccolta di alcuni dei traguardi raggiunti dai partecipanti, un recap sistematico per proseguire i lavori con ancora più entusiasmo ed efficacia. La selezione di lemmi raccolta ín questo volume può anche essere considerata un utile faro guida per non disperdersi nel mare magnum della rete di esperienze, persone, teorie a cui attiene l'economia che The Economy of Francesco mira a "riparare". Infine, questa proposta editoriale permette a chi non conosce l'iniziativa di comprendere meglio quali sono i suoi caposaldi, oltre a rappresentare una raccolta di strumenti operativi, per gli affiliati e non, per riflettere e/o operare un ripensamento del sistema economico.
    L'esigenza di attuare un cambiamento paradigmatico porta con sé la necessità di mettere in discussione i princìpi che hanno guidato, per lungo tempo, il pensiero e le azioni della comunità globale in ambito economico – gli assunti taciti delle narrazioni dominanti, le dinamiche dí potere e le forme di inclusione ed esclusione reiterate implicitamente anche dal linguaggio. In tal senso, lo slancio di The Economy of Francesco non è isolato, ma si innesta in una più ampia traiettoria critica del pensiero tradizionale occidentale che caratterizza la filosofia contemporanea, in un momento storico di transizione e rinnovamento come quello attuale, condiviso da prospettive dí ricerca anche molto diverse tra loro e riferite ad ambiti differenti [14]. Non è un caso che, in questo contesto di rinnovamento culturale, il glossario rappresenti una proposta editoriale particolarmente popolare come dispositivo per «provare a risillabare il mondo da una prospettiva differente» [15] attraverso sguardi sempre nuovi. Questo volume si pone dunque l'obiettivo di contribuire a riparare l'economia partendo dal suo linguaggio come statuto primigenio e performativo dal quale dipendono e si concretizzano (anche) scelte e azioni economiche.

    3. La struttura e gli autori del glossario

    Questo volume propone 33 lemmi. Come detto, si è cercato di operare una selezione che rendesse merito allo spirito e alle tematiche che in questi anni di percorso sono emersi e che hanno accompagnato la riflessione critica dei partecipanti a The Economy of Francesco. Sebbene tutti i lemmi condividano la prospettiva etica ispirata da e a Francesco – un nome che fa qui riferimento tanto al "poverello di Assisi" quanto al pontefice – essi differiscono in forma e contenuto. Alcuni di questi (ad esempio Imprenditorialità, Persona, Relazione, Risorse, Valore) si pongono come ridefinizioni di concetti radicati nel discorso economico attraverso punti di vista alternativi all'uso più generico del termine. Altri (ad esempio Agape, Fraternità, Vocazione) si propongono invece come termini inconsueti nel contesto economico, ma che possono altresì esortare cambiamenti nelle narrazioni culturali tradizionali, rinvigorendo l'economia con nuova linfa. Inoltre, rispetto allo stile di scrittura dei contributi qui raccolti, se alcuni lemmi seguono la struttura del saggio breve accademico – seppur con un intento più divulgativo – altri possiedono un taglio più narrativo. La diversità delle proposte è da intendersi come un ulteriore tentativo di concretizzare l'affiato pluralista che motiva The Economy of Francesco.
    L'elenco dei lemmi proposti dal seguente volume è lungi dal considerarsi esaustivo e definitivo, e molti sono i termini che potrebbero essere integrati tra i "mattoni" necessari per ricostruire l'attuale economia "in rovina" e migliorare la gestione della "casa comune". La scelta dei contenuti di questo volume è quindi motivata, in primis, dalle esigenze dei curatori di selezionare, per questioni editoriali, solo alcuni dei numerosi termini chiave emersi a più riprese nei dibattiti tra i partecipanti a The Economy of Francesco: in tal caso, la scelta ha riguardato i concetti che forse più di altri possono fornire al lettore una panoramica essenziale per inquadrare il movimento. Nell'organizzare questa selezione, inoltre, particolare attenzione è stata dedicata alle specializzazioni, agli interessi di ricerca e ai profili degli autori e delle autrici coinvolti, al fine di garantire una trattazione di qualità dei temi selezionati. Nell'ottica di riconoscere il valore del pluralismo di idee e della loro provenienza, della critica all'eurocentrismo e della parità di genere, è rilevante sottolineare che dei 34 autori e autrici – under 35 e legati a The Economy of Francesco – 19 sono donne, e che tra essi figurano persone che operano dentro e fuori l'ambito accademico, sia laiche che religiose, provenienti da ogni continente, seppur in proporzione differenti a seconda della disponibilità riscontrate (si veda, per ulteriori approfondimenti, la nota biografica associata ai vari lemmi).
    Se la pubblicazione in lingua italiana del presente volume può sembrare una limitazione, o una contraddizione rispetto a tale slancio pluralista, è bene considerare come questa sia stata invece una scelta ponderata, indispensabile per consentire celeri tempi di pubblicazione rispetto al momento in cui l'idea di questo glossario è nata" e, in particolar modo, in vista del nuovo incontro di The Economy of Francesco a Assisi nel mese di settembre 2022. I curatori del volume si augurano che questo progetto editoriale possa ispirare pubblicazioni simili, in formato multilingua, in futuro. Si consideri, a ogni modo, che i testi originali di chi non è madrelingua in lingua italiana (16 tra gli autori e autrici, dí questo libro) sono stati redatti nelle lingue di origine, oppure in una lingua tra inglese, portoghese e spagnolo (la lingua di origine è segnalata nelle note dei testi interessati). Solo in seguito, i testi sono stati tradotti con l'aiuto di traduttori esterni. L'obiettivo di tali scelte è assicurare di "mettere la teoria in pratica", riconoscendo il valore di esperienze, prospettive, sensibilità e tradizioni diverse anche attraverso prassi editoriali alternative e allineabili all'etica pluralista e francescana di The Economy of Francesco.
    Leggendo le pagine di questo glossario si potrà senz'altro rintracciare una fitta trama di richiami tra i vari saggi, attraverso nomi, teorie e concetti che si ripetono in modo inaspettato e non programmato: questi richiami intertestuali tracciano un utile apparato teorico di riferimento sia per meglio comprendere e posizionare la prospettiva di The Economy of Francesco all'interno del discorso economico contemporaneo, sia per radicare la sua proposta di cambiamento paradigmatico su basi solide e ampiamente riconosciute dalla comunità scientifica. Tra le teorie più citate si considerino, ad esempio, la prospettiva dell'economia civile, la cui "riscoperta" è legata al lavoro di studiosi come Luigino Bruni e Stefano Zamagni, oppure le riflessioni del premio Nobel Amartya Sen. Tra i concetti che tornano a più riprese tra le pagine di questo libro, invece, a essere protagoniste sono sicuramente molte delle parole chiave che papa Francesco ha utilizzato nelle lettere encicliche Laudato Si' (2015) e Fratelli tutti (2020), o negli interventi legati a The Economy of Francesco, da "beni comuni" a "economia integrale".

    4. Alcuni suggerimenti per i lettori e le lettrici

    Come utilizzare questo speciale glossario? I lettori e le lettrici sono invitati a sfogliare le pagine di questo libro alla ricerca di stimoli per approfondire termini molto utilizzati anche nel linguaggio comune, ma di cui si prende forse poco in esame la profondità teorica, soprattutto nel contesto economico. Il glossario invita quindi a maturare maggiore consapevolezza sul fatto che il cambiamento paradigmatico proposto da The Economy of Francesco debba iniziare dal riconoscere le implicazioni negative, esclusive e discriminatorie che il linguaggio (economico) porta con sé, come emerge quando alcuni concetti vengono esaminati attraverso la lente dell'etica francescana.
    Può inoltre essere utile consultare il glossario senza seguire l'ordine alfabetico che ne caratterizza la progressione organizzativa, per soffermarsi, invece, sui termini che si ritengono più funzionali ad arricchire il proprio percorso di ricerca, professionale o personale. Questo libro è infatti pensato per un pubblico ampio e non solo per specialisti delle scienze economiche. Al fine di assicurare tale obiettivo, si è cercato dí mantenere un lessico accessibile e con limitati tecnicismi, senza tuttavia perdere lo zelo e lo spessore della scrittura accademica. Corredano gli interventi raccolti in questo libro numerose note che, oltre a rappresentare il riferimento bibliografico delle considerazioni proposte dagli autori e dalle autrici, offrono ai lettori la possibilità di effettuare approfondimenti sulle riflessioni espresse in modo conciso all'interno dei saggi. Infine, il presente libro rappresenta uno strumento di apertura verso nuovi orizzonti al fine di stimolare chiunque desideri avvicinarsi a The Economy of Francesco ad avviare percorsi di indagine critica rispetto a questioni economiche nelle proprie comunità locali.
    Se, a ottocento anni di distanza, l'esortazione mistica di Francesco non smette di offrire validi spunti di riflessione per «riparare la "nostra" casa che è tutta in rovina», l'auspicio è che l'entusiasmo giovanile e lo spirito proattivo che caratterizza questo libro possano rappresentare, per lungo tempo, una guida valida per immaginare, ideare e sperimentare soluzioni ai problemi di natura economica che ci circondano. Con tale spirito, si invitano i lettori e le lettrici a maturare la consapevolezza di essere protagonisti del cambiamento evocato in queste pagine: come afferma papa Francesco, «non potete restare fuori da dove si genera il presente e il futuro. O siete coinvolti o la storia vi passerà sopra»".
    "Glossario" è una parola gemella di "abbecedario", un termine che a tanti ricorderà il capolavoro di Carlo Collodi: Pinocchio. Il papà di Pinocchio, Geppetto, per comprare l'abbecedario al figlio, era rimasto "in maniche di camicia": aveva dato tutto ciò che possedeva pur di consentire a Pinocchio di studiare. Anche oggi molte famiglie – soprattutto nei contesti meno fortunati e benestanti – restano in "maniche di camicia" pur di far studiare i propri figli e dar loro la possibilità di un futuro migliore. Molti giovani di The Economy of Francesco sono tra questi figli che hanno potuto avviare un futuro migliore grazie a famiglie che hanno dato loro tutto il necessario. Per questo vogliamo dedicare questo glossario alle nostre famiglie, e a tutte le famiglie che preferiscono restare "in maniche di camicia" per consentire una vita migliore ai propri figli e figlie.

     

    NOTE

    l 1 Stefano Zamagni (Rimini, 1943) è docente di Economia civile e di Ethics and markets all'Università di Bologna (facoltà di Economia) e adjunct professor of International political economy alla Johns Hopkins University, Bologna center. È presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali. autore di numerose pubblicazioni – libri, volumi editati, saggi – di carattere scientifico, così come di contributi al dibattito culturale e civile. Fra le prime, si segnalano i manuali in uso in moltissime università, tra cui: Economia civile (in coll. con L. Bruni), Città Nuova, Roma 2007; La cooperazione (con V. Negri), Il Mulino, Bologna 2008; Impresa responsabile e mercato civile, Il Mulino, Bologna 2013; Handbook on the economics of reciprocity and social enterprise (con L. Bruni), Elgar, Cheltenham 2013; Mercato, Rosenberg, Torino 2014; L'economia civile (con L. Bruni), Il Mulino, Bologna 2015; Prudenza, Il Mulino, Bologna 2015; Banche di comunità. Cambiare senza tradire, Ecra, Roma 2018; Lezioni di Storia del Pensiero Economico (con L. Bruni - P. Santori), Città Nuova, Roma 2021.
    2 L. Eisenberg, The human nature of human nature, in «Science» 176, 4031 (1972), pp. 123-128.
    3 Stefano Rozzoni (Bergamo, 1989) ha ottenuto un dottorato in Studi umanistici transculturali (Università degli Studi di Bergamo) e in Literary and cultural studies (Justus Liebig Universita Giellen). Si occupa di ecocritica, Postumanesimo, poesia pastorale e narrazioni ecologiche contemporanee.
    4 Plinio Limata (Napoli, 1984), PhD in Economia civile, è postdoc fellow presso l'Università Roma Tre e docente a contratto in Public economics ed Economics of innovation and sustainability presso l'Università LUMSA di Roma.
    5 San Bonaventura, «Leggenda maggiore», in Fonti francescane, EFR, Padova 2011, p. 607.
    6 Bonomi, Vocabolario etimologico della lingua italiana, 2004-2008, disponibile online al sito www.etimo.it/?term=riparare (ultimo accesso in data 15 aprile 2022).
    7 R.V. Crume, Environmental Health in the 21st century: From Air Pollution to Zoonotic Diseases, Greenwood, Santa Barbara 2018, p. 578.
    8 Sul concetto di logica "usa e getta" si faccia riferimento a papa Francesco, Laudato Si'. Lettera enciclica sulla cura della casa comune, disponibile online al sito www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/ papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html (ultimo accesso in data 15 giugno 2022).
    9 «EoF è un movimento internazionale di giovani economisti, imprenditori e change-makers impegnati in un processo di dialogo inclusivo e di cambiamento globale giovane e vibrante, verso una nuova economia». Si veda il sito ufficiale di The Economy of Francesco https://francescoeconomy. org/it/ (ultimo accesso in data 15 giugno 2022).
    10 Papa Francesco, Lettera del Santo Padre Francesco per l'evento "Economy of Francesco", disponibile ordine al sito www.vatican.va/content/ francesco/it/letters/2019/documents/papa-francesco_20190501_giovani-imprenditori.html (ultimo accesso in data 15 giugno 2022).
    11 Il termine "non-umano", che torna a più riprese anche nei contributi del presente volume, è qui utilizzato per indicare forme di vita ed elementi organici e inorganici oltre all'essere umano con un'accezione attenta alle implicazioni dualistiche e gerarchiche che il prefisso "non-" porta con sé.
    12 Papa Francesco, Lettera del Santo Padre Francesco per l'evento "Economy of Francesco", cit.
    13 «Voi adulti che avete in mano le redini dell'economia e delle imprese, avete fatto molto per noi giovani, ma potete fare di più. Il nostro tempo è troppo difficile per non chiedere l'impossibile. Abbiamo fiducia in voi e per questo vi chiediamo molto. Ma se chiedessimo di meno, non chiederemmo abbastanza». Si veda il sito ufficiale di The Economy of Francesco https:// francescoeconomy.org/it/final-statement-and-common-commitment/ (ultimo accesso in data 15 giugno 2022).
    14 Un esempio su tutti è relativo alla popolarità raccolta negli ultimi anni dal concetto di "Antropocene" in diversi ambiti culturali, a partire dall'idea che esso identifichi una possibile nuova era geologica sulla base dell'impatto delle alterazioni biosferiche antropogeniche. Cf. P.J. Crutzen - E.F. Stoermer, The "Anthropocene", in «IGBP Newsletter» 41 (2000), pp. 17-18.
    15 E. Baioni - L.M. Cuadrado Payeras - M. Macelloni, «Prefazioni», in Abbecedario del Postumanismo, Mimesis, Sesto San Giovanni 2021, p. 12.
    16 Il presente volume nasce dal confronto con il team di The Economy of Francesco in merito a un progetto PCTO ideato e condotto per le scuole superiori da Stefano Rozzoni in collaborazione con l'associazione Clementina Borghi di Treviglio (BG) e altre realtà del territorio, svolto nell'anno scolastico 2021/2022 presso l'ISIS G. Oberdan di Treviglio (BG), intitolato The Economy of Francesco: un glossario per ripensare e riparare il linguaggio dell'economia, che ha visto sei classi del terzo anno riconcettualizzare alcuni lemmi chiave del discorso economico e realizzare – anche con il contributo dei propri docenti – un glossario multimediale visionabile al sito www.unglossariopereof.it.
    17 Papa Francesco, Videomessaggio del Santo Padre Francesco ai partecipanti all'incontro, 21 novembre 2020, disponibile online al sito www.vatican. va/content/francesco/itimessages/pont-messages/2020/documents/papafrancesco_20201121_videomessaggio-economy-of-francesco.html (ultimo accesso in data 15 giugno 2022).

     

    Indice

    Ringraziamenti
    Introduzione (di Stefano Zamagni)
    Prefazione (di Stefano Rozzoni e Plinio Limata)
    1. Agape (di Tommaso Bertolasi)
    2. Ambiente (di Stefano Ciliberti)
    3. Beni comuni (Commons) (di Agustina Brizuela)
    4. Benessere (di Dalila De Rosa)
    5. Capitalismi (di Renato Raffaele Amoroso)
    6. Comunità (di Sofia Croso Mazzuco)
    7. Cura (di Valentina Blandi)
    8. Disuguaglianza (di Cristina Pereira Vieceli)
    9. Ecologia Integrale (di Ignacio Oliva)
    10. Felicità (di Julia Wdowin)
    11. Fiducia (di Jena Espelita)
    12. Finanza (di Andrea Calef e Andrea Roncella)
    13. Fraternità (di Federica Nalli)
    14. Giustizia (di Serena Tonta)
    15. Imprenditorialità (di Gloria Imumpaye)
    16. Innovazione (di Pirri Salvatore)
    17. Inclusività (di Dian Maya Safitri)
    18. Lavoro (di Tracey Freiberg)
    19. Mutualità (di Ingrid Omerzo)
    20. Persona (di Stefano Rozzoni)
    21. Povertà (di Cristian Jesús Varela)
    22. Profitto (di Claudio Barbieri)
    23. Proprietà (di Paolo Santori)
    24. Relazione (di Maria Jordet)
    25. Reciprocità (di Valentina Erasmo)
    26. Responsabilità (di Giorgia Nigri)
    27. Ricchezza (di Giulia Gioeli)
    28. Risorsa (di Mariana Reis Maria)
    29. Scarto (di Domenico Rossignoli)
    30. Sostenibilità (di Juan M. Gil-Barragan)
    31. Tecnologia (di Rodimiro Rodrigo)
    32. Valore (di Andrei Thomaz Oss-Emer)
    33. Vocazione (di Valentina Rotondi)


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    alla vita cristiana


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