Volti, non profili
    Dieci sguardi femminili sulle emozioni,
    il potere e la giustizia nel nostro tempo

    Volti

     

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    Esiste un modo di raccontare il nostro tempo che parte dalla tecnica, e un modo che parte dal cuore; un modo che parte dalle istituzioni, e un modo che parte dal singolo colloquio clinico; un modo che parte dalla giustizia, e un modo che parte dal desiderio. Le dieci autrici raccolte in questo itinerario – filosofe, sociologhe, psicoanaliste, storiche dell'economia – hanno scelto punti di partenza diversi, spesso senza dialogare direttamente tra loro, eppure convergono, con una regolarità che merita attenzione, su una diagnosi condivisa: viviamo in una stagione storica in cui la libertà individuale non ha mai avuto, almeno formalmente, tante possibilità di scelta, e in cui, proprio per questo, non è mai stato così difficile scegliere, legarsi, riconoscersi reciprocamente, restare persone e non soltanto profili.
    Questo itinerario si articola in tre parti, ciascuna costruita secondo lo stesso movimento interno: si parte da un fondamento più propriamente filosofico o psicologico, si passa attraverso un'analisi sociologica o storica della struttura che quel fondamento attraversa, e si approda infine a un correttivo empirico o applicativo, capace di riportare l'analisi teorica al contatto con l'esperienza concreta delle persone, e in particolare dei più giovani. La prima parte interroga le emozioni come questione sociale, prima ancora che privata. La seconda segue la tecnica digitale dall'infrastruttura economica fino alla vita interiore di chi la abita. La terza affronta la scelta, il desiderio e la giustizia come luoghi in cui l'individuo si colloca, spesso faticosamente, dentro la struttura sociale che lo precede.
    Un filo attraversa silenziosamente tutte e dieci le tappe, ed è bene dichiararlo fin dall'inizio: la distinzione, di ispirazione lévinasiana, tra il volto e il profilo. Il volto è la presenza irriducibile e sempre sorprendente di un'altra persona, che nessun algoritmo, nessuna previsione statistica, nessun racconto per quanto empaticamente costruito può mai catturare per intero. Il profilo è ciò a cui quella presenza viene ridotta ogniqualvolta la si tratta come oggetto da prevedere, da classificare, da consumare. Le dieci autrici qui raccolte descrivono, ciascuna a proprio modo, le tante forme in cui la nostra epoca riduce sistematicamente il volto a profilo – nel mercato sentimentale, nella sorveglianza digitale, nella recitazione emotiva richiesta dal lavoro, nella scelta compulsiva, nell'ingiustizia sociale – e indicano insieme, ciascuna nei limiti della propria disciplina, le strade concrete attraverso cui un'educazione paziente può restituire ai più giovani la capacità di restare, e di riconoscere negli altri, volti pienamente umani.

    NB. Nel sommario offriamo il percorso sistematico; il file pdf segue invece il percorso di elaborazione editoriale.


    Introduzione

    Parte prima
    Le emozioni come questione sociale

    Martha Nussbaum: le emozioni come giudizi di valore
    Arlie Hochschild: le emozioni come lavoro
    Eva Illouz: le emozioni sotto la logica del capitalismo
    Sara Ahmed: le emozioni come politica pubblica

    Parte seconda
    Potere e tecnica: dall'infrastruttura digitale alla vita dei più giovani

    Shoshana Zuboff: la struttura del capitalismo di sorveglianza
    Sherry Turkle: la psiche davanti allo schermo
    danah boyd: il correttivo empirico sulla vita dei ragazzi

    Parte terza
    Scelta, desiderio, giustizia

    Renata Salecl: la radice psichica della scelta
    Nancy Fraser: il criterio filosofico-politico della giustizia
    Patricia Hill Collins: l'intreccio intersezionale

    Conclusione