La vita religiosa

    in Europa

    Isabelle De Gaulmyn * 


    1. Introduzione

    Colei che vi parla è una giornalista dell’in¬formazione religiosa; non una sociologa, né una teologa. Con una esperienza francese, e romana, e perciò – un po’ – universale. Io parlerò «dall’esterno» dell’istituzione, ossia con la visione che ne riflettono i media, e più globalmente la società europea, e precisamente francese, estremamente secolarizzata. Dunque, a rischio di sconcertare, perché talvolta questo sguardo è molto duro, e molto inesperto delle realtà religiose. Nella Chiesa, spesso si sottovaluta l’importanza dell’ex-culturazione cristiana della nostra società.
    L’argomento è molto ampio: la vita religiosa (vr) in Europa! E’ inoltre un argomento vago, poiché, e questa è una delle conclusioni a cui io perverrò, la vr è oggi sempre più complessa da definire, con una molteplicità di forme nuove (Istituti secolari, consacrati, Terzi ordini di laici, nuove comunità monastiche…) che non fanno parte della vr, ai sensi del diritto canonico, ma che spesso sono considerate tali. Devo inoltre mettervi in guardia che voi vi siete assunti un rischio, invitando una donna, perché io parlerò anche della vr femminile, ma penso che voi non me vorrete per questo!
    Per cominciare, due aneddoti significativi:
    – L’osservazione del vescovo di Chartres, mons. Pansard, che registrava, con una certa amarezza, che quest’anno egli aveva dovuto chiudere una piccola comunità di religiose delle Piccole Sorelle di Gesù, mi sembra, impiantata in un difficile quartiere di una città operaia, a Dreux, perché le religiose erano troppo anziane, e non c’era nessuno che le potesse rimpiazzare. Ora, spiegava questo vescovo, nessuno, nella diocesi, aveva protestato contro la loro partenza, non ci sono state manifestazioni, esse sono andate via con una certa indifferenza… Eppure esse erano estremamente utili. Inoltre, nel momento in cui questo stesso vescovo deve spostare un sacerdote per raggruppare alcune parrocchie, gli si rivoltano contro tutti quanti, dagli eletti locali (sindaco, deputati) ai parrocchiani. Nel primo caso, vi è una presenza religiosa che muore in mezzo all’indifferenza generale…
    – Durante i quattro anni che ho passato a Roma, ho visto passare la notificazione di un numero incredibile di beatificazioni di religiosi e religiose fondatori di Istituti religiosi. Impressione paradossale di un mondo che viene beatificato, nel momento in cui sta scomparendo…

    2. Perché la vita religiosa, da un punto di vista “giornalistico”, è una specie in via di estinzione…

    A) Intanto, l’Europa è un contesto di forte secolarizzazione. Certo vi sono dei contesti diversi e la Francia è comunque lo specchio accentuato della secolarizzazione europea, con una pratica regolare del 5% della popolazione; occasionalmente, del 15%. In realtà, c’è un fossato crescente tra una pratica istituzionale in forte declino e una credenza diffusa, in cui i valori evangelici restano «molto apprezzati». Di qui deriva un enorme problema di trasmissione. Cfr. oggi la cultura religiosa dei più giovani.

    B) In questo contesto, la vr è senza dubbio quella che subisce di più la crisi della Chiesa, soprattutto dopo un periodo di grandissimo dinamismo, se si guarda il secolo XIX e l’inizio del secolo XX.
    Le cifre in Francia:
    Le religiose: nel 1967, 114.000 religiose
    nel 1973: 93.000 religiose
    nel 2003: 44.000 religiose
    nel 2009: 33.600 religiose apostoliche, e 4334 monache
    (età media, circa 80 anni).
    I religiosi: nel 1973: 13.300 religiosi
    nel 2003: 9250 religiosi
    oggi: 6751 religiosi, 1403 monaci
    (età media 70 anni).
    Constatazione: delle comunità invecchiate, con un’altalena nord-sud, che si amplifica con un effetto generazionale; in una maniera caricaturale, in Europa vi sono delle grandi costruzioni religiose, abitate da religiosi bianchi invecchiati e da giovani africani o asiatici.
    Vi sono perciò dei raggruppamenti di comunità, delle preoccupazioni finanziarie, perché bisogna sopportare il peso dei più anziani, il pensionamento e la dipendenza.

    C) Tentativo di spiegazione:
    * Senza dubbio le caratteristiche della vr sono totalmente emarginate rispetto ai “canoni” della modernità: impegno per tutta la vita, castità, obbedienza.
    * Le “funzioni” delle quali si facevano carico le comunità religiose vengono ricoperte oggi da laici: salute, istruzione, assistenza sociale ecc. …
    * La vr apostolica, presenza discreta nel mondo, non corrisponde più alle attese delle nuove generazioni di cattolici, che sono alla ricerca di una maggiore visibilità.

    3. La vita religiosa in Europa si declina anche al futuro… Ciò che emerge

    In realtà, non tutto è certamente scomparso. I grandi Ordini (Gesuiti, Domenicani, Francescani) rimangono importanti. Soprattutto, ci sono delle cose nuove, segno di dinamismo, di creatività, anche se questo resta molto fragile.

    3.1. Nuove forme di vita religiosa più “radicali”
    Radicali nel senso di maggiormente “staccate” dalla società, sul modello in realtà della vita monastica. Degli Istituti che vivono di mendicità, come le comunità delle Piccole Sorelle dell’Agnello, i Francescani del Rinnovamento. Con degli abiti molto identificabili. I Fratelli di San Giovanni…
    Un esempio certamente interessante per ciò che esso rappresenta: le Fraternità monastiche di Gerusalemme: monaci nella città, vita religiosa e monastica, ma nella città. Con la volontà di creare una presenza visibile, specialmente mediante la liturgia, nella città.

    3.2. Degli impegni più informali
    Un po’ come Madeleine Delbrêl e le sue compagne. Rifiuto di una istituzionalizzazione troppo accentuata, creazione di piccole fraternità, comunità, nelle quali non vi è un impegno in riferimento a una regola. Per esempio, Henri Quinson, monaco nella città, Fraternité Saint Paul, a Marsiglia, in realtà una semplice «comunità cattolica». Estremamente fragile, e questo è molto rappresentativo della nostra società.

    3.3. Una vita consacrata, ma non necessariamente religiosa
    Tutto il movimento del Rinnovamento, questi impegni che spesso si presentano in una forma di statuto misto di consacrati con dei laici, dei sacerdoti ecc. questo dice senza dubbio qualcosa della vita religiosa. I Focolari, lo Chemin Neuf (Cammino Nuovo), la comunità dell’Emanuele. Vi sono d’al¬tronde già delle difficoltà a farli riconoscere: da quale dicastero (vita consacrata, o laici)? e poi, si possono far vivere insieme tutte le forme di vita? Cfr., in Francia, i problemi delle Béatitudes (Beatitudini).

    3.4. I “bisogni” sono ancora enormi
    Ci sono settori di frontiera in cui solo le comunità religiose vogliono andare. Non è la domanda che manca! Così, tutto ciò che riguarda la presenza nella periferia, in ambienti di vita estremamente duri. Presenza accanto alle persone molto anziane. Vita spirituale (che in Francia è divenuta estremamente importante, creazione di numerosissimi centri spirituali, accompagnamento spirituale). Presenza accanto ai giovani notevolmente più svantaggiati. Così, il ritorno in Francia di forme di patronato (Timon David).

    3.5. I laici associati
    Forme diverse di associazione, laici che desiderano anch’essi di aggregarsi a una famiglia spirituale, al carisma di un Fondatore. E’ un fenomeno in grande espansione in Francia. Talvolta si ha la sensazione che sia un’invenzione per impedire a una Congregazione di sparire. Ma si tratta anche di una vera invenzione, con un proprio dinamismo. Specialmente quando vi è un obiettivo preciso. Cfr. la rete lasalliana.

    4. La vita religiosa, forma particolarmente adatta al terzo millennio

    Il declino è paradossale, perché la vita religiosa, se ci si riflette bene, presenta dei modi di funzionamento e di essere estremamente moderni.

    4.1. Il dono, la gratuità
    Un certo numero di giovani si impegnano in attività di solidarietà, dopo aver fatto studi in campo finanziario o commerciale.

    4.2. La rete
    E’ un modo tipico di funzionamento delle Congregazioni religiose, che permette loro di sperimentare delle forme molto avanzate di globalizzazione con degli scambi Nord-Sud. E questo conferisce loro una grande credibilità come esperti presso le organizzazioni internazionali (ONU…).

    4.3. Ricerca di saggezza
    I Fondatori dei grandi Ordini sono figure che potrebbero rispondere al bisogno dei nostri contemporanei di avere delle grandi figure-faro, dei “libri di saggezza”… Un patrimonio che non bisogna lasciare morire.

    5. Pluralismo

    La Chiesa soffre oggi di una visione semplificatrice, molto accentuata dai media, che tendono a ricondurre tutto al Papa, al Vaticano. La Chiesa invece ha la ricchezza delle grandi famiglie spirituali che sono gli Ordini, i quali rappresentano pluralismo, diversità, sfumature di sensibilità. Questo è estremamente importante per l’universalità della Chiesa, che non è solamente universalità geografica.
    Pluralismo anche nel funzionamento interno: regole di gioco democratico, di elezione, di dibattito, di discussione. Esempio dell’ultima Congregazione gesuita, a Roma, nella quale io rimasi molto impressionata del tenore dei dibattiti. Cfr. pure nella storia, per es., i dibattiti relativi alla nascita dei Fratelli di San Vincenzo de Paoli.
    In breve, io ho avuto occasione, a numerose riprese, di constatare a Roma quanto gli Ordini religiosi attuali fossero degli spazi di libertà, in una Chiesa che spesso ne è priva.

    6. Conclusione

    Le due grandi figure più popolari, nella classifica nelle personalità preferite dei Francesi, erano due religiosi (in un paese che si dice laico!). Ma essi sono morti. L’Abbé Pierre (cappuccino) e suor Emmanuelle (Notre Dame de Sion)…

    * capo-servizio Religione a La Croix