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    Le sfide della

    vita consacrata oggi

     

    Camillo Maccise

    Mi è stato chiesto, di prendere parte al vostro Capitolo Generale con una breve riflessione di Buona Notte sulle sfide che affronta la vita consacrata nella Chiesa e nel mondo di oggi, all’inizio del Terzo Millennio.
    Un Capitolo Generale è una occasione per prendere coscienza della vostra identità, per rinnovarvi e così servire meglio i fratelli e le sorelle in fedeltà creativa al vostro carisma. Una prospettiva di fede e uno sguardo contemplativo alla realtà del mondo, della Chiesa e della vita consacrata vi aiuterà senza dubbio in questo sforzo di rispondere alle interpellanze del Signore in questo momento della nostra storia.
    La vita è un cammino sconosciuto e pieno di sorprese per gli individui e per i gruppi. Allo stesso modo che una segnaletica stradale ci aiuta a non perderci nel percorso, i segni dei tempi e dei luoghi sono per noi una segnaletica stradale che ci offre il Signore per orientarci e guidarci nel nostro cammino. Questi segnali stradali di Dio, esaminati alla luce della fede, non ci aiutano soltanto a non perdere la strada, si trasformano pure in una esperienza del Dio sempre più grande che ci accompagna e ci guida.
    La prima grande sfida per la vita consacrata oggi è quella di affondare la sua identità nell’esperienza di Gesù Cristo, un’esperienza che affascina e che porta ad una sequela e a una conversione continua. E’ in Gesù, cammino, verità e vita dove noi scopriamo il vero volto di Dio, Padre-Madre che ci ama e che ci ha affidato una responsabilità. E’ Lui che ci ha donato il suo Spirito e, per mezzo di lui, il nostro carisma per una missione. E’ Lui l’unico assoluto. E’ Lui che dà senso alla nostra vita e che ci invita a vivere una spiritualità incarnata nella realtà, che sia vita nello spirito, che abbracci tutto, che comprenda anche l’azione. Una spiritualità nutrita dalla Parola ascoltata nella Scrittura e nella vita, nella radio della preghiera e dei sacramenti. Radicati in questa esperienza di Dio potremo scoprire vitalmente che “solo Dio basta”.
    Dopo la sfida dell’esperienza di Dio e della spiritualità vitale e incarnata, la vita consacrata ha davanti a sé quella della fraternità in un mondo diviso dagli odii, dalle guerre, dalle ingiustizie e dall’oppressione. Vivere e testimoniare la comunione nella diversità, la possibilità di un dialogo multiculturale e mostrare la possibilità del dialogo e della pace fra i popoli, le razze e le culture. Nella esperienza della fraternità noi facciamo la esperienza del Dio Trinitario, comunione nella diversità.
    Altra grande sfida per la vita consacrata è quella del profetismo. Senza avere il monopolio del profetismo perché tutto il popolo di Dio è profetico, lo stile di vita e gli impegni dei consacrati e delle consacrate possono e devono portare necessariamente ad evidenziare la dimensione profetica. La stessa consacrazione può essere in se stessa profezia in quanto testimonia valori evangelici che vanno spesso contro corrente nella società. Siamo interpellati a vivere la dimensione profetica dell’annuncio e della denuncia a servizio dei poveri e degli abbandonati, delle vittime della violenza e dell’ingiustizia, dei nuovi poveri, della difesa dei diritti umani, della promozione delle persone. Sfida grande è questa che ci sprona ad andare sempre al deserto, dove non c’è nessuno; alla periferia, dove si sperimenta la povertà e si condividono le necessità della gente; alle frontiere di situazioni difficili dove si corrono i rischi dell’annuncio del Vangelo (cf Sinodo VC, IL, 10). La sfida del profetismo ci aiuta a fare l’esperienza di un Dio liberatore da tutte le schiavitù del peccato personale e sociale.
    Negli ultimi 50 anni il volto della Chiesa è cambiato. Da una chiesa prevalentemente europeo-occidentale si è passati a una chiesa internazionale dove gente di ogni razza, cultura, popolo e nazione è stata chiamata da Dio per vivere e incarnare i valori evangelici. Lo stesso accade con la vita consacrata presente più che mai in diversi contesti socio-culturali ed ecclesiali. Questo comporta la sfida dell’inculturazione e dell’unità nella diversità. L’inculturazione concerne tutta la vita consacrata: il carisma, lo stile di vita, le vie della formazione e le forme di apostolato, la preghiera e la liturgia, i principi della vita spirituale, l’organizzazione comunitaria e il governo. Si tratta di una trasformazione profonda della mentalità e dei modi di vita non soltanto nelle giovani chiese, ma anche nelle civiltà occidentali molto diverse dalle società rurali del Medioevo o della rivoluzione industriale quando furono elaborate le strutture della vita consacrata (cf Sinodo VC, IL, 93). Nella sfida dell’inculturazione possiamo fare l’esperienza di un Dio sempre più grande, sempre diverso che ci invita a purificare le nostre immagini e le idee che abbiamo di Lui.
    Una sfida forte per la vita consacrata è pure quella di aprirsi in modo diverso da quello del passato a un laicato associato. Questa condivisione del carisma e della spiritualità con i laici fa sì che il carisma di un Istituto riveli tutte le sue ricchezze, perché s’incarna nelle forme di una vita laicale. Può avere così la possibilità di essere ri-espresso in un linguaggio laicale, intelligibile dal punto di vista esistenziale per gli uomini e le donne del nostro tempo. Questo ci aiuta a mantenere la nostra identità. Solo quando guardiamo i volti degli altri e li vediamo differenti, prendiamo coscienza del nostro proprio volto. Questa sfida esige formazione, collaborazione e dialogo con i laici per giungere a una corresponsabilità nella vita, nella trasmissione del carisma e della spiritualità dell’Istituto, e non solo nel lavoro apostolico. In questa nuova apertura al laicato associato possiamo fare l’esperienza di un Dio presente nelle realtà terrene, un Dio che guida la storia e che ci parla negli avvenimenti e nelle situazioni positive e negative.
    Appare pure nella società e nella Chiesa di oggi la sfida di offrire nuovi spazi alla donna. Il documento post-sinodale Vita consecrata sottolinea questa sfida quando dice: “non si può non riconoscere la fondatezza di molte rivendicazioni concernenti la posizione della donna in diversi ambiti sociali ed ecclesiali” (VC 57). Nella vita consacrata abbiamo la sfida di una collaborazione più efficace di consacrati e consacrate. Guardare la realtà dalla prospettiva femminile ci aiuta a fare la esperienza del volto materno di Dio.
    Infine abbiamo la sfida del dialogo ecumenico e interreligioso che la vita consacrata è chiamata ad affrontare in modo speciale a partire dal dialogo e dalla condivisione della esperienza spirituale come risposta di spiritualità alla ricerca del sacro e alla nostalgia di Dio. A questo bisogna aggiungere la sollecitudine comune per la vita umana: difesa dei diritti delle persone, impegno per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato. In questo dialogo ecumenico e interreligioso possiamo fare l’esperienza delle vie del Signore e di un Dio che viene sempre all’incontro di chi cerca la verità e cerca di rispondere alle esigenze della propria coscienza.
    Nell’augurarvi Buona Notte allo stile di Don Bosco, vi invito a ricordare le grandi sfide per la vita consacrata: una esperienza profonda e vitale di Gesù Cristo, la fraternità, il profetismo, l’inculturazione, l’unità nella diversità, il laicato associato, l’apertura ai nuovi ruoli delle donne nella chiesa, il dialogo ecumenico e interreligioso. Ma soprattutto vi invito a trasformare tutte queste sfide in una rinnovata esperienza di Dio: il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, Padre pieno di bontà che per mezzo del suo Spirito ci ha dato la vocazione alla vita consacrata, il Dio comunione nella Trinità, il Dio liberatore, il Dio sempre più grande, il Dio che guida la storia, il Dio Madre, il Dio che viene all’incontro di chi cerca la verità. Che il vostro Capitolo sia un’occasione per prendere di nuovo coscienza di tutte queste sfide e della sua carica spirituale affinché fedeli a Cristo, alla Chiesa, al vostro Istituto e all’uomo e alla donna del nostro tempo possiate affrontare i segni dei tempi e dei luoghi con una fedeltà creativa e dinamica.



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