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    Il Papa e gli oratori

    d. Stefano Guidi

    Direttore della Fondazione Oratori Milanesi

    papa francesco grazie


    Che cosa lascia Papa Francesco all’oratorio e alla pastorale giovanile? Un mandato chiaro: essere missionari del Vangelo nel tempo presente, con coraggio, ospitalità e libertà. Il nostro direttore don Stefano rilegge con lucidità alcuni momenti chiave del pontificato – il Sinodo del 2018, la visita a Milano del 2017, gli incontri annuali con i ragazzi ambrosiani – per mostrarne la portata educativa e pastorale. L’invito è a trasformare i nostri oratori in “cortili missionari”, capaci di educare con mente, cuore e mani, nella fedeltà al Vangelo e nella concretezza della vita.

    Ci prepariamo a vivere un Giubileo degli Adolescenti veramente straordinario. Al centro di queste giornate – come al centro dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti – c’è la morte del Papa e la celebrazione dei suoi funerali, a cui parteciperemo con emozione e con fede. Sentiamo vicino anche il nostro Carlo Acutis, di cui comprensibilmente è stata rinviata la canonizzazione ma che sappiamo presente con la sua amicizia spirituale.
    In questi giorni Papa Francesco e il suo pontificato sono sequestrati dalla corrente mediatica. Tutti dicono tutto e il contrario di tutto. Tutti devono riuscire ad affermare di sapere di più e di avere capito tutto, prima degli altri.
    Ma noi vorremmo avere uno sguardo diverso, che oltre l’apparenza delle cose superficiali, riesca a cogliere in profondità il dono originale che ogni Papa – e il Papa in quanto tale – rappresenta per la Chiesa di sempre. Dal primo Pietro, fino all’ultimo.
    Ci facciamo una semplice domanda: che cosa ci lascia Papa Francesco rispetto all’annuncio del Vangelo ai giovani? Che cosa lascia all’oratorio?
    A me sembra che ci abbia innanzitutto invitato e incoraggiato a deciderci per la missione del Vangelo. La missione del Vangelo è la vocazione e lo scopo di vita della Chiesa intera. Nella missione, la Chiesa trova la sintesi tra tutte le sue parti e le sue forme, e di tutta la sua storia. Ne deriva un’idea di pastorale giovanile e di oratorio profondamente missionaria, ospitale, coraggiosa, motivata a conoscere e abitare senza rimpianti ed esitazioni le molteplici contraddizioni del nostro tempo storico. Un’idea di pastorale giovanile e di oratorio che chiede ospitalità ai ragazzi e ai giovani, che si avvicina con delicatezza e rispetto alle loro vite, che desidera camminare insieme con loro e scoprire e riconoscere insieme a loro i segni di vita che il Risorto sta seminando nella storia. Infine, un’idea di pastorale giovanile e di oratorio che siano disposti a lasciarsi provocare, inquietare e cambiare dalla vita dei ragazzi e dei giovani.
    Vorrei brevemente richiamare alcuni momenti di questo pontificato che mi sembrano illuminanti rispetto alla nostra domanda iniziale.
    Il primo è sicuramente il Sinodo dei vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, celebrato a Roma nel 2018. Anche se l’esperienza traumatica del Covid sembra avere cancellato dalla nostra memoria tutto quello che c’è stato in precedenza, dobbiamo impegnarci a ritornare all’esperienza del Sinodo e fare tesoro delle indicazioni e degli orientamenti che ha offerto a tutta la Chiesa, come sono presentati nel Documento finale (in particolare i nn. dal 21 al 31). Il Papa ci invita ad entrare veramente in dialogo con i giovani di oggi per iniziare ad avere con loro un confronto vero sulla fede e sella vita.
    Il secondo momento è di livello più locale. Come dimenticare infatti la visita di Papa Francesco a Milano e in particolare l’incontro con i Cresimandi della nostra diocesi il 25 marzo 2017. In quell’incontro ci consegnò una indicazione preziosa: «Io consiglierei un’educazione basata sul pensare-sentire-fare, cioè un’educazione con l’intelletto, con il cuore e con le mani, i tre linguaggi. Educare all’armonia dei tre linguaggi, al punto che i giovani, i ragazzi, le ragazze possano pensare quello che sentono e fanno, sentire quello che pensano e fanno e fare quello che pensano e sentono. Non separare le tre cose, ma tutt’e tre insieme. Non educare soltanto l’intelletto: questo è dare nozioni intellettuali, che sono importanti, ma senza il cuore e senza le mani non serve, non serve. Dev’essere armonica, l’educazione. Ma si può dire anche: educare con i contenuti, le idee, con gli atteggiamenti della vita e con i valori. Si può dire anche così. Ma mai educare soltanto, per esempio, con le nozioni, le idee. No. Anche il cuore deve crescere nell’educazione; e anche il “fare”, l’atteggiamento, il modo di comportarsi nella vita».
    Vorrei concludere ricordando gli incontri personali che ho potuto avere con Papa Francesco regolarmente ogni anno, al termine dell’Udienza con i preadolescenti ambrosiani in pellegrinaggio a Roma. Come segno di ringraziamento portavamo in dono al Papa la maglietta dell’animatore che gli adolescenti avrebbero indossato nel prossimo Oratorio estivo. In quelle occasioni il Papa ha sempre pronunciato parole di stima e di incoraggiamento sull’oratorio, definendolo come uno dei tesori della Chiesa italiana: «Curate gli oratori! Curate gli oratori!». Erano poche parole, dette in poco tempo. Ma sempre con entusiasmo e con gioia, come una esclamazione convinta e sicura.
    Adesso Papa Francesco, insieme a Carlo Acutis, può aiutarci ancora di più a trasformare i nostri oratori in un cortile missionario. Ma il lavoro, duro ma anche appassionante, è quello sul nostro cuore. Iniziamo subito!



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