La chiesa del disagio:
le ragioni di
una fedeltà amorosa
Carlo Molari
Molti cristiani oggi in Italia (ma certamente la riflessione vale per molti altri paesi occidentali), per varie ragioni, si sentono a disagio nella chiesa cattolica e soffrono per il suo clima e le sue scelte storiche. Le reazioni a questa situazione sono di vario tipo: alcuni si disinteressano di ogni forma di religione, altri vivono una fede rachitica e socialmente sterile, altri infine cercano respiro altrove. Ma esistono anche fedeli che resistono alle diverse tentazioni e con atteggiamenti di paziente testimonianza e amorosa fedeltà, alimentano la speranza di un cambiamento, che la loro fedeltà rende possibile. Occorre infatti ricordare che il disagio, in quanto tale, è espressione di processi vitali autentici, sintomo perciò di buona salute, che reagisce a un male incipiente o ad una situazione imperfetta. Il disagio spesso nasce dalla tensione ad ideali non ancora realizzati ed esprime le dinamiche di una comunità, che deve inventare inedite forme di umanità e adattare le sue strutture alle nuove dimensioni della storia. Quando invece i disagi nascono da infedeltà, essi diventano stimoli di conversione e ragione di rinnovamento spirituale. Importante è che il disagio venga analizzato, tenuto presente e assunto come criterio di conversione.
Qui non intendo fare una analisi sociologica del disagio e delle sue ragioni, che non sono in grado di compiere. Intendo solo suggerire le modalità per vivere in modo positivo tali esperienze ecclesiali in modo che diventino salvifiche e gioiose.
Il fatto e alcune sue ragioni
Diversi sono i motivi per cui molti fedeli avvertono difficoltà e soffrono nella chiesa. Alcune possono essere ricondotte a ritardi culturali, altre a libertà coartate, altre ancora a sterilità spirituale.
Alcuni avvertono disagio per i ritardi culturali della chiesa, come ad es. per i modelli utilizzati nella presentazione delle, dottrine di fede o nella interpretazione del mondo e della storia. E molto frequente ascoltare reazioni stizzite di adulti per omelie o per spiegazioni catechistiche insignificanti proprio a causa di modelli culturali sorpassati. In realtà i dinamismi culturali sono oggi così veloci che spiegazioni e modelli correnti possono diventare ben presto inadeguati e insufficienti. Si pensi, ad es., ai cambiamenti avvenuti nel nostro secolo nella concezione della materia e dell'evoluzione delle specie viventi, nella interpretazione dell'uomo edel suo inconscio, nella visione del cosmo e dei fenomeni stellari. E molto facile capire quali incidenze abbiano tali concezioni nella formulazione del peccato originale, della morte, del destino finale dell'uomo, del male nel mondo, della provvidenza e dell'azione divina nella storia. Molte espressioni delle formule della dottrina cristiana risalgono a tempi nei quali venivano utilizzati modelli completamente diversi da quelli ora in uso. Formule comunemente utilizzate in occasione di battesimi o di funerali, di matrimoni o di cresime e di prime comunioni sconvolgono molte persone che da tempo hanno allentato i rapporti con la chiesa e danno l'impressione di notevoli ritardi culturali. Ma anche persone che mantengono rapporti costanti con la pratica cristiana hanno bisogno di trovare ambienti culturalmente sintonizzati per vivere in armonia la propria fede. Alcuni pensano che queste siano esigenze raffinate da trascurare. In realtà tutta la pastorale ne viene compromessa.
Altri hanno l'impressione che la chiesa stia difendendo cause perse e imponga comportamenti privati o scelte sociali, con forme di pressione morale e giuridica inopportune. Molte scelte pratiche vengono proposte dalla chiesa in nome di Dio, quando sono invece il risultato di letture della realtà umana e della storia segnate da divisioni del mondo ormai tramontate. Il disagio è forte quando a queste proposte si accompagnano ricatti, pressioni e forme violente di impostazione che non riflettono la sensibilità evangelica.
Altri hanno l'impressione di una vita religiosa formale ed esteriore, ridotta a pratiche più o meno superstiziose. Molte espressioni della religiosità, trasmesse dal passato, non rispondono alle attuali esigenze delle persone. Per questo molti si rivolgono ad altre forme religiose corrispondenti maggiormente alle esigenze di interiorità.
Questa situazione della chiesa non è sempre e solo espressione di infedeltà e di peccato, ma anche di fedeltà storiche di cui non si coglie la provvisorietà e la insufficienza. Molti conflitti della storia sorgono e si inaspriscono perché ciascuno considera la sua fedeltà come assoluta, cioè considera la fedeltà al proprio punto di vista come l'unica fedeltà possibile a Dio, la tradizione in cui è nato come universale ed assoluta. Questa presunta sacra fedeltà alla tradizione ne blocca il processo di trasmissione fissandola in forme morte e inespressive.
I fondamentalismi sono l'espressione di tale concezione statica della tradizione. Quando ci sono processi innovativi della società sorgono sempre reazioni opposte. Abitualmente più il processo è esigente, più le reazioni sono radicali. Il fatto che i fondamentalismi si stiano radicalizzando sia nelle religioni che nella società civile (anche i nazionalismi sono forme di fondamentalismo, cioè di richiamo assoluto alla propria tradizione) è l'indice che nella storia sta operando una forza universalizzante, che spinge ad uscire fuori dalle proprie tradizioni. Questa esigenza è oggi impellente: non si potrà mai realizzare la pace tra gli uomini se non si assumono atteggiamenti di accoglienza reciproca e di dialogo. Anche le religioni vivono oggi queste tensioni e l'esigenza più urgente del nostro tempo è appunto che le religioni sappiano mettere in comune le loro ricchezze.
Fedeltà
Fedele è chi mantiene la parola data, chi trasmette senza deformazioni i doni ricevuti. Ma la parola data, contiene significati non ancora espressi, la tradizione ricevuta contiene dinamiche e tensioni verso progetti non formulati. Fedele perciò è anche chi segue le dinamiche della tradizione che porta e chi è costante nell'accoglienza del nuovo. Gli ideali che guidano una comunità sono sempre formulati e vissuti in modo provvisorio e parziale. Per questo il tempo è una condizione fondamentale per giudicare la validità di una struttura e i valori che la animano. La fedeltà non si misura dalla eccezionalità degli atti che si compiono, ma dalla adesione totale alle ragioni che li ispirano e alle loro dinamiche storiche. Essa può essere incondizionata anche nei minimi gesti di ogni giorno, perché la loro ricchezza è data dalla tensione che vi circola, oltre che dalla autenticità degli ideali che li anima. Per questo motivo la fedeltà più difficile è quella che riguarda il futuro. Gli ideali che vengono trasmessi, infatti, contengono pensieri non ancora espressi, speranze non ancora intravviste e promesse non ancora formalizzate. Solo il tempo consentirà di esprimerle e di realizzarle. Nell'esercizio della fedeltà molti equivoci derivano da errate interpretazioni delle sue esigenze. Non si tratta solo di mantenere i medesimi comportamenti ma soprattutto di seguire costantemente le ragioni che li ispirano. Quando l'oggetto reale della scelta non coincide con il bene, la infedeltà all'impegno preso prima o poi si manifesta. Fin dall'inizio ogni azione è inquinata, ma l'infedeltà resta mascherata finché non è messa alla prova.
Fedeltà al futuro
Nell'attuale orizzonte culturale il nuovo viene a far parte delle condizioni stesse della fedeltà alla vita e a costituire la premessa per il suo sviluppo. D'altra parte spesso le istituzioni rimangono rigide e impermeabili al nuovo. Il nuovo può essere oggi il luogo principale dell'emergenza del vero e del bene, è l'irrompere del futuro nella storia, il luogo imprescindibile per cogliere lo svolgersi della Parola di Dio nel tempo.
Accogliere il nuovo non è però possibile senza una attenta fedeltà allo svolgersi della vita, cioè all'azione di Dio che progressivamente rende possibile ogni giorno l'accoglienza di forme inedite del dono eterno. La Parola di Dio è di fatto così ricca che può essere ascoltata solo a frammenti e interpretata in una molteplicità di situazioni storiche successive. Il divenire persone, quindi, non è che l'accoglienza progressiva del dono della vita secondo le offerte che nella storia si susseguono e la chiamata alla vita per l'uomo si traduce nella capacità di introdurre dimensioni eterne nell'esistenza temporale. Nel nuovo egli trova la sorpresa dell'amore eterno di Dio che entra nel concreto della sua storia e si fa presente.
La fedeltà di Gesù
Per il cristiano il paradigma essenziale della fedeltà è Gesù nella sua missione. Gesù non è stato fedele perché ha eseguito un progetto divino, ma perché è riuscito a compiere la volontà divina anche là e quando il progetto divino veniva rifiutato e il suo piano di salvezza infranto. Gesù ha continuato a rivelare la misericordia divina e il perdono per i peccatori anche quando la violenza negava ogni possibilità di salvezza e l'odio annullava le sue offerte. La salvezza che Cristo ci offre non sta nella riparazione del peccato, ma nella rivelazione dell'amore divino. Il sacrificio di Gesù, in questa prospettiva, non è offerta a Dio ma rivelazione per l'uomo. Dio, che Gesù ha rivelato, è misericordia senza misura e senza ragioni. L'espressione del vangelo di Giovanni: «Io santifico me stesso perché anch'essi siano santificati nella verità» (Gv 17, 19) è indicativa di questo atteggiamento epifanico di Gesù. Egli diventa spazio sacro (si sacrifica) per essere epifania di Dio e così comunicare vita. In questo senso la sua morte è stato evento salvifico per l'uomo. Le formule neotestamentarie: «Giustificati dal suo sangue» (Rom 5,9), «comprati a caro prezzo» (1 Cor 6,20; 7,23; cf. 1 Pt 1,18) sono metafore, che indicano quanto sia costata a Gesù la fedeltà al processo rivelativo che gli uomini hanno reso difficile con il loro odio e il loro peccato. Gesù non ci ha salvato quindi perché ha versato il sangue, ma perché ha continuato ad amare, a perdonare, ad esprimere la misericordia divina anche quando uomini violenti lo martoriavano fino a farlo morire. Gesù ha reso presente Dio dove gli uomini lo avevano allontanato. Egli ha contemporaneamente fatto l'esperienza della lontananza di Dio e della possibilità di renderlo presente. In quel momento Dio era stato allontanato, ma Gesù, che continuava ad amare mentre pendeva dalla croce, lo rendeva presente. In quel luogo, in quel momento Dio era solamente sulla croce, dove Gesù era appeso. Dio era realmente assente e fu solo l'amore incondizionato di Gesù a renderlo ancora presente nel luogo della desolazione e della morte. Alla domanda che doveva essere posta di fronte alla ingiustizia: dove è Dio? la risposta era chiara: Dio pendeva dalla croce. Perché l'uomo Gesù lo rendeva presente nell'unico modo possibile: amando senza riserve, restando fedele alla rivelazione dell'amore.
Strutture di fedeltà
Le istituzioni ecclesiali sono continuazione di questa missione rivelatrice. Esse sono funzione del regno o della gloria di Dio, cioè della epifania di Dio nella storia umana. In questa prospettiva le loro attività non sono solo conseguenza della fede che le anima, ma hanno anche una specifica funzione creativa che consente l'emergenza del nuovo. Vi sono aspetti della perfezione divina che possono essere rivelati solo attraverso la convergenza di molte persone. Si potrebbe quindi dire che l'esperienza ecclesiale è luogo di fedeltà in quanto memoria delle invenzioni del passato, emergenza di forme inedite di vita, preludio di creazioni future, nella misura in cui è spazio del nuovo.
Molte imprese umane impegnano intere generazioni, che, perseguendo un medesimo ideale, riescono a renderlo concreto e vivo. Le istituzioni sono appunto l'espressione di questa fedeltà alimentata nei secoli. Non basta una scelta iniziale a caratterizzare un'esistenza, è necessario il suo sviluppo nel tempo che è appunto la fedeltà. Ma la fedeltà alla vita ha dinamiche e scansioni che non si esauriscono all'interno di una esistenza umana, bensì si estendono a generazioni intere. Vi sono svolte storiche nelle quali la fedeltà di una generazione rende significative imprese di tutte le generazioni precedenti. La vita chiede a tutti di esserle fedeli, ma vi sono circostanze in cui la fedeltà diventa criterio assoluto per giudicare un'esistenza o per valorizzare un'intera epoca. Ciò avviene quando le situazioni sono lo sbocco di una lunga preparazione e quando i valori in gioco sono universali. Allora la fedeltà degli uomini diventa garanzia del senso della vita o, in termini religiosi, diventa testimonianza della fedeltà di Dio. Corrispondentemente la loro infedeltà diventa tradimento delle speranze antiche o compimento degli errori passati. Gesù ricordava con parole di fuoco ai suoi contemporanei il significato del loro tradimento alla storia:
Guai a voi che costruite i sepolcri dei profeti e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi date testimonianza e approvazione all'opera dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite loro i sepolcri. Per questo la sapienza di Dio ha detto: manderò a loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e li perseguiteranno; perché sia chiesto conto a questa generazione del sangue di tutti i profeti, versato fin dall'inizio del mondo ...Sì, vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione (Lc 11,51).
La ragione di queste infedeltà sta nel fatto che i motivi reali delle scelte non corrispondono ai valori che vengono professati e che le istituzioni incarnano. Le ragioni vere delle speranze sono diverse da quelle dichiarate, le spinte dell'amore non sono immense come l'oggetto che le suscita.
Quando si prende coscienza di queste situazioni è necessario alimentare una fedeltà incondizionata alla Parola non ancora ascoltata e stimolare una azione epifanica in attesa di ciò che si rivelerà. In queste situazioni non è noto ciò che di Dio potrà esprimersi, né ciò che di nuovo emergerà nella storia, ma è certo che un amore fedele è l'unica condizione del suo accadere.
Conclusione
Fare memoria della fedeltà di Gesù all'amore è possedere il criterio per valorizzare le sofferenze di ogni uomo che ingiustamente è oppresso, è impegnarsi a creare un clima di vita che consenta la nascita di persone libere, pronte a donarsi senza riserve per la vita degli altri. Il futuro dell'umanità richiede forme nuove di libertà perché esige solidarietà e condivisione inedite, e quindi sollecita la formazione di comunità fedeli che sappiano inventarle e di persone autentiche che sappiano gestirle. Il sangue di Cristo non è simbolo di esigenze della giustizia divina, ma l'espressione delle possibilità che la misericordia di Dio apre al futuro dell'uomo quando resta fedele all'amore. Quando cristiani fedeli scoprono ritardi e resistenze nella propria chiesa, l'impegno che debbono assumere, per poter trasmettere la ricchezza storica che essi portano, è di moltiplicare i gesti di amore e di fedeltà per alimentare dall'interno l'accoglienza delle energie vitali che la forza creatrice di Dio alimenta e che la croce è in grado di rendere operanti nella storia umana.

