L'accompagnatore spirituale

    dei giovani

    Alcuni modelli di riferimento

    Jesús Manuel Garcia


    I
    n questo articolo non mi soffermo sul punto di partenza di ogni processo formativo che intenda accompagnare i giovani nella loro crescita umano-cristiana: la conoscenza dei giovani. [1] Conoscerne infatti gli aspetti problematici e gli elementi positivi è il passo previo e necessario per un cammino di accompagnamento. Presuppongo inoltre un quadro di riferimento per capire il perché, la natura, i contenuti e i mezzi dell'accompagnamento spirituale dei giovani. [2]

    Concentrerò invece la mia attenzione sulla figura dell'accompagnatore dei giovani, cioè su quella persona "saggia, prudente e ricca di esperienza"; [3] capace di valorizzare il patrimonio che ogni giovane ha in sé e che egli, con intelligenza e pazienza, saprà scoprire.
    Attraverso l'esperienza dell'accompagnamento spirituale, [4] l'educatore aiuta il giovane a corrispondere alla grazia ed a esprimere le potenzialità del progetto che Dio ha su di lui, nella trasparente consapevolezza di un apprendistato di entrambi, di fronte all'unico vero Maestro: lo Spirito. [5] Il vero protagonista della vita interiore è, dunque, lo Spirito Santo. L'accompagnatore, da parte sua, fa in modo che i giovani si conoscano, interpretino con realismo la loro vita e riescano a discernere come Gesù agisce in loro e attraverso loro. Con le parole di Giovanni della Croce, si tratta di accompagnare i giovani perché "imparino a lasciarsi condurre dal Signore". [6]
    L'accompagnatore "accompagna", cioè cammina al fianco dei giovani, percorre la medesima strada, li prende nella situazione in cui si trovano e li sostiene e orienta verso la maturità della loro personalità. Non impone itinerari, neppure conosce in anticipo la direzione che loro prenderanno, bensì cammina accanto a loro. L'importante quindi nell'accompagnamento è condividere, sentirsi insieme, non al di sopra o al di fuori dei problemi, delle difficoltà, degli errori, ma 'dentro' la stessa realtà che viene percepita. Non nel senso di un'accettazione passiva dei fatti e delle prospettive, né come avallo a scelte e passaggi sbagliati, e nemmeno come una resa di fronte a correnti e mode diffuse. Sarebbe un tradimento dei giovani, una complicità colpevole, una rinuncia alla propria identità. [7]
    Nella tradizione della Chiesa la guida spirituale per eccellenza è stata il presbitero. La stessa Chiesa ha curato la sua formazione specifica anche in vista di questo servizio. [8] Tuttavia, nel corso dei tempi, vediamo come le figure di tali accompagnatori vanno mutando assai vistosamente. Oggi, ad esempio, osserviamo che accanto a sacerdoti, religiosi e religiose, c'è un numero significativo di laici che si propongono come maestri di spiritualità e di vita cristiana. Si potrebbe andare a ritroso nella storia per cogliere come queste figure di laici sono state sempre presenti, a cominciare dal ruolo determinante e insostituibile che svolgono tutti i genitori cristiani soprattutto nella trasmissione della fede. [9] Inoltre, nulla nell'accompagnamento spirituale dei giovani presuppone che sia riservato unicamente agli uomini. "È un ministero che affonda le radici nel sacerdozio battesimale e non richiede, di per sé, il sacerdozio ministeriale. [...] Una migliore conoscenza della storia della vita religiosa ci mostrerebbe, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto largamente sia stato esercitato questo ministero nel corso dei secoli, da laici, sia uomini che donne".[10]
    Comunque sia, laico o sacerdote, uomo o donna, l'importante è che l'accompagnatore abbia una formazione ed una maturità in grado di poter rispondere al delicato ed entusiasmante compito che gli è stato affidato. I modelli che presento in questo breve contributo vogliono essere la descrizione, a grandi tratti, di una figura ideale di accompagnatore verso cui devono tendere coloro che, fedeli alla chiamata ricevuta, sentono la responsabilità di far trasparire Dio nella vita dei giovani.

    1. "Discepolo"

    Nessuno può diventare "maestro" se prima non è stato "discepolo". È Cristo l'unico e vero accompagnatore che ha accettato di diventare Maestro per mostrare il cammino e poi "scomparire", perché a loro volta i discepoli potessero diventare apostoli e fare anch'essi dei discepoli. Ed è per questo che la guida dei giovani dovrà essere anzitutto un "uomo spirituale", cioè un autentico credente, un cristiano, un discepolo di Gesù. [11]
    Non si può infatti comunicare la fede se non la si vive. La maturità spirituale del discepolo e la possibilità di essere a sua volta una guida per altri, si misura dalla qualità della sua relazione col Signore: "Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla" (Gv 15,5). La sua fede diventa un tutt'uno con la sua vita e la feconda dall'interno.
    Nella relazione intima con Cristo, l'accompagnatore dei giovani diventa memoria vivente. La sua maturità spirituale consiste non tanto nel riverberare attorno a sé un vago senso del trascendente o nel richiamarsi spesso a contenuti evangelici imparati a memoria, quanto nel permettere allo Spirito di inserirsi e trasformare ogni aspetto della sua vita, esaltandola fino alla sua pienezza, fino alla piena maturità in Cristo, l'uomo perfetto. Niente viene prima della sua fede, nemmeno il ministero che svolge nella Chiesa oppure lo stesso servizio di accompagnamento, ma neanche se stesso perché fondamentalmente è uno che segue.
    Inoltre il discepolo sa di non avere parole di "vita eterna" e quindi vive la fede in maniera attiva e profonda, imparando a consegnarsi totalmente alla Parola, ascoltata e accolta nel proprio cuore, per potere, non senza timore, diventare strumento dell'unico e vero Maestro: "Non chiamate nessuno padre sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare maestri, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo" (Mt 23,9-10).
    Tuttavia sarà sempre forte la tentazione di precedere lo Spirito e voler diventare "strumento onnipotente". Infatti il pericolo più grande per una guida è quello di credere di aver sempre ragione perché. considera che Dio è con lui in tutte le sue decisioni.
    Invece il discepolo, fedele al suo Maestro, fa del mistero pasquale il criterio della sua vita per essere capace, come Lui, di amare fino alla perfezione, disposto a donare la vita, perdendola. È proprio alla luce del mistero pasquale che deve essere letto quel "saper scomparire" della guida spirituale, così come il "rendersi sempre meno indispensabile", permettendo così ai giovani di raggiungere la loro autonomia.
    L'accompagnatore dei giovani si sente infatti più "operaio" della vigna che "padrone", più "mediazione" che "meta". I cuori dei giovani non possono fermarsi alla persona della guida spirituale ma devono tendere verso Dio, perché soltanto Lui è il padrone dei cuori, e - come diceva Don Bosco - "noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l'arte e non ce ne dà in mano le chiavi". [12]
    L'accompagnatore, come il discepolo, deve essere anzitutto "buon cristiano", cioè uno che sa coltivare le mediazioni fondamentali della fede per diventare "uomo virtuoso". Tra questi riferimenti fondamentali della fede - la persona di Cristo, la sua Parola, i sacramenti, la comunità ecclesiale - il discepolo tiene in grande considerazione la preghiera personale, [13] come dono del Signore ed espressione privilegiata del proprio amore per Lui. Solo se l'accompagnatore dei giovani è stato formato e continua a formarsi alla scuola di Gesù orante, potrà formare i giovani a questa stessa scuola. Un aspetto di questa pedagogia della preghiera sarà l'educazione al senso umano profondo e al valore religioso del silenzio, quale atmosfera spirituale indispensabile per percepire la presenza di Dio e per lasciarsene conquistare. [14]
    In particolare, nell'esercizio del servizio dell'accompagnamento, la guida prega per i giovani che segue: li ricorda e li affida al Signore; chiede la grazia prima di ogni incontro per gli aspetti specifici che intende affrontare; si affida al Signore nei momenti difficili dell'accompagnamento e sa tradurre in comportamento concreto la propria vita di fede.
    Alcune "virtù quotidiane" definiscono e concretizzano ancora di più la qualità della fede in rapporto alla vita. Si pensi, ad esempio, alla capacità di riconoscere in ogni circostanza ciò che conviene fare per il Regno; alla prontezza, alla disponibilità e all'apertura di fronte ai giovani; alla libertà effettiva di attuare qui e adesso il giudizio compiuto; alla fedeltà e alla perseveranza negli impegni acquisiti; alla gioia nel servizio; al gusto con cui sono attuati i valori in cui si crede, ponendo ogni desiderio e sentimento personale a disposizione di Dio perché lo trasformi secondo il cuore tli Cristo. [15]

    2. "Apostolo"

    Oltre ad essere un discepolo chiamato da Gesù a seguirlo, la guida spirituale dei giovani è anche un apostolo, un mandato. La comunione con la Chiesa è fondamentale e deve risaltare in modo chiaro e genuino. Il servizio di accompagnamento può essere svolto da ogni cristiano, ma è un servizio ecclesiale, per crescere nella fede della Chiesa. Inoltre, è affidato e garantito dalla comunità ecclesiale, che si impegna a far crescere i suoi figli. I liberi battitori in questo campo sono pericolosi, per il rischio di manipolazioni e protagonismi personali, soprattutto per la delicatezza che suppone l'entrare in contatto con la coscienza delle persone.
    Trattandosi di rapporti personali è conveniente che rimanga una certa ufficialità e pubblicità, specie se si tratta di laici, nel senso che tutti possano sapere chi sono le guide spirituali e la Chiesa approvi, sostenga, anzi, proponga di ricorrere a loro.
    Una caratteristica dell'apostolo è quella della "precisione" [16] perché la guida spirituale rappresenta la Chiesa, la quale in lui si riconosce. La guida spirituale cerca di, non essere ambigua riguardo al motivo del suo servizio. È mandato dal Signore e dalla sua Chiesa e in questo invio cerca continuamente la propria identità; fonda il suo servizio di accompagnamento sulla relazione con Cristo, recuperando ogni giorno il significato e il valore del proprio essere credente e apostolo, perché possano esserlo anche i giovani che accompagna.
    Questo non vuol dire che la guida non prenda in considerazione la persona nella sua globalità. Lui vuole bene veramente a ogni giovane che incontra, così com'è. Però, chiarisce e purifica altri motivi che, nascosti sotto le apparenze della disponibilità e dell'accoglienza, possono impoverire o addirittura tradire il suo servizio di accompagnamento. Si pensi, ad esempio, al dare per ricevere stima e affetto; alla necessità psicologica di essere importanti per qualcuno e quindi al bisogno di essere cercato; all'istinto di imporsi e sostituirsi agli altri; alla compensazione psicologica di svolgere un servizio non comune e ammirato da altri; alla strategia di mettere in discussione gli altri per fuggire alla propria autocritica, ecc.
    Questa "precisione" richiede rigore ascetico non soltanto nei colloqui con i giovani ma soprattutto nella vita dell'educatore al fine di evitare i doppi messaggi. Essi consistono nell'affermare a parole un valore, smentendolo poi con la vita.

    3. "Interprete" del proprio vissuto e di quello dei giovani

    La guida spirituale deve essere interprete anzitutto del proprio vissuto, come mistero umano legato al mistero di Cristo, per proporsi poi come interprete della vita concreta dei giovani, in modo da favorire l'incontro col Signore proprio a partire dalle domande reali della loro esistenza, senza aggirarle. [17] Non sempre le domande saranno esplicite. Infatti .perché la "lotta umana" possa diventare "lotta religiosa" occorre accettare il confronto tra due componenti umane della persona: un ideale che la persona si è dato (o ha ricevuto) e la sua realtà concreta, attuale, rappresentata da bisogni e desideri. Con l'aiuto della guida spirituale, il giovane dovrà cercare non soltanto che l'ideale per cui combatte sia in rapporto di armonia, (e non proprio di identità con il volere di Dio, ma soprattutto che i desideri e i bisogni non sfuggano per così dire alla persona, ma vengano assunti dalla sua libertà. [18]
    Per interpretare correttamente le strutture personali dell'Io ideale e dell'Io attuale, individuando i valori e i bisogni e le possibili inconsistenze centrali inconsce, sarà conveniente il ricorso alle scienze umane secondo un'antropologia e una psicologia adeguate alla fede cristiana. È per questo che si suppone una buona preparazione professionale in coloro che intendono accompagnare i giovani, per distinguere nella loro vita gli elementi principali che concorrono alla configurazione della loro identità. Non è sufficiente che queste acquisizioni siano semplicemente un bagaglio culturale, ma occorre farne pratica prima di tutto nella propria vita. Infatti l'equilibrio e il "buon senso", la capacità di distinguere l'azione della grazia di Dio da altre manifestazioni di immaturità psicologica, la determinazione nell'affrontare le difficoltà consce e, ad un certo livello, anche quelle inconsce, richiedono da parte della guida spirituale una profonda revisione personale ed una buona preparazione scientifica. [19]
    La maturità umana della guida non è fatta di doti straordinarie [20] quanto di una profonda integrazione tra la fede cristiana e la vita personale, in un vissuto equilibrato e flessibile, sereno e rasserenante. Difficilmente la guida aiuterà i giovani a diventare persone integrate se lui stesso non si sforza per diventare persona unificata, aperta, capace di "fare sintesi", intuitiva e sincera nelle sue manifestazioni. [21]
    Sono infatti i maestri di spiritualità che ribadiscono un principio generale utile anche per coloro che vogliono camminare a fianco ai giovani: nessuno può accompagnare là dove egli stesso non è ancora stato. "Se è vero - dice Giovanni della Croce - che per guidare un'anima sono fondamentali la scienza e la prudenza, tuttavia se il direttore non ha esperienza di ciò che è la vita puramente e veramente spirituale, non sarà capace di guidare l'anima allorquando Dio vorrà condurvela, anzi non comprenderà nulla". [22]
    Le competenze antropologiche per tanto vanno assimilate prima di tutto per se stessi, così da conoscersi e accettarsi così come si è: allargare sempre l'ampiezza della propria libertà e l'equilibrio emotivo; essere in grado di recuperarsi dai fallimenti; trascendersi nell'amore di Dio a partire dalla vita quotidiana; riuscire a`stabilire relazioni autentiche con opportuno coinvolgimento e distacco.
    Perché il suo servizio sia umanamente più credibile ed accettabile, occorre che l'accompagnatore dei giovani plasmi la sua personalità umana in modo da renderla ponte e non ostacolo per i giovani nell'incontro con Gesù Cristo Redentore dell'uomo. [23] Mi soffermo brevemente su tre aree della vita psichica che vengono coinvolte in misura straordinaria nel servizio dell'accompagnamento dei giovani e che possono compromettere il servizio stesso dell'accompagnamento, evidenziando la fragilità della guida.

    a) Le proprie emozioni. La capacità di gestire ed esprimere con controllo i propri sentimenti, al punto di esserne contenti, è molto importante per un educatore. Nel processo di accompagnamento dei giovani, infatti, gli è richiesto un intenso coinvolgimento, alternando diverse emozioni: dall'affetto nell'accoglienza iniziale, alla distanza nel prendere decisioni nei momenti di confronto; dalla paura di non riuscire ad aiutare, alla gioia di vedere maturare e alla tristezza di doversi distaccare.
    La mancanza di equilibrio in quest'area psico-affettiva si manifesta nelle modalità più diverse come, ad esempio: fare dell'ironia e provocare; non preparare l'incontro; ritardare o dimenticarsi o distrarsi facilmente; mettere in difficoltà eccessiva l'altro; non rispettare i tempi e i ritmi della persona; mostrarsi eccessivamente disponibile e sorridente di fronte alle pressioni contrarie.

    b) Le relazioni e, più specificamente, gli affetti. La guida deve essere libera di stabilire rapporti significativi, senza cercare facili compensi affettivi e strumentalizzare la propria posizione: "La maturità umana, e quella affettiva in particolare, esigono una formazione limpida e forte ad una libertà che si configura come obbedienza convinta e cordiale alla "verità" del proprio essere, al "significato" del proprio esistere, ossia al "dono sincero di sé" quale via e fondamentale contenuto dell'autentica realizzazione di sé. [24] Nell'accompagnamento la presenza e l'azione della guida, rispetto all'agire del giovane, devono essere inversamente proporzionali: necessariamente predominante all'inizio e progressivamente sempre più "inutili", favorendo l'autonomia del giovane nella scelta dei valori.
    Anche qui possiamo riconoscere alcuni rischi: maternalismo-paternalismo, accontentando in tutto e "soffocando" la persona; stile amicale e simmetrico; atteggiarsi a "guru" con pronunciamenti oracolari e pretendendo di rimanere il riferimento unico; sostituirsi alla persona nelle sue decisioni, mantenendola dipendente; evitare di confrontarsi, sorvolando sui problemi e sui valori importanti per paura di essere rifiutato.
    In causa c'è il bisogno di dipendenza affettiva, con la relativa possibilità di riuscire o meno a dare e ricevere, essere autonomi e dipendere dagli altri, essere importanti per qualcuno e rimanere soli, legarsi e distaccarsi.

    c) L'autostima e il potere. La valutazione di se stessi e la ragionevole fiducia interna per quello che si è non potrà essere mantenuta da sostegni esterni, quali il ruolo o incarichi speciali. Nell'accompagnamento la bassa autostima facilmente si combina con l'esercizio immaturo del potere; il dominio dà l'illusione di superare il senso di inadeguatezza. L'educatore deve essere libero di rivestire questa funzione di autorità, con tutto ciò che comporta di responsabilità, decisione, autonomia, ma senza sfruttarlo per sentirsi importante. Le tentazioni sono tante: da quella dell'onnipotenza, cioè sentirsi indispensabili e necessari, quasi sostituendo Dio, alla direttività e autoritarismo, con la pretesa di conoscere e pianificare i dettagli della decisione dell'altro, possedendo il suo cammino in tutto e per tutto con rigidità e intolleranza; la pretesa di presentarsi come "salvatore" insostituibile e non più servo "inutile" e umile del Signore; invadere l'intimità dell'altro, con curiosità e grossolanità, senza rispetto, delicatezza e gradualità.
    Sarà difficile che la guida spirituale possa svolgere serenamente il suo ministero di accompagnamento se è appesantita con troppe inconsistenze in questi ambiti presentati. La maturità personale nella guida spirituale dei giovani rimarrà oltre che un requisito iniziale, un compito fondamentale, da ricercare attraverso l'analisi e l'interpretazione del proprio vissuto, alla luce del criterio di vita per eccellenza: Cristo.

    4. "Mediatore"

    Questa è una categoria rischiosa, perché l'unico mediatore tra Dio e l'uomo è Cristo e si escludono idealizzazioni o esaltazioni indebite di personaggi che si frappongano, magari pretendendo di possedere capacità e poteri eccezionali.
    La guida spirituale è mediatore perché svolge il suo ministero ecclesiale di accompagnamento con tutto se stesso, al servizio di Dio e per amore dei fratelli. L'unico "mezzo" tra Dio e la persona è Cristo e la sua è una mediazione salvifica; ma essa può esprimersi e parteciparsi anche nella presenza storica di chi ne diviene strumento. Così la guida spirituale è al contempo mediazione sia della grazia del Signore che della crescita della persona; è mediazione di persone e del loro rapporto, perciò si pone come un simbolo fatto persona al servizio di Dio e dell'uomo; rappresenta la persona davanti a Dio nella preghiera e l'agire di Dio nell'accompagnamento. Il coinvolgimento è di tutto se stesso. Non si può assumere il servizio dell'accompagnamento con disponibilità limitata.
    Tuttavia essere coinvolto non vuol dire diventare inopportuni oppure invadere l'esistenza dei giovani, ma suppone un aiuto "discreto" e di riserva nella relazione: "essere mediatore implica il dosaggio più conveniente all'unicità della persona di presenza e assenza, vicinanza e lontananza, interventi prevalentemente soggettivi o oggettivi". [25]
    La relazione concreta diventa il luogo e l'evento in cui si realizza la crescita della persona. L'educatore si prende cura del giovane con impegno e dedizione fino ad avvicinarsi e amare come ha amato Gesù, perché anche lui faccia altrettanto; accoglie i suoi passi graduali e le sue ricadute per una nuova conversione; accetta di non essere il destinatario del• suo dono, cioè lo lascia libero; gli "presta" la sua maggiore maturità accettando in cambio anche le ferite; condivide la sua personale appropriazione del mistero cristiano accettando il confronto. Il tutto senza perdere la sua condizione di mediatore. [26]
    Da parte della guida spirituale, la relazione concreta è condizionata da fattori interni ed esterni; esserne a conoscenza e prepararli con cura è un modo per rendere più efficace e garantire serietà al proprio coinvolgimento e al colloquio educativo stesso. Ne elenco alcuni:

    a) Fattori interni. Sono più importanti e possono condizionare più di tutti gli aspetti esterni; tutto quello che portiamo con noi e in noi, può aiutare, bloccare o toccare, in qualche modo la persona. Tuttavia, è importante portare dentro la relazione di accompagnamento tutto quello che si è e si sa, in termini di conoscenza, valori, cultura, esperienza umana e di fede, intuizioni, doti naturali, fiducia, equilibrio e stabilità interiore.
    È fondamentale che la guida abbia chiarezza sulla meta verso la quale vuole portare la persona, che non è altra che la santità. "È ora - ci ricorda Giovanni Paolo II - di riproporre a tutti con convinzione questa "misura alta" della vita cristiana ordinaria [...]. È però anche evidente che i percorsi della santità sono personali, ed esigono una vera e propria pedagogia della santità, che sia capace di adattarsi ai ritmi delle singole persone". [27] Quindi la guida si impegnerà non tanto ad offrire ideali a "buon mercato" quanto a sostenere e guidare i giovani ad aprirsi fino a quegli orizzonti di donazione e di santità che lo Spirito vorrà loro svelare. [28]
    Inoltre l'interesse e la disponibilità interiori sono comunicati e dimostrati dall'ascolto attento e partecipe, [29] dalla comprensione per gli atteggiamenti e i sentimenti dell'altro, da semplici messaggi corporei che traducono l'atteggiamento interiore (posizione e atteggiamento del viso, contatto visivo, concentrarsi, evitare attività simultanee). [30]

    b) Fattori esterni. Sono soprattutto due, l'ambiente fisico e il tempo. La relazione è condizionata anche dal luogo in cui ci si incontra, come da un primo messaggio che la persona riceve; esso deve consentire sufficiente accoglienza, sicurezza e garanzia di riservatezza, altrimenti può comunicare negligenza, trascuratezza, disinteresse o vero e proprio rifiuto. Per il fattore tempo è impor tante che i colloqui avvengano con regolarità e non siano lasciati al caso o all'umore ("chiamami quando vuoi"). Si tratta di dare continuità al cammino e serietà per entrambe le parti. La guida dedica il tempo stabilito esclusivamente al giovane, evitando che venga ridotto o disturbato da qualsiasi interferenza. Durante il colloquio infatti la guida è tutta presa dalla persona e solo per lei. [31]
    La guida spirituale è mediatore con tutta la sua persona, egli è responsabile e autorevole. Egli non dirige la persona, alla quale soltanto spetta di prendere decisioni, camminare nella libertà, convertirsi, ma il colloquio sì. È lui che prepara, propone le modalità con cui incontrarsi, annuncia i valori, fissa gli obiettivi intermedi di ogni tappa, porta la persona al limite delle sue capacità, verifica i cambiamenti della relazione, della persona e di se stesso. L'accoglienza non è il tutto dell'accompagnamento, è solo la possibilità nella quale si stabilisce l'alleanza; ma una volta che questa sia costituita, occorrono un confronto e una partecipazione mirati e particolarmente finalizzati da parte dell'educatore.
    Un approfondimento culturale importante da fare a questo riguardo è quello circa le scienze che studiano la relazione e la comunicazione, in particolare le relazioni di aiuto: la teoria generale dei sistemi e dei gruppi umani, le scienze della comunicazione, la psicoterapia. Questi studi, sempre in una prospettiva interdisciplinare adeguata alla fede cristiana, possono favorire l'applicazione efficace delle teorie psicologiche e la conoscenza dei dinamismi comunicativi specifici che si creano nelle relazioni interpersonali: diversi modi di ascoltare, di parlare, di domandare, di fare silenzio, di fare pressione, più o meno adeguati. Occorre riconoscerli e saperli interpretare in se stessi e nel giovane, perché possano diventare espressivi di umanità e non semplici mezzi o contenitori indifferenti. [32]
    Gli approfondimenti che possono offrire le diverse scienze umane contribuiscono ad una conoscenza più realistica della situazione, senza isolare l'individuo dalla sua storia passata, dalle persone con cui vive e dai cambiamenti che si producono durante l'accompagnamento.

    5. L'arte di accompagnare con umiltà e amore

    Da ciò che finora è stato detto possiamo concludere, riflettendo su un doppio versante del servizio dell'accompagnamento.
    Da una parte, è un arte, cioè solo praticandola si impara e si affina sempre più. Visto che il passaggio dalla teoria alla pratica non è automatico, occorre preparazione, competenza e soprattutto una vita unificata ed in continua conversione. La fede e la vita infatti possono e devono integrarsi; esse non coincidono, ma mantengono una sana tensione di crescita verso l'amore per Dio e per gli altri.
    Dall'altra, il servizio di accompagnamento è un dono che richiede umiltà per cercare sempre il bene dei giovani.
    L'umiltà è la condizione strettamente necessaria perché ci sia l'amore; altrimenti, la guida cerca se stessa, si serve dell'altro per ingrandirsi ed essere migliore di lui. La radice evangelica del suo essere educatore richiama la coscienza della sua realtà personale: grande, perché amato e salvato da Dio e chiamato a collaborare alla sua missione, ma anche piccolo, con i limiti e le imperfezioni quotidiane, sperimentando ogni giorno la propria fragilità e debolezza. La guida non è più degli altri. Ha punti deboli e inconsistenze come tutti, nonostante creda alla grazia e si impegni per aderirle sempre più. L'esperienza della propria creaturalità e della comune fraternità umana aiuta la guida a capire gli altri e ad aiutarli.
    Accanto all'umiltà deve esserci l'amore. È necessario amare la persona, incontrarla con il cuore, in sintonia col cuore di Dio. Nel significato più maturo e cristiano del termine, l'amore implica la generazione: accoglienza, dono, fecondità, vita, gratuità, amore oblativo, totalità, capacità di separarsi per dare la vita. In questo senso le ore della passione, nelle quali Gesù si separa, si distacca e perde i suoi, sono simboliche per ogni guida spirituale; prima o poi dovrà attraversarle e sarà la verifica se davvero ama l'altro o se stesso nell'altro. Solo un'adesione coraggiosa ai valori cristiani gli permetterà di lasciare all'altro la sua libertà, tipica della maturità: cercare da solo quella identità personale che la guida ha aiutato a promuovere. L'amore vero si lega e si distacca per essere libero e per lasciare libero. È una libertà non facile, per questo deve essere continuamente rigenerata attraverso la preghiera e la solitudine. [33]

    NOTE

    1 Nell'ambito soprattutto italiano si può vedere: M. MIDALI - R. TONELLI (edd.), L'esperienza religiosa dei giovani. 2/3. Approfondimenti, Leumann, Elle Di Ci, 1996; M. POLLO, L'esperienza religiosa dei giovani. 2/2. I: Dati. Giovani, Leumann, Elle Di Ci, 1996; P. DONATI - I. Cotozzi (edd.), Giovani e generazioni. Quando si cresce in una società eticamente neutra, Bologna, Il Mulino, 1997; F. GARELLI - M. OFFI, Giovani. Una vecchia storia?, Torino, SEI, 1997; C. Buzzi - A. CAVALLI - A. DE LILLO (edd.), Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto Iard sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il Mulino, 2002. Il prof. Pollo ha condotto un'indagine recente sulla fede tra i giovani della città di Roma: M. POLLO, Il volto giovane della ricerca di Dio, Casale Monferrato, Piemme, 2003. Per conoscere alcuni tratti essenziali che descrivono la realtà giovanile nel mondo, nei diversi contesti geografici e culturali, può essere utile la lettura della prima parte degli Atti del CAPITOLO GENERALE 23 DEI SALESIANI DI DON Bosco (Roma, 4 marzo - 5 maggio 1990), Educare i giovani alla fede, in ACG, 71 (1990) 333, 29-62. Sul mondo degli adolescenti si può vedere la pubblicazione curata dal COSPES, L'età incompiuta. Ricerca sulla formazione dell'identità negli adolescenti italiani, coordinamento di G. TONOLO - S. DE PIERI, Leumann, Elle Di Ci, 1995.
    2 Una breve sintesi, con bibliografia generale sul tema dell'accompagnamento spirituale dei giovani, si può trovare in J.M. GARCfA (ed.), Accompagnare i giovani nello Spirito, Roma, LAS, 1998, 99-125. Cito inoltre alcune monografie che trattano il tema dell'accompagnamento spirituale da prospettive diverse, nonostante non sempre facciano riferimento esplicito ai giovani: A. LOUF, Sotto la guida dello Spirito, Magnano, Qiqajon/Comunità di Bose, 1990; J. SASTRE GARCIA, El acompariamiento espiritual, Madrid, San Pablo, 21993; A. LOUF, Generati dallo Spirito, Magnano (VC), Qiqajon/Comunità di Bose, 1994; S. PAGANI, L'accompagnamento spirituale dei giovani. Verso una regola di vita, Cinisello Balsamo, San Paolo, 1997; P. DEL CORE - A.M. PORTA (edd.), Identità, cultura e vocazione. Quale futuro per la formazione in Europa?, Roma, LAS, 2002.
    3 GIOVANNI DELLA CROCE, Fiamma A, in ID., Opere complete, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2001, 3,29, 876.
    4 Secondo ANDRÉ LOUF l'espressione- accompagnamento spirituale "pare sia nata negli ambienti protestanti per designare il servizio di ascolto e di accompagnamento dei malati in fase terminale. Si tratta di un momento estremamente importante nella vita di un uomo, quando questi si trova ad affrontare l'ignoto della morte e la prospettiva dell'altra vita. Situazione più che mai disagevole per lui, ma altrettanto per coloro che hanno il compito di assisterlo in quell'ora. L'uno e gli altri si trovano di fronte al medesimo ignoto, un ignoto che, in un certo senso, lo è doppiamente per colui che assiste dall'esterno e può comprendere solamente "per sentito dire": A. LOUF, Generati dallo Spirito, 52.
    5 "Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. Ora né chi pianta, né chi irriga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio" (1 Cor 3, 6-7.9).
    6 GIOVANNI DELLA CROCE, Salita del Monte Carmelo, in ID., Opere complete, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2001, prologo, 4, 153.
    7 G. BASADONNA, Accompagnare i giovani, in "La rivista del Clero Italiano" 77 (1996) 11, 768.
    8 L'Esortazione apostolica Pastores dabo vobis, elenca quattro dimensioni che dovranno essere presenti nella formazione dei presbiteri: la formazione umana, intellettuale, spirituale e pastorale: GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis. La formazione dei sacerdoti, 25 marzo 1992, in Enchiridion Vaticanum, 13. Documenti ufficiali della Santa Sede 1991-1993. Testo ufficiale e versione italiana, Bologna, EDB, 1995, 715-775 (nn. 43-59).
    9 Cf. M. Carro - I. GAGLIARDI - R.M. PARRINELLO (edd.), Direzione spirituale tra ortodossia ed eresia. Dalle scuole filosofiche antiche al Novecento, Brescia, Morcelliana, 2002. Significativo il contributo di M. MARGOTTI sulla figura di Giuseppe Lazzati (1909-1986) come "direttore spirituale": M. MARGOTTI, Giuseppe Lazzati (1909-1986): dirigere o educare?, in Ibid., 327-340.
    10 LOUF, Generati dallo Spirito, 39.
    11 Cf. Ibid., 53.
    12 Epistolario di San Giovanni Bosco, a cura di E. CERIA, vol. IV, Torino, SEI, 1959, 209.
    13 "Lo Spirito Santo dà ad alcuni fedeli doni di saggezza, di fede e di discernimento in vista di quel bene comune che è la preghiera (direzione spirituale). Gli uomini e le donne che ne sono dotati sono veri servitori della vivente tradizione della preghiera" (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2690).
    14 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Pastores dabo vobis, n. 47.
    15 Cf. M. URIATI, Valori e virtù: i requisiti della vocazione, in E IMODA (ed.), Maestro, dove abiti? Discernimento della vocazione, Milano, Ancora, 1997, 62-71.
    16 Cf. S. PAGANI, La formazione alla maturità spirituale della guida per l'orientamento vocazionale, in O. CANTONI et al., Diventare padri nello Spirito. La formazione delle guide spirituali, a cura del Centro Nazionale Vocazioni, Milano, Ancora, 1999, 43-44.
    17 Cf. G. SOVERNIGO, La formazione della maturità umana della guida spirituale per l'orientamento vocazionale, in O. CANTONI et al., Diventare padri nello Spirito. La formazione delle guide spirituali, a cura del Centro Nazionale Vocazioni, Milano, Ancora, 1999, 83.
    18 Cf. IMODA, Sviluppo umano, 370.
    19 Cf. A.M. RAVAGLIOLI, Gli Istituti specializzati delle Università Pontificie per la preparazione degli Educatori vocazionali, in "Seminarium" 40 (2000) 909. Si veda anche J. SASTRE, Acompañar por los caminos del Espíritu, Burgos, Monte Carmelo, 2002, 72-74.
    20 In una pubblicazione recente M. Paola Gasperini descrive l'accompagnatrice spirituale come una "persona normalissima"; "se così non fosse non sarebbe in grado di accogliere e trasmettere la vita di Dio nelle persone. E questo ci è di grande conforto": M. P. GASPERINI, L'accompagnamento personale sulla base interdisciplinare, in B. SECONDIN et al., Come lievito nella pasta. La formazione in un mondo che cambia, Milano, San Paolo, 2003, 124.
    21 A proposito dell'"uomo integrato" si legga il breve saggio di M. QUOIST, Costruire l'uomo. Il testamento spirituale di Michel Quoist, Torino, SEI, 1998.
    22 GIOVANNI DELLA CROCE, Fiamma d'amor viva B, in ID., Opere complete, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2001, 3, 818-819. Jean Gerson nella sua "Teologia mistica" dice "Coloro che non abbiano mai fatto l'esperienza interiore di Dio non potranno mai sapere intimamente che cosa sia la teologia mistica, come chi non avesse mai amato non potrebbe mai dire con perfetta cognizione di causa che cosa sia l'amore": J. GERSON, Teologia Mistica, traduzione dal latino, saggio introduttivo, apparati e commento di M. Vannini, Cinisello Balsamo, Paoline 1992, copertina. Oppure con un'altra espressione di Giovanni della Croce, "Solo chi passa attraverso tutto ciò [i travagli della notte], sarà in grado di sentirlo (sentir)": GIOVANNI DELLA CROCE, Salita al Monte Carmelo, in ID., Opere complete, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2001, prologo, 1, 152.
    23 GIOVANNI PAOLO II, Pastores dabo vobis, n. 43.
    24 Propositio 21, cit. in GIOVANNI PAOLO II, Pastores dabo vobis, n. 43.
    25 P. FIORDALISO, La figura dell'educatore: «Solo chi ama educa» (Giovanni Paolo II), in F. IMODA-B. KIELY (edd.), Cercare Gesù. Cammino e accompagnamento vocazionale nell'adolescenza, Milano, Ancora, 1998, 163.
    26 Cf. G. TRIPANI, Insegnare alla guida a far crescere gli altri attraverso la relazione, in O. CANTONI et al., Diventare padri nello Spirito. La formazione delle guide spirituali, a cura del Centro Nazionale Vocazioni, Milano, Ancora, 1999, 111-140.
    27 GIOVANNI PAOLO II, Novo millennio ineunte, 31.
    28 Cf. Lumen Gentium, 40; GIOVANNI PAOLO II, Novo millennio ineunte, 30.
    29 Bonhoeffer suggerisce di ascoltare il fratello come ascoltiamo la Parola di Dio: "Chi non sa ascoltare il fratello ben presto non saprà neppure più ascoltare Dio; anche di fronte a Dio sarà sempre lui a parlare. Qui ha inizio la morte della vita spirituale, ed infine non resta altro che le chiacchiere spirituali, la condiscendenza fratesca che soffoca in tante belle parole pie. Chi non sa ascoltare a lungo e con pazienza parlerà senza toccare veramente l'altro ed infine non se ne accorgerà nemmeno più. Chi crede che il suo tempo è troppo prezioso per essere perso ad ascoltare il prossimo, non avrà mai veramente tempo per Dio e per il fratello, ma sempre e solo per se stesso, per le sue proprie parole e per i suoi progetti. [...] I cristiani hanno dimenticato che il compito dell'ascoltare è stato loro affidato da Colui il quale è l'uditore per eccellenza, alla cui opera essi sono chiamati a collaborare. Dobbiamo ascoltare con l'orecchio di Dio, affinché ci sia dato di parlare con la Parola di Dio": D. BONHOEFFER, La Vita Comune, Queriniana, Brescia, 31971, 148-149.
    30 Per Charkhuff perché si dia "l'ascolto attivo" devono esprimersi queste qualità: empatia, rispetto, calore, onestà e autenticità, immediatezza e concretezza. Si veda B. GIORDANI, Il colloquio psicologico nella direzione spirituale. Il metodo di R. Carkhuff, Roma, Antonianum, 21987.
    31 Non mancano nella vita dei santi esempi di questo coinvolgimento della persona nella guida dei giovani. Basti, come esempio, il racconto del trattamento ricevuto dai ragazzi da parte del loro padre, maestro è amico, Don Bosco: "Don Bosco, nonostante le sue molte e gravi occupazioni, era sempre pronto ad accogliere in sua camera, con cuore di padre, quei giovani che gli chiedevano un'udienza particolare. Anzi voleva che lo trattassero con grande familiarità e non si lagnava mai dell'indiscrezione con la quale era da essi talvolta importunato [...]. Entrati poi in sua camera, Don Bosco li riceveva con lo stesso rispetto col quale trattava i grandi signori. Li invitava a sedere sul sofà, stando egli seduto al tavolino, li ascoltava con la maggiore attenzione come se le cose da loro esposte fossero tutte molto importanti. Talora si alzava e passeggiava con essi nella stanza. Finito il colloquio li accompagnava fino alla soglia, apriva egli stesso la porta, li congedava dicendo: siamo sempre amici": MB, VI, 438-439.
    32 Cf. L. CIAN, La relazione d'aiuto. Elementi teorico-pratici per la formazione a una corretta comunicazione interpersonale, Leumann, Elle Di Ci, 1992, 143-179.
    33 Cf. A. BISSI, Educatore, promotore di identità, in "Vita consacrata" 21 (1985) 334.


    (FONTE: RVS 57 (2003) 379-396)