Vivere insieme

    per una civiltà dell'amore

    Presentazione del documento

    «Educare al dialogo interculturale nella scuola cattolica»

    della Congregazione per l'educazione cattolica

    Italo Fiorin

     

    Viviamo in una società caratterizzata dalla presenza simultanea di culture diverse, che la globalizzazione contribuisce a intrecciare, in un mondo per il quale l’espressione ‘villaggio globale’ sembra sempre più appropriata.

    Se la multiculturalità non può essere considerata un’emergenza, ma un dato ormai stabilizzato, bisogna però, riconoscere che siamo di fronte ad un problema rilevante che pone all’educazione una grande sfida.

    La non facile convivenza di culture diverse, sfocia, talvolta, in forme conflittuali, che derivano dalla percezione che ‘l’altro’ rappresenti una minaccia, incombente sui propri modi di vita, sulle abitudini più radicate, perfino sui valori più profondi. L’educazione è chiamata in causa, perché le si chiede di offrire un contributo essenziale alla formazione di ‘nuovi’ cittadini, capaci non solo di convivere nella diversità, ma di costruire insieme un mondo migliore, anche grazie al peculiare contributo che ciascuna cultura può apportare. Da problema a sfida, da sfida a risorsa, questo è l’itinerario sul quale l’educazione è impegnata.

    Il documento della Congregazione per l’Educazione Cattolica ‘Educare al dialogo interculturale nella scuola cattolica’ desidera dare il proprio contributo per affrontare tale sfida, con l’intento di «suscitare e orientare l’educazione al dialogo interculturale nelle scuole e negli istituti educativi cattolici».

    I cinque sintetici capitoli attraverso il quali si sviluppa il documento trattano i seguenti temi:

    - Il contesto dentro il quale si pone la sfida della multiculturalità;

    - Il contesto dentro il quale si pone la sfida della multiculturalità;

    - I diversi approcci al pluralismo delle culture;

    - I fondamenti dell’intercultura;

    - L’educazione cattolica nella prospettiva del dialogo interculturale;

    - Il contributo della scuola cattolica.

     

    Il contesto 

    La presenza di una pluralità di culture è il risultato del continuo mescolamento delle popolazioni nel corso del tempo, nella varietà delle interazioni ambientali, storiche, sociali, che ha fatto emergere, all’interno dell’unica ‘famiglia umana’, identità diverse. Anche in passato la difficile convivenza di culture diverse è stata segnata da tensioni, difficoltà nelle relazioni, conflitti. Tuttavia il fenomeno della globalizzazione, come attualmente si manifesta, ha introdotto nuovi elementi di problematicità, da un lato attraverso forme di massificazione e omologazione distruttive delle identità culturali; dall’altro e anche come forma di reazione a quella che è stata definita una ‘occidentalizzazione del mondo’ alimentando ripiegamenti localistici e fondamentalismi.

    In questo contesto come si colloca la religione? Il documento evidenzia come nel pensiero della Chiesa il concetto di cultura sia qualcosa di più ampio del concetto di religione. La religione, infatti, non vive in una dimensione propria, a lato delle vicende umane, ma si ‘incultura’ ed è dall’interno di una cultura che offre il proprio apporto per una più ricca realizzazione delle persone. Perché questo possa accadere è necessario che la religione sia incarnata nella vita della società e non relegata in una sfera privata, cosa che priverebbe la cultura di ogni espressione religiosa, e la religione di ogni radicamento nella vita dell’uomo. La avanzante secolarizzazione spinge verso questa deriva, così che il risultato inevitabile è la perdita delle domande di senso che la religione pone e che rappresenta forse il suo contributo più grande. Nel laicismo, esito della secolarizzazione; nel materialismo, esito della massificazione; nel fondamentalismo, esito del ripiegamento difensivo e dell’indisponibilità al confronto, si perde la possibilità di quel dialogo profondo che la religione alimenta.

    Eppure il dialogo è possibile, ed è l’unica strada praticabile.

    E’ possibile il dialogo inteso come «confronto tra la fede e le diverse forme di ateismo e concezioni umanistiche non religiose», quando il suo scopo è la ricerca di ciò che favorisce lo sviluppo integrale della persona.

    Ancora di più, è possibile il dialogo interreligioso, inteso non come un compromesso al ribasso, ma come colloquio, come rapporto costruttivo con chi è di altra religione, come approfondimento di reciproca conoscenza, come testimonianza reciproca, come rispetto, come «ricerca del patrimonio dei valori etici comuni presenti nelle diverse tradizioni religiose» in vista del bene comune.

    Proporre la strada del dialogo come valore da testimoniare e come metodo per affrontare la sfida della multiculturalità, innervare questo dialogo con la ricchezza che la visione religiosa offre, ecco il compito dell’educazione cattolica, specialmente il compito affidato alle scuole e agli istituti di educazione superiore che, definendosi ‘cattolici’ affermano il loro riferimento alla concezione cristiana della realtà.

     

    Approcci al pluralismo 

    La scelta della via del dialogo rappresenta l’unica possibilità che consente di trasformare la problematicità del pluralismo culturale in risorsa per lo sviluppo di una civiltà umanamente più ricca.

    Altri approcci si rivelano inadeguati.

    E’ inadeguato l’approccio relativista, che parte dal riconoscimento delle differenze e si fonda sul valore della tolleranza, senza che vi sia la ricerca di una comprensione reciproca, anzi in una dimensione di indifferenza e di indisponibilità a farsi provocare dalle idee, dai valori, ma anche dai bisogni e dalle sofferenze di chi è ‘altro’.

    E’, allo stesso modo, inadeguato l’approccio assimilazionista, per certi aspetti opposto al precedente. Qui, al posto dell’indifferenza, c’è l’interesse ad assimilare l’altro alla propria cultura, accettandolo in forma condizionata, solo se aderisce ai nostri valori, ai nostri riferimenti culturali, ai nostri modi di vivere. L’altro viene riconosciuto a condizione che smetta di essere ‘altro’, cioè rinunci alla propria identità.

    La strada del dialogo interculturale appare l’unica praticabile. Il dialogo è possibile se c’è passione per l’altro, non indifferenza; il dialogo è autentico se c’è disponibilità a lasciarsi cambiare dall’altro, non a strumentalizzarlo.

    La condizione che permette lo sviluppo di un dialogo autentico è il radicamento nella propria cultura, una identità forte e serena, dinamica ed aperta.

     

    Alcuni fondamenti dellintercultura 

    La dimensione interculturale fa parte del patrimonio del cristianesimo, si manifesta nella storia come dialogo con il mondo, nella prospettiva non solo di riconoscere e valorizzare le differenze, ma di contribuire alla costruzione di una civiltà fondata sull’amore. Il documento tratteggia in termini essenziali i fondamenti teologici, antropologici e pedagogici dell’intercultura.

    Sul piano teologico il richiamo è alla natura trinitaria di Dio e all’originaria missionarietà della Chiesa, inviata a parlare a tutti gli uomini. Tutti apparteniamo all’unica famiglia umana, e questa base comune fonda la possibilità di comunicare reciprocamente.

    Sul piano antropologico si constata come le culture vivano e si trasformino attraverso l’incontro con le altre culture.

    Più del passato, oggi, con la globalizzazione, è forte la percezione dell’interdipendenza che ci lega agli altri. Il fondamento antropologico dell’intercultura è dato dal riconoscimento della natura relazionale della persona umana, che non può vivere senza gli altri. Se si perde il senso della propria appartenenza culturale il rischio è quello dello smarrimento e della solitudine, mentre ogni cultura può offrire un grande contributo per riportare al centro la persona, il suo valore.

    Sul piano pedagogico, la relazionalità diventa «paradigma pedagogico fondamentale, mezzo e fine per lo sviluppo dell’identità stessa della persona».

     

    Leducazione cattolica nella prospettiva del dialogo interculturale 

    Se la dimensione interculturale appartiene alla persona e contribuisce al suo pieno sviluppo, non è però scontata, un dono naturale che si possiede senza una libera decisione e un personale impegno. C’è bisogno di una educazione che accompagni la persona ad alimentare tale dimensione lungo il corso della sua vita. La comunità cristiana, nella molteplicità dei soggetti che la costituiscono, è chiamata a sviluppare una pedagogia di comunione, che per prima cosa si manifesta attraverso la testimonianza e la credibilità degli educatori, impegnati nel dialogo con gli educandi. In questa opera educativa grande è la responsabilità della scuola. Lo è perché, più che altrove, è nella scuola che gli studenti incontrano, nella concretezza delle relazioni interpersonali, le altre culture. Lo è perché la scuola ha il compito di contribuire alla formazione dell’identità attraverso la trasmissione del patrimonio culturale della comunità di appartenenza, ma ha anche la responsabilità di fornire gli strumenti per conoscere e apprezzare le altre culture, promuovendo il dialogo, la cooperazione, la ricerca dei valori comuni.

    La passione per l’altro e il desiderio di una unità che è più forte delle cose che dividono non viene meno nemmeno nelle realtà nelle quali, per ragioni politiche o culturali, non vi è spazio per una educazione cattolica esplicita, tanto meno per la presenza di scuole cattoliche. Anche in questi contesti ‘di frontiera’ la fede spinge all’incontro con tutti, attraverso la testimonianza e il dono di sé, come atto di amore per lo sviluppo del mondo.

     

    Il contributo della scuola cattolica 

    Le scuole e gli istituti educativi cattolici sono diffusi in tutto il mondo.

    In molti Paesi sono frequentate da una maggioranza di alunni che non sono cattolici. Anche nei Paesi dove la tradizione del cristianesimo è più antica, le scuole cattoliche accolgono studenti di nazionalità, culture, religioni diverse o privi di alcun riferimento religioso.

    Pur nella grande varietà dei contesti nei quali è inserita, la scuola cattolica si trova nella necessità di riapprofondire le ragioni della propria presenza e del proprio modo di operare.

    Nei Paesi dove la presenza delle scuole e delle istituzioni cattoliche è più consolidata, non bisogna sottovalutare il rischio dell’affievolimento dei motivi originali che hanno dato loro vita, che può tradursi in un conformismo acritico alle attese di una società i cui valori sono improntati all’individualismo, alla competizione, al consumismo. Anche in queste realtà la scuola cattolica è missionaria, una missionarietà che deve esprimersi nella forma della testimonianza, ma anche nell’impegno a definire un progetto educativo ed un curricolo didattico coerenti con i valori affermati.

    Il documento considera le scuole cattoliche come comunità professionali ed educative, luoghi dove l’apprendimento si sviluppi in un clima di dialogo, di partecipazione, di rispetto, di collaborazione, nel quale anche le famiglie degli alunni siano coinvolte. La proposta educativa che nasce dal riferimento al Vangelo chiede risignificare tutti gli ambiti dell’esperienza scolastica, dalle relazioni tra le persone, all’organizzazione della scuola, ai contenuti dell’insegnamento: «Il progetto educativo della scuola cattolica prevede che studio e vita s’incontrino e si fondano armonicamente tra loro, così che gli studenti possano compiere un’esperienza formativa qualificata, alimentata dalla ricerca scientifica nelle diverse articolazioni del sapere e, al tempo stesso, resa sapienziale dalla vita nutrita dal Vangelo».

    Perfettamente inserita dentro l’orizzonte della ‘Life Long Learning’, la scuola cattolica sollecita ad andare oltre quella che viene chiamata la ‘società della conoscenza’ nella direzione della ‘società della sapienza’. Un buon curricolo è quello che sa intrecciare lo studio con l’incontro di testimonianze autorevoli, che sa ripensare la propria organizzazione interna alla luce dei valori della comunità, che sa creare ponti con la realtà sociale e culturale di appartenenza, che sa cogliere nella composizione multiculturale delle classi una grande occasione per ripensare i contenuti dell’insegnamento. Il curricolo deve sapersi misurare con i grandi problemi del nostro tempo, non contenuti dell’insegnamento. Il curricolo deve sapersi misurare con i grandi problemi del nostro tempo, non eludendo la drammaticità di molte situazioni (ineguaglianza economica e sociale, povertà, ingiustizia, negazione dei diritti e della libertà …). Non si tratta solo di aiutare gli studenti a conoscere la realtà, ma a prendere posizione, cominciando da se stessi.

    All’interno del quadro delle discipline va inserito anche l’insegnamento della religione cattolica, che ha finalità diverse dalla catechesi. Come insegnamento scolastico, concorre con le altre discipline alla costruzione di una visione integrale della persona umana, portatore com’è di una concezione antropologica aperta alla dimensione del trascendente. Sul piano disciplinare, si colloca insieme agli altri insegnamenti del curricolo contribuendo allo sviluppo del dialogo interdisciplinare.

    Insegnanti, dirigenti, personale sono investiti di un compito che richiede elevata competenza, dedizione, testimonianza di vita. E’ importante garantire tutto il sostegno possibile a chi è impegnato in questa vera e propria missione. Per questa ragione il documento definisce ‘cruciale’ la formazione del personale e vi dedica ampio spazio. Per quanto riguarda la promozione e lo sviluppo della competenza interculturale si indicano due direzioni: la costruzione della comunità educante; la prospettiva di una didattica finalizzata a promuovere l’unità tra i saperi, superando la frammentazione secondo una più ampia prospettiva di senso.

    Insegnanti e dirigenti sono membri di una scuola sempre più multiculturale, e a loro spetta il compito di porre in relazione esperienze e visioni diverse, di mediare, di ricomporre, di valorizzare. Si richiedono competenze nuove.

    Ai dirigenti si chiede di essere dei leader educativi, di respingere la tentazione di considerare la scuola un’azienda o un’impresa, per dedicarsi alla cura della costruzione di una comunità nella quale si diffonda la «cultura del dialogo, dell’incontro, del reciproco riconoscimento fra diverse culture, promuovendo dentro e fuori la scuola tutte le collaborazioni possibili e utili a realizzare l’intercultura».

    Ai docenti si chiede di superare una concezione burocratica o tecnica del ruolo, e di essere una comunità autentica capace di sperimentare rapporti personali e professionali non superficiali, fondati sulla condivisione della comune preoccupazione educativa.

    La scuola, a cui molto si chiede, non va lasciata sola. La scuola cattolica è un soggetto ecclesiale, e tutta la comunità cristiana è chiamata a sostenerla come bene prezioso.