Vincenzo Zani
(NPG 1999-03-39)
La nuova stagione di dialogo tra l’università e la Chiesa in Italia ha inizio nel 1986, allorché S.E. Mons. Rossano, in qualità di Presidente della Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e la cultura, indirizza ai Vescovi italiani una lettera con cui riapre a livello nazionale il problema della pastorale universitaria.
Egli rintraccia l’ispirazione per questa iniziativa nei ripetuti interventi del Santo Padre, in occasione della sua visita ad università di tutto il mondo, e all’invito preciso del Convegno Ecclesiale di Loreto del 1985 che indirizzava alla Conferenza Episcopale Italiana la richiesta di promuovere la pastorale universitaria e di avviare un coordinamento nazionale in questo settore, con l’intento di sostenere, incoraggiare ed eventualmente integrare gli sforzi e le attività che si sviluppavano nelle singole Chiese.
Cronistoria delle iniziative di pastorale universitaria
È evidente che una attenzione al mondo universitario c’è sempre stata e si è espressa in varie modalità. Ma a partire dagli anni Ottanta, accanto alla presenza e all’attività delle Cappelle che nel frattempo si andavano moltiplicando in relazione al diffondersi delle sedi universitarie in Italia, nasce l’esigenza di promuovere un graduale coordinamento della pastorale esistente; perciò vengono svolte iniziative – come seminari di studio, gruppi di lavoro, convegni – che via via individuano le problematiche di fondo riguardanti il rapporto Chiesa/mondo, Vangelo/cultura e consentono di elaborare i primi orientamenti pastorali.
Questo periodo ha visto pertanto crescere considerevolmente, sia a livello di Conferenza Episcopale, sia a livello di Chiese particolari, una nuova sensibilità pastorale e concreti interventi della comunità cristiana verso l’Università e tutto ciò che essa rappresenta. Di quanto è stato fatto vorrei qui ricordare alcune tra le principali iniziative e le tappe più rilevanti.
– Risulta di fondamentale importanza la pubblicazione, nel 1990, del primo, e finora unico documento della Conferenza Episcopale Italiana, su Alcuni problemi dell’università e della cultura in Italia. Nel documento i Vescovi hanno espresso il sincero apprezzamento verso l’istituzione universitaria ed hanno invitato i cattolici che operano in essa (docenti, ricercatori, studenti, personale tecnico-amministrativo) a mostrarsi all’altezza del compito a cui sono chiamati nell’Università. Nella parte finale il documento presenta una serie di orientamenti pastorali.
– Sono stati organizzati periodicamente gli Incontri Nazionali per i docenti universitari, promossi su argomenti riguardanti il rapporto tra Vangelo, cultura e reponsabilità scientifica e accademica del docente. Questa iniziativa nel corso degli anni si è moltiplicata a ripetizione e con modalità molto differenti nelle diverse regioni; soprattutto in alcune grandi città universitarie è diventata una delle proposte ordinarie di pastorale universitaria.
– Nel 1993 viene istituita dalla Conferenza Episcopale la Consulta Ecclesiale per l’Università. Essa è l’organismo nazionale di raccordo nelle diverse espressioni della pastorale universitaria, ha un proprio statuto, e, accanto ad essa, si costituisce una Commissione pastorale.
– Nel 1996 si svolge il primo convegno nazionale dei collegi e convitti universitari. Nella fase preparatoria al convegno una rilevazione sociologica su questa realtà evidenzia che in Italia esistono circa quattrocento collegi di ispirazione cristiana, distribuiti in tutte le città universitarie. Dinanzi a questa ricchezza di istituzioni per studenti universitari il convegno ha evidenziato le linee per un progetto educativo, le attività di formazione e animazione e le caratteristiche organizzativo-gestionali, e ha formulato la proposta di costruire un coordinamento nazionale dei collegi di ispirazione cristiana con lo scopo di valorizzarli, di accompagnarli e sostenerli nella ricerca di un servizio sempre più adeguato e qualificato agli studenti.
– Il fatto più recente è il costituendo Forum delle associazioni degli studenti universitari che ha l’obiettivo di raccordare le numerose realtà associative che si interessano direttamente o indirettamente degli studenti universitari, e iniziare concretamente il cammino di preparazione degli studenti universitari al Grande Giubileo dell’Anno 2000.
LE CAPPELLE UNIVERSITARIE E GLI OBIETTIVI PASTORALI
La Lettera dei Vescovi su Alcuni problemi dell’università e della cultura in Italia pone al primo posto delle indicazioni pratiche l’urgenza di rafforzare ed estendere i legami che già esistono tra le Chiese particolari e le Università, attraverso le Cappelle universitarie. Dice il documento: «Forma antica e peculiare di impegno è la prestazione liturgica da offrire presso la chiesa-cappella o parrocchia universitaria, con uno o più sacerdoti esperti nella conoscenza della dinamica della vita universitaria, i quali favoriscano la comunicazione col variegato mondo accademico, con le personalità della cultura, dell’arte e con la gioventù studentesca» (n. 8).
Esistono ovunque in Italia, presso le Università, Cappelle, Parrocchie universitarie, Centri pastorali del mondo universitario. Si va da esperienze ben consolidate con una lunga tradizione di presenza nell’università, con assistenti spirituali, gruppi di docenti che si incontrano regolarmente, associazioni di studenti molto attive, fino a legami più tenui tra comunità cristiana e università, e quindi meno coinvolgenti. Ovunque risulta che le Cappelle occupano il ruolo centrale nell’animazione cristiana dell’università.
Una indagine per conoscere nei particolari l’operato delle Cappelle universitarie e le risposte pervenute ci permettono di delineare un quadro di riferimento con le diverse iniziative in atto.
I dati raccolti permettono di ricavare alcuni obiettivi della pastorale universitaria e di dare uno sguardo alle iniziative concrete che vengono promosse nella prassi ordinaria.
Gli obiettivi della pastorale universitariadall’esperienza delle Cappelle universitarie
– Le presenze dei cristiani nell’Università sono molte e di varia impostazione, tuttavia il primo obiettivo della cura pastorale nell’Università è l’impegno di promuovere la comunione ecclesiale tra le molteplici espressioni esistenti. Questa preoccupazione è generalizzata e spiegabile: la nota dell’unità della Chiesa nella sua missione evangelizzatrice, deve essere visibile soprattutto là dove si gioca il futuro del Cristianesimo, cioè sulle frontiere della scienza e della cultura. E la prima testimonianza deriva dal lavoro fatto per costruire la comunione.
– Un secondo obiettivo è quello di promuovere una formazione spirituale e quindi umana, solida e matura. In maniera tutta particolare, si è sempre più convinti della necessità di effettuare il primo annuncio del Vangelo; soprattutto in una situazione come quella attuale in cui è venuta meno un’adesione alla fede cristiana basata principalmente sulla tradizione e sul consenso sociale, e molti battezzati hanno perso il senso vivo della fede, conducendo un’esistenza lontana da Cristo o dal Vangelo (cf Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Redemptoris missio – 7 dicembre 1990, n. 33).
– Un terzo obiettivo è quello di creare una comunità ecclesiale accogliente, che risponda ai bisogni umani e anche materiali degli studenti, i quali nell’Università sperimentano spesso solitudine e anonimato. La vitalità di una comunità aperta ed accogliente, che sa proporre un cammino comunitario di fede e offrire occasioni di servizio, può diventare una efficace palestra di impegno per scelte più definitive di vita.
– Un quarto obiettivo della pastorale universitaria, attuata nelle Cappelle, si esplicita attraverso l’attenzione costante alla vita dell’istituzione accademica, alle sue tappe e ai suoi dinamismi; essa si manifesta nell’individuare le vie più adeguate per una presenza propositiva ed efficace circa le strutture e il loro funzionamento, in particolare circa le problematiche connesse all’ambito della ricerca, della didattica e dello studio.
– Un quinto obiettivo è quello di intessere un dialogo sincero e costante con tutti, compresi i non credenti, per una fondazione sempre più condivisa dei valori dell’esistenza e della convivenza, alla ricerca di un senso del vivere e del morire.
Le Cappelle universitarie possono essere lo stimolo e anche il luogo per il dialogo tra scienze e fede, tra Vangelo e cultura, obiettivo irrinunciabile della pastorale universitaria.
Le modalità di attuazione degli obiettivi pastorali
Accoglienza e promozione di tutte le espressioni nella libertà e nella comunione
Non è certo un lavoro facile, ma l’orientamento di fondo che si registra ovunque è l’impegno dei cappellani universitari a creare punti di riferimento e ad accogliere cordialmente tutti i movimenti e le associazioni, favorendo il cammino di ciascuno secondo le specifiche peculiarità. Viene offerta la possibilità di partecipare ai momenti comuni, come segno concreto di ecclesialità.
In particolare si collabora a quelle iniziative che si ripetono ogni anno come: l’accoglienza delle matricole, le feste natalizie, pasquali e di fine anno, le varie iniziative culturali, alcuni servizi comuni.
Un po’ ovunque esistono forme di coordinamento dei diversi soggetti pastorali che, oltre a fare riferimento ai responsabili diocesani, laddove esistono più Università, funzionano anche presso le Cappelle; si tratta di Consigli pastorali veri e propri – con cappellani, docenti, personale amministrativo, studenti – che si incontrano per programmare un piano di lavoro annuale e per verificarne l’attuazione, oppure di altre forme di collaborazione.
L’impegno per la formazione
* A livello liturgico-spirituale.
È prassi comune che nelle Cappelle vengano garantiti: la celebrazione eucaristica quotidiana o settimanale, le Lodi mattutine e i Vespri, la catechesi settimanale o la Lectio divina. In alcuni casi si svolge anche l’adorazione mensile e, nei momenti forti dell’anno liturgico, si propongono periodiche celebrazioni penitenziali. In molti casi si organizzano itinerari di preparazione al sacramento della Confermazione e anche corsi di preparazione al sacramento del Matrimonio. Accanto alla direzione spirituale individuale e alla disponibilità per colloqui personali, è diffusa la prassi di proporre ritiri spirituali e corsi di esercizi annuali di alcune giornate. Inoltre in molte Università si promuovono pellegrinaggi presso i luoghi santi.
* A livello umano-sociale.
In collaborazione con gli organismi diocesani o altre specifiche istituzioni, è cosa comune trovare proposte di servizi presso le Cappelle o iniziative in comune con la Caritas a vantaggio dei poveri, degli emarginati o dei terremotati. La promozione di spazi per sensibilizzare all’assunzione di responsabilità verso l’Università, come ad esempio la gestione delle disfunzioni e l’attenzione ai piani di riforma, la stimolazione a partecipare alle elezioni universitarie, lasciando liberi sugli schieramenti politici, l’attenzione a diffondere la sensibilità per una deontologia professionale, esprimono la dimensione sociale della pastorale universitaria.
In questo ambito si collocano anche le proposte di campi-scuola durante i periodi delle vacanze, come occasione di socializzazione e di crescita personale e sociale, l’aiuto nella ricerca di alloggi per i fuori sede, le iniziative di orientamento, soprattutto per gli studenti delle scuole medie superiori, alla scelta delle Facoltà universitarie e, in alcuni casi, anche proposte di educazione alla dimensione affettivo-sessuale del giovane.
* A livello culturale.
Insieme alle iniziative che generalmente le associazioni e i movimenti promuovono per gli studenti, anche le Cappelle organizzano «Settimane teologiche» nelle Università, propongono incontri culturali per una lettura cristiana degli avvenimenti e della realtà contemporanei (ad esempio globalizzazione, seminari di bioetica, millenarismo, economia...), svolgono incontri sulla dottrina sociale della Chiesa e sull’impegno dei cattolici, oppure cicli di incontri «Credenti e non credenti» sulle domande radicali (la vita, il dolore, la ricerca della felicità, le ragioni della speranza...).
Negli ultimi anni si diffondono gli incontri per docenti nelle diverse Facoltà. Nella diocesi di Roma, ad esempio, si stanno costituendo i Gruppi Culturali di Facoltà con docenti e studenti per affrontare le questioni connesse con le discipline che interpellano di più l’uomo o la fede o questioni di deontologia professionale.
Considerazioni conclusive
Nonostante si realizzino un po’ dovunque esperienze così significative e coraggiose, sostenute in gran parte dalle Cappelle universitarie, e che in molti casi sono iniziative di grande qualità, si deve affermare che come Chiesa in Italia in questo specifico ambito della pastorale si è in ritardo nei tempi, e sono ancora scarsi gli investimenti delle persone in un settore tanto rilevante quale è l’Università per ciò che essa rappresenta e rappresenterà nel futuro, sia per quanto riguarda la dimensione culturale, sia per la dimensione della formazione dei giovani.
Molte speranze per il futuro della pastorale universitaria in Italia vengono risposte nell’impegno prospettato dal Progetto culturale orientato in senso cristiano; con esso i Vescovi intendono imprimere un’accelerazione al compito di annunciare e testimoniare il Vangelo di Cristo all’umanità di oggi, mostrando fino in fondo la valenza culturale della sua presenza e del suo messaggio.
Si ha la chiara impressione di vivere un tempo particolarmente favorevole; la Chiesa, infatti, scopre che non ha nulla da temere da una cultura «debole» quale quella attuale; anzi, essa può fare ulteriori passi verso il mondo nel quale sono diffusi i «semi del Verbo», mentre l’Università scopre che la Chiesa non costituisce una concorrente da cui guardarsi, ma ha chiavi di lettura e criteri di giudizio da offrire in ordine alla ricerca di un senso per l’uomo e la storia e, in genere, per le questioni radicali che attraversano il cuore e l’esistenza dell’uomo.
L’Università è una frontiera ecclesiale che stimola e costringe ad andare all’essenziale della fede e a saperla proporre con una testimonianza viva e con linguaggi adeguati. Anzi, la sfida che da lì proviene è di saper far camminare gli uomini e le donne sulla via della fede, e di saper far scoprire all’uomo di oggi, attraverso l’esperienza, che egli è bisognoso di salvezza e che la può trovare nella vita, nella morte e nella risurrezione di Gesù di Nazareth.
Attuare una efficace pastorale universitaria attraverso le Cappelle non è certo cosa facile. L’esperienza insegna che, al di là delle differenti proposte formative che si possono formulare sul piano liturgico-spirituale, umano e culturale, il motodo più idoneo rimane sempre il rapporto personale, la disponibilità del cappellano al colloquio, all’ascolto, all’accompagnamento, l’importanza di proporre percorsi di gruppo in vista della crescita umana ed ecclesiale.
Non mancano certo le difficoltà che si riscontrano un po’ ovunque e che riguardano soprattutto il coinvolgimento dei docenti.
È troppo scarso, inoltre, il rapporto tra la pastorale universitaria e quella ordinaria. Come è ancora allo «stato virtuale» la collaborazione e la sinergia tra la pastorale universitaria e la pastorale giovanile.
È evidente che un impulso a questa attenzione della Chiesa potrà venire dall’impegno di evitare l’isolamento della «questione universitaria» rispetto alla pastorale. La sfida che il Terzo Millennio rivolge alla Chiesa richiede un suo coinvolgimento più coraggioso sul terreno culturale. La pastorale universitaria costituirà, in tal senso, una scelta obbligata per le prospettive della nuova evangelizzazione che non potrà essere realizzata senza il coinvolgimento dei gruppi e movimenti, e senza passare attraverso la promozione di un laicato maturo.

