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    Dal progetto

    all'itinerario:

    qualche linea operativa

    di riferimento

    Riccardo Tonelli


    E
    videnzio alcune linee operative di riferimento che possono servire per verificare i progetti esistenti, rivederli alla luce delle nuove esigenze, tradurli verso una maggiore operatività. La riflessione e il confronto ci hanno aiutato a scoprire che tutta l'operazione può essere realizzata in modo più adeguato e in termini più concreti, se viene risolta secondo una "mentalità" da itinerario.

    PROGETTO COME PUNTO DI CONVERGENZA E DI COLLABORAZIONE

    Fare progetti è un impegno che richiede fatica e tempo. Spesso l'esigenza si scontra con l'abitudine di agire sotto l'urgenza dei problemi e, non di rado, con una diffusa mentalità individualista.
    Alcune indicazioni possono fornire una specie di premessa ideale e pratica del progetto stesso. Vanno verificate e condivise all'interno dell'istituzione impegnata a fare il progetto ed eventualmente ricordate come punto di partenza dello stesso.

    Qualche convinzione

    L'esperienza e la riflessione di questi anni sollecitano a lavorare attraverso progetti, superando la mentalità individualista, nell'ambito dell'educazione e dell'educazione alla fede.
    1. Da una parte, è questione di serietà di azione. Procedere alla cieca o sull'onda degli entusiasmi è davvero pericoloso in un ambito dove c'è di mezzo la persona, la sua vita e il suo senso.
    2. Dall'altra, risulta condizione indispensabile per assicurare collaborazione in situazione di pluralismo. Per sollecitare persone e organismi diversi a fare qualcosa assieme, è indispensabile infatti costruire assieme e condividere intensamente una mappa di intenti.
    3. Inoltre, la definizione di un progetto assicura "continuità" educativa e pastorale anche nei cambiamenti di personale.

    Linee di azione

    La convinzione della necessità di operare attraverso progetti si traduce in precise condizioni operative:
    1. Prima di tutto vanno riconosciute le diverse agenzie educative presenti e operanti sul territorio. Una attenzione particolare va portata nei confronti di quelle che hanno una speciale responsabilità formativa nei confronti dei giovani (per esempio: la famiglia e la chiesa locale...).
    2. Il riconoscimento è premessa verso la concertazione di un "patto educativo", orientato a porre in atto tutte le attenzioni necessarie per affrontare e risolvere i problemi concreti dei giovani e dei ragazzi.
    3. La stesura di un "patto educativo" parte dalla convinzione che:
    • esiste uno (o più) problemi comuni, dalla cui soluzione nasce un guadagno per tutti,
    • i problemi comuni vanno risolti facendo convergere fattivamente su esso tutte le risorse, dal momento che nessuna è da sola in grado di affrontarlo e risolverlo adeguatamente
    • alla base del patto educativo sta la convinzione che la via dell'educazione è lo strumento operativo che si intende privilegiare, tra le diverse possibile linee di intervento, per una migliore soluzione del problema.

    I soggetti

    Il "patto educativo" centrato sui problemi che l'educazione intende affrontare e risolvere, riguarda tutti, come protagonisti a pieno titolo, anche se con sensibilità e responsabilità differenziate.
    Per questo, chi vuole fare educazione operando attraverso progetti, riconosce nei giovani un soggetto di corresponsabilità e una risorsa accanto alle altre risorse. Reagisce, di conseguenza, contro l'abitudine di considerarli o come "problema" o come semplici "destinatari".

    INSERIMENTO EDUCATIVO NELLA REALTÀ

    Il servizio educativo e quello speciale relativo alla educazione alla fede, riconoscono nella "realtà" il riferimento obbligato di ogni progetto. Per questo, il primo atto verso il progetto consiste nell'impegno serio di conoscere la realtà, fino alle dimensioni più profonde.

    Un modello di lettura della realtà

    La comprensione della realtà si realizza secondo precise modalità, che ne assicurano una lettura "utile" per un progetto educativo: una lettura della realtà capace di procedere oltre gli aspetti esteriori o il semplice elenco delle cause, verso quelle dimensioni culturali (valori, orientamenti e stili di vita) che incidono sulla esistenza e sul suo significato.

    Analisi della realtà
    L'analisi della realtà è orientata a cogliere soprattutto
    • I segni positivi che stanno emergendo e consolidandosi nei cambi culturali in atto
    • E i segni negativi e inquietanti che da questi stessi cambi stanno scaturendo.
    L'istituzione educativa si guarda d'attorno a partire dal progetto globale in cui si riconosce, avvertendo di essere (di fatto prima e oltre ogni proposta) come un "nodo" di una rete, costituita dalle altre agenzie che operano sul territorio. La sua fondamentale collocazione educativa sollecita a passare dall'attenzione ai condizionamenti strutturali alle preoccupazioni e proposte culturali.

    Dalla parte dei giovani
    Ogni lettura della realtà, in prospettiva strutturale e culturale, avviene a partire da precise e concrete "precomprensioni". Esse rappresentano il punto di prospettiva che viene scelto per collocarsi, leggere e interpretare l'esistente.
    L'istituzione educativa sceglie come sua prospettiva i "giovani" (con uno sguardo privilegiato verso i più poveri tra essi). Dalla parte dei giovani guarda la realtà per dare un nome concreto ai segni positivi e a quelli problematici.
    Anche il confronto con analisi già elaborate e la richiesta di collaborazione allargata verso specialisti, si realizza a partire da questa precisa prospettiva.

    Le sfide educative
    Chi guarda la realtà dalla parte dei giovani e con un preciso orientamento di vita, è in grado di comprendere quali sono i problemi più veri, su cui misurarsi e per la cui soluzione far convergere tutte le risorse.
    Questi problemi li considera tanto urgenti e inquietanti da riconoscerli una specie di grande sfida, capace di mettere in questione continuamente tutto quello che sembrava già sperimentato e consolidato.

    Una ipotesi di lettura della realtà

    Ogni istituzione educativa, impegnata a costruire un progetto, è chiamata ad assicurare una propria lettura della realtà in cui opera, riconoscendo vantaggi e problemi che essa lancia. I risultati di questa lettura non possono essere né derivati da altre simili, né generalizzati verso altre situazioni.
    Esistono però dei tratti comuni, tanto influenti da portare molti a riconoscere che l'essere giovane è oggi particolarmente segnato dal fatto di esserlo oggi, in una stagione originale e problematica come è l'attuale. E' importante riconoscerlo per dare alle proprie letture un contesto di respiro più ampio.

    Sul piano ricognitivo: la complessità
    Un dato è oggi pacificamente riconosciuto: viviamo in situazione di complessità.
    E' definita complessa quella situazione sociale e culturale in cui si passa da un sistema sociale unificato, in cui le diverse istanze sono organizzate in un unico centro ordinatore, ad un sistema sociale raccolto attorno a diversi riferimenti, in cui convivono differenti e molteplici principi organizzatori.
    La complessità ha profonde radici strutturali (divisione dei mezzi di produzione e gestione di quelli della comunicazione...). E' importante ricordarlo per non ridurre l'analisi del processo educativo e la soluzione dei problemi che l'attraversano ad una semplice questione di buona o cattiva volontà.
    Questo dato strutturale ricade sul piano culturale, producendo una trasformazione di valori, di stili di vita, di orientamenti cui ispirare la personale visione di sé e del mondo.

    Sul piano valutativo: vantaggi e problemi del vivere in complessità
    La complessità è un fenomeno ambivalente, come tutti i fatti culturali. Gli elementi positivi sono frammisti a quelli negativi e a quelli inquietanti, come le due facce della stessa realtà.

    I vantaggi
    Vivere in situazione di complessità produce innegabili vantaggi. Non li possiamo ignorare né per nostalgia del tempo passato e nemmeno per la consapevolezza dei problemi e degli esiti negativi che costatiamo.
    Vanno identificati con precisione e disponibilità.
    Solo per fare qualche esempio dalla parte dei processi formativi, ricordo:
    • una inedita sovrabbondanza di opportunità,
    • il confronto continuo con la diversità e superamento dei pregiudizi, legati solo al sentito dire: il fatto inedito è l'interscambio multirazziale, multiculturale, multireligioso,
    • un diffuso atteggiamento di tolleranza,
    • l'abbassamento del minimo etico "oggettivo" e delle pretese di una razionalità fredda e burocratica, per dare spazio alla responsabilità della "coscienza" personale,
    • la ricerca e invenzione di modelli formativi nuovi.

    I problemi
    Non mancano però i problemi, gravi e inquietanti. Anche questi vanno identificati con precisione, perché solo elaborandoli dall'interno della complessità e nella sua logica, possiamo consolidare e diffondere gli elementi positivi.
    Ancora per fare qualche esempio dal punto di vista della maturazione personale:
    • soggettivizzazione e... connessi (crisi dei processi temporali, la paura di decidere e le decisioni manipolate...)
    • appartenenze deboli e selettive: dai luoghi dell'identità alla disperazione dei non-luoghi
    • la funzione delle "cose": perdono il loro significato funzionale per assumere rilevanza rispetto al senso della vita e alla soluzione dei problemi esistenziali,
    • riorganizzazione manovrata dei punti di interesse personale, a partire da una nuova gerarchia di "problemi": prevalgono i problemi fittizi e sono oscurati i problemi veri.

    L'IDENTITÀ DELL'ISTITUZIONE CHE FA IL PROGETTO

    Il progetto è una grande esperienza di condivisione attorno ad un problema, tanto serio e comune da sollecitare l'incontro operativo di persone e agenzie diverse.
    Questa operazione non può essere realizzata, cercando solo quella soglia minima di convergenza che assicura la collaborazione nel rispetto della diversità. Non può essere però neppure assicurata, chiedendo l'accettazione rassegnata di quanto una istituzione può avanzare di pretese, con la scusa della sua speciale titolarità in ordine al progetto stesso.
    L'incontro e la convergenza sono possibili quando le diverse identità sono pienamente accolte e rispettate, e, nello stesso tempo, tutti si sentono coinvolti in qualcosa di comune, perché inquietati da un problema che risulta davvero comune e perché condividono, in linea di massima, una precisa prospettiva da cui affrontarlo e tentare di risolverlo.
    Alla radice di un progetto sta quindi una doppia questione: una interpretazione del problema e l'identità dei soggetti impegnati a risolverlo; più concretamente ancora alla radice sta una riformulazione del significato fondamentale di una istituzione sotto la provocazione di problemi di grosso respiro collettivo.
    Questa operazione non può essere data per scontata in una stagione di complessità sociale e di pluralismo culturale. La fatica di costruire progetti richiede la verifica sull'identità dell'istituzione, titolare del servizio educativo, e la verifica sulla qualità e specificità dei problemi che si intende affrontare.

    L'identità

    Il primo momento è costituito dalla identificazione, precisa e chiara, dell'istituzione impegnata a cercare collaborazione per il progetto.
    L'identificazione comporta i passi seguenti:
    • la collocazione dell'istituzione nella propria memoria e storia: il carisma cui fa riferimento, le ragioni di fondazione, i momenti della presenza;
    • le note caratteristiche attuali di questa istituzione (parrocchia, oratorio, scuola, convitto...);
    • i riferimenti che stanno a monte dell'istituzione (diocesi, progetto educativo ispettoriale...).

    Il problema comune

    La presenza in un territorio e la richiesta di collaborazione sono giustificate sulla pretesa di affrontare un problema davvero comune, tale da riguardare sempre tutti, al di là dell'eventuale indice di consapevolezza. Il secondo momento del progetto consiste nel riconoscimento di questo problema comune e nella ricomprensione dell'identità dell'istituzione in ordine al problema comune e ad una prospettiva autentica di soluzione.

    La coscienza di "rete"

    Questo modo di vedere le cose si traduce in una precisa e motivata "coscienza di rete", da riconoscere e affermare come dimensione diffusa del progetto.
    Molte e diverse agenzie convergono sulle stesse persone con proposte che riguardano sempre e comunque la vita e le sue ragioni. Nonostante le dichiarazioni continue, queste proposte o convergono verso una qualità di vita davvero autentica o la minacciano, immettendo nella trama dell'esistenza quotidiana principi di morte.
    Lo stato di fatto si traduce in coscienza riflessa e in impegno: solo attivando le necessarie trasformazioni e/o una intensa capacità critica, sul piano soprattutto culturale, è possibile servire e consolidare una qualità rinnovata di vita.

    QUALE PROBLEMA COMUNE

    Quale sia il problema (o i problemi) comune va dichiarato, a partire da una comprensione approfondita della realtà, alla luce dell'orientamento di fondo dell'istituzione e del confronto con le altre agenzie che operano sul territorio.
    La definizione del problema è un'operazione assai impegnativa. In essa l'istituzione gioca la sua identità e la possibilità di una reale richiesta di collaborazione.
    L'istituzione salesiana riconosce la sua radicale e costituiva collocazione religiosa: quando si esprime con servizi di tipo pastorale e quando lo fa con servizi di tipo culturale ed educativo. Solo una corretta comprensione della radice di questo suo carisma, permette di cercare e assicurare una reale convergenza anche nei confronti di persone e istituzioni che abbiano una diversa scelta.

    L'orientamento di fondo: tra educazione e evangelizzazione

    La nostra tradizione educativa e pastorale ci affida alcune convinzioni che rendono di fatto possibile e necessario la collaborazione nella diversità.
    Vanno ricordate e poste a riferimento dei progetti:
    1. La comunità educativa salesiana pone i problemi della vita e della speranza di tutti come i suoi problemi "veri", quelli cui deve farsi sensibile nel nome del suo Signore e della sua fede.
    2. Cerca la compagnia, di là delle differenze, per risolvere più in fretta, più incisivamente, più universalmente, questi problemi (quelli della vita, del suo senso e della sua qualità, e della speranza). La necessità di ridefinire la propria identità ha come unica preoccupazione l'impegno di qualificare meglio le sue risposte.
    3. Riscopre la necessità di evangelizzare come espressione più alta di carità: i discepoli di Gesù annunciano il Vangelo come offerta di senso e di speranza nella diffusa situazione di ricerca, di incertezza, di disperazione e di morte.
    4. Consapevole che il problema fondamentale è di "qualità di vita", assume il compito coraggioso, da realizzare nella fantasia dell'amore e nel coraggio della compagnia con tutti, di ricostruire un progetto educativo e culturale per una qualità di vita a misura d'uomo.

    La prospettiva concreta

    In questo modo, nella tradizione salesiana più recente, è stato definito operativamente il rapporto esistente tra educazione ed evangelizzazione e, di conseguenza, la qualità e le caratteristiche del servizio che tutte le istituzioni salesiane possono svolgere, nel rispetto dell'identità carismatica e della specificità istituzionale (scuola, oratorio, parrocchia...).
    Al centro delle preoccupazioni sta la vita, le ragioni che permettono di riconoscerla e di sperare, il suo fondamento e la sua qualità. La proposta cristiana si inserisce all'interno della ricerca di qualità di vita, come quella "bella notizia" che orienta tra le diverse opportunità e dà consistenza alla speranza. Il suo contributo specifico si colloca quindi attorno all'unico, grande problema, che è appunto quello della vita, nella direzione della qualità (per fare ordine nel groviglio dei progetti che si rincorrono in una stagione di pluralismo), e nella direzione del fondamento (per restituire speranza a chi la cerca, inquietato dalla quotidiana esperienza del limite).
    Di qui la necessità – per uno istituzione educativa che pone al centro delle sue preoccupazioni la vita e la speranza di tutti e avverte la responsabilità di evangelizzare il Signore Gesù per servire meglio la vita stessa – di indicare problemi e prospettive di azione attraverso proposte in cui sia esplicitamente presente una reale integrazione di:
    • qualità di vita, in rapporto accogliente e critico nei confronti dei modelli culturali dominanti
    • riferimento alla esperienza cristiana
    • in competenze che abbiano riferimento alla personale professionalità.

    Quale problema, oggi?

    Immersi con amore lucido e disponibile nella mischia della vita quotidiana possiamo decifrare quali sono i problemi da cui lasciarci inquietare. Possiamo finalmente parlare una lingua che è quella che parlano tutti e raccogliere le sfide più drammatiche, quelle che attraversano il cuore di ogni persona che ama davvero la vita.
    Quali problemi? Dalla parte dei giovani e dei più poveri, l'istituzione, impegnata a fare progetti, può indicare quali sono i problemi da cui vuole lasciarsi inquietare.
    Certo, non possono che riguardare la vita e la speranza, visti gli orientamenti di fondo. Ecco una ipotesi: viviamo in una situazione di emergenza sulla vita.
    Per molti diventa impresa impossibile "vivere" una vita, così come il Dio della storia l'ha progettata per gli uomini e le donne che chiama figli suoi.
    Molti hanno superato l'emergenza sulla possibilità della vita. Ma si trovano alla ricerca, disperata o rassegnata, di una qualità che la renda vivibile.
    Su tutti preme l'ombra della morte: quella quotidiana, che ci accompagna come un nemico invisibile e pervasivo, e quella violenta e conclusiva, che sembra bruciare ogni progetto. Non sappiamo più bene dove radicare la nostra speranza. Abbiamo troppe proposte; e appena ne prendiamo qualcuna per buona, ce la vediamo scoppiare tra le mani. Siamo, un po' tutti, in emergenza sul senso della vita.
    Su questi problemi, chi è impegnato nell'educazione e chi lo è nell'educazione alla fede, nell'ambito che è specifico e particolare, si misura e cerca soluzioni.

    LA META GLOBALE E LE METE PARTICOLARI

    Non è facile definire la meta globale cui tende il progetto. Molti elementi rendono complicata l'operazione.
    • In una stagione di pluralismo sembra quasi impossibili intendersi su una meta globale comune. Si ha l'impressione che già il tentativo di cercarla possa produrre discriminazioni ed esclusioni ingiustificate.
    • Qualcuno rifiuta l'esigenza di cercare una meta globale, con la pretesa di rispettare la spontaneità del cammino e il necessario continuo adeguamento ai cambi.
    • Rende complicato il processo anche il bisogno di superare una certa diffusa tentazione di formule ed espressioni generiche, che assicurano il consenso solo perché non si fa la fatica di dire quale sia il preciso significato operativo.
    D'altra parte, però, senza una meta comune è impossibile procedere nella collaborazione. Inoltre la convergenza su una meta comune assicura la qualità della collaborazione, spostandola dal terreno del generico a quello dello specifico.

    Una proposta in sintesi

    Per immaginare delle linee di azione, capaci di collocarsi nel cuore dei problemi, incidendo profondamente nelle cause, sottolineo due compiti, ugualmente urgenti e intensamente collegati:
    • Ricostruire nei giovani uno stile di esistenza capace di riconsegnarli alla gioia e alla responsabilità della propria vita. Questo è un tipico compito educativo che, nell'ambito della pastorale giovanile, viene vissuto con profonda disponibilità a collaborare con tutti coloro che credono alla vita e la vogliono "piena e abbondante" in tutti.
    • Suggerire e sostenere un modello di vita cristiana dove sia possibile sperimentare concretamente la speranza come esito di un esercizio di libertà che impara a leggere il presente (persone e avvenimenti) dalla parte del futuro di Dio e come quotidiana anticipazione nel presente di quel futuro verso cui siamo in trepida attesa. Questo secondo compito riguarda il servizio specifico della comunità ecclesiale, impegnata a realizzare l'annuncio esplicito e coraggioso del Vangelo, proprio per servire fino in fondo la vita e la speranza di tutti.

    Gli atteggiamenti fondamentali

    L'elenco è solo esemplificativo: da verificare e concretizzare secondo i criteri appena ricordati.
    • abilitare la persona alla decisione e alla fedeltà coraggiosa alla decisione. Certo, decisione e fedeltà vanno misurate sulle cose che contano veramente: il servizio alla vita e la compassione per la vita di tutti;
    • ricostruire, in una esistenza che è continuamente minacciata dall'esteriorità e dall'efficienza, la dimensione del mistero, per poter riconoscere che quello che non si vede è più importante di quello che si vede;
    • ritrovare il significato irrinunciabile del limite e, di conseguenza, del dolore e della morte come esigenza di verità e come condizione per restituire la vita, affidandosi al suo mistero e al suo Signore;
    • un nuovo modo di vivere la radicalità: la compagnia in un servizio alla vita che nasce dalla sincera e intensa capacità di "farsi prossimo", soprattutto con coloro che sono più bisognosi ed emarginati;
    • la riscoperta del significato irrinunciabile del silenzio e dell'interiorità, per respirare verità dal mistero che la realtà si porta dentro;
    • il problema dell'identità: dalla diversità, ricercata a tutti i costi, al decentramento verso l'altro-che-ha-bisogno, come ragione del mio essere;
    • l'esperienza evangelica di una libertà, grande perché esito nella morte di Gesù e del dono del suo Spirito, che ha come unico inquietante confine il servizio e la solidarietà;
    • il superamento di visioni ristrette (che fanno diventare grossi i problemi piccoli) per aprirsi fattivamente alle frontiere del mondo intero, da cui giungono le sfide più drammatiche: povertà, emarginazione e sopraffazione, fame e sfruttamento, spesso guerra e violenza.

    Le mete e gli obiettivi particolari

    Soggetto del progetto è un popolo in cammino verso una meta che investe la vita di tutti, anche se a titoli e con risonanze differenti.
    Alcune note concrete:
    • l'unica comunità si pone in situazione di itinerario
    • all'interno trovano collocazione i diversi gruppi: la loro maturazione avviene nella logica dell'itinerario globale, secondo esigenze specifiche
    • ogni gruppo porta il contributo di molteplici e differenziate risorse: tradizioni, educatori, strutture, mezzi educativi.
    In questa logica la meta globale deve essere riformulata secondo le mete e gli obiettivi parziali, espressioni concrete e specializzate dell'unico progetto globale secondo le dimensioni particolari in cui si concretizza il servizio dell'istituzione educativa che fa il progetto.
    In questo modo viene assicurata l'unità del progetto, esigita da quell'orientamento verso la vita, problema comune, da servire con tutte le risorse disponibili, e il rispetto della diversità.
    Nella loro differenziazione e specializzazione, le risorse concentrate sul versante educativo e culturale e quelle specializzate sul versante dell'educazione alla fede concorrono al raggiungimento dell'unico obiettivo globale: convergono nell'unità a partire dalla diversità.
    L'unità nelle scelte di fondo, nelle procedure logiche e nei movimenti concreti, viene prima della diversità sui tempi, i modelli, i programmi operativi.
    Così viene servita l'unica persona, in modo complessivo e articolato, e veramente è affidata unitariamente la gestione della produzione della vita e della salvezza alla grande istituzioni formativa.

    I MOVIMENTI VERSO LA META GLOBALE

    Il progetto, come tutte le operazioni fatte a tavolino, si porta dentro il rischio di poca dinamicità. Gli sfugge infatti l'imprevedibile gioco della libertà e della fantasia delle persone che sono in causa. Nella organizzazione delle risorse può prevedere che possa ad un certo punto entrare in gioco l'imprevisto e l'imponderabile; ma non può dire cosa esso sia in concreto.
    Questa consapevolezza ha portato ad un passo in avanti. Non sconfessa il lungo e prezioso cammino ormai percorso. Lo ripensa e lo riorganizza, ancora una volta, da una prospettiva nuova.
    In questo senso si parla oggi di "itinerari".
    Itinerario evoca tutto quello che il termine "progetto" si porta dentro. E aggiunge, quasi come coagulante, la dinamicità della vita.

    Un modo di ripensare alla meta: i movimenti

    Sottolineare la dinamicità della vita significa ricordare almeno due esigenze:
    1. Nell'itinerario si parla di meta come punto di tensione globale di tutto il processo. È evidente che, in questo caso, meta è sinonimo di obiettivo. Le tappe esprimono la traduzione dell'obiettivo in mete intermedie e progressive. Anche se la definizione non lo ricorda formalmente, l'itinerario prevede una precisa selezione e organizzazione delle risorse, e quindi un metodo. La meta è pensata però come progressione, organica e articolata di mete intermedie che si portano dentro già la meta globale, in modo germinale. Gli interventi non sono immaginati solo in prospettiva funzionale, come se fossero gli strumenti di cui qualcuno si serve per far progredire il processo di maturazione. Sono invece esperienze vissute, capaci di far procedere il cammino con la forza propositiva riconosciuta al fare esperienza.
    2. La seconda novità è espressa dalla formula "sequenza". Comporta l'idea di movimento, di gradualità progressiva. Itinerario è come la sintesi dinamicizzata del progetto. Nell'itinerario le esigenze educative sono montate in sequenze progressive, con la preoccupazione di imprimere dinamicità al processo: gli obiettivi diventano movimenti progressivi, il metodo si trasforma in un gioco di interventi, con un ordine logico che spesso coincide con quello cronologico.

    Quali movimenti?

    La decisione di quali possano essere i concreti movimenti su cui costruire l'itinerario, dipende dalle singole istituzioni educative. La decisione maturerà dopo una attenta valutazione della concreta situazione (giovanile e culturale) e in dialogo con le altre istituzioni con cui si colloca "a rete"
    In questi anni abbiamo vissuto molte ed interessanti esperienze di educazione "cristiana" (una educazione aperta verso l'educazione alla fede). Facendo eco a queste realizzazione, è possibile ricordare una specie di itinerario generale, dentro cui ripensare quelli particolari. In molti casi, e soprattutto nelle istituzioni impegnate soprattutto sul versante dell'educazione e della cultura, le risorse vanno spese prevalentemente sui primi movimenti, per ricostruire quel tessuto di umanità matura e impegnata, che è condizione fondamentale per restituire le persone alla vita e alla speranza ed aprirle verso l'esperienza cristiana. In altri casi, con giovani che hanno già consolidato le prime scelte di vita e/o nelle istituzioni che sono impegnate soprattutto sul versante dell'evangelizzazione, il cammino educativo diventa un vero servizio vocazionale: per questo, il riferimento può andare agli ultimi movimenti, suggeriti dalla proposta.
    In tutti i casi, questo tracciato va disteso nel tempo, per immaginare un vero processo di crescita, con ritmi e tempi adeguati.

    1. Ricostruire un'identità sufficientemente stabilizzata attorno ad una matura esperienza difinitudine che si apre alf invocazione.
    In questo primo movimento sono sottolineate tre esigenze complementari:
    • Si tratta, prima di tutto, di restituire ai giovani la capacità di riconoscere e di amare intensamente il grande dono della vita, che si presenta alla soggettività personale come un evento sempre più grande e misterioso di quello che riusciamo a manipolare nella nostra quotidiana fatica esistenziale.
    • Il "sì alla vita" diventa subito scoperta di una solidarietà costitutiva che si apre verso la responsabilità: l'impegno di rispondere agli altri di quello che giustamente riconosciamo come "nostro" (tempo, energie, risorse, amicizie...).
    • Infine viene sottolineata l'esigenza di ricostruire una struttura di personalità, con quel minimo di organizzazione necessaria e possibile, attorno al riconoscimento del limite invalicabile che attraverso la propria esistenza e dal cui profondo alziamo le braccia "invocando" rassicurazione e conforto. Questo ritorno alla verità della propria vita (la coscienza del limite) sollecita all'impegno senza sprofondare nella rassegnazione o nella presunzione.

    2. L'incontro con Gesù il Signore, testimoniato dai credenti come il fondamento della nostra speranza e il conforto nella nostra invocazione.
    Nella logica del modello educativo globale scelto, questo movimento è ritenuto urgente e irrinunciabile, anche se non può essere perseguito immediatamente. Il servizio alla vita richiede l'incontro con il fondamento di ogni speranza, capace di andare oltre il dolore e la morte: Gesù, il Signore della vita.
    Alcune preoccupazioni educative possono sostenere il consolidamento di queste movimento:
    • L'incontro con Gesù, fondamento della nostra passione per la vita e della compassione per la vita di tutti, nasce sulla proposta "contagiosa" di credenti e di comunità che l'hanno già sperimentato. La comunità educativa si preoccupa di mettere accanto ai giovani questi soggetti "propositivi": si tratta di ritrovare il coraggio di "invitare" a compartecipare alla propria vita, soprattutto in alcuni momenti significativi.
    • Una proposta "fattiva", capace di affascinare e di risultare davvero alternativa: "vieni", "per sperimentare questo e questo..." (una intensa vita spirituale nella logica di fondo della proposta, un impegno apostolico ed educativo incidente...).
    • Un modo di "interpretare i fatti", offrendo messaggi: "narrare la propria storia" (un evento fondante - che viene narrato - a chi sa ascoltare - e produce festa).

    3. La passione per la vita di tutti nella grande compassione di Dio per la vita.
    Nasce una qualità nuova di vita, assicurata sulla decisione di far propria la causa di Gesù: l'impegno di giocare tutta la propria vita, nel nome di Dio, perché tutti (soprattutto i più poveri, quelli che ne sono stati più deprivati, in riferimento alle concrete situazioni della loro esistenza storica) possano ritrovare la vita e il suo senso. La dimensione personale (incontro con Gesù) e la dimensione veritativa (accettazione del suo messaggio) sono comprese "dentro" (come aspetti integranti) di questo orientamento esistenziale più ampio e più impegnante.
    E così l'amore alla vita, fondato nella sua radice ultima che è l'affidamento a Gesù di Nazareth nella fede, diventa "compassione" per la vita di tutti.

    4. Alla ricerca di un modo concreto e personale per vivere la passione per la vita: una sola vocazione per mille sentieri, fino al sentiero della radicalità.
    La passione per la vita, nella compassione del Dio della vita, è sempre una passione liberatrice e operosa. L'unica vocazione si esprime e si concretizza nelle differenti vocazioni.

    LE RISORSE

    Il raggiungimento della meta richiede la selezione e organizzazione delle risorse (quelle disponibili già e quelle da inventare).
    Questo si realizza operando:
    • l'inventario di tutte le risorse disponibili (con una mentalità a "rete")
    • la verifica delle risorse, per valutare la loro coerenza con la meta globale
    • l'invenzione di nuove possibili risorse
    • la riorganizzazione in una logica operativa (tempi, modelli, responsabilità istituzionali...).

    Selezione delle risorse educative

    La selezione delle risorse riguarda, prima di tutto, l'impegno educativo di ricostruire un tessuto di umanità (un progetto "culturale" sulla qualità della vita), facendone sperimentare la praticabilità e la significatività.
    In concreto, possibili risorse sono:
    • le tradizioni educative
    • le proposte di interventi possibili
    • gli educatori e i giovani, a differenti livelli di corresponsabilità
    • le famiglie
    • le altre agenzie sul territorio
    • la funzione del gruppo e la sua organizzazione associazionistica
    • i tempi e i momenti di particolare impegno (tempi liturgici, avvenimenti, esercizi spirituali... o incontri...).

    L'annuncio di Gesù il Signore

    Non possiamo ricostruire vita e speranza "nella verità" se non affidandoci al mistero di Dio che ha il volto e la parola di Gesù di Nazareth.
    La comunità educativa salesiana serve la vita e la speranza annunciando il Vangelo di Gesù. Una preoccupazione attraversa questa esigenza, se la ripensiamo nell'oggi e sulla misura dei problemi "veri": un annuncio che sia avvertito come "buona notizia", secondo lo stile del Vangelo.
    Un progetto deve prendere posizione su:
    • contenuti da privilegiare
    • modelli comunicativi adeguati
    • tempi e luoghi
    • esperienze particolarmente significative e loro rapporto con la quotidianità.

    I luoghi dove fare esperienza

    L'esigenza di dare spessore esperienziale a tutta la prospettiva, nasce dalla costatazione dello stato di fatto e da una indicazione a carattere educativo. I fatti e le ricerche documentano quanto la presenza in luoghi particolarmente significativi possa funzionare per molti giovani come sostegno e sollecitazione alla esperienza religiosa.
    Uno di questi spazi è la comunità educativa salesiana, soprattutto nelle sue espressioni particolarmente significative e sperimentabili (oratori e cose simili, momenti liturgici, vita di gruppo e di movimento, incontri e manifestazioni giovanili...).
    Sono luoghi di esperienza anche quelli della vita quotidiana (scuola, università, caserme, lavoro e tempo libero, vita di relazione e impegno sociale e politico...). L'impegno culturale di ricostruire una qualità nuova di vita si realizza nella fatica di trasformare questi luoghi in spazi di vita nuova, per tutti.

    TEMPI E MODELLI DI VERIFICA

    Ogni buon progetto richiede la previsione di tempi e di modelli di verifica. Verifica è quell'operazione che serve a valutare se e fino a che punto gli obiettivi proposti sono stati raggiunti.
    Per fare questo, sono valutati contemporaneamente, obiettivi e metodi: si verifica se gli obiettivi sono raggiungibili, per non chiedere sforzi inutili; e si verifica se il metodo è adeguato a far raggiungere gli obiettivi stessi (e cioè se risulta corretta, alla prova di fatti, la selezione e organizzazione delle risorse, che è stata perseguita). La valutazione investe perciò tutta la struttura del progetto.

    UNA CONDIZIONE PREGIUDIZIALE: LA FORMAZIONE

    Il progetto è costruito a partire da una ipotesi di ampia e consistente corresponsabilità educativa. I responsabili formali della funzione educativa si impegnano attivamente ad assicurare una autentica "distribuzione" di questa funzione.
    Questa esigenza non comporta l'annullamento del compito educativo specializzato né la riduzione dell'educatore ad una figura vuota e insignificante. Al contrario, all'educatore sono affidate responsabilità particolari.
    Tutto questo pone un serio problema formativo: la riqualificazione formativa dell'educatore, per abilitarlo a svolgere i compiti nuovi.



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