Per progettare
la pastorale giovanile
nelle comunità cristiane
Linee indicative del SNPG
Premessa
Riteniamo utile mettere a disposizione di tutti gli uffici di pastorale giovanile alcune linee indicative per progettare la pastorale giovanile. Molte diocesi hanno già un progetto, altre lo stanno rivedendo e aggiornando, altre ancora vi stanno lavorando in questo tempo. Alcuni elementi di pastorale giovanile si sono approfonditi e chiariti anche a partire dalla costituzione del Servizio Nazionale, ma soprattutto dal convegno di Palermo. In autunno verrà proposto il nuovo catechismo dei giovani. Questi e altri motivi ci inducono a offrire non un progetto, ma un riassunto ragionato di ciò che lentamente sta diventando prassi pastorale sotto la guida del magistero dei nostri vescovi.
I testi fondamentali cui ci si ispira sono i paragrafi 44, 45, 46 di "Evangelizzazione e testimonianza della carità", i paragrafi 38, 39, 40 della nota pastorale "Con il dono della carità dentro la storia", inseriti nel contesto generale in cui sono collocati, le proposizioni definitive votate nel V ambito: i giovani al convegno di Palermo (concluse a Roma all’Ergife), il quotidiano lavoro delle diocesi e comunità religiose messo in comune negli incontri proposti dal Servizio nazionale, come sono leggibili nei 12 notiziari fin qui pubblicati.
All’apertura del convegno di Palermo gli interrogativi fondamentali erano:
Quale formazione per i giovani d’oggi per superare l’eccessiva chiusura e lontananza dalla vita?
Quale esperienza di comunione deve essere vissuta con e dal mondo giovanile e da tutti coloro che si pongono in esso da educatori?
Che nuovo slancio di missionarietà deve caratterizzare ogni nostra comunità e ogni aggregazione giovanile?
Quale risposta alla domanda di spiritualità offre la comunità cristiana ai giovani?
I testi che seguono offrono le linee progettuali per affrontare le domande di cui sopra e servono a tutti i centri o uffici di pastorale giovanile per un utile confronto, a livello diocesano e a livello regionale.
Finalità della pastorale giovanile
Il mondo giovanile ha bisogno di un artista che sciogliendo un canto fa della vita dei giovani un poema, con un movimento che sprigiona l’indicibile che c’è in ogni esistenza: l’artista è Gesù di Nazareth, il Signore Crocifisso e Risorto, comunicazione personale di Dio, ma anche attuazione perfetta dell’uomo. La pastorale giovanile è l’opera della comunità cristiana che, animata dallo Spirito, si propone di favorire nella chiesa particolare, in comunione con essa nelle parrocchie (tenendo conto della varietà delle situazioni che le configurano e in cui si trovano ad operare) e nelle diverse espressioni dell’associazionismo giovanile ecclesiale, la ricerca di nuove strade per far incontrare personalmente ogni giovane d’oggi con Gesù con particolare attenzione agli "ambienti della scuola, dell’università, delle caserme, del lavoro, del tempo libero, della vita di relazione, dell’impegno sociale, dove è possibile raggiungere anche i molti che non incrociano i percorsi specificamente ecclesiali". (Nota pastorale dell’episcopato italiano. la Chiesa italiana dopo il Convegno di Palermo, n. 40). Il contributo più prezioso che essa può dare è una nuova evangelizzazione che congiunge insieme la verità di Dio che è amore e la verità dell’uomo che è chiamato all’amore.
Per definire le linee fondamentali del percorso della pastorale giovanile ci può servire ripercorrere i quattro obiettivi del convegno di Palermo e riportarne le convinzioni fondamentali.
Formazione
1.La figura di giovane credente che osiamo sognare èun giovane di speranza,il volto umano della speranza, che richiama tutti alla responsabilità verso il futuro. "Tutti dobbiamo ricordare che, investendo energie a favore di coloro che saranno i protagonisti del primo secolo del nuovo millennio, si testimonia la speranza che ha il suo fondamento in Cristo, Signore della storia". Per questo è necessario un autentico incontro tra la fede e la "cultura" giovanile, sapendo che il nucleo generatore di ogni autentica cultura è costituito dal suo approccio al mistero di Dio.
2.Alla base di ogni azione pastorale diretta ai giovani si pone la certezza cheogni giovane ha il diritto di ricevere la Buona Notizia dell’amore di Dio per lui.Nell’incontro con Gesù, il Signore della vita, e nella sua sequela il giovane può vedere emergere la verità della sua vita, realizzato il suo sogno di felicità, aperto l’orizzonte della speranza.
La comunità cristiana è al servizio di questo incontro con la testimonianza di vita, la celebrazione dei misteri della salvezza, la promozione di itinerari formativi, che trovano, in particolare nel Catechismo dei giovani, la loro fonte: questo è possibile proprio grazie alla pluralità delle presenze ecclesiali che operano nella pastorale giovanile e che vanno coordinate nel perseguire obiettivi comuni e condivisi.
3.A questo scopo la comunità cristiana fa decisamentela scelta di un accompagnamento educativo, che aiuta non solo ad aprirsi all’invocazione e ad accogliere l’annuncio, ma soprattutto a scoprire e a vivere la chiamata di Dio ridefinendo la propria vita secondo la novità della fede. Fondamentale per tale scelta è approfondire e attuare un massimo di comunicazione con i giovani che li toglie dalla solitudine e risponde alla loro domanda di spiritualità. Scegliere di educare i giovani alla fede significa andare oltre l’annuncio, l’emotività, l’esperienza coinvolgente e aiutarlo con un accompagnamento personale a ridefinirsi come persona di questo tempo e per questo mondo che si orienta globalmente ad assumere una mentalità di fede, come dice il n. 38 del RdC.
4.Il giovane è chiamato ad incontrare il Signore della vita. Egli vive, come ogni persona, una storia, un tempo, un territorio. La sua vita è profondamente segnatadalla cultura di oggi.Mentre dunque si sostengono i valori della cultura attuale, come la centralità della persona, il senso e il rispetto della libertà, la sensibilità verso la pace e la giustizia, occorre educare al senso critico verso quegli aspetti che generano ripiegamento intimistico su se stesso, chiusura della vita sull’immediato, indifferenza verso i valori.
"Anche la fondamentale esigenza dell’amore umano ha bisogno di essere purificata dalle sue chiusure e deviazioni egoistiche, spesso legate a una comprensione superficiale e distorta della sessualità. In tal modo i giovani potranno sperimentare nella propria vita che il Vangelo della Carità, accoglie, purifica e porta ad insospettata pienezza ogni spinta verso il vero, il buono e il bello (cfr. Fil 4,8) e rende capaci di amare veramente"(Etc 45).
5.I giovani chiedono di non essere lasciati soli. Hanno bisogno di qualcuno che sia loro vicino, senza però essere loro uguale.La comunità adulta deve riappropriarsi del suo compito educativo, deve offrire ragioni di vita ai giovani.Per questo è compito della stessa pastorale giovanile offrire agli adulti itinerari di formazione all’educazione delle giovani generazioni. È perciò indispensabile formare educatorie guide spirituali, sacerdoti, religiosi/catechisti e laici, in grado di accompagnarli nel cammino personale e di gruppo, disponibili a loro volta a lasciarsi educare dagli stessi giovani, dalle loro attese e dalle loro ricchezze, capaci di interagire col territorio. Specialmente è necessario che i presbiteri non siano soltanto amici e animatori, ma si comportino da veri pastori, capaci di svolgere la direzione spirituale e di condurre i giovani, con regolare frequenza, all’incontro con il Signore Gesù nel sacramento della Penitenza. Più generalmente occorre risvegliare responsabilità e passione educativa in varie figure di adulti: genitori, insegnanti, animatori culturali, operatori della comunicazione sociale, dirigenti sportivi, responsabili di ambienti ricreativi.
Comunione
6.La pastorale giovanile fa riferimento alla ecclesiologia di comunione del Vaticano II: in forza di questa ecclesiologiai giovani nella Chiesa sono soggetti di comunione, chiamati a mettere a frutto la vivacità che li caratterizza e le loro capacità di amicizia e di dialogo. La Chiesa deve essere per loro e farsi con loro casa accogliente. E’ la parrocchia- la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie (Christifideles laici n. 26) - il luogo privilegiato dove possono sperimentare il dono della comunione (con gli adulti, con chi è povero e svantaggiato, con coloro che stanno percorrendo cammini di formazione diversi) e dove imparare a diffonderlo perché la Chiesa cresca realizzando la sua missione nell’attenzione e nell’accoglienza verso tutti.
La parrocchia, però, pur rimanendo il primo irrinunciabile riferimento pastorale, non pare in grado da sola - in particolare le parrocchie più piccole - di assolvere a una pastorale giovanile che si configura in modo sempre più complesso e differenziato al fine di rispondere ai bisogni dei giovani d’oggi, non "legati al campanile" ma aperti sul territorio e ad altre, diverse appartenenze. Superare l’individualismo e il campanilismo pastorale, attivare sinergie è un primo e concreto segno di condivisione dell’ecclesiologia di comunione.
7.La comunione che è sempre e solo dono di Dio, non frutto di efficienza organizzativa, viene servita anche da uno strumento spesso enfatizzato o minimizzato, ma importante che è la costruzione di un progetto. non sono le iniziative che creano comunione, ma la volontà di lavorare per un progetto comune a partire dai doni e le forze che Dio ci ha dato. Oggi, di fronte alla carenza di relazioni educative, che provoca disagio ed emarginazione, le comunità cristiane avvertono l’urgenza diripensare la pastorale giovanile, conferendole organicità e coerenza in un progetto globale,che sappia esaltare la genialità dei giovani e riconoscere in essa un’opportunità di grazia. Sono consapevoli che potranno mediare l’incontro vivo con il Signore Gesù, solo se sapranno essere luoghi di carità vissuta, laboratori di dedizione e condivisione.
E’ opportuno cheogni Diocesi elabori un progetto di pastorale giovanileche faccia parte integrante del programma pastorale diocesano. Tale progetto sia il punto di arrivo di un cammino fatto insieme, di matura conoscenza e incontro tra tutte le esperienze giovanili presenti in Diocesi, di dialogo tra educatori, associazioni, movimenti, parrocchie e tra i giovani stessi; di collaborazioni e intese su iniziative comuni sul piano della spiritualità, del servizio e della missione.
8.Leaggregazioni ecclesiali laicali(associazioni, movimenti, gruppi, ecc...) consentono ai giovani di vivere esperienze di Chiesa fortemente significative, in quanto costituiscono un luogo privilegiato per la formazione e la comunione, una scuola di missionarietà e di servizio. Esse esprimono la loro ministerialità nella Chiesa particolare - aprendola anche alla dimensione nazionale ed internazionale che le caratterizza - mettendo in comune i diversi carismi in uno scambio che, arricchendole reciprocamente, diviene ricchezza per tutta la comunità. E’ necessariovalorizzare la vita consacrata: avvalendosi delle occasioni di spiritualità giovane che i religiosi/e offrono in questo Paese; sollecitando religiosi/e a mettere a disposizione dei giovani le risorse migliori dei loro carismi, accettando, se occorre, e a loro stesso vantaggio, la sfida di fede e di umanità che sale dai giovani.
Missione
9.I giovani che hanno fatto esperienze di Cristo sono, con i giovani e per i giovani, in una sinergia di forze, idee, problemi e speranze, Chiesa che "si lascia sfidare e sfida il mondo". La missionarietà non è pensabile senza una comunione ecclesiale profonda, infatti questa è già missione. L’annuncio e la testimonianza del Vangelo della Carità vogliono che la comunione sia ricercata, celebrata e vissuta facendo tesoro dei molteplici e caratteristici stili comunicativi (linguaggi) del mondo giovanile.I giovani siano educati e aiutati ad essere i primi testimoni e annunciatori del Vangelo a tutti gli altri giovani,appartenenti al proprio mondo di amici, ma anche oltre ogni confine di nazione, lingua, razza, religione, rinnovando così lo slancio missionario delle generazioni di giovani che li hanno preceduti e che hanno lasciato la propria terra e sicurezza per testimoniare Cristo nel mondo intero.
10.Tutta la comunità cristiana, di cui anche i giovani sono membra vive, è chiamata adincontrare i giovani là dove sono. Per questo è necessario superare la suddivisione troppo angusta fra giovani "vicini" e "lontani", studenti e lavoratori, apostolato "interno" e "fuori le mura", ma che si misuri sui problemi reali di tutti i giovani - tra questi in particolare il lavoro e la casa - esca dai tradizionali schemi e luoghi pastorali, valorizzi ciò che già esiste e collabori anche con altre agenzie educative alla promozione di adeguati interventi a rete. Nel suo slancio missionario la Chiesa, inoltre, dedica persone e risorse alla pastorale d’ambiente avendo particolare cura della scuola, dell’università, del lavoro, della strada, della caserma, del tempo libero e di coloro che non incrociano più i cammini delle comunità ecclesiali, dei giovani immigrati.
11.La pastorale giovanile inizia conuna cura progettuale globale con i preadolescenti, che non possono essere seguiti dalla comunità Chiesa solo con lezioni di catechismo o ore di religione. Per cui si impegna a far nascere un progetto, a mettere a disposizione educatori, a responsabilizzare una convergenza educativa a rete con le altre agenzie educative. Da qui l’attenzione continua e si rinnova con gli adolescenti che - come ricorda ancora EtC –"nel contesto delle nostra società domandano di esser accompagnati con grande passione educativa e senza incertezze verso Gesù Cristo. Anche nell’itinerario di preparazione al sacramento della Cresima la catechesi abbia concreto riferimento al Vangelo della Carità, attraverso opportune esperienze di coinvolgimento e di servizio"(45).
12."La devianza giovanilecon i molteplici fenomeni di emarginazione e di fuga dalla vita che essa presenta, costituisce oggi un rilevantissimo campo di testimonianza dell’amore cristiano, nella direzione del recupero dei giovani già coinvolti, ma ancora prima mediante quella prevenzione che si esercita con l’opera quotidiana di una pastorale rivolta a tutti i giovani" (Ibidem).
Spiritualità
13.I giovani sono convinti cheè necessario proporre ideali alti, capaci di far percepire la novità di un Dio che, mentre dà risposte d’amore, pone domande esigenti invitando a seguirlo ogni giorno sulla via della croce. Cogliendo in questo modo anche l’invito fatto dal Santo Padre proprio nel Convegno a Palermo a proporre di nuovo, e prima di tutto, Gesù Cristo, il centro del Vangelo.
14.L’obiettivo della pastorale giovanile infatti è provocare l’incontro con la persona di Gesù "il centro vivo della fede" [...], "la chiave, il centro e il fine dell’uomo, nonché di tutta la storia umana" (RdC 57) nell’ambito di una comunità fraterna e ospitale dove ciascuno sia aiutato a sviluppare la propria identità e a scoprire e seguire la propria vocazione cristiana e a testimoniarla nei vari ambienti di vita.
Riferimenti indispensabili nel provocare l’incontro di Gesù e con il suo messaggio quale fu trasmesso dagli apostoli e dalle prime comunità cristiane (RdC 96) sono la Parola di Dio, i Sacramenti - la centralità va data all’Eucaristia - la vita quotidiana dei giovani come "luogo" di incontro con Dio e in cui incarnare con consapevolezza motivazionale la fede, la speranza e la carità.
L’incontro con la persona di Gesù va cercato e proposto con gradualità, senza fermarsi a tappe intermedie e ponendoattenzione prioritaria alla dimensione vocazionale della vitacristiana che tocca anche l’area del servizio sociale, politico, culturale, al discernimento per le vocazioni al ministero ordinato e di speciale consacrazione e al matrimonio.
15.La spiritualità del giovane non può che essere incarnata, impastata con i problemi reali di vita degli stessi giovani e della gente, senza fughe nell’evasione intimistica né appiattimenti sulla moda corrente; Gesù nel Vangelo non incontrava "anime", ma "persone"; questo richiede una spiritualità dell’apertura, del dialogo, del confronto, dell’attenzione alle esperienze fondamentali della vita del giovane: la sua crescita affettiva, le aspettative sul futuro, le esperienze di solitudine, di difficoltà familiari....
L’impegno nell’ecumenismo diventa via quotidiana di approfondimento della propria fede e di costruzione di comunione anche umana tra i popoli.
Indicazioni operative
1.In ogni progetto formativo i giovani e le giovani venganoaiutati a vivere un effettivo esercizio di carità evangelica,mediante esperienze concrete di servizio e volontariato, compreso il servizio civile e l’anno di volontariato sociale per le ragazze, così da far crescere una cultura di condivisione, di non violenza, di giustizia e di pace. Non manchi pertanto in ogni itinerario educativo un solido approfondimento della dottrina sociale della Chiesa, concretizzato anche dalla partecipazione a scuole di formazione socio-politica.
2.La formazione sia attuata medianteitinerari, differenziati per età e per situazioni esistenziali, impegnativi ed esigenti, ma rispettosi della gradualità. Gli itinerari non si limitino a coltivare la dimensione intellettuale, ma introducano ad una vitale esperienza di fede; non siano solo operativi, ma diano spazio alla contemplazione; non accettino riduzioni fideistiche o devozionistiche, ma si misurino con le esigenze della cultura; non offrano solo modi di vivere, ma ragioni di vita; sappiano infondere la passione per il vero e il bene, conducano a scelte coscienti e responsabili; presentino la vita come vocazione comune all’amore, che si concretizza nelle vocazioni specifiche al matrimonio, alla vita consacrata, al ministero sacerdotale, alla missione"ad gentes", le quali a loro volta assumono una fisionomia propria nel cammino personale di ognuno, soprattutto sia costantemente attuata una esperienza di Gesù Cristo mediante forti esperienze di preghiera, e di contemplazione, la Lectio biblica, la celebrazione dei sacramenti e l’esercizio della carità.
3.La situazione di complessità e di differenziazione un cui oggi vivono impegna la comunità ecclesiale a creare itinerari che conducanoalla maturazione di "identità forti"su alcuni punti valutati come essenziali e vitali per la crescita nella fede e nell’appartenenza ecclesiale: nello stesso tempo ci pone nella necessità di esser "più duttili senza vanificare o ridurre in alcun modo la radicalità del messaggio. Per tutti gli adolescenti e i giovani è necessario però moltiplicare le opportunità in cui offrire, in modo organico, cicli di formazione alla vita cristiana, dove si affrontino con correttezza culturale le problematiche legate alla fede, alla conseguente morale e all’appartenenza ecclesiale a contatto con esperienze vive.
Nei cammini formativi siano collocate progettualmenteiniziative straordinariecome veglie, pellegrinaggi, esercizi spirituali, esperienze ricreative, riunioni con altri gruppi, convegni, giornate diocesane, regionali e nazionali, partecipazione alla Giornata Mondiale della Gioventù.
4.E’ necessario che sulla base di un progettoesistano in ogni Diocesi strutture visibili di riferimento per la pastorale giovanile e spazi educativi (oratorio, centri ...)per i giovani e si stabilisca una collaborazione non improvvisata con le realtà del territorio. Anche il patrimonio immobiliare delle Chiese locali e degli Istituti religiosi sia valorizzato per dare vita a luoghi e progetti educativi aggregativi, di solidarietà e di occupazione verso i giovani. Il Servizio nazionale per la pastorale giovanile della C.E.I. si mette a disposizione per promuovere una diffusa e molteplice progettualità.
5.Attenzione particolare deve essere posta nellacollaborazione con tutte le altre istanze pastorali della Chiesa che interessano il mondo giovanile:quali il lavoro, la famiglia, la scuola, la vocazione, la missione, la liturgia, lo sport e il turismo. Non ci sono giovani generici, ma ciascuno con una propria responsabilità e un proprio ambito in cui è chiamato a vivere la fede.
















































