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    Proporre la fede

    ai giovani oggi

    Una forza per vivere

    I vescovi del Québec


     


    PRESENTAZIONE

    Proporre la fede nel contesto socioculturale odierno solleva molti interrogativi e anche inquietudini. Il paesaggio socio-religioso è molto cambiato da alcuni decenni ed è in costante evoluzione. I ragazzi, i giovani crescono oggi in un ambiente di vita in cui la cultura religiosa non occupa certamente il primo posto.
    La fede cristiana non è più in primo piano, tuttavia le giovani generazioni sono alla ricerca del senso da dare alla loro vita e si pongono domande fondamentali sull'esistenza umana.
    Tenendo conto di questa situazione, non possiamo più concepire la proposta del Vangelo di Gesù Cristo come una conoscenza da trasmettere, ma piuttosto come una risposta da offrire ai giovani. Oggi siamo portati a riflettere sui nostri atteggiamenti, a cercare vie nuove e a discutere le nostre attese in riferimento ai diversi luoghi di trasmissione della fede. Proporre la fede ai giovani oggi: una forza per vivere è un documento di orientamento che intende fissare alcuni punti di riferimento e suggerire alle giovani generazioni itinerari da seguire.

    INTRODUZIONE

    Punti di riferimento per orientarsi

    Nelle condizioni largamente inedite in cui vivono oggi le famiglie, le parrocchie, i movimenti, le scuole, vogliamo tracciare insieme le vie nuove attraverso le quali la fede cristiana potrà venir proposta ai giovani come una forza per vivere.
    È l'obiettivo di questo documento: indicare punti di riferimento per proporre il Vangelo di Gesù Cristo alle giovani generazioni. Si rivolge a tutte le persone che si occupano dei giovani e che hanno a cuore l'avvenire della fede nella nostra terra. Si rivolge ai genitori che si chiedono come trasmettere la visione e i valori della fede ai loro figli. Si rivolge alle comunità parrocchiali che vogliono essere luoghi di iniziazione, di nutrimento e di pratica cristiana. Più largamente ancora, si rivolge agli educatori e alle educatrici che lavorano nella scuola, statale o non statale, o nei movimenti di gioventù, e che, in un modo o nell'altro, contribuiscono alla crescita umana e spirituale dei giovani.
    L'educazione alla fede si compie infatti mediante l'apporto particolare e collegato dei diversi ambienti in cui i giovani crescono e si iniziano alla vita. Anzitutto la loro famiglia, poi le comunità credenti e le unioni che esse suscitano. Ci sono altresì la scuola, i movimenti di gioventù, come pure i numerosi gruppi o associazioni con indirizzo culturale, sportivo, scientifico. E ci sono anche molti altri fattori che esercitano la loro influenza e che possono, in modo imprevisto, contribuire al risveglio della fede nei giovani: la televisione, le nuove tecnologie di comunicazione, la musica, i divertimenti, i viaggi, ecc.
    Questo documento intende ispirare e orientare l'azione e la testimonianza in vista della proposta di fede in questi molteplici luoghi di vita. È un documento orientativo. Si propone di fissare alcuni punti di riferimento, in base ai quali si potranno concretare numerose piste possibili di attività. Alcune di queste piste sono già note e praticate; altre restano da scoprire e da organizzare. I punti di riferimento qui proposti vogliono dare il gusto di progredire, con libertà e fiducia, in un mondo che cambia.

    In un mondo che cambia

    La proposta della fede nel nostro tempo solleva molti interrogativi e inquietudini. Il clima socio-religioso è tanto cambiato, e continua a cambiare. In questo nuovo contesto, come educare i giovani alla fede? Come raggiungerli? Come valutare la novità con la quale dobbiamo confrontarci?
    Non c'è bisogno di ripeterlo: le mentalità si sono secolarizzate, il pluralismo è diffuso ovunque, la memoria cristiana si indebolisce, la pratica religiosa continua a calare. Per alcuni la religione è diventata un affare del passato e, per un buon numero, un'opzione personale che si vuole mantenere e conservare nel segreto della propria coscienza.
    È dunque necessario riconsiderare le possibilità e i limiti dei diversi luoghi nei quali si fa tradizionalmente la proposta della fede. Possibilità e limiti delle famiglie. Possibilità e limiti delle parrocchie. Possibilità e limiti della scuola e dei movimenti. Possibilità e limiti dei nuovi spazi: media, canali culturali, ecc.
    È necessaria una presa di coscienza realistica, evitando di cadere nella nostalgia o nello smarrimento. Conviene pure assumere uno sguardo positivo e un atteggiamento di simpatia verso questo mondo e verso questo tempo. Questo tempo e questo mondo che Dio ama: «I tempi difficili possono rivelarsi i tempi più evangelici» (Madre Teresa).
    È importante allora mostrarsi attenti anzitutto agli aspetti culturali nuovi che segnano la nostra società e che modificano notevolmente il rapporto con il fatto religioso. Questi aspetti rappresentano nello stesso tempo una minaccia e un'occasione favorevole per il risveglio e la trasmissione della fede. Tracciano già il profilo della Chiesa del nuovo secolo.
    Qui ricordiamo gli aspetti più conosciuti, quelli che impregnano già fortemente la mentalità e la sensibilità dei giovani. Certo, non bisogna mettere tutti i giovani nello stesso agglomerato culturale; tra di loro c'è grande diversità di interessi, di capacità, di motivazioni. Al termine «giovani» qui diamo un significato anzitutto cronologico: indica i ragazzi tra i dieci e i diciotto anni, tutti influenzati, in misura diversa, dalla cultura dell'ambiente.
    • Una cultura segnata dalle comunicazioni `
    L'orizzonte dei giovani ormai è il mondo delle immagini e dell'informazione. Immagini varie, seducenti, frammentarie. Attirando il loro sguardo e la loro attenzione, i media sviluppano nei giovani modi nuovi di pensare e vie nuove per accedere alla conoscenza. Questa evoluzione rende difficili il discorso religioso tradizionale e le prassi pedagogiche usuali. Ma stimola pure, positivamente, a rinnovare i modi di comunicare la fede, attraverso vie che, come vedremo, non sono estranee alla grande tradizione cristiana.
    • Una cultura segnata dal pluralismo
    I giovani crescono a contatto con la diversità: diversità di origini etniche, di lingua, di religione, di comportamenti. Constatano questa diversità all'interno della loro famiglia, come all'interno della comunità cattolica. Non c'è più una sola parola, una sola «lingua», una sola opzione possibile. Ce ne sono molte. Questo pluralismo può condurre all'indifferenza. Ma può anche aprire alla tolleranza e alla libertà.
    • Una cultura che valorizza l'autonomia delle persone
    «Essere se stessi» costituisce oggi una rivendicazione primaria. Le persone sostengono il diritto alla loro opinione, alle loro convinzioni. Il primo impegno di crescita dei giovani è quello di costruire la loro identità. Cercano punti di riferimento, ma si ribellano contro ogni tentativo di inquadramento o di indottrinamento. Nel campo della fede, questo atteggiamento cambia evidentemente il rapporto con la tradizione e l'autorità dei loro genitori e della Chiesa. Genitori e Chiesa non costituiscono più l'ultima parola. I giovani affermano il diritto di esprimersi e di scegliere. Questo comporta il rischio di incertezze e di errori. Ma anche la possibilità che un giorno arrivino a dire personalmente: «Io credo».
    • Una cultura democratica che valorizza la partecipazione e il dibattito
    Anche i giovanissimi pongono le domande più tradizionali: Chi è Dio? Qual è il tuo Dio? A che cosa serve la religione? Vogliono discutere, dialogare. Sostengono la loro opinione. Certo, le discussioni e il dibattito possono scuotere le certezze. Ma oggi sono un cammino obbligato per giungere alla verità, per farla propria, per riacquistare la fede.
    • Una cultura pragmatica, critica, e segnata dalla scienza e dalla tecnica
    Uno dei primi obiettivi della scuola è quello di sviluppare nei giovani il senso dell'approccio scientifico, mediante il pensiero critico e l'osservazione sistematica della realtà. Tutto dev'essere osservato, dimostrato. La verità si misura dalla sua efficacia. Questo accostamento scientifico al reale contrasta evidentemente con quello alla fede. L l'occasione per rivedere con i giovani le vie di accesso alla verità e il rapporto tra scienza e fede. È pure l'occasione per riscoprire che anche la fede deve diventare pragmatica, perché «la fede senza le opere è morta» (Gc 2,17).
    Questo paesaggio nuovo e instabile, delineato qui molto sommariamente, rappresenta una sfida considerevole. Ci obbliga a rivedere e a rinnovare in profondità il nostro modo di concepire e di attuare l'educazione alla fede.
    Ma questa sfida non ci deve scoraggiare. Esistono già molteplici esperienze pastorali educative che aprono la via a nuovi modi di far risuonare il Vangelo di Gesù, come il primo giorno della Pentecoste, in una lingua che tutti i giovani capiscono.
    È importante disporre di punti di riferimento per affrontare con fiducia questa tappa nuova di evangelizzazione.



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