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     Proporre

    la vita cristiana

    ai giovani

    Giannino Piana


    L
    a proposta cristiana ai giovani deve sempre più incentrarsi, ai nostri giorni, sull'evento-persona di Gesù di Nazaret (concentrazione cristologica) ed assumere il taglio di una narrazione storico-salvifica, che ricomprenda la vicenda umana in tutte le sue dimensioni, restituendole un senso (ottica narrativa). Si tratta, in altri termini, di rileggere e di risituare la storia dell'uomo dentro la storia di Gesù, per scoprirne gli aspetti più profondi e gli orientamenti esistenziali e operativi più autentici.

    Perché questo avvenga, è necessario:
    - ricuperare il rapporto fede-sequela, superando una concezione illuministica della fede, che la riduceva a puro fatto intellettuale, ad adesione a verità astratte;
    - cogliere l'esistenza umana nel suo aspetto di progettualità storicamente situata, in modo da farne emergere le potenzialità effettive, i bisogni reali, le ambiguità e i nodi critici che la connotano.
    Le presenti annotazioni sono il tentativo di proporre alcune piste per questo tipo di lettura.

    1. Evangelo di Gesù: la centralità della buona notizia

    Punto di partenza per una ricostruzione narrativa della vicenda di Gesù in rapporto alla condizione umana è la presa di coscienza del bisogno di salvezza e di senso che connota l'attuale situazione del mondo giovanile. Pur nell'ambivalenza dei segni, che vanno attentamente analizzati e interpretati, tale bisogno si manifesta come istanza fondamentale e ineludibile. A questo livello deve dunque avvenire l'impatto tra realtà giovanile e storia di Gesù. Gli scritti neotestamentari su Gesù sottendono una struttura di salvezza: la soteriologia comanda la cristologia. La questione fondamentale è allora quella di provocare una fusione di orizzonti, di stabilire cioè una corretta relazione tra l'attuale esperienza del senso e della salvezza e l'esperienza del senso e della salvezza propria della coscienza credente della primitiva comunità cristiana, quale si è obiettivata nella storia di Gesù narrata dagli evangeli. Un approccio corretto all'evento-persona di Gesù è possibile soltanto a partire dalla convergenza dialettica e creativa di questi due momenti. L'esperienza attuale della salvezza è il presupposto originario, ma esso deve, a sua volta, essere criticamente vagliato alla luce dell'esperienza di salvezza in Gesù contenuta dagli scritti neotestamentari, che hanno un valore normativo. E' questo l'orizzonte ermeneutico all'interno del quale va condotta la ricerca.

    In questa prospettiva è allora importante ricuperare la centralità del tema del regno di Dio e della prassi che ne scaturisce. La rivoluzione escatologica non è soltanto il punto di riferimento costante della predicazione di Gesù, ma più profondamente è il mistero stesso della sua persona. L'evento del regno si identifica con la persona di Gesù e con la sua prassi storica, che è testimonianza tangibile della salvezza realizzata da Dio per l'uomo. Ne deriva che l'esistenza credente è un andar dietro a Gesù, una forma di vita caratterizzata dalla comunione e dalla convivialità con lui, cioè dalla sua sequela. Da questo punto di vista, assume enorme importanza il linguaggio delle parabole, che è linguaggio evocativo, allusivo e non dimostrativo, in quanto costituisce un'apertura di orizzonte nuovo, inedito, nei confronti del quale si rende necessaria la scelta tra due posizioni contrapposte: quella dell'adesione incondizionata nella fede e quella del rifiuto globale. Si comprende dunque la radicalità del progetto evangelico come opzione che coinvolge e trasforma tutta l'esistenza, e trova la sua espressione nel programma di vita formulato attraverso le beatitudini, che sono la traduzione operativa del nesso indissolubile fede-sequela, e perciò la concretizzazione della logica del regno.

    La salvezza prende così i connotati di una liberazione umana integrale, che ha il suo fondamento nell'azione e nel messaggio di Gesù. Si tratta, in primo luogo, di liberazione da un'immagine opprimente di Dio (il Dio della legge, proprio del mondo giudaico, e il Dio della potenza che schiaccia, proprio del mondo pagano) per fare spazio ad una comprensione nuova del mistero di Dio come il Dio della misericordia e della comunione, il Dio che condivide la condizione degli uomini entrando nella loro storia. Alla concezione cosmico-sacrale di Dio si sostituisce quella storico-temporale, del resto in linea con la tradizione giudaica; al Dio della potenza il Dio dell'impotenza e del servizio. Ma il senso profondo della liberazione emerge, soprattutto, dalla prassi di Gesù orientata tanto alla liberazione materiale (malattia e sofferenza fisica) quanto alla liberazione dello spirito dal mistero del male (incredulità e peccato): si pensi, in questa prospettiva, alla rivalorizzazione del miracolo.
    Si deve aggiungere che tutto questo diventa comprensibile solo nell'ottica di un accostamento all'esperienza di Dio di Gesù: esperienza che è la sorgente ultima del suo segreto di vita, della sua prassi e del suo messaggio. Solo la penetrazione di questa relazione consente di cogliere pienamente il significato della liberazione cristiana.

    2. Il mistero pasquale come storia di salvezza e di conversione

    La presa di coscienza complessiva del significato salvifico dell'evento-persona di Gesù si ha, tuttavia, nel mistero pasquale come mistero di morte e di risurrezione.
    E' interessante ricuperare, anzitutto, il valore della morte di Gesù, a partire dal modo secondo il quale egli l'ha vissuta. La morte rimane anche per Cristo un dramma, un momento negativo, il momento nel quale si condensano tutte le esperienze più tragiche dell'esistenza (frustrazione e fallimento, angosce e paura, solitudine, abbandono e tradimento); ma essa è, nello stesso tempo, un atto di obbedienza incondizionata alla volontà del Padre e di servizio alla liberazione umana, di redenzione attraverso l'espiazione (credo sia importante ricuperare oggi il carattere espiativo della morte di croce, purtroppo dimenticato dalla teologia per una eccessiva enfatizzazione che in passato se ne faceva; si veda in proposito il libro di Durand, Il sacro e la violenza, Adelphi). Si tratta, in altri termini, di riproporre, in tutte le sue implicazione, una teologia della croce, capace di riscattare il limite e il negativo nella prospettiva dell'amore, e perciò di restituire significato a valori come la sofferenza, la povertà, la morte nel quadro dell'esistenza cristiana come antidoto alla mentalità efficientistica e ottimistica contemporanea, dominata dal mito e dal desiderio dell'onnipotenza. L'intuizione bonhoefferiana che vede nella morte di Cristo l'espressione suprema della sua povertà e del suo essere-per-gli-altri, perciò il luogo più alto della rivelazione di Dio come Amore, è, sotto questo profilo, ricca di implicazioni.

    Ma la riflessione deve incentrarsi, in definitiva, sul mistero della risurrezione come momento nel quale Gesù emerge, in tutta la sua consistenza, come parabola di Dio e paradigma dell'umanità nuova. Il significato salvifico della risurrezione sta soprattutto nella salvezza definitiva dell'uomo e del mondo che si attua in Gesù da parte di Dio. L'esperienza pasquale della risurrezione, che costituisce per la comunità cristiana primitiva il momento più alto della presa di coscienza che Gesù è il Cristo, si traduce in storia di conversione nella fede. A questo momento è possibile riconnettere la stessa esperienza ecclesiale come riconoscimento della chiamata comunitaria alla salvezza, che si compie mediante il dono dello Spirito. La chiesa nasce e ri-nasce continuamente nel contesto pasquale liturgico-sacramentale, dei grandi misteri di Dio in Gesù. E' questo il contesto entro il quale prendono senso le grandi tematiche della vita nuova del credente e del suo impegno etico.

    3. La rivelazione definitiva del mistero di Dio

    In Cristo e nel mistero pasquale è possibile ricomprendere il senso ultimo del mistero di Dio. La rinascita del bisogno religioso ripropone all'attenzione il problema di Dio, della sua assolutezza e trascendenza. Si tratta di non eludere tale richiesta, ma, nello stesso tempo, di non assumerla acriticamente, riducendo il Dio della rivelazione a una pura risposta al bisogno religioso umano. Solo in Gesù è possibile scoprire il vero volto del Dio cristiano: egli è il testimone di Dio-amore. Ci rivela, infatti, un Dio che non è solitario, ma che vive in comunione di persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito; rende trasparente, nella sua persona, come nella sua azione e nel suo messaggio. La potenza del Dio della vita e della storia, che è potenza di amore. Il Padre, il Figlio e lo Spirito si costituiscono, infatti, nella reciprocità del dono di sé.

    Allora diventa comprensibile come anche per l'uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, il senso ultimo dell'esistenza va ricercato nel dono di sé, nella perdita della propria vita, in una parola, nel vivere fino in fondo l'amore: "Chi perde la propria vita la troverà; chi, invece, cerca la propria vita, la perderà". E' questa la verità espressa nel comandamento in cui Cristo riassume tutti i comandamenti. E' questo l'orientamento fondamentale che deve assumere la prassi quotidiana dell'uomo credente.

     



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