S. Bartolomea Capitanio
(1807-1833)
Agnese Quadrio
1. LA VITA
Bartolomea Capitanio (1807-1833) nasce e trascorre i suoi ventisei anni di vita a Lovere (in provincia di Bergamo e diocesi di Brescia), un paese che si distende sulla costa del lago d’Iseo, nell’estremità nord-occidentale.
Dal suo ambiente, aperto alla comunicazione, allo scambio, all’attività commerciale, Bartolomea assimila uno spirito intraprendente e creativo: bambina, progetta giochi e fa la maestra alle compagne, proponendosi già piccoli scopi di bene; adolescente, riconosce nel gioco delle « buschette » la chiamata alla santità e risponde con un coraggioso programma di vita. Trascorre quattro anni nell’educandato delle Clarisse per completare la sua formazione e altri due come assistente della scuola e prefetta.
Ritorna in famiglia a diciassette anni, nel 1824, già consacrata a Dio con il « voto di castità verginale perpetua » e si inserisce nell’attività parrocchiale, sostenuta dal suo direttore spirituale, don Angelo Bosio, e dal prevosto don Rusticiano Barboglio, che hanno colto in lei una non comune disponibilità a « giovare al prossimo ».
Nel clima politico della Restaurazione, la parrocchia di Lovere è impegnata a ripristinare la pratica religiosa scossa dagli eventi del periodo rivoluzionario e napoleonico, promovendo iniziative pastorali con particolare attenzione ai giovani: missioni popolari, esercizi spirituali, oratori.
Bartolomea esplica le sue spiccate attitudini apostoliche e caritative nella scuola privata, aperta nel 1825 nella casa paterna, nell’oratorio femminile, a cui dà un decisivo impulso, nelle associazioni che ella suscita o anima, nell’ospedale, di cui, nel 1826, diviene direttrice ed economa.
Attraverso intensi rapporti di amicizia, incoraggia e sostiene simili iniziative anche nei paesi vicini.
E mentre opera « a vantaggio del prossimo », cerca di comporre in sé la forte attrattiva alla « contemplazione » con l’insistente richiamo di « quella benedetta carità col prossimo » che « troppo le rincrescerebbe lasciare », per entrare in un monastero (Scritti I 198). Gradualmente, attraverso mozioni interiori e la constatazione del bisogno del suo tempo, le si chiarisce pure la « speciale chiamata » a fondare un istituto « il cui scopo sia le opere di misericordia» (Scritti III 14). Incomincia a scriverne il progetto il 26 aprile 1831, lasciandosi ispirare dalla carità dell’« amabilissimo Redentore » e proponendone alle future figlie del suo istituto l’imitazione « fino a dare anche il sangue per il bene dei prossimi » (Scritti I 516).
Nasce così, il 21 novembre 1832, l’istituto « tutto fondato sulla carità ». Bartolomea vi dà inizio in una casa detta Gaia, con la sua prima compagna, Caterina Gerosa.
Nel giugno del 1833 firmano insieme l’atto costitutivo della società: è un momento di fede e di coraggio profetico, poiché Bartolomea è gravemente malata e Caterina si ritiene inadeguata a continuarne l’opera.
Un mese dopo, il 26 luglio, la fondatrice muore e l’istituto passa nelle mani della compagna come una preziosa ma impegnativa eredità.
2. LINEE DELLA SUA AZIONE PASTORALE
Dal momento che Bartolomea Capitanio a ventisei anni ha già concluso la sua vicenda terrena, viene spontaneo chiedersi che senso possa avere il ricercare nella sua breve esperienza e nei suoi scritti - redatti tra i diciassette e i venticinque anni - le linee caratterizzanti la sua azione presso i giovani.
Eppure proprio per questo ella può efficacemente testimoniare che la pastorale giovanile non è solo azione della comunità ecclesiale « adulta » « per » i giovani, ma anche, più integralmente, azione dei giovani stessi, che vivono in modo creativo la loro esperienza di fede nella Chiesa e responsabilmente realizzano un servizio verso gli altri che condividono la loro condizione di crescita. « Il contenuto del servizio della Chiesa alla gioventù sarebbe menomato se i giovani fossero visti solo come destinatari e oggetto di questo servizio, senza essere essi stessi inseriti in misura crescente nel processo di diaconia » (Sinodo Nazionale Tedesco, Scopo e compiti della pastorale giovanile, in Note di pastorale giovanile, 8 [1974] 5,57).
La Capitanio porta i segni del suo tempo sia per quanto riguarda l’impostazione educativa, sia per ciò che concerne la spiritualità. Tuttavia ritroviamo nella sua esperienza alcune intuizioni preziose e originali. Esse non sono raccolte in trattazioni specifiche sul tema, ma disseminate qua e là nei numerosi scritti: lettere, metodi di vita, meditazioni, regole di pie unioni, ecc.
Un testo particolarmente riassuntivo delle linee fondamentali della sua azione pastorale presso i giovani è quello con cui si aprono le « Carte di fondazione ». Sono brevi note nelle quali Bartolomea delinea il progetto del nuovo Istituto religioso che da lei prenderà vita. Lì si condensa in qualche modo quello che è andato via via maturando nella sua giovane esperienza ecclesiale.
« L’istituto che si fonderà in Lovere sia tutto fondato sulla Carità, e questo deve essere il suo scopo principale, specialmente esso istituto ha da essere utile alle giovani pericolanti, non escludendone nessuna di qualunque età, condizione, carattere, purché sia bisognosa o spiritualmente, o corporalmente, e che l’Istituto possa giovarle; esso si deve prestare in ogni cosa, perché per questa sorta di gioventù pochi mezzi vi sono per ridurle al bene, se non questo di allontanarle dai pericoli, ecc. » (Scritti I 508).
2.1. L’attenzione alle giovani
Emerge subito, nel brano, l’attenzione particolare per i giovani. Va però notato che essa si colloca entro un orizzonte più ampio, quello della «Carità».
Il servizio ai giovani è visto dalla Capitanio come una delle espressioni di quella sintesi fattiva ed incarnata dell’amore di Dio e dell’uomo che è la carità (cf il « voto di carità », Scritti III 696-699). Ciò non è senza rilievo. L’azione a favore dei giovani che ella realizza e progetta intende essere strumento di un amore trascendente che salva, nella ricerca del bene totale dell’uomo. Il termine «carità » ha però in lei anche una connotazione di estrema concretezza: carità è l’amore che si fa gesto quotidiano, che si prende cura (cf ibidem). Perciò la carità verso i giovani è per lei impegno operoso di risposta ai loro molteplici e particolari bisogni.
La sua azione pastorale interviene sui diversi aspetti della vita (istruzione, preparazione professionale, iniziazione religiosa, tempo libero, formazione morale...). C’è però uno « scopo principale » che percorre tutti questi interventi e che potremmo riassumere nell’intenzione di promuovere il « bene » dei giovani (cf Scritti I 516; III 646). « Bene » che trova attuazione integrale entro il rapporto filiale con Dio, in una vita che si realizza nella disponibilità al suo disegno d’amore: « Cercherò di non acquietarmi mai finché non le vegga tutte dedicate al servizio di Dio » (Scritti III 164); «...faccia di loro e di me tanti istrumenti della sua gloria» (Vita I 218).
2.2. L’attenzione alle giovani « pericolanti »
« ...Specialmente esso istituto ha da essere utile alle giovani pericolanti, non escludendone nessuna».
Nell’impegno di servizio all’uomo nella carità, la Capitanio avverte particolarmente importante quello orientato ai giovani e tra questi specifica «le giovani pericolanti». Sono due sottolineature che tornano ripetutamente nei suoi scritti: « Mi terrò sommamente cara la gioventù, tutto il mio amato Oratorio. Avrò distintamente a cuore quelle giovani che sono più lontane da voi » (Scritti III 697). «Ma soprattutto m’ingegnerò di giovare alle anime della gioventù del mio sesso. Terrò presso di me memoria di quelle che sono più bisognose... » (Scritti III 164).
Esse sembrano svolgere non tanto la funzione di restringere il campo di intervento, quanto quella di garantire la reale incisività dei diversi interventi.
Infatti, benché ella progetti un istituto religioso che si pone a servizio non solo dei giovani, ma anche degli ammalati e dei « poveri » in senso più ampio, pure indica quale criterio di discernimento vocazionale l’essere « per inclinazione amanti della gioventù » (Scritti I 510). E benché di fatto l’intervento presso i giovani che ella attua e progetta non riesca a escludere alcuna categoria di persone (« Per iscopo di questo istituto - scrive - ... la Carità colle Figliuole, e povere, e bisognose, e ricche, e di qualunque genere che a tutte deve estendersi» (Scritti I 511), tuttavia l’ampliarsi dell’intervento si realizza sempre nel riferimento ai « più bisognosi »: « ...oltre la Scuola esterna, fatta alle povere per carità, che l’istituto tenga anche Educazione interna per tutte quelle giovinette o del paese, od estere che bramassero essere ivi istrutte, massime se avessero intenzione di far la Maestra, o se fossero di buona indole, da cui si sperasse buon riuscimento anche per prestarsi alla carità del prossimo » (Scritti I 510). L’attenzione ai giovani pare essere per lei condizione per un’autentica capacità di accostare l’uomo e servirlo nell’ampiezza del suo bisogno, e la messa a fuoco dell’intervento pastorale, sui giovani « più bisognosi » condizione per una vera educazione nella fede di tutti i giovani.
Un tale punto prospettico indica, tra l’altro, che ella non vede possibilità di autenticità per il giovane e per l’educazione stessa fuori dalla logica della carità. Questa ha la sua « misura » nell’attenzione a chi è più bisognoso ed esige in chi la attua particolari « qualità umane » che ella sintetizza in quell’« amanti della gioventù».
2.3. Tipi di intervento pastorale
Il « bisogno » di cui parla non è limitato a un qualche aspetto della persona. « Bisogno » è qualunque condizione « corporale» o « spirituale » che appelli a un sostegno, a una risposta. Perciò scrive: « Terrò presso di me memoria di quelle che sono più bisognose o per la mancanza di chi le sorveglia, o per la povertà in cui si trovano, o per i pericoli da cui sono circondate, o per le cattive inclinazioni da cui sono dominate, o per la vivezza del temperamento » (Scritti III 164).
L’azione in favore dei giovani assume la loro situazione di vita così come essa si trova e pone in atto tutto ciò che può aiutarne una crescita piena. Tale azione deve infatti « essere utile », deve poter « giovare ».
Emerge qui l’intuizione che l’operare per il bene dei giovani deve avere una efficacia anche « storica », deve produrre situazioni nuove di esistenza. È perciò necessario che chi opera in questo campo sia disponibile a « prestarsi in ogni cosa ».
Ella ha imparato dalla sua stessa esperienza che ogni aspetto dell’esistenza umana può diventare strada di maturazione verso il bene (inteso nel senso detto sopra), ed ha anche sperimentato che più sfavorevoli sono le condizioni sociali, psicologiche, morali..., più necessario è partire da alcune esigenze immediatamente sentite per condurre il giovane entro un contesto di valore che lo possa nuovamente formare.
2.4. Attenzioni caratteristiche
Da quanto abbiamo cercato fin qui di evidenziare, si possono comprendere alcune attenzioni che hanno caratterizzato la sua azione pastorale.
C’è anzitutto l’attenzione costante a « piegare » al particolare: a passare dalla proclamazione del valore alla individuazione degli atteggiamenti e comportamenti che conseguono, a cercare di scrivere dentro i ritmi consueti di ogni giorno l’adesione al mistero di Cristo.
E quanto ritroviamo nei numerosi « metodi di vita », « voti », « pratiche ».... che Bartolomea prepara per sé, per le amiche, per le più giovani (cf Scritti II). Così nel « Voto di Carità », dopo aver detto: « Tutto ciò che Iddio mi ha concesso non lo considererò più mio, ma tutto datomi per impiegarlo a vantaggio del mio prossimo », specifica: « La vita, la sanità, il talento, i pensieri, le parole, le azioni, la roba, e tutto ciò che potrò avere in mio potere, lo rivolgerò al vantaggio e sollievo dei miei cari fratelli » (Scritti III 696). Si tratta di un’attenzione tipicamente educativa, tesa alla costruzione di una personalità conforme ai valori scelti. Lo stesso biografo in qualche modo la coglie: « Bartolomea facea consistere la pietà e la devozione non tanto nella recita di preghiere devote, quanto nell’esercizio pratico del vincer se stessi e le proprie passioni... » (Vita I 177).
Nelle note della Capitanio tornano molto spesso espressioni come: «m’ingegnerò di giovare», «cercherò tutti i mezzi per insinuarmi nei loro cuori », « mi industrierò »... Esse indicano una particolare consapevolezza della ricerca attiva e intelligente che il lavoro pastorale presso i giovani richiede per trovare le strategie educative e i linguaggi comunicativi più adeguati.
È interessante, al proposito, una specie di « tracciato di metodo » che abbozza in un suo scritto: « Di queste tali [le giovani più bisognose] in modo distinto, supporrò d’essere madre, mi studierò prima di guadagnarmi il loro amore, poi cercherò tutti i mezzi per insinuare in loro l’orrore del peccato, la pratica della virtù, la frequenza dei Sacramenti.
Coltiverò la loro amicizia, cercherò di vederle spesso, di trattenermi con loro, di secondarle dove io possa, e di non acquietarmi mai, finché non le vegga tutte dedicate al servizio di Dio » (Scritti III 164).
Alcune testimonianze sottolineano: « Studiava, penetrava l’indole e l’inclinazione di ciascuna, assecondandola quando non fossero illecite e così le guadagnava a Dio. Per esempio con una si metteva a cantare, ad un’altra insegnava il ricamo... » (Vita 1202); « ... le andavamo incontro salterellando allegramente, mentre suonava il cembalo con nostro grande piacere ed edificazione, perché la sua pietà quant’era grande e sincera, altrettanto era simpatica ed efficace » (Vita I 187). L’animazione e diffusione di « Compagnie » e « Pie Unioni » sono strumenti che la Capitanio usa con preferenza nella sua « pastorale giovanile». Queste forme aggregative del tempo sono per essa una preziosa occasione per vivere quella condivisione nella fede dell’impegno per il Regno che è tipica dell’esperienza ecclesiale: « Avvi tra varie buonissime giovani una Santa Lega, mediante la quale vicendevolmente si animano a far del bene» (Scritti I 325); « La bontà e misericordia del Signore... ha posta insieme e formato questa divota adunanza... Il primo scopo e fine [è] di far rivivere nei Confratelli e Consorelle di questa Unione [dei sacri cuori di Gesù e Maria] il fervore e la pietà dei primitivi Fedeli... Non deve bastare alle persone di essa di vivere e condurre una vita discretamente buona, devono anzi tutti e tutte aspirare alla perfezione e santità...
Tutte le persone di questa pia Unione si considereranno nel Signore come altrettanti Fratelli e Sorelle... » (Scritti II 1 ss).
All’interno di queste «compagnie» Bartolomea vive e stabilisce amicizie significative, mediante le quali coinvolge le sue coetanee in un servizio creativo e responsabile verso i giovani: « Il bisogno del vostro paese è molto, la gioventù in ispecie abbisogna molto della vostra assistenza » (Scritti I 197); « Pregommi a comporre una simile unione anche nel mio paese, ond’io formai un drappello di giovani, perciò ella mi promise di star meco in relazione intorno a quello che occorreva... » (dalla testimonianza di un’amica: Vita 1228). Ella stessa, in Lovere, dà vita con altre a nuove strutture di servizio: l’oratorio e l’ospedale. Potremmo dire che questi strumenti vengono posti a servizio di una fede che cerca gradualmente la sua condizione « adulta ». Ne è segno la maturazione vocazionale che all’interno delle varie unioni avveniva è per la quale ella stessa aveva una particolare attenzione. Mentre vive personalmente un itinerario di ricerca vocazionale intenso e combattuto, si fa guida di altre che cercano di conoscere il volere di Dio nella loro vita, indicando i fondamentali criteri di un discernimento: la lettura delle personali inclinazioni, l’appello proveniente dalla storia, e le necessarie condizioni: la piena disponibilità al volere di Dio, la fiducia in lui, la stima delle diverse forme vocazionali, la preghiera, l’impegno nel presente (Scritti 196-198).
La « pastorale giovanile » della Capitanio trova il suo « senso », la sua « direzione », nella formazione di personalità che giungono a « definirsi » secondo Gesù Cristo, per il Regno; un Regno che si offre coi suoi «beni» ai giovani stessi, anzitutto ai «più bisognosi».
















































