L'ascolto dei giovani
Patrizia Cazzaro
Ci siamo proposti di condurre una ricerca che non avesse uno sguardo critico verso i giovani, ma che potesse valorizzare in modo significativo la loro parola sul rapporto che hanno con la Chiesa. Ci chiediamo quindi: i giovani possono essere considerati «luogo teologico»? Questa considerazione che cosa comporta per la Chiesa?
L’Istrumenum laboris del sinodo dei vescovi sui giovani li definisce «sismografi di ogni epoca»[1], quindi recettori dei cambiamenti in atto e capaci di indicare le questioni più rilevanti di un’epoca.
I giovani con la loro indifferenza ci comunicano che il modo di vivere attualmente il cristianesimo non interessa loro. In questo più che punto di rottura sono, per la Chiesa, riflesso e sfida, metafora e profezia[2]. Sono riflesso di un modo di vivere la fede non più rilevante per loro, di un mondo creato dagli adulti che rifiuta la fede; diventano una sfida perché comprendono che la Chiesa che offriamo è un’istituzione vecchia, superata, che non sa incarnarsi nel nostro tempo e ci invitano, più che a un giudizio verso di loro, a un’opportunità di cambiamento di noi stessi e del nostro modo di vivere la fede.
I giovani sono quindi metafora di ciò che il mondo adulto è e vive. Le giovani generazioni, infatti «percepiscono le istituzioni della società adulta e i suoi quadri etici di riferimento come impalcature che reggono facciate senza quasi niente dietro, come strutture e principi in cui la stessa società crede poco e pratica ancora meno»[3] Possono essere considerati più vittime che colpevoli rispetto alla società di oggi e al loro modo di affrontare la fede[4].
I giovani sono profezia di un desiderio di società alternativa, di altri modi di vita. Profezia è prima di tutto domanda di affetto e di accoglienza. Le nuove generazioni che hanno avuto tutto dagli adulti mancano dell’accoglienza e dell’affetto di compagni, della presenza di padri autorevoli e di maestri che diano un valido aiuto per crescere[5].
Profezia è anche denuncia dell’esclusione sociale. A differenza del tempo delle generazioni precedenti dove tutto era più orientato e determinato, i giovani oggi si trovano obbligati a ricostruire un’identità che per la complessità della vita sociale attuale, spesso rischia di aspirare solo a una forma debole e frammentata, esposta a frequenti cambiamenti. Inoltre il tempo che devono vivere negli studi, l’attesa di un lavoro, sono dilazioni che portano a non prendere sul serio la vita e a non sentirsi «categoria che conta» nella società poiché non arriva mai il tempo della loro realizzazione. Questo li porta a sentirsi frustrati, vuoti, privi di emozioni[6].
Profezia è desiderio di sentirsi necessari. È la conseguenza dell’esclusione sociale: il sentimento di paura è «costantemente presente nella vita dei giovani»[7] e racchiude il sentimento di trovare qualcuno che conta su di loro.
Possiamo anche dire che i giovani sono «anticipo del futuro» perché annunciano ciò che sarà il futuro della fede di domani e quindi vale la pena ascoltarli[8].
Papa Francesco, così parlava del mondo giovanile:
«un giovane ha qualcosa del profeta, e deve accorgersene. Deve essere conscio di avere le ali di un profeta, l’atteggiamento di un profeta, la capacità di profetizzare, di dire, ma anche di fare. Un profeta dell’oggi ha la capacità sì di condanna, ma pure di prospettiva. I giovani […] hanno anche la capacità di scrutare il futuro e guardare più avanti. Ma gli adulti sono spesso crudeli e tutta questa forza dei giovani la lasciano da sola»[9].
Questo ci indirizza verso due considerazioni di diversa portata: i giovani sicuramente sono luogo teologico perché attraverso di loro si legge in modo più chiaro e immediato la situazione del tempo presente, ma si possono considerare anche soggetti chiamati a interpretare i segni con cui Dio si manifesta nell’oggi?
Sulla prima questione non c’è alcun dubbio: poiché i giovani «portano in sé le nuove tendenze dell’umanità»[10] e assumono spontaneamente i cambiamenti culturali che gli adulti, al contrario, faticano ad accettare e, spesso, respingono. Per questo motivo il sinodo sui giovani ha portato molti richiami a fonti dirette dei giovani[11].
Sulla seconda considerazione riportiamo questa parte del Documento Finale del sinodo sui giovani, che li ha indicati come un aiuto prezioso
«per discernere nella loro vita i segni dell’azione dello Spirito. Crediamo infatti che anche oggi Dio parla alla Chiesa e al mondo attraverso i giovani, la loro creatività e il loro impegno, come pure le loro sofferenze e le loro richieste di aiuto. Con loro possiamo leggere più profeticamente la nostra epoca e riconoscere i segni dei tempi; per questo i giovani sono uno dei “luoghi teologici” in cui il Signore ci fa conoscere alcune delle sue attese e sfide per costruire il domani»[12].
Anche papa Francesco, riferendosi ai vescovi centroamericani, così si è espresso:
«con loro [i giovani] potremo leggere in modo rinnovato la nostra epoca e riconoscere i segni dei tempi perché, come hanno affermato i Padri sinodali, i giovani sono uno dei “luoghi teologici” in cui il Signore ci fa conoscere alcune delle sue aspettative e delle sue sfide per costruire domani (cf. DF 64). Con loro possiamo vedere meglio come rendere il Vangelo più accessibile e credibile nel mondo in cui viviamo; essi sono come un termometro per sapere a che punto siamo come comunità e come società. Essi portano dentro una inquietudine che dobbiamo apprezzare, rispettare, accompagnare; e quanto bene fa a tutti noi»[13].
Queste affermazioni determinano un passo importante per la Chiesa, perché significa dichiarare che il loro vissuto, la loro presenza sono occasioni in cui Dio si esprime e luogo dove si possono riconoscere i segni dei tempi, dove si rivelano strade che Dio apre alla comunità dei credenti. Di conseguenza essi non potranno più essere considerati solo come destinatari delle attività pastorali, ma voce importante nel dare il proprio contributo alla Chiesa e quindi andranno valorizzati nelle loro potenzialità, oltre che essere riconosciuti decisivi anche per interpretare il tempo presente. Gli adulti spesso non accettano le loro critiche, i loro dubbi, le loro idee, la loro sensibilità, ma i giovani possono aiutare la Chiesa soprattutto in questo tempo di cambiamento.
Definire i giovani come luogo teologico ci porta a considerarli nella loro dimensione di mistero inesauribile[14], fonte di novità e quindi anche protagonisti responsabili delle nostre comunità parrocchiali. Si tratta di una realtà teologica che dovremmo imparare a comprendere, accogliere e vivere perché lontana dal nostro abituale modo di fare pastorale, più orientata a fare qualcosa per i giovani o a dar loro qualcosa da fare all’interno delle comunità.
«Molte volte i giovani sono allontanati dagli spazi decisionali della comunità ecclesiale, sono visti come semplici destinatari dell'evangelizzazione e, soprattutto, come meri esecutori e non come soggetti attivi della propria storia; tradotto teologicamente, non sono riconosciuti come luogo teologico, ossia, come luogo della manifestazione di Dio»[15].
Partendo da queste riflessioni le deduzioni sono ovvie, la Chiesa ha bisogno di conversione: anzitutto assumendo un atteggiamento di maggiore fiducia nella capacità dei giovani di portare qualcosa di buono nel mondo e nella Chiesa, e poi affrontando «il rischio di entrare profondamente in dialogo empatico con i giovani dei nostri giorni, ascoltandoli con dolcezza, lasciando che si esprimano dal profondo del loro cuore confuso, discernendo le loro voci»[16]; in pratica la Chiesa dovrebbe mettere in seria discussione le sue pratiche pastorali e l’attuale sua forme:
«le loro critiche, la loro maniera divergente rispetto a quella tradizionale di vivere la fede sono come la miccia che innesca l’esplosione e manda in frantumi una scorza che nella sua rigidità non permette alla vita che racchiude di venire alla luce»[17].
Non significa che i giovani vadano ascoltati a prescindere da tutto, considerandoli infallibili, ma che senz’altro alla Chiesa viene chiesto di camminare insieme con loro, nel desiderio di «“conoscere” il Vangelo per interpretare correttamente gli avvenimenti (cf. GS 4) in ascolto dello Spirito (cf. EG 14)»[18]. Viene chiesto di dar spazio ai giovani permettendo loro di esprimere la loro generatività nella Chiesa, facendoli collaboratori, in modo che possano cercare la bellezza di Dio nel mondo[19] e portare la vita del Vangelo sulle strade, anche là dove gli adulti faticano ad andare.
Considerare i giovani come «luogo teologico» è un importante punto di partenza per la nostra riflessione ecclesiologica perché ci porta a pensare ai giovani non in maniera estrinseca alla Chiesa, ma a considerarli in maniera inclusiva e partecipativa soggetti che costituiscono la Chiesa e ne possono rigenerare una nuova figura[20].
NOTE
[1] I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, Istrumentum laboris alla XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, 19 giugno 2018, 51.
[2] J.L. Moral, Giovani senza fede? Manuale di pronto soccorso per ricostruire con i giovani la fede e la religione, Elledici, Leumann (TO) 2007, 78-107.; G. Borghi, Un Dio inutile. I giovani e la fede nei post di un blog collettivo, Dehoniane, Bologna 2013, 64; R. Sala, I giovani: problema o risorsa della Chiesa?, «Note di Pastorale Giovanile» (1/2017), 5-7.
[3] Moral, Giovani senza fede? Manuale di pronto soccorso per ricostruire con i giovani la fede e la religione, Elledici, Leumann (TO) 2007, 101.
[4] «In questa situazione satura di cambiamenti rapidi e radicali, purtroppo, i ragazzi sono molte volte i grandi dimenticati e la famiglia sembra più una “protesi individualista” che l’ambito primordiale per la crescita umana dei propri membri. In definitiva, se sono i mutamenti socioculturali a determinare i “confini mobili della giovinezza” sembra che abbiamo organizzato la vita “contro i giovani” per poi rammaricarci perché “i figli non crescono più”, senza mai incoraggiarli e addirittura negando loro l’“avanti giovani alla riscossa”. Di conseguenza, solo un profondo e consistente impegno educativo renderà possibile quel salto che, alla fin fine, riassume l’identità e il compito fondamentale della pastorale giovanile», id., Giovani e Chiesa. Ripensare la prassi cristiana con i giovani, Elledici, Leumann (TO) 2010, 174-175.
[5] Cf. ivi, 101-104; A. Matteo, La Chiesa che manca, San Paolo, Milano 2018; Id, L’adulto che ci manca, Cittadella, Assisi 2014.
[6] Cf. Moral, Giovani senza fede, 104-105; S. Zonato, Identità (giovanile) e vocazione: uno scenario inedito, in A. Steccanella (a cura), Scelte di vita e di vocazione. Tracce di cammino con i giovani, 58-71; Id., Giovani e progetto di vita. Una ricerca sociologica sulle scelte che conducono all’età adulta, Messaggero, Padova 2015, 310-318.
[7] Moral, Giovani senza fede, 107.
[8] Borghi, Un Dio inutile. I giovani e la fede nei post di un blog collettivo, Dehoniane, Bologna 2013, 25.
[9] Francesco, Dio è giovane. Una conversazione con Thomas Leoncini, Piemme, Milano 2018, 29.
[10] EG 108.
[11] Cf. R. Sala, Intorno al fuoco vivo del sinodo. Educare ancora alla vita buona del Vangelo. Pastorale giovanile 2, Elledici, Torino 2020, 249.
[12] DF 64.
[13] Francesco, Discorso durante l'incontro con i Vescovi centroamericani, https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2019/january/documents/papa-francesco_ 20190124_ pana ma-vescovi-centroamericani.html, 24 gennaio 2019 (31 gennaio 2022).
[14] Cf. G. Cavagnari, Andate e fate discepoli tutti i giovani. Verso una pastorale giovanile evangelizzatrice, Elledici, Torino 2021, 103.
[15] Ivi, 104.
[16] Ivi, 102.
[17] Bignardi P., Metamorfosi del credere. Accogliere nei giovani un futuro inatteso, Queriniana, Brescia 2022, 15.
[18] Cavagnari, Andate e fate discepoli, 100. Queste affermazioni ci indirizzano quindi verso un altro importante elemento della prassi della Chiesa: quella di una necessaria formazione della loro capacità di discernimento investendo sui percorsi formativi, cf. A. Toniolo, Forma Fidei e Forma Ecclesiae. Considerazioni estetiche in Teologia Pastorale, «Studia Patavina» 65 (3/2018), 460.
[19] Cf. F. Nembrini, Nei giovani c’è un immenso potenziale di bene e di capacità creative: come liberarlo?, in Pontificium Consilium Pro Laicis – Consilium Conferentiarium Episcoporum Europae, Una Chiesa giovane testimone della gioia del Vangelo. IV Convegno europeo di pastorale giovanile, Libreria Editrice Vaticana, Roma 2016, 85-102.
[20] Questo è stato anche un importante punto di arrivo del sinodo sui giovani.
















































