Pastorale Giovanile

    NPG 2026
    QuartinoNPG2025


    Alzati e vai
    Proposta pastorale 2025-26


    Il numero di NPG
    maggio-giugno 2026
    600 NPG COVER MARZO APRILE 2026


    Il numero di NPG
    marzo-aprile 2026
    600 NPG COVER MARZO APRILE 2026


    Newsletter
    maggio-giugno 2026
    NL 3 2026


    Newsletter
    marzo-aprile 2026
    NL 2 2026


    P. Pino Puglisi
    e NPG
    PPP e NPG


    Post it


    Le ANNATE di NPG 


    I DOSSIER di NPG 


    Le RUBRICHE di NPG 


    Gli AUTORI di NPG


    Gli EDITORIALI di NPG 


    VOCI TEMATICHE 


    I LIBRI di NPG 

     


    IN VETRINA


    Etty Hillesum
    Una spiritualità per i giovani 


    Semi di spiritualità


    Animazione, animatori


    Sussidi, Materiali, Esperienze


    Recensioni e Segnalazioni


    Letti & apprezzati


    Un giorno di maggio 
    La canzone del sito
    Margherita Pirri 


    WEB TV





    Note di pastorale giovanile
    via Giacomo Costamagna 6
    00181 Roma

    Telefono: 06 4940442

    Email

    Le paure degli italiani


     

    Società e giovani

    Claudio Bucciarelli

    (NPG 1984-02/3-93)

    Paure individuali e paure collettive rivelano, in un sondaggio del Censis, l'avvenuta rimozione della complessità sociale e una complessiva fragilità sul piano dei valori e del senso della vita.

    Nel maggio 1983 il Censis ha effettuato un sondaggio su un selezionato campione di persone, distribuite sul territorio nazionale, alle quali è stata posta una domanda sulle situazioni di reale preoccupazione che hanno in sé tutti gli elementi per determinare stati incontrollabili ed irrazionali di ansia o di angoscia.
    Gli intervistati hanno indicato una graduatoria percentuale così articolata:
    1. La morte di una persona cara (76,2)
    2. Una prolungata situazione di impedimento fisico (66,1)
    3. Un furto e una violenza fisica subiti (52,2)
    4. L'esplosione della guerra atomica (51,4)
    5. La rottura definitiva del rapporto con il partner o con una persona amica (45,6)
    6. Un cataclisma naturale, come il terremoto (43,2)
    7. La propria morte (42,1)
    8. L'affermarsi nel nostro paese di un sistema politico totalitario (36,4)
    9. Il pensiero di ciò che accadrà dopo la morte (17,7)
    10. Il crollo dell'economia nazionale (16,9).
    Come si può notare, gli items posti nella domanda mescolano insieme una diversa tipologia di reali preoccupazioni: vi sono paure di tipo «collettivo» o «ancestrale», paure collegate più direttamente a problemi «personali» o «sociali». I risultati del sondaggio mettono in evidenza che le ansie e le paure «individuali» trovano più larga udienza di quelle «sociali».
    Di qui alcune emblematiche e sintetiche annotazioni.
    È interessante notare, innanzitutto, come la «morte di una persona cara» sia collocata al 1° posto della graduatoria, mentre la «propria morte» ed il «pensiero di ciò che avverrà dopo la morte» siano solo al 7° e 9° posto. La cosa non deve stupire: vi è, infatti, una conoscenza nozionale e una conoscenza reale della morte.
    Nel primo caso la morte entra nell'ambito delle conoscenze periferiche dell'uomo, di quelle cose che si sanno per averle apprese da altri, ma che non coinvolgono direttamente e realmente la conoscenza personale e quindi non innescano una vera «produzione di senso».
    Nel secondo caso la morte si rivela come minaccia reale sulla vita e si manifesta in tutta la sua identità nell'esperienza della morte altrui, più esattamente nella morte dell'essere amato. In questo caso l'uomo si rende esistenzialmente conto di che cosa significhi essere mortali e di quale natura sia la vera natura della morte.
    Infatti noi non abbiamo un'esperienza diretta della morte, nè possiamo assimilare un'esperienza del genere quando assistiamo in modo impersonale alla morte altrui, ma quando muore una persona a cui vogliamo bene o che amiamo profondamente, la morte allora ci colpisce nel vivo e nella profondità del nostro essere, perché il senso della nostra vita è radicalmente legato alla persona a cui eravamo uniti da un'autentica comunicazione umana o da una profondità del nostro essere, perché il senso della nostra vita è radicalmente legato alla persona a cui eravamo uniti da un'autentica comunicazione umana o da una profonda comunione. In questo caso la morte piomba, irrompe nella vita e appare come un violento uragano che, spezzando il vincolo dell'amore, rimette in discussione e in crisi il senso stesso dell'esistenza. Un solo atto di amore personale è sufficiente per cogliere concretamente il nucleo essenziale della morte umana. «Amare è dire: Tu non morirai!»: G. Marcel con questa perentoria affermazione preludeva al mito dell'amore più forte della morte. Ma tale mito che valore ha? Con la morte la realtà umana finisce o si ridefinisce?
    Se da una parte le paure più direttamente individuali occupano i primi posti della graduatoria, dall'altra va osservato come le paure cosiddette collettive o ancestrali sono sì segnalate, ma con un certo distacco. Le paure, allora, come la propria morte o ciò che accadrà dopo di essa, la guerra atomica con la conseguente fine dell'umanità, un cataclisma naturale o il crollo dell'economia nazionale con tutto ciò che ne consegue, data forse la fragilità della «natura interna», il reale senso di impotenza che praticamente si prova e lo sgomento che deriva dall'aumento incontrollabile della complessità sociale, fanno sì che tali paure sembrano quasi «rimosse» o semplicemente «derubricate», accettate cioè passivamente con fatalità, indifferenza, quasi insofferenza.
    La «complessità sociale» dunque non sembra essere nè «padroneggiata» nè «controllata», ma semplicemente «neutralizzata» e «rimossa» seguendo un criterio di difesa personale che punta più al mantenimento dello status quo che al mutamento e alla promozione di un'ulteriore umanizzazione. Le paure che sembrano angosciare maggiormente gli italiani, allora, sono quelle rientrano nella sfera di vita sociale sulla quale è possibile esercitare una diretta funzione di controllo; sono cioè le paure che riguardano il nostro vivere quotidiano e che hanno come oggetto la nostra inadeguatezza oppure la perdita di beni o strumenti indispensabili per controllare e programmare positivamente la nostra sfera di quotidianità. Sono quindi le paure che ci toccano da vicino giorno per giorno, come l'inadeguatezza fisica, il furto, la violenza o la perdita del partner e non quelle collettive o ancestrali sui grandi temi della nostra morte, della guerra, della stabilità economica e politica, della partecipazione e della giustizia sociale.
    L'immagine che ne risulta è quella di un Paese che manifesta un attaccamento angoscioso a piccole sicurezze personali, grazie alle quali esercitare una minima funzione di controllo del proprio destino; di un Paese che denota una certa sfiducia nelle istituzioni per non essere compreso nei propri bisogni fondamentali e non essere gratificato nei ruoli e negli sforzi che si assolvono per la società; di un Paese che trasuda un chiaro senso di impotenza di fronte alla crescente e spesso caotica complessità sociale; di un Paese che dimostra una grande fragilità sul piano dei valori e del senso della vita.
    Il campione degli intervistati era formato da persone adulte, e pur individuando nella sostanza delle loro risposte una buona dose di realismo sensato, c'è da dire che tale modello di interpretazione circa il modo con cui sono affrontati i problemi pecca alquanto di riduzionismo, perché la vita non «produce senso» se è fondata esclusivamente sull'adozione di un meccanismo di rimozione o di riduzione dei conflitti o della complessità.
    Aveva ragione Mitscherlich quando affermava: «si vorrebbe vivere senza invecchiare ed invece si invecchia senza vivere!
    È questo un monito per le nuove generazioni.



    IN PRIMO PIANO


    Oratorio: noi ci crediamo!
    Tutto quello che... sull'oratorio


    Vivere l'anno
    Sussidio liturgico-esistenziale
    Tempo pasquale


    Buon giorno scuola
    Incontrarsi benevolmente
    Aprile 2026


    ALZATI E VAI
    Sussidio Proposta Pastorale MGS
    Febbraio 2026
    600 Logo MGS 25 26


    SNPG
    La Chiesa italiana per i giovani


    RUBRICHE ON LINE


    RUBRICHE NPG 2026


     Infosfera, AI
    e pastorale giovanile 


     PG oggi in dialogo
    con G.B. Montini 


     Accompagnamento 
     e proposta di fede 


     Incontrare Gesù
    nel Vangelo di Giovanni


    I sensi come
    vie di senso nella vita


    PG negli USA
    Sfide culturali e percorsi innovativi


    Noi crediamo
    Ereditare oggi la novità cristiana


    Pillole letterarie
    pillole letterarie


    Playlist generazioneZ
    I ragazzi e la loro musica


    Generazione Z
    Ultimi studi e ricerche
    adolescente


     Ragazzi e adulti
    pellegrini sulla terra


    CONTINUA DAL 2025


    Saper essere
    Competenze trasversali


    L'umano nella letteratura


     Strumenti e metodi
    per formare ancora


    Per una "buona" politica


    Sport e vita cristiana


     Passeggiate nel
    mondo contemporaneo


    Un "canone" letterario
    per i giovani oggi