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    Un'odissea senza fine


     

    Giovani '80

    Angelo Turchini

    (NPG 1983-04-41)


    Essere in viaggio è per i giovani una dimensione esistenziale. Alla ricerca di «altro» per incominciare sempre da capo.

    Il viaggio, andare da un posto ad un altro, ovvero il regno della libertà e della possibilità. L'essere in viaggio è una condizione esistenziale, antropologica. Non conta l'itinerario quando si è disponibili, aperti all'incontro: o all'avventura o alla possibilità, che è lo stesso. Colori e odori, mille gradazioni di luce, polveroni d'oro per lo sfolgorio del sole, ombre verdi spettrali sotto la luna notturnoluminescente sui muri di Praga cantati da Guccini, in tasca il breviario classico on the road, in mente le immagini di Easy Rider.
    Ma Praga è ogni dove, è un altrove da raggiungere, è un itinerario da percorrere,
    è un coinvolgimento nel raccapezzo del tempo. Rimanere è difficile, per chi non parte. Il flusso della vita in movimento, di sé in movimento allontana un senso di inutilità, di essere fuori posto, annoiato o schifato, persino sulla corriera o sul bus che corre lungo la strada di ogni giorno.
    Su un copione un po' scontato il viaggio apre l'orizzonte di un'altra dimensione. Come disteso beato sull'erba d'argento, qui disteso, ma col cuore altrove, alla ricerca di sé, quanto dire di uno star bene soddisfacente appieno. Viaggio come promessa di felicità, come desiderio da soddisfare permanentemente vivo, stimolante finché dura, nella libertà dai condizionamenti di ogni giorno, con il tempo che si adatta al ritmo dei propri bisogni. (Il viaggio è lungo, il continente ovvero lo spazio-tempo da esplorare è grande, inesauribile, sempre nuovo e diverso, ti ruberanno i ricordi ad uno ad uno, ma il viaggio sarà solo singolarmente tuo).
    Un viaggio non è un nostòs, un ritorno a casa del vagabondo Ulisse; anzi il termine del viaggio è il calarsi nuovamente nella banalità quotidiana, con qualcosa in più: la nostalgia che si trova in fondo alle stazioni sopra un treno che vomita vapore ed illusioni. Viaggio è una odissea senza fine protesa in avanti, più o meno rapsodica ricerca di «altro» e di «altrove»: altro tempo, altro spazio, altra mentalità, altra qualità, altra vita, altri rapporti umani che diano senso. Ulisse viene ad identificarsi con l'eroe del film 2001 Odissea nello spazio.
    Ma la irriducibilità dei bisogni individuali induce a pensare ad un viaggio verso/per. On the road. La strada apre sulla prateria, sugli spazi aperti, sull'utopia possibile, sul miraggio di una città futura non comprimente né comprimibile, non reprimente né repressiva, lasciando alle spalle la città-città, la città container, la città vuota o piena o anchè fantastica o perfino troppo reale o identificabile.
    Il viaggio promette sorprese, trucchi, tesori e colpi di scena come nei romanzi d'avventura.
    E il bosco, i lupi, la notte? Intanto incontro, qui e ora, qualcosa e qualcuno. Le parole tra noi ci avvolgono, avviticchiano, due mondi diversi accomunati. Mi parla di Roth, io ascolto un poco e poi dico: teatro, maschera, poi mi parla di felicità e io: conflitto, mah! Leggo nei suoi occhi il desiderio di dormire. Ma non voglio che tutti questi discorsi, questi momenti vissuti insieme, ricchi di scoperta, di novità inaspettate eppur dietro l'angolo, abbiano una conclusione banale. Ho sonno anch'io. Due caffè lunghi come la notte, che di risorse ne ha.
    Raccontare la storia della propria vita fa sempre così male e bene. Percepire segni e segnali di chi ti racconta come è andata quella volta, o anche come non è andata. Sono storie e microstorie vissute che rivivi e baluginano ora, senza diaframmi, non proprio esattamente come tutti i giorni. Nella geografia del viaggio cominci ad orientarti per capire la foresta dell'oggi. Però è un Pesci (o un Acquario o un Sagittario) e allora si complica la vita, già abbastanza complicata. Non è un grande scambio, io ho altri problemi, ma posso vivere (o, meglio, com-partecipare) i suoi, forse ingenuamente, ma senza impazienza. È mattino e ho mal di denti. Come raccontare i postumi di una notte fuori?
    Perdersi per ritrovarsi, senza nessuna mappa topografica. Interessa esplorare il bosco, palmo a palmo, matti di curiosità e di meraviglia. Il suo, il mio spazio di libertà però mi permette solo di sgranchirmi le gambe, non di uscire dalla foresta, in cui i sentieri sono tracciati e da tracciare. Mano a mano che percorri il percorso, questo ti prende, ti vive addosso, ti dà qualcosa e ti cambia. Solo il vento dice che sei molto giovane, ma tu ascolti solo la tua fretta. Vuoi costruirti daccapo la vita, la mentalità, lo stile, il modo di fare progetti, di giudicare te e gli altri. Impari a scegliere quello che fai. Ma l'ansia ti gela le mani di non sapere mai cosa accadrà domani.
    L'ansia è lontana, ma è anche compagna silente di ogni attimo del viaggio.
    Viaggio come fuga? Anche, se si vogliono cogliere i mutamenti intervenuti nel senso del tempo e dello spazio che così mutano e si trasformano.
    Contro il soffocamento del tempo, ormai trasformato in orario, e contro la claustrofobizzazione dello spazio, il viaggio non è moda (non soltanto, almeno), è necessità. È un chiaro segnale di insoddisfazioni, di malessere, di desideri, di bisogni, di necessità non appagate. Vi si cerca conforto contro l'assenza di sicurezza.
    Immergendosi totalmente nella dimensione del viaggiare diventa vero il mito che perde il suo senso originario, materiale, per assumerne uno nuovo, diverso: il viaggio fonda immagini e crea comportamenti dinamici, coscienza e percezione di essere, scoprendo e conoscendo.
    La mobilità del viaggio è facilitata da assenza di radici e di storia? È peculiarità intrinseca dell'american way of life, sia in termini spaziali che temporali? Ci si lega a grappoli di partenze, a necessarie schiume e schizzi del gorgo che prende o esclude. Le pagine amate di Mark Twain, di Jack London, di Jack Kerouac, di Bukowski, i fortunati road-movies intitolati Easy Rider, Convoy, Punto Zero, Duel, Alice nelle città e così via sono sedimentati nel profondo anche se non si sono né letti né visti. In fondo non avrò mai gli anni bastanti alla stanchezza e al fuoco. Viaggiando, incomincio sempre da capo e rinnovo la mia vita.



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