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    Ragazzo: uomo in costruzione - Dio


    PREADOLESCENTI

    (1980-04-67)

    Non pretendiamo di affrontare qui il problema della catechesi del preadolescente: non è questo il fine che ci proponiamo. Prepariamo degli schemi di psicopedagogia pastorale nei quali integriamo il motivo e l'elemento soprannaturale. Siamo convinti che la promozione della persona umana in quanto tale implica non solamente la realizzazione del piano di Dio su di essa, ma anche la facilitazione di questo incontro uomo-Dio e la piena e vitale attuazione di esso. Siamo inoltre convinti che la fede cristiana non si restringe ad un solo settore della condotta dell'uomo, ma si colloca all'interno di tutta l'impostazione della vita, in una mentalità che dà senso a tutte le azioni dell'uomo.
    Da questo punto di vista sarebbe inutile dedicare uno studio specifico per la formazione religiosa. Ma nel lavoro di analisi che stiamo conducendo, crediamo di fare cosa utile all'educatore dedicandovi alcune pagine, che crediamo fondamentali. Nella propria fede, difatti il ragazzo trova in sintesi, in unità, il senso del suo corpo, della sua vita interiore, delle persone e delle cose tra le quali e con le quali vive. Nella fede, corpo, vita interiore, persone, cose trovano una specifica direzione e vengono rivalorizzate.
    Costituiranno l'inizio dei «cieli nuovi e terra nuova» per l'uomo «nuovo» progettato dal piano divino dell'incarnazione e della redenzione.
    Per questo progetto di psicopedagogia pastorale si sarebbero potute scegliere due vie: o partire da Dio e da una teologia per giungere all'uomo, al ragazzo; o partire dalla situazione esistenziale del ragazzo per aiutarlo a dirigersi verso Dio. Ci siamo orientati verso questa seconda strada.
    In essa Dio, rispettando l'autonomia delle realtà temporali, integra tutti gli elementi. La finalità di questo tema sarà, dunque, cercare e suggerire alcune vie affinché il ragazzo riesca a trovare Dio in tutte le manifestazioni della sua vita e affinché Dio, che in questa tappa sarà «Cristo Gesù vivo», riempia la totalità della vita del ragazzo che realmente vuole essere cristiano.

    Ragazzo: uomo in costruzione...
    lettura rapida

    Premesse per l'educatore
    - Un completo sviluppo psichico richiede una maturazione religiosa.
    - Nel ragazzo si attua un passaggio da una religiosità ricevuta dall'ambiente ad una religiosità personale.
    - La fede implica sempre una triplice risposta:
    accogliere Dio,
    convertirsi a Lui,
    impegnarsi assumendo atteggiamenti cristiani.

    Conoscenze ed atteggiamenti dell'educatore
    - Il passaggio dal pensiero logico a quello astratto, la ricerca dell'oggettività, le esperienze più profonde della vita del ragazzo creano in lui una crisi di rottura con la religiosità infantile e una maggiore maturazione religiosa.
    - L'educatore più che trasmettere un messaggio in forma «magisteriale», deve aiutare il ragazzo a ricercare e a scoprire la sua fede.

    Orientamenti metodologici
    - L'educatore dovrà evitare ogni atteggiamento di «minaccia».
    - La verità religiosa dovrà essere incarnata in personaggi concreti, possibilmente conosciuti.
    - Al ragazzo si dia gradualmente libertà nella sua esperienza religiosa.

    Proposte concrete
    - Abituare il ragazzo a ritrovare Dio in tutte le realtà.
    - Abituarlo a giudicare i propri comportamenti alla luce del Vangelo.
    - Nella scoperta dell'«io», degli «altri», del «mondo», fargli scoprire le vie che lo avvicinano a Dio.
    - Abituarlo ad accettare il piano di Dio su di lui e sulla realtà.
    - Fargli scoprire le diverse funzioni che fin d'ora può svolgere nella comunità cristiana.
    - Creare nel ragazzo la coscienza di essere membro della Chiesa.

    Conclusione
    La pastorale è continua interazione tra Dio e l'uomo in cui entrano in gioco qualità umane e conoscenza di Dio. L'incontro sarà tanto più intenso quanto più l'uomo avrà sviluppato con equilibrio i doni che la natura gli ha fornito e quanta maggior conoscenza avrà di Dio e del suo disegno di salvezza.


    PREMESSE PER L'EDUCATORE

    Perché parlare specificamente dell'incontro uomo-Dio?

    L'uomo, essere libero e spirituale, avverte nel suo intimo la chiamata verso i valori assoluti, che possono essere riassunti in un irripetibile desiderio di una felicità infinita ed esterna. Al di là di ogni situazione, gradevole o no, di ogni esperienza, positiva o negativa, egli non può soffocare questo profondo anelito. Esso è un'esigenza della sua natura libera e spirituale.
    D'altra parte gli psicologi costatano ogni giorno di più la coincidenza tra le esigenze di un completo sviluppo psichico e lo sviluppo delle mète religiose. Psicologicamente c'è un equilibrio perfetto quando si è giunti a mète elevate nello sviluppo dell'«amore». La religiosità non è altro che la conversione della amore» in amore soprannaturale.
    Il ragazzo di questa età inizia il passaggio dal pensiero logico concreto a quello logico astratto. Si tratta di un primo passo verso la vera autonomia religiosa, verso l'impegno personale, il che suppone un tipo di insegnamento più concettuale. Ciò postula il tema religioso in una proposta assai più seria.
    Il cambiamento globale dell'atteggiamento di fronte ai valori, che si va operando nel preadolescente e nell'adolescente, sotto l'aspetto religioso, si traduce nel passaggio da una religiosità ricevuta dall'ambiente a una religiosità personale, da una religiosità molto strutturata nei contenuti e una religiosità molto più dinamica, proprio perché viene gradualmente scoperta dallo stesso adolescente. Questa situazione esige una rinnovata impostazione psicologica o pastorale in vista di una nuova maniera di presentare il problema di Dio a questa età e in questa situazione.
    I cambiamenti nel mondo che circonda il ragazzo (l'aumento del «materialismo» in tutti gli aspetti della vita; la pressione esterna, ogni volta più forte, a causa della propaganda, tanto nel campo dei «consumi» come nel campo dell'«erotismo». L'influsso più forte del gruppo sulle decisioni personali, a causa della nuova strutturazione della società...) possono confondere gravemente tutti gli aspetti religiosi del modo di vivere del ragazzo. Dio, creatore di questo mondo, incarnato in Cristo nel mondo e vivificatore di questo mondo per mezzo dello Spirito Santo, non può essere assente da tutte queste realtà, anche senza toglier loro l'autonomia.
    Il ragazzo deve essere capace di scoprire questa realtà e renderla presente nella sua vita e nella sua attività.
    Dio, storicamente, allo stesso modo che chiamò Abramo per dare inizio ad una missione salvatrice ed accompagnò con continue chiamate, lungo la storia della salvezza, gli uomini che dovevano realizzare una missione fino alla redenzione di Cristo e alla formazione della Chiesa, continua ancora storicamente a chiamare ogni uomo a realizzare, in se stesso e negli altri, questa missione di Cristo per la costruzione di «cieli nuovi e terra nuova» (Apocalisse 21,1).
    È missione dell'educatore cristiano aiutare il ragazzo a sentire e a rispondere a questa chiamata: sentire che noi cristiani siamo chiamati alla realizzazione di questo mondo nuovo, e che ognuno deve occupare il suo posto in questa missione.

    Rispetto dei processi interiori del ragazzo

    Abbiamo cercato di far vedere che nella costruzione della personalità adolescenziale non influisce in una maniera isolata lo sviluppo interno dell'individuo, ma che tutta la situazione ambientale è causa molto importante dei cambiamenti e dei condizionamenti che avvengono in detto individuo, e molte volte ha più importanza dello sviluppo interno. Ciò si manifesta anche sotto l'aspetto religioso: forse, più ancora che sotto altri aspetti dello sviluppo. Vorremmo perciò insistere su tali aspetti.
    Il tipo di religiosità che il ragazzo ha trovato nell'ambiente familiare è stato e continua ad essere determinante nello sviluppo della sua evoluzione religiosa critica. Se la religiosità familiare è strutturata attorno a pratiche esteriori, che molte volte compiono solo la madre ed i bambini, se questa religiosità è impregnata di elementi magici (efficacia infallibile di certe pratiche...), è logico che il ripensamento religioso dell'adolescente sia più criticamente profondo e spesso senza possibilità reale di ristrutturazione positiva.
    In questo ambiente familiare e negli altri ambienti educativi riguardanti il ragazzo, si dimentica molte volte l'ambivalenza «indipendenza-insicurezza» per cui il ragazzo lasciato indipendente tende ad essere insicuro, mentre al contrario la dipendenza gli conferisce sicurezza e allora si sbaglia sia quando si cerca di rendere il ragazzo dipendente in tutto allo scopo di dargli maggior sicurezza, sia quando temendo di coartarlo, lo si lascia senza la protezione necessaria.
    Fino ai tempi recenti, genitori ed educatori hanno peccato di più sotto il primo aspetto, benché attualmente si stia cadendo già troppo sotto il secondo, specialmente in alcuni settori.
    Nel campo religioso normalmente è più pericoloso un atteggiamento eccessivamente autoritario, perché può forzare il ragazzo ad atti o atteggiamenti troppo in contrasto col suo anelito all'indipendenza, persino bloccando la sua libertà, in una età nella quale questo riesce pericoloso, per non dire ingiusto e può portare il ragazzo al disprezzo e all'abbandono di tutto ciò che è religioso.
    Gli stessi contenuti dell'educazione religiosa e delle esperienze religiose - sensi, simboli, ecc. -, provengono a volte da un contesto sociale totalmente superato, o almeno molto diverso dalla vita reale del ragazzo. E così tali valori non solamente non gli dicono nulla ma, normalmente, impediscono uno sviluppo positivo della religiosità. Finalmente, bisogna tener conto dei meccanismi psicologici tipici della preadolescenza e dell'adolescenza, che sotto l'aspetto religioso, tratteremo in queste pagine.

    La fede nella vita del ragazzo d'oggi

    Per ogni uomo, e quindi anche per il preadolescente, credere è dare una risposta ad un invito: essa consiste in tre specifici atteggiamenti:
    Accogliere. C'è fede solo quando c'è accettazione di Dio. L'uomo tende all'egoismo; oggi, più che mai, data la sua mentalità tecnica, non è capace di scoprire l'impronta di Dio. Anche il ragazzo del mondo attuale partecipa a questa mentalità tecnica. L'educatore deve mettere in preventivo questa grossa barriera che separa il ragazzo da Dio. Ecco perché i fattori di interiorizzazione sono assai importanti.
    Convertirsi. Vi è fede quando c'è comunicazione con Dio. Questo richiede conversione, abbandonare il mondo dell'«io» per quello di Dio: la fede è rottura del proprio egoismo. C'è il rischio per il ragazzo di questa età che la fede sia solo una pratica, che si spegnerà gradualmente col passaggio all'età adulta. Essa deve essere invece un incontro che esige scelte precise e rotture coraggiose (a volte dolorose) per giungere ad una autentica conversione.
    Impegnarsi. La fede è inoltre, risposta concreta: esige la creazione di atteggiamenti cristiani. Il ragazzo è volubile, sfarfalla. Di qui la difficoltà di un impegno totale. Di qui anche l'esigenza di una attenta presenza dell'educatore. Il ragazzo di questa età porta con sé il contenuto religioso dell'ambiente familiare. Finora ha vissuto una religiosità scaturita piuttosto dall'ambiente che dalla sua decisione individuale, accolta più per autorità che per convinzione.
    Vi possono essere anche casi nei quali si trovano credenze e atteggiamenti religiosi in ragazzi che non hanno ricevuto in famiglia una formazione in tale senso. Ciò è dovuto a influsso d'ambiente, di amici, di scuola, di letture.
    Già si è detto che oggi l'ambiente familiare e sociale, non favorisce una autentica formazione religiosa. Di qui emerge il compito preminente, e urgente dell'educatore cristiano che deve dare ai ragazzi una catechesi vitale al sommo grado, valendosi di tutte le tecniche moderne, tale che arrivi anche, direttamente o indirettamente, fino all'ambiente familiare, coinvolgendolo in qualche maniera, perché il clima religioso sia favorito.
    Pare che il gruppo di amici non abbia ancora una influenza decisiva sul ragazzo di questa età. Ma tuttavia si fa sentire in qualche maniera. Va ancora detto, infine, che il contrasto tra l'alto livello religioso dei suoi educatori (soprattutto in una istituzione religiosa) e le preoccupazioni profane del resto del mondo che lo circonda può provocare un grave smarrimento, in un'età tanto delicata e tanto influenzabile. L'educatore lo deve tenere presente nei suoi interventi educativi. Ciò può manifestarsi marcatamente anche nella famiglia, quando esiste contrasto netto tra l'atteggiamento religioso del padre e quello della madre. È decisiva la condotta del padre (soprattutto per i ragazzi maschi).

    CONOSCENZE ED ATTEGGIAMENTI DELL'EDUCATORE

    Conoscenze

    Caratteristiche dello sviluppo
    L'educatore deve conoscere con chiarezza le caratteristiche dello sviluppo religioso del ragazzo di questa età:
    - Poiché il ragazzo sta passando dal pensiero logico concreto a quello astratto, l'educatore deve tenere presente che egli ha ancora bisogno che le verità religiose gli siano presentate prevalentemente (anche se non solo) in maniera molto concreta (nella terminologia, nelle immagini...).
    - Egli si trova nell'età dell'oggettività. Meno sensibile al Dio-Provvidenza, al Dioche-veglia-su-di-lui... diviene molto più sensibile al Dio che comanda ed esige, ha il senso della fedeltà. Accetta ciò che Dio gli comanda, e gli obbedisce. È l'età nella quale si forma il praticante.
    - Le esperienze più profonde della vita del ragazzo influiranno necessariamente sulla maturazione e la strutturazione della sua religiosità.
    Così le modalità dei suoi rapporti con il padre si ripercuoteranno sulle modalità dei suoi rapporti con Dio; le esperienze emozionali della vita quotidiana, familiare, influiranno sui suoi rapporti con Dio (gioia di rapporti con i genitori, paura, ostilità, ecc.).
    - Poiché le esperienze quotidiane influiscono sulle idee religiose del ragazzo, una formazione fondamentalmente verbalistica, scolastica, è insufficiente. È necessaria l'esperienza religiosa che si attua nella pratica religiosa, vissuta nel quotidiano, condivisa con gli adulti, con la comunità ecclesiale, con la famiglia.
    - Il preadolescente si trova in un periodo di transizione anche sotto l'aspetto religioso. Da una parte progredisce nelle sue conoscenze religiose e morali, le rende più razionali, la sua scondotta è più matura, più riflessiva: sa ciò che fa, perché lo fa e si rende conto quando sbaglia. Sente il desiderio di superarsi. Esteriorizza il suo amore per Dio in lavori apostolici, di cui è capace, con grande soddisfazione ed efficacia. Interiorizza le sue manifestazioni propriamente religiose. Ma, allo stesso tempo, attraversa già degli autentici momenti di crisi, anche violenta, a seconda degli ambienti in cui vive.
    È l'abbandono e la distruzione dell'infanzia. Domina l'anelito all'indipendenza, e per questo motivo rigetta la religiosità infantile.
    - Segue una fase di espansione dell'«io». Secondo Colomb, è una fase di ricerche e di insuccessi perché il ragazzo cerca l'espansione dell'«io», ma non ha sufficiente contatto con la realtà. Allora si sente frustrato, si chiude su se stesso, rifugge dagli adulti. Durante questo periodo potrebbe giungere ad essere «a-religioso», oppure rinchiudersi in una religiosità sentimentale, fortemente narcisista.
    - Nel periodo seguente la maggior parte degli individui passa attraverso una fase nella quale l'«io» si afferrma maggiormente, con il diminuire dell'egocentrismo e coll'adattarsi al mondo che la circonda. Il ragazzo sente il bisogno di integrazione. Perciò, la fede, per il ragazzo non è più un'adesione alle verità ricevute nell'infanzia, non è neppure la fede chiara e stabile dell'adolescente o dell'adulto, ma è la «ricerca» di una risposta personale e libera a Gesù Cristo vivo. Risposta personale libera, che implica l'adesione dell'«io» alla fede per motivi personalizzati e liberamente ammessi. Quando si ottiene questo completamente, avremo la fede dell'adulto. In questa fase, dobbiamo aiutare il ragazzo a cercare e a scoprire questa fede nella misura nella quale egli rifiuta la fede infantile. G. Rodriguez ci parla di un triplice modo di scoperta che, secondo lui avviene lungo tre assi successivi, a partire dai 14 anni, ma ci sembra che in qualche modo affiorino già in questa tappa:
    - La ricerca dell'«io». Agli occhi dell'adolescente si scopre profondamente il mistero del suo essere personale, a livello intellettuale ed emotivo.
    - La ricerca dell'«altro» mediante l'amicizia e l'amore. Prima si ha l'amore a qualche amico e compagno concreto. Poi, a poco a poco questi si orienta verso l'amore eterosessuale. In questa fase comincia già la scoperta dell'altro.
    - La ricerca del «mondo». Si creano poi nuovi interessi: politici, religiosi, sociali, filosofici, che lo guidano alla vocazione personale.
    L'educatore religioso dovrà incontrare o meglio, aiutare l'adolescente affinché trovi delle tracce per vedere in Dio e, soprattutto, in Cristo Salvatore, una risposta a queste forme di scoperta.

    Condizioni previe
    L'educatore deve conoscere inoltre le condizioni previe entro le quali si deve situare il ragazzo perché accetti Dio:
    - Interiorità. Perché vi sia vita interiore soprannaturale è necessaria una vita interiore naturale. Oggi il ragazzo tende a espandersi, ad adattarsi al mondo, ad agire, rifugge dalla riflessione; ma ciò nonostante bisogna stimolarlo al silenzio e alla riflessione.
    - Dominio di se stesso. Il ragazzo deve essere abituato al dominio del corpo, degli istinti, al rifiuto dei capricci, alla volontà di disciplina, al controllo e motivazione dei propri gesti, fino alla scoperta dei gesti e segni liturgici e delle realtà sacramentali che esprimono.
    - Affettività equilibrata. Per giungere ad amare Dio il ragazzo deve essere allenato (averne fatta quindi l'esperienza) ad «amare ed essere amato». Molte volte l'amore dei genitori e dei figli non è sufficientemente sano. L'amore soprannaturale presuppone una sana affettività umana.

    Forze opposte
    L'educatore però non dovrà nemmeno dimenticare le forze che si oppongono a questa adesione religiosa e alle quali in qualche modo abbiamo già fatto allusione. Esse sono:
    - Le esperienze religiose negative ricevute anteriormente: eccesso di magia e di giuridismo nella religione degli adulti.
    - La mancanza di coerenza fra le verità che i suoi educatori insegnano e la vita che conducono.
    - Il processo di secolarizzazione alla quale il mondo è sottoposto e che, di fatto, impregna tutti i momenti della vita del ragazzo.
    - Una possibile esperienza negativa dell'insegnamento religioso che fino a questo momento gli è stato impartito.
    Tutto questo può distruggere l'azione dell'educatore religioso, se egli non è capace di aiutare il ragazzo ad integrare i desideri di ricerca e di scoperta, con i fallimenti e con le esperienze negative.
    Il ragazzo di questa età si entusiasma facilmente per quelle ideologie che favoriscono la realizzazione di atti eroici e l'aggressività del suo senso critico. Dall'altra parte l'idealismo di questa tappa può alzare barriere repressive dinanzi al mondo dei propri impulsi istintivi, rappresentati soprattutto dalla sessualità. Di qui il pericolo di abbracciare una religiosità impregnata di fanatismo che, di fatto, si osserva in alcuni gruppi e che, sotto un punto di vista psicologico, suole presentare dei meccanismi narcisisti, capaci di paralizzare la maturazione normale della personalità e della stessa religiosità.

    Atteggiamenti

    Dopo quanto si è detto finora, l'atteggiamento dell'educatore alla fede non può essere quello della «trasmissione magisteriale». Una trasmissione troppo «magisteriale», essendo opposta alla maniera di essere del ragazzo a questa età, provocherebbe più facilmente la rottura.
    L'educatore deve «aiutare» a «scoprire», a ricercare, a reinventare la sua vita di fede, tanto nei contenuti come negli atteggiamenti. La sua missione è indicare delle «piste», delle vie e, dopo, orientare il ragazzo nella marcia. Facendo però in modo che il ragazzo riscopra da se stesso questa fede, soprattutto negli elementi fondamentali. I metodi e le vie saranno diversi, a seconda della abilità dell'educatore: lavori in gruppo, elaborazione di schede, ecc. Prendendo lo spunto da fatti della vita ed interpretandoli alla luce del Vangelo, si cercherà di ottenere che i ragazzi scoprano il messaggio di Dio e il suo influsso sulla vita, di aiutarli a leggere i segni di Dio nelle cose, negli avvenimenti, ecc., addentrandosi, sempre di più, nella profondità degli avvenimenti stessi. Man mano che aumenta la coscienza di se stesso, l'adolescente è cosciente anche di ciò che può esigere dagli altri. Qualsiasi educatore, e molto di più l'educatore alla fede, deve essere un testimone. Deve apparire sempre, in tutte le sue manifestazioni di vita, come un autentico «testimone» di Cristo risuscitato, presente in mezzo a noi. Ma insieme a questo è importante anche l'atteggiamento dinamico: impegnare nell'azione. Anche qui, naturalmente, l'educatore deve essere un testimone. Deve impegnare impegnandosi.

    ORIENTAMENTI METODOLOGICI

    Per ragazzi da 11 a 13 anni

    - Dato che la fede è posta in un atto di accettazione libera, essa esige una totale assenza di «minacce», che, in concreto possono rivelarsi in molte maniere. Per es.: nella scuola, nel modo di presentarsi alla classe, nel modo di esprimersi, negli atteggiamenti del catechista, nella disciplina in aula, nelle esperienze previe... Bisogna creare un clima di accettazione e di comprensione molto più marcato che in altri contatti educativi. Diverso infatti deve essere il clima di una lezione scolastica (per restare in tema di scuola) di qualsiasi materia da quello di una lezione di religione, che deve essere al di sopra di ogni altro, per convertirsi in un dialogo vivo, sentito, vitale, ecc.
    - Dato che il pensiero logico-concreto è ancora assai rilevante a questa età, la verità religiosa va presentata incarnata in personaggi concreti e determinati, adattati il più possibile alla situazione di vita del ragazzo; quindi reali, attuali, possibilmente conosciuti in qualche maniera dal ragazzo. La figura di Cristo deve essere presentata in maniera viva, attuale, come ideale da imitare, specialmente negli aspetti più tipici di questa età.
    - Poiché c'è il pericolo che la catechesi diventi «scolastica», lontana dalla vita, è essenziale ricondurla continuamente alla vita, partendo da fatti concreti, attorno ai quali si possa proporre la dottrina. La vita infatti non è come un cappotto che ci si toglie entrando in aula.
    - Affinché possa rendere più personali le proprie esperienze religiose il ragazzo deve essere liberato da eccessive tutele nella scelta dei compagni, dei divertimenti, nelle uscite ed entrate in casa, nelle esperienze estive in colonie, campeggi...
    - Anche la fede va gradualmente interiorizzata. A questo scopo bisogna fare in modo che la pratica religiosa non rimanga in superficie, come un atto esterno, ma che diventi mezzo, segno di un incontro vitale, di dialogo, di offerta al Signore.
    - Nella catechesi vi è, inoltre, un principio di metodo che non possiamo dimenticare: la catechesi è trasmissione di un messaggio di Dio all'uomo (cherigma). Perciò bisogna creare fra i ragazzi un clima di accettazione della Parola. Atteggiamento fondamentale del catechista sarà quello di messaggero di Dio e della Chiesa.

    Per ragazzi da 13 a 14 anni

    L'atteggiamento dell'educatore deve essere molto più accogliente che nella tappa precedente. Quando il ragazzo manifesta le difficoltà che prova per integrare la sua religiosità, se trova nell'educatore un atteggiamento eccessivamente «magisteriale» o «autoritario», egli si sente minacciato, e allora si chiude in se stesso in modo che risulta molto difficile che integri i dati che gli si vogliono presentare.
    Se questo è difficile in tutti i campi, lo è molto di più nell'educazione alla fede, perché l'educatore è sempre convinto di possedere, con assoluta sicurezza, la verità. Per questo, deve stare molto attento al dialogo: suscitarlo, ascoltare, tollerare gli errori che dicono, per correggerli mediante la scoperta personale della verità. In una parola, deve porre attenzione a tutto ciò che, in qualche modo, può sembrare minaccia alla libertà del ragazzo e all'accettazione del messaggio cristiano.
    A questa età, il valore che il ragazzo deve incarnare e che, perciò, gli si deve presentare continuamente è Gesù Cristo, vivo, risuscitato e glorioso, presente nella chiesa. Naturalmente, deve essere incarnato in persone e tra di esse la prima deve essere l'educatore, e poi in altri «modelli» adatti alla sua età. Anche nei modelli profani occorre saper scoprire Cristo. Qualsiasi modello può presentare aspetti positivi nei quali incarnare il messaggio di Cristo.
    Al ragazzo si dia gradualmente libertà nella sua esperienza religiosa. Alla fine di questo periodo, dovrebbe essere orientato in maniera tale che mai più lo si debba obbligare dall'esterno a nessuna attività religiosa, nemmeno alla partecipazione domenicale all'eucaristia; ma lui stesso, personalmente e liberamente, dovrebbe essere capace di decidere in ogni momento cos'è ciò che deve fare nella vita di preghiera, nella vita comunitaria, nel servizio agli altri, ecc.
    Si continuino le revisioni di vita che si sarebbero dovute iniziare nella fase precedente, ma procurando di sistematizzarle meglio, di estenderle a tutti i momenti della vita del ragazzo cercando di giungere fino al fondo dei problemi. Procurare che non vi sia discontinuità tra la vita di azione e l'azione comunitaria e quella personale. Ogni cosa lo porti a scoprire l'azione personale di Dio nella propria vita, integrata nella comunità.

    PROPOSTE CONCRETE DI LAVORO PER I RAGAZZI

    1. Abituare il ragazzo a ritrovare Dio in tutte le realtà

    A questo scopo sarà utile:
    - Servirsi delle lezioni di materie profane, come le scienze naturali, per scoprire Dio nelle più piccole strutture della materia e della vita.
    - Anche i commiati serali (le «Buone Notti» di Don Bosco) nei campeggi, nei collegi, nei gruppi... sono un momento in cui si sfruttano gli avvenimenti del giorno per leggere in essi l'impronta di Dio.
    - Servirsi di inchieste fatte in gruppo, della revisione di vita, ecc., per analizzare catechisticamente cose, persone e avvenimenti.
    - Attuare convenientemente la direzione spirituale, il dialogo personale, per scoprire insieme la presenza di Dio nelle cose.
    Sarà utile proporre:
    - Piste per scoprire gli elementi positivi del mondo e della storia attuale dell'umanità: progresso e tecnica. Far scoprire loro come queste realtà, nella loro origine, dipendono da Dio, però nella loro realizzazione sono autonome. Fare in modo che integrino «come nelle parabole del Vangelo» questa autonomia con la realtà religiosa.
    - Piste per scoprire gli elementi negativi del mondo e della storia attuale dell'umanità: fame, razzismo, guerre, violenza dei paesi più sviluppati, abuso a danno dei deboli... far vedere che il responsabile di tutto questo è l'uomo, che abusa della sua libertà.

    2. Aiutare a trovare in se stessi elementi positivi e negativi e darne una interpretazione alla luce del Vangelo

    - Mediante schemi di autovalutazione e di conoscenza delle proprie qualità, scoprire gli aneliti di progresso, di avventura, di lotta e di attività per raggiungere l'autorealizzazione, cercando in Cristo, con la riflessione su brani scelti del Vangelo, il modello e la guida per questa autorealizzazione.
    - Scoprire le tensioni ed anche gli aspetti negativi della propria personalità (incertezze, dubbi, disgusto di sé e del proprio passato...) e tentare di dar loro un avviamento positivo, utilizzando il Vangelo.
    - Cercare nel progetto di vita che il ragazzo comincia già a scoprire e a porre in atto, la maniera di inserire tutto il suo essere nel servizio agli altri per motivi di fede. Il ragazzo avrà bisogno di opportuni e brevi formulari adatti alla sua realtà per essere iniziato a seri e sereni esami di coscienza. Si dovrà insistere sulle sue relazioni ragazzo-Dio, sulla conversione e sul suo impegno cristiano; si eviterà tuttavia qualsiasi situazione deformante (sensi di colpa, scrupoli, moralismo, ecc.).


    3. Nella scoperta dell'«io», degli «altri» e del «mondo» far scoprire le vie che lo avvicinano a Dio

    - Con maggior maturità che nella fase precedente, aiutare il ragazzo a fare un esame periodico di se stesso dinanzi a Dio, non nel senso moralista dell'esame di coscienza tradizionale, ma cercando la qualità della risposta personale alla chiamata di Dio.
    - Valersi delle piste positive e negative che si scoprono negli atteggiamenti degli altri, per trovare vie più aperte per giungere a Dio.
    - Scoprire Gesù Cristo vivo nei modelli di vita che ci si presentano: autentici testimoni di Cristo vivi nel mondo di oggi, personaggi storici, ed anche, come contrasto o come integrazione, certi modelli della cultura attuale estranei alla vita religiosa, scoprendo in essi gli aspetti positivi e negativi e facendo di essi un confronto con il Vangelo.
    - Leggere Dio negli avvenimenti di qualsiasi specie di cui veniamo a conoscenza nella lettura del giornale - attualità politica, problemi del lavoro, incidenti, ecc. -, però, come abbiamo già detto varie volte, senza eliminare con la religione l'autonomia del temporale. Si tratta di leggere religiosamente gli avvenimenti.
    - Conoscere a fondo i problemi più immediati nello spazio e nel tempo: immigrazione o emigrazione nella propria zona, problemi di assistenza sociale, clinica, psichiatrica; subnormali, scuola ed educazione, distribuzione di centri, ecc., per trovare Dio ed impegnarsi sulla linea degli obiettivi seguenti.

    4. Mediante le forme di amicizia e di incontro personale con gli altri, giungere all'incontro con Gesù Cristo come persona

    L'educatore metta il ragazzo a contatto con la realtà concreta della vita ordinaria, dove possa scoprire occasioni (anche semplici) nelle quali rendersi utile agli altri: l'educatore e il gruppo faccia emergere attentamente e assiduamente che ciò piace a Dio ed è un modo concreto per amarlo...
    Si facciano con regolarità:
    - Riunioni di gruppi nei quali si riveda la relazione personale nel gruppo alla luce del Vangelo.
    - Esame degli atteggiamenti e delle attività della vita normale con i compagni (sport, vita scolastica, vita di gruppo...), per scoprire il rapporto con Gesù Cristo vivo ed operante nel gruppo.
    - Esame delle attività personali con questo o quel compagno, alla luce di Cristo.
    - Ricerca personale o in gruppo di forme di attività a favore di terzi, che ci aiutino a rendere loro presente Gesù Cristo vivo.

    5. Accettazione e interiorizzazione della propria realtà cristiana, con i suoi impegni e le sue esigenze

    Questo obiettivo è un punto di arrivo e presuppone di aver già progredito in tutti gli obiettivi precedenti. Ad ogni modo, in un gruppo più maturo cristianamente, si potrà mettere in atto fin dal principio.
    - A livello di gruppo - gruppo già un po' maturo -, scoprire quali sono le esigenze portate con sé dall'essere cristiano e analizzare il grado di impegno personale e collettivo.
    - Cercare vie individuali e collettive di impegno e di esigenza che presuppongono l'accettazione e l'integrazione del proprio essere di cristiano.
    - Ottenere che i ragazzi interiorizzino le «pratiche» che compiono come cristiani, in maniera che non si sentano mai forzati dal di fuori, ma prendano coscienza del fatto che scelgono liberamente questa via e che si impegnano come cristiani.
    - Estendere questo impegno ad attività di autentico servizio agli altri. Cercare attività che, in maniera graduale, suppongano meno soddisfazione personale e maggior senso di donazione agli altri.
    - Cercare delle occasioni nelle quali, individualmente o in gruppo, si facciano autentiche rinunce per il bene degli altri.
    - Verso la fine della tappa, tracciare piani di servizio a più lunga scadenza, a livello ecclesiale, con prestazioni personali del gruppo abbastanza impegnate.

    6. Formare 8 ragazzo al giusto uso della libertà, all'accettazione del piano di Dio su di lui e sulla realtà

    - Nel contesto di una revisione molto semplice, studiare i differenti «ruoli» (familiare, scolastico, di gruppo, sportivo...) che il ragazzo svolge normalmente nella sua vita, per vedere i piani di Dio in ognuno di essi e la sua fedeltà reale al medesimo.
    - Aiutare il ragazzo a scoprire che senso ha per lui l'«alleanza» e a scoprire i «segni» con i quali deve realizzarla, concretamente, nella vita di ogni giorno. Procurare che si limiti a dati molto concreti, che lo facciano rifuggire da forme di idealismo e, allo stesso tempo, lo aiutino in un impegno costante.
    - Far scoprire nelle manifestazioni gradevoli e frustranti della propria vita, «segni» della volontà di Dio e forme per realizzare l'«alleanza», contro il proprio gusto e volontà.

    7. Far scoprire al ragazzo fi significato delle diverse vocazioni

    - Con tavole rotonde e riunioni di gruppo, ben pensate e ben preparate, far scoprire ai ragazzi i valori positivi e i limiti che ogni scelta di questi tre stati: matrimonio, vita religiosa e sacerdozio, suppone. In questo schema di lavoro, mantenere una grande fedeltà e lealtà, per non caricare le tinte né in un senso né in un altro.
    - Far cercare dai ragazzi, nel Vangelo ed in San Paolo, quei brani nei quali si scopre il valore della vita matrimoniale e quegli altri nei quali si parla dell'eccellenza della verginità, ed aiutarli a farsi idee chiare in vista del futuro impegno personale.
    - Ottenere che scoprano la vocazione sacerdotale e religiosa, non come un disprezzo della vita matrimoniale, ma come una forma di realizzazione della propria vita cristiana e della propria testimonianza a Cristo con una dedizione totale e libera.
    - Far veder loro in che maniera Dio chiama ogni cristiano, per vie diverse, a dar la sua testimonianza. Che però questa chiamata di Dio si manifesta a poco a poco nella vita, e si approfondisce nel proprio impegno.

    8. Aiutare il ragazzo a scoprire le diverse funzioni che può fin d'ora svolgere come membro della comunità cristiana

    - Cercare di creare nel gruppo un ambiente di vera comunità cristiana, ma evitare di trasformarlo in un nucleo chiuso, avendo sempre come punto di arrivo la comunità di adulti nella quale dovranno integrarsi. Leggere e commentare in gruppo i brani degli Atti degli Apostoli che descrivono la vita della primitiva comunità cristiana.
    - Cercare dei contatti con le forze vive cristiane di adulti che, in qualche modo, facilitino, già in questa tappa, l'inserimento nella comunità.
    - Vedere quali sono le funzioni o ruoli che, a questa età e nella situazione concreta della vita, può svolgere nella comunità e dargli modo di realizzarli.
    - Però, soprattutto, collaborare direttamente e indirettamente perché si formino delle vere comunità di adulti nelle quali questi ragazzi possano integrarsi efficacemente. Si consiglia:
    - Le azioni liturgiche siano attentamente adattate ai ragazzi che devono partecipare. Per una più profonda iniziazione i gruppi, soprattutto all'inizio, siano piuttosto ridotti.
    - Nel medesimo tempo non siano «separati» dal resto della comunità parrocchiale, ma fin da questa età vengano opportunamente integrati nelle manifestazioni comunitarie e liturgiche della parrocchia, nelle associazioni, ecc., soprattutto quando i ragazzi fossero in collegio. (Diversamente rischierebbero di essere poi dei «tagliati fuori» e di subirne tutte le amare conseguenze).

    9. Scoperta della gerarchia di valori che hanno le differenti manifestazioni di adesione a Dio, comunitarie e private

    A riguardo dei Sacramenti:
    - Si promuova una catechesi attenta e assidua sul senso di ogni sacramento che il ragazzo riceve.
    - Si insista sull'azione di Dio e sul rispetto di Dio per ogni atteggiamento profondo del soggetto.
    - La Comunione sia costantemente presentata come «incontro» reale fra Cristo e i fratelli nel «convito eucaristico».
    - Nella Penitenza si faccia emergere il valore della «conversione»: la frequenza alla Confessione e alla Comunione è una delle mète più importanti.
    - I Sacramenti in genere vengano messi in relazione anche col proprio impegno senza cadere nell'«utilitarismo» (spingere ai Sacramenti perché i ragazzi così sono più obbedienti e più impegnati...).
    A riguardo della preghiera personale:
    - Si inculchi innanzitutto che non vengano «dette» le preghiere per assolvere solo ad un'usanza a mezzo di formule da «recitarsi».
    - La vera preghiera esige un raccoglimento interiore anche quando si prega in un ambiente scolastico (magari già ostile) o in un refettorio di fronte al cibo. È preferibile pregare in occasioni più rare ma in maniera più vissuta e vera.
    - Il ragazzo sia anche iniziato al «dialogo» personale con il Signore, prescindendo da qualsiasi formula, e prendendo come modello la conversazione familiare. A riguardo della preghiera occasionale:
    - I tempi liturgici sono occasioni ottime per introdurre stili di preghiera (quaresima = penitenza; pasqua = gioia, ecc.).
    - Anche la preghiera personale non deve essere solo di «domanda». Si educhi alla preghiera di ringraziamento, di lode, di offerta.

    10. Coltivare le virtù morali come avvicinamento a Cristo e imitazione di Cristo

    - Si cerchi di fondare la vita morale sulla parola e sull'esempio di Gesù, in maniera che essa diventi la risposta pratica alla parola di Dio e non un puro formalismo.
    - Si faccia convergere la conquista delle virtù sull'aspetto positivo e non solo sulla fuga del peccato. Con ciò non si esclude evidentemente la capacità di rinuncia e di lotta.
    - Poiché molte volte le radici di certe deficienze morali del ragazzo vanno ricercate nella famiglia, nell'ambiente o nel suo stesso temperamento, si esiga molta attenzione da parte dell'educatore che dovrà, secondo i casi, applicare forme di precatechesi differenti.
    - L'educatore adotti molto la tattica dell'incoraggiamento, poiché il ragazzo, assai volubile, ne ha assoluto bisogno.

    11. Creare nei ragazzi la coscienza di essere membri della Chiesa

    L'educatore avrà cura di:
    - Far vivere e dar senso alle celebrazioni della comunità, soprattutto quella eucaristica, facendo sì che le celebrazioni nelle quali prendono parte i ragazzi siano autentiche e vitali esperienze comunitarie.
    - Dare senso sacramentale alla propria vita.
    Fare sì che soprattutto l'Eucaristia sia per essi unione con Cristo e con i fratelli, in una solidarietà soprannaturale con i loro problemi, e che la Penitenza sia una purificazione per rinnovare l'impegno battesimale e capire meglio anche le debolezze degli altri.
    - Creare momenti di orazione comunitaria di tutto il gruppo, nei quali coloro che vivono insieme per un altro genere di attività, si trovino anche per pregare, in modo che si sentano realmente Chiesa, con una preghiera adattata alla loro situazione concreta, ma con un'autentica struttura e proiezione comunitaria.
    - Come conseguenza dei punti precedenti e di questo tipo di preghiera, aiutare i ragazzi a scoprire modi di servizio cristiano alla comunità, sia nel culto, sia nella carità, nella donazione, ecc.

    CONCLUSIONE

    La pastorale è continua interazione tra Dio e l'uomo. Entrano in gioco, in questa suggestiva interazione, qualità umane e conoscenza di Dio, in un susseguirsi di dialoghi, proposte e risposte. L'incontro sarà tanto più intenso quanto più l'uomo sarà corredato di personalità, con tutti i doni che la natura gli ha fornito, sviluppati ed equilibrati, e quanto maggiore conoscenza avrà di Dio, del suo disegno di amore, del suo progetto di salvezza...
    Per sviluppare questo incontro non bastano poche lezioni scolastiche di catechismo e tanto meno l'ossequio, per quanto volonteroso, al «precetto festivo». Tutta l'azione dell'educatore deve convergere qui, senza forzature e al di fuori di ogni retorica, in un progetto che l'operatore pastorale deve avere dentro e vivere, egli per primo, intensamente.
    «In vista di tale obiettivo i catechisti sono chiamati a farsi sempre più docili all'azione dello Spirito Santo, attenti e fedeli all'insegnamento dei pastori.
    Nell'esercizio della loro missione essi traggono aiuto da ogni valida ricerca teologica, come dalle indicazioni delle scienze profane. Soprattutto si preoccupano che la dottrina rivelata diventi valore e motivo per tutta la vita cristiana» (RdC 40). «Educatore dei fratelli nella fede, il catechista è debitore verso tutti del Vangelo che annuncia; dalla fede e dalla testimonianza di tutti egli si lascia a sua volta educare» (RdC 185). «La vita del catechista è una manifestazione delle invisibili realtà, alle quali egli richiama i suoi fratelli di fede» (RdC 186).
    Fallire in questo è fallire nella propria missione. È una cosa troppo importante quindi, perché egli non ne faccia motivo di continua personale e comunitaria revisione. Si tratta di fare «l'uomo nuovo».
    A volte nel lavoro catechistico riusciamo a fare dei piccoli teologi, non dei credenti; dei campioni di gare catechistiche, non dei testimoni di vita cristiana. Stabiliamo dei primati di presenze, ma non dei primati di santità.
    L'urgenza di questi tempi non ci permette di segnare il passo. Il problema di Dio diventa problema umano, quotidiano. La risposta vitale cambia la vita, quindi diventa segno e speranza, salvezza e redenzione portata da Cristo.



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