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    Introduzione a: Per un orientamento scolastico e professionale del preadolescente


     

    (NPG 1980-08-17)

    Il preadolescente non si pone ancora in maniera impegnativa il problema di un orientamento scolastico e professionale: per lui le decisioni sul suo futuro sono un'ipoteca dei genitori. Egli non è ancora in grado di decidere, è contento di questo disimpegno e non si preoccupa, perché vede lontano il giorno in cui sarà inserito nel mondo del lavoro.
    Però tutto ciò che apprende, sia nel campo intellettivo che in quello psicologico, sociale e morale, lo prepara al suo domani. Così ogni intervento educativo, quello che proviene dall'ambiente familiare come da quello sociale e in modo speciale l'educazione impartita nella scuola, incide sempre più profondamente sulla sua personalità e lo orienta verso il futuro.
    È molto importante quindi che tutti coloro che ruotano attorno al suo mondo tengano presente questo fatto e che gli educatori si chiedano come possono accompagnarlo,
    con opportuni interventi e stimoli, verso la scelta di un proseguimento degli studi o verso una professione.
    Ci si chiede spesso:
    - Perché alcuni cambiano facilmente professione, evidenziando una profonda insoddisfazione rispetto al lavoro? Perché alcuni vivono la professione come una parentesi nella loro giornata, tollerandola solo come una necessità dura?
    - Al contrario perché altri vivono la professione come un piccolo assoluto, facendone il centro dei loro interessi più vivi, a scapito di una presenza significativa nella propria famiglia e ambiente di vita?
    - Da che cosa deriva quella usura personale, quella stanchezza di fronte alla professione che viene a galla con il passare degli anni rispetto alle speranze iniziali?
    - Che cosa fare perché la professione sia un momento costruttivo per la persona, le consenta di autorealizzarsi verso una pienezza anziché divenire sorgente di disumanizzazione, fattore di abbrutimento?
    - Quale relazione c'è e ci deve essere tra il lavoro quotidiano con le sue esigenze spesso indilazionabili e la vita nel suo insieme?
    - Quale strada seguire per rifare l'uomo anche mediante la professione?
    La professione occupa la maggior parte del tempo di una giornata. Quale è la sua importanza ed il limite rispetto alla realizzazione di sé nell'arco di una vita umana?
    Il dossier cerca di rispondere a qualcuno di questi interrogativi, evidenziando come la deficienza di inserimento nel lavoro è spesso da ricercare in un mancato orientamento scolastico e professionale. Nei vari contributi facilmente la visione ristretta del mondo della preadolescenza tende ad estendersi nel tempo per anticipare i panorami del mondo del domani. Se questo è un limite, è però anche un vantaggio perché solo in prospettiva si può comprendere bene il presente e anche perché in questa maniera ci si sente più coinvolti nel mondo del ragazzo che mentre vive il presente, è proiettato costantemente' verso il futuro.

    FATTI

    La situazione attuale del preadolescente che ha espletato il terzo anno di scuola media inferiore e ricerca un orientamento scolastico e professionale, è stata analizzata dal CEASCO (Centro Assistenza Scolastica - Torino). Esso si prefigge di «fornire ad allievi, famiglie ed insegnanti un aiuto all'effettuazione di scelte responsabili fra le diverse possibilità che la Scuola ed il mondo del lavoro offrono a chi ha adempiuto l'obbligo scolastico i.
    Nel quaderno n. 6 sull'«orientamento i (Torino 1978-79), il CEASCO fornisce lo spunto per una sensibilizzazione all'orientamento mediante informazioni e suggerimenti di carattere pratico per aiutare giovani e genitori a decidere responsabilmente in stretto contatto con la scuola e possibilmente con esperti. Alla scuola ed agli operatori dell'orientamento si ripromette di offrire non solo informazioni, ma anche occasioni per sviluppare ulteriormente la loro attività specialistica.
    In questo contesto viene presentato il quadro che il ragazzo che oggi ha terminato la scuola dell'obbligo trova di fronte a sé, l'incidenza dei vari fattori che determinano la sua scelta, l'importanza della preparazione impartita dalla scuola, dei titoli di studio, le offerte di occupazione che presenta il mondo del lavoro e le conseguenze sui giovani dello stato di disoccupazione.
    Tutti questi aspetti sono corredati di dati statistici che danno concretezza nel presentarci la situazione italiana attuale sull'orientamento scolastico e professionale. Riportiamo, quasi integralmente, alcune di queste pagine per introdurci così nella problematica dell'orientamento scolastico e professionale e preparare il terreno per i successivi contributi che ci apriranno il campo verso diverse prospettive e ci forniranno suggerimenti utili per l'azione.

    PROSPETTIVE

    Presentiamo ora alcuni contributi di studio che ci suggeriscono quali interventi educativi operare per un'educazione scolastica e professionale.
    Ogni articolista la puntualizza sotto un aspetto diverso e come tessera di un mosaico precisa sempre più la visione d'insieme.
    Jean Tefnin sottolinea che l'orientamento «non va visto come realtà a sé stante o intervento straordinario, ma come azione continuativa integrata nell'insegnamento», poiché «l'insegnamento ha come finalità l'educazione globale, capace di preparare l'allievo all'inserimento nella realtà socio-lavorativa».
    Luciano Cian ci dirà che non solo la finalità dell'educazione è globale ma «sembra importante impostare tutta l'educazione da un punto di vista scientifico e globale». Orientare è agire quindi in prospettiva di identità personale e sociale in un'opera continuativa legata a tutte le età, ma in modo particolare al periodo delle scelte.
    La continuità dell'opera educativa è messa in particolare risalto dal contributo di Pietro Gianola sull'«educatore oggi per domani». L'educazione di oggi dovrà essere premessa per un domani di continua educazione, magari in gran parte in forma di autoeducazione.
    Ciò vale per l'educazione maturativa funzionale, per l'educazione scientifica, culturale e sociale, per l'educazione religiosa, per l'abilitazione professionale. La vita è infatti, come spiega Giuseppe Morante nel suo articolo, uno sviluppo di scelte continue fatte nella prima infanzia poiché «ogni organismo è animato da una tendenza innata a sviluppare tutte le sue potenzialità e a svilupparle in modo da favorire la propria conservazione e arricchimento».
    Orientare diventa quindi un'urgenza sul piano psicologico, socio-culturale e in quello delle finalità della scuola. A quest'opera si impegneranno in modo del tutto particolare la famiglia, come nucleo essenziale per una reale crescita umana, e la scuola in quanto finalizzata al pieno sviluppo della personalità dell'alunno.

    PER L'AZIONE

    Si è soliti dire che il vero orientamento si matura in sede scolastica: la scelta della scuola è in certo qual modo presupposto di quella professionale.
    In tal modo nel nostro paese l'istruzione professionale (a breve termine), porta al «mestiere» e l'istruzione secondaria superiore e universitaria porta alla «professione».
    Da una parte viene eccessivamente stimato lo studio a livello universitario e dall'altra l'esercizio di una professione viene declassato al rango di mestiere. Come uscire da queste contraddizioni? Quali criteri usare per la scelta della professione? Quali suggerimenti pratici per educatori e genitori? L'articolo di Severino De Pieri ci stimola e ci guida nel ricercare la risposta a tali interrogativi.
    Con l'articolo di Germano Proverbio, la prospettiva dell'orientamento scolastico e professionale diventa proposta per assicurare a tutti i ragazzi che lasciano la scuola media un ulteriore periodo di preparazione generale e insieme di orientamento verso scelte successive. In concreto viene proposta la costituzione di una scuola secondaria con un biennio comune che innalzi il compimento dell'obbligo scolastico ai 16 anni (o ai 15 qualora venisse ridotta o anticipata la scuola elementare). Questa proposta vorrebbe favorire una educazione non solo alla «professione» ma alla
    «professionalità» che è insieme «creatività, autonomia, capacità di adattamento, comunicazione, spirito di gruppo, responsabilità, solidarietà, disciplina».



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