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    Adolescenti e penitenza: cosa dicono gli adolescenti


     


    (NPG 1980-09-23)

    Cosa pensano i giovani del peccato e della confessione? Come vedono il ruolo del sacerdote nel perdono dei peccati? Confessione personale o celebrazione comunitaria? Per introdurre, a livello di stimolo da approfondire, il parere dei giovani su questi temi, abbiamo registrato una conversazione con due adolescenti sui 17 anni ed una ragazza di 23 anni di un gruppo parrocchiale.

    Il distacco dalla confessione

    Domanda: Nel vostro gruppo giovanile si parla della confessione? Ci si confessa? Franca: Da un po' di tempo in qua. L'avevamo lasciata da parte, ma ultimamente, a Pasqua, abbiamo fatto tra di noi alcuni incontri sulla confessione e poi c'è stata una celebrazione comunitaria. Devo dire che a me, come ad altri, sono rimasti tanti dubbi. Non si è chiarito niente.
    Massimo: Io sono quattro anni che non mi confesso.
    Franca: Anch'io. Dall'anno della cresima.
    Donatella: Se per penitenza si intende confessarsi al prete, anch'io è da molto tempo che non mi confesso. Da tanto. Ha influito molto, qualche anno fa, il fatto che quasi mi obbligavano a confessarmi perché ero animatrice di un gruppo di ragazzi. Ci ho riprovato un anno fa: mi sono scontrata con il prete sull'aborto e su chi aiutava ad abortire. A quell'epoca lavoravo in un consultorio: voleva impormi di lasciarlo. Io dicevo che non facevo male, perché solo accoglievo delle donne in difficoltà che avevano già deciso di abortire. Me ne sono andata senza chiedere l'assoluzione. Da allora più niente.
    Massimo: Quest'anno a Pasqua con gli scouts mi sono confessato. Quella sera era diversa. Mi sentivo molto vicino a Dio, e non era solo a causa dell'ambiente. Si confessava solo chi voleva. Quella sera per me era una esigenza. C'è da dire che era un prete bravo. Se dovessi ripetere la confessione in chiesa, oggi, non ci andrei più.

    Domanda: Perché ci sei andato quella volta?
    Massimo: Per vedere se quello che facevo era giusto. Io sono ad un bivio: non ho ancora preso una decisione sulla fede. Quella sera, stranissimo, ho pregato da solo. E mi ha aiutato... Non so se ho chiesto perdono... Mi importava di più parlare con un prete che mi aiutasse a capire i miei problemi. Cose serie. Io, a volte, per esempio, rifiuto di entrare in contatto con gli altri.
    Franca: A me va bene il discorso di Massimo. Però per parlare preferisco una persona conosciuta e non la confessione. Che significato ha parlare con una persona che non conosci, per cinque minuti? L'idea non mi attira. Io la confessione non la vedo. Forse non mi rendo conto di che cosa può essere peccato per me... Posso fare degli sbagli, e li faccio: ma come faccio a dire che sono peccato?

    Mi capita di dire: «Ho sbagliato», ma non di dire: «Ho peccato»

    Massimo: Ecco, anch'io non ho una visione chiara di peccato. Cosa è peccato?

    Domanda: Qualche volta ti sei detto: «Ecco, è peccato»?
    Massimo: Sinceramente so che bestemmiare (e forte) è peccato. Non posso dire: «credo» e dopo tirare giù una bestemmia. Cosa credo allora? In quel momento ammetto che sono peccatore.
    Franca: A me la parola peccato proprio non piace usarla. Ma che vuol dire? Io faccio degli sbagli...

    Domanda: Se ho ben capito per te esistono delle cose che non vanno, ma non ti va di chiamarle peccati?
    Franca: Forse non ho una concezione di peccato... Mi capita di dire «ho sbagliato», ma non di dire: «ho peccato». Mi chiedo però se quel che rifiuto non è forse la parola, ma non il contenuto.

    Domanda: Quando sbagli con qualcuno cerchi di fare la pace?
    Franca: Sì.

    Domanda: E Dio in qualche modo c'entra nel tuo sbagliare prima e nel tuo fare la pace dopo?
    Franca: Se ci penso Dio può anche entrarci... Però in quel momento non ci penso.

    Domanda: E quando ti fermi a riflettere da sola?
    Franca: Se rifletto sul vangelo riconosco che il mio comportamento non è cristiano.

    Ma quali azioni sono peccato?

    Donatella: Posso intervenire? Mi rendo conto che c'è molta differenza tra me e loro due. Io, mi sembra almeno, ho un concetto chiaro di peccato. Però mi sono resa conto che non esiste il mio peccato verso Dio, ma verso gli altri. Per cui ho concluso che per me la confessione individuale ha poco senso, mentre quella comunitaria è importante. Quanto al peccato; quando ero ragazzina in confessione dicevo i peccati che trovavo scritti nel foglietto. Ricordo che una volta ho detto al prete: «Ho commesso atti impuri». Mi ha chiesto che cosa volevo dire e naturalmente non ho saputo rispondere...
    Massimo: Anch'io facevo così. Poi ho smesso. Che senso aveva dire: «Ho rubato i soldi alla mamma» e dire: «Ho commesso atti impuri». Che cosa c'entra la masturbazione? Capisco quando uno ha 18-19 anni, ma a quell'età... È un modo di conoscere il proprio corpo...
    Vorrei tornare un istante indietro: che differenza c'è tra sbaglio e peccato? Tante volte uno sbaglio non è peccato. Non so dividere le due cose. Qual è la differenza? Donatella: Non rispondo a Massimo. Su una determinata serie di peccati sono andata in crisi anch'io: sesso e politica. Io non faccio l'amore con il mio ragazzo, perché così sta bene a tutti e due. Ma riguardo al sesso come peccato sono andata in crisi. L'altro motivo di crisi è la proibizione di votare, nonostante tutto, a sinistra.

    Domanda: Ma in base a che cosa dici che un'azione è peccato oppure no?
    Massimo: È qui che si va in crisi...

    Domanda: Facciamo un esempio: fare l'amore tra i giovani...
    Franca: Non vedo perché fare l'amore tra giovani è peccato. Se uno fa l'amore è perché ci crede: non vedo perché dovrebbe aspettare il matrimonio. Se lo si fa tutti e due consapevolmente, senza strumentalizzazioni reciproche, non vedo perché si debba dire: «Prima del matrimonio no».

    Domanda: E se due fanno l'amore in una situazione di strumentalizzazione reciproca... Dio c'entra?
    Franca: Beh, quella è una cosa che non va. Come cristiani sì, è peccato... Io però la vedo come un gesto disumano.
    Massimo: Per me Dio non c'entra. Sfruttare l'altro è un'azione disumana, ma Dio non c'entra.
    Donatella: Io la penso diversamente: la differenza tra azione disumana e peccato non esiste. Se vado contro l'uomo vado contro Dio.
    Vorrei ritornare sulla confessione.
    Io credo che oggi ci sia più sensibilità per un sacramento, ad esempio la messa, che non per un altro, ad esempio la confessione. Se i sacramenti servono per avvicinare a Dio e agli altri, ogni generazione ha il diritto di riconoscersi più in un sacramento che in un altro. Questo non vuole dire che non si riconosca l'importanza di quel sacramento o che non sia più valido.

    La confessione «al prete»...

    Domanda: Ma lasciar perdere la confessione non significa caduta dell'impegno cristiano?
    Donatella: No. L'impegno cadé, se cade il confronto con gli altri cristiani adulti. E poi io non nego il sacramento della penitenza. È la confessione individuale che secondo me non ha senso. Io dico che la confessione comunitaria può avere ed ha dei limiti, ma aggiungo che quella individuale non ha senso. Anche se mi rendo conto che come segno io ci credo...
    Io credo nella riconciliazione comunitaria, come credo, per fare un esempio, al fatto che oggi ho sentito il bisogno di regalare un mazzetto di fiori ad una persona con cui ho bisticciato da poco. Un segno come questo è, secondo me, molto più forte del confessare il bisticcio ad un prete. Io credo nella esigenza di riconciliazione con gli altri e, per chi ci crede, con Dio.

    Domanda: Ma quando uno va a confessarsi è già perdonato?
    Donatella: Uno è perdonato da Dio quando sbaglia.

    Domanda: Non è troppo comodo concludere così? Mi perdona anche quando non voglio?
    Donatella: Certo che mi perdona. Qualunque cosa io faccia mi perdona, perché è amore infinito. Ma io mi riconcilio con lui solo quando dimostro di accettare il suo perdono.
    Franca: Secondo me tu sei perdonato nel momento in cui ti rendi conto di aver sbagliato.
    Massimo: Secondo me invece quando chiedi scusa a chi hai offeso.

    Domanda: Ma allora cosa andare a fare in chiesa dal prete? Massimo: Infatti. Lo dico anch'io!

    ... e la celebrazione comunitaria

    Donatella: E no! La comunità ha bisogno di riflettere, pregare, capire i suoi sbagli e richiedere di nuovo perdono insieme. Un momento di calma in cui chiarisci dove hai sbagliato.

    Domanda: Tu dici allora: davanti alla comunità sì, col prete no. È così?
    Massimo: Per me sia la confessione individuale che quella comunitaria sono la stessa cosa. Quando mi riconcilio con una persona o con una assemblea mi riconcilio con Dio. Ma a che servono, sia la confessione individuale che quella fatta in comunità? Se sbaglio con il centro giovanile è con quelli del centro giovanile che debbo fare pace. E quando chiedo scusa a loro mi riconcilio con Dio. Non vedo perché fare un'altra assemblea dopo... Io credo che quando faccio pace con chi ho offeso, c'è qualcosa che non vedo e che non sento, che è Dio. Nel riconciliarmi così, mi riconcilio con Dio.
    Donatella: Io non nego quello che ora ha detto Massimo. Eppure credo che la comunità abbia bisogno di pregare, riflettere...

    Domanda: Fermiamoci un istante su questa comunità. Che tipo di assemblea è? Una solita riunione di gruppo?
    Donatella: No, qualcosa di più profondo. Nella assemblea solita si discute, si programma... Nella preghiera comunitaria Dio è presente in mezzo a noi. Un momento di preghiera e non una seduta più o meno psicanalitica. Al termine di una assemblea in cui si legge la parola di Dio, ci si confronta insieme, si prega, vedo bene un momento di confessione comunitaria.

    Domanda: E la confessione al prete dentro questo incontro comunitario oppure passeggiando da soli o al confessionale?
    Donatella: Il prete ha due ruoli. È anzitutto" un adulto nella fede che deve evitare che l'incontro comunitario di preghiera scivoli nella psicologia, nell'autocompassione o nell'autogiustificazione. Fuori da quell'incontro rimane un adulto con cui occorre confrontarsi, specialmente in certi momenti della vita. Tuttavia riconosco questo ruolo anche ad altri adulti.

    Domanda: Insomma, da una parte rifiuti la confessione al prete da soli e dall'altra non ritieni importante che nell'incontro comunitario ad un certo punto ognuno vada dal sacerdote e confessi la sua fede in Dio ed i suoi peccati?
    Donatella: Ho le idee molto confuse... In effetti però questo incontro con il prete durante la celebrazione non lo vedo. È fuori dalla mia logica. Mi sembra importante però che alla fine il prete domandi perdono a Dio a nome di tutti e invochi su tutti il suo aiuto.



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