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    Oltre la terza media


     

    PREADOLESCENTI

    Luciano Cian

    (NPG 1980-10-62)

    Nel numero di ottobre di questa rivista abbiamo parlato ampiamente dell'orientamento scolastico e professionale del preadolescente. Con il sussidio di Luciano Cian che ora presentiamo, cerchiamo di aggiungere un'altra tessera al mosaico di dimensioni pressoché illimitate, che rappresenta la crescita del ragazzo in tutte le sue componenti.
    L'orientamento professionale è stato definito come «coordinazione dell'opera dell'educatore e dell'educando intesa a conoscere e preparare la professione più consona alle condizioni individuali, familiari e sociali dell'alunno» (Dizionario Enciclopedico di Pedagogia - SAIE).
    L'orientamento professionale, e anche scolastico, perché la scelta scolastica è già necessariamente anche una scelta professionale, in quanto preclude la via ad alcune professioni e le apre ad altre, vede dunque impegnati tutti coloro che svolgono la missione di educatori e in modo particolare gli insegnanti e i genitori.
    Essi debbono collaborare con l'educando per orientare questa scelta: ogni forma di pressione acquisterebbe carattere di violenza e sotto l'aspetto educativo ed orientativo sarebbe destinata a fallire poiché ogni educazione è essenzialmente autoeducazione e ogni orientamento procede primariamente dallo studio delle condizioni individuali dell'alunno.
    Occorre perciò innanzitutto coordinazione tra educatore ed educando in modo che il giovane possa maturare le conclusioni sulla via da seguire dopo che l'educatore ha opportunamente messo in rilievo tutta una serie di elementi che possono farlo riflettere sulle sue possibilità di optare per una determinata scelta.
    Si tratta in pratica di esercitare la funzione di guida indiretta dell'orientando all'autodecisione circa la via intravista come la più consona alle sue possibilità anche se ciò fosse contrario alle ispirazioni di un primo momento.
    Nell'orientamento scolastico e professionale intervengono adunque primariamente l'educando, poi i genitori e poi gli insegnanti.
    In questo sussidio Luciano Cian si rivolge perciò innanzitutto al ragazzo, specialmente a quello che ha terminato la terza media e si appresta a compiere una scelta importante per il suo avvenire.
    Poi ai genitori che sono le prime persone verso cui si rivolgerà il ragazzo per avere un consiglio sicuro. Infine agli insegnanti perché lo aiutino ad essere se stesso, a maturare una vera libertà personale che lo renda idoneo ad una libera scelta.

     

    1 A TE, ALUNNO DI TERZA MEDIA

    Caro amico, tra poco, dopo la terza media, dovrai compiere una scelta importante per il tuo avvenire.
    Finora il tuo domani l'hai solamente «sognato»; ora stai per costruirlo concretamente. Se saprai intuirlo per tempo in modo chiaro, gli metterai subito delle buone basi ed allora sarà più facile che tu diventi un giorno contento di te stesso e della tua professione, del tuo progetto di vita, della tua vocazione. È in questo modo che sarai anche utile alla società nella quale sarai destinato a vivere.
    Ecco alcune indicazioni pratiche che ti possono servire da guida per la tua decisione.

    CRITERI PRATICI PER LA SCELTA SCOLASTICO-PROFESSIONALE

    1. Dopo la terza media puoi scegliere direttamente un lavoro
    Nel caso tu abbia l'età richiesta (almeno 14 anni compiuti) ed intenda indirizzarti direttamente al lavoro, conviene tu sappia che:
    - non è opportuno scegliere un lavoro a caso, oppure accettare un'occupazione qualsiasi presso parenti o in prossimità di casa. È meglio osservare i tuoi interessi e badare alle tue inclinazioni;
    - più che lasciarsi influenzare solo da vantaggi economici immediati, è preferibile scegliere un'azienda che permetta di imparare un buon lavoro, in vista del futuro;
    - i molti cambiamenti di azienda, motivati in prevalenza da vantaggi economici, possono impedire l'acquisizione di una seria qualificazione professionale. I ragazzi che, finita la terza media, scelgono un immediato avviamento al lavoro (= apprendistato), senza seguire una formazione scolastica o professionale, sono in genere utilizzati in attività poco qualificate, per le quali spesso un'effettiva qualificazione non è richiesta, oppure, quando è necessaria viene trascurata dai datori di lavoro. Generalmente si tratta di una sottoccupazione che molte aziende hanno interesse a mantenere, per il minore onere di contributi previdenziali previsto dalla legge per gli apprendisti rispetto ai lavoratori adulti.
    Rare sono le situazioni in cui il rapporto di apprendistato permette una formazione sul lavoro: per lo più esso si traduce in un rapporto di dipendenza scarsamente riconosciuto sul piano economico.
    I ragazzi che lavorano come apprendisti si trovano spesso nella condizione di perdere tempo prezioso per un'effettiva preparazione; ma accettano la situazione per necessità o mancanza di alternative. In questo caso devono almeno prestare attenzione ad impegnarsi nella formazione perché l'esperienza che fanno non diventi negativa, si traduca anzi in un impegno attivo, consapevole, protagonista di scelte e di cambiamenti necessari.

    2. Scegli una scuola e prevedi un lavoro corrispondenti ai tuoi gusti
    Tanto la professione che eserciterai un domani quanto la scuola che sceglierai tra breve riusciranno a darti delle soddisfazioni solo se corrisponderanno veramente ai tuoi «gusti». È quindi opportuno che tu cerchi di individuare con sufficiente chiarezza le tue preferenze, le tue aspirazioni.
    Come può un ragazzo come te tentare di capire i suoi veri interessi? Un modo senz'altro utile può essere il seguente. Guarda in te stesso: osserva le tue esperienze, per riconoscere quelle in cui riesci meglio o hai maggiore soddisfazione; ricerca quali sono le attività scolastiche ed extra-scolastiche nelle quali ti accorgi di mettere tutto te stesso. Anche il considerare quali sono le persone che ammiri di più o le letture più gradite potrebbe aiutarti a scoprire le tue preferenze.
    I tuoi «gusti» sono dunque una base di partenza. Ma, in concreto, come dovrà svolgersi la tua scelta? Essa dovrà effettuarsi trovando un buon accordo fra questi elementi: i tuoi gusti personali, le caratteristiche del lavoro di domani, le esigenze del prossimo indirizzo di studio (materie, programmi, orari, organizzazione e collocazione della scuola...).

    3. Scegli una scuola e prevedi un lavoro corrispondenti alle tue capacità
    Rispettate le tue preferenze, dovresti porti, ma con molta franchezza, una domanda del genere: «Io ho veramente le qualità richieste per superare le difficoltà della scuola e del lavoro che intendo scegliere?». Tu sai che non basta desiderare di essere, per esempio, un campione, un cantante, un divo cinematografico, un ingegnere o uno scienziato atomico, per poterlo diventare.
    Non è sufficiente il desiderio, ci vogliono le capacità. Devi quindi verificare con una certa sicurezza se possiedi le doti fisiche, l'intelligenza, il carattere per diventare ciò che desideri. Dovresti dunque conoscere e misurare le tue capacità, confrontandole dapprima con le esigenze della scuola che vorresti seguire tra poco, e poi con quelle della professione che vorresti esercitare un domani più lontano.

    4. Tieni presente le trasformazioni dell'ambiente sociale
    Per una scelta indovinata è conveniente che tu tenga presente un altro elemento fondamentale: le effettive richieste dell'ambiente sociale.
    Alcuni titoli di studio, per esempio, sono senza avvenire in questo momento. I mestieri e le professioni sono attualmente in fase di trasformazione. Varie occupazioni che fino a poco tempo fa apparivano «sicure», oggi possono risultare diminuite d'importanza, se non addirittura scomparse. Altre attività che ora sono molto in voga potrebbero non esserlo più in futuro.
    Perciò la riuscita di una carriera non è legata esclusivamente alle qualità personali, ma dipende pure dall'inserimento in un lavoro che continui a rimanere richiesto e proficuo nella società di domani. Sarai realistico se saprai superare il richiamo di certe professioni «reclamizzate» dalla televisione e dai rotocalchi: professioni che promettono una vita facile e bella, ma preparano poi tante delusioni e fallimenti nei giovani.

    5. Certi valori sono da vivere oggi come anticipazione del domani
    La scuola, il lavoro, il progetto di vita che si sta sviluppando dentro di te richiedono già oggi un impegno in certe direzioni da vivere come prioritarie.
    Prima di tutto l'«amore»: ogni uomo è un fratello cui rivolgere la nostra attenzione, non un nemico o un avversario. Offrire se stessi agli altri è amore, porsi al servizio dell'uomo è amore, rivolgere un sorriso a chi ci sta vicino è amore. Tutto ciò che facciamo dovrebbe essere guidato dall'amore.
    E poi la «disponibilità»: è un atteggiamento mentale di offerta delle proprie capacità e possibilità. L'offerta di noi stessi non presuppone la ricompensa. La gratuità guida l'azione.
    Quindi la «partecipazione»: essa suppone la volontà di fare, di operare per cambiare le cose insieme a chi sta vicino a noi, per migliorare il mondo, il piccolo mondo in cui siamo immersi. Questo significa che è necessario che ognuno si renda partecipe, protagonista delle situazioni, attore e non spettatore di ciò che vive. Allora responsabilità, partecipazione e impegno sociale vanno di pari passo.
    Ancora: la «libertà e l'uguaglianza». Il nostro mondo è preda del potere, più o meno palese, della supremazia dell'uomo sull'uomo. Invece per noi uguali sono i popoli, uguali l'uomo e la donna, uguali il sano e il malato o l'handicappato. Bisogna lottare contro ogni forma di emarginazione.
    La «non violenza»: c'è chi crede che la violenza sia l'unico mezzo per raggiungere la liberazione. Noi pensiamo invece che la liberazione passi per l'animo di ogni uomo e si è liberi nel momento in cui i nostri atteggiamenti non sono più viziati dalla violenza spicciola dei rapporti quotidiani. La non violenza è una scelta difficile ma fondamentale che sentiamo di fare. La violenza dell'uno sull'altro crea differenze e schiavitù. La uguaglianza è ancora una volta non violenta.
    Il «rispetto per la vita e per la natura»: il discorso della non-violenza vale anche per la vita, per la natura. Uomini, piante, animali, terra, insieme siamo ingranaggi di uno stesso perfetto e meraviglioso sistema, creature generate da un unico immenso amore. Non ha senso parlare di rispetto della libertà, della non-violenza se non rispettiamo la vita delle persone ancor prima che nascano e dopo, l'ambiente che ci circonda. L'«essenzialità»: una natura intatta e incontaminata può portare ad uno stile di vita che elimina il superfluo, il sovrappiù, la caccia al benessere sfrenato, ai primi posti, a tutto ciò che ci rende schiavi perché frutto di bisogni indotti e non reali.
    Questi valori li insegnano in molti. Li ha praticati e scelti per sé Cristo, la cui strada fu scevra di comodità, di ricchezze, di potere. La fede in lui e la scelta di seguirlo qualifica ogni gesto e pensiero, aiuta a credere fermamente in Dio e nell'uomo, nelle sue possibilità, perché l'uomo non è un oggetto qualsiasi ma una creatura che ha dentro qualcosa di divino, un essere unico e originale con un posto ed un fine preciso nel disegno di Dio.
    Tutti questi valori rendono la persona, anche alla tua età, più libera e coraggiosa, capace di scegliere di giocare la vita per gli altri. Puoi realizzare questo partendo dal tuo impegno di oggi nella scuola o nel lavoro, nelle cose di ogni giorno. Il rispetto per l'altro lo si impara cominciando a rispettare se stessi, in ciò che di più sacro e bello c'è in noi, lo si impara ascoltando gli altri per capirli e non umiliarli; il rispetto per la vita e per la natura lo si impara aiutando chi ha bisogno ed è in difficoltà, non buttando la carta per terra, non distruggendo le piante, non facendo rumori inutili più che partecipando a manifestazioni o firmando manifesti; la formazione del carattere si impara accettando la disciplina e il sacrificio, apprendendo a tener fede agli impegni assunti, alla parola data, diventando competenti in quello che si fa. Sono questi alcuni degli elementi che devono esserti presenti nel momento in cui stai per scegliere qualcosa che non ti è imposto ma che può diventare fonte di gioia per il resto della tua vita.

    Indicazioni conclusive

    Informati bene e per tempo; rifletti attentamente; chiedi consiglio. Tu, ora, stai per prendere una decisione importante nella tua vita. È una decisione che deve essere proprio tua. Non puoi lasciare che altri scelgano al tuo posto. Però è anche vero che non puoi assumerti la responsabilità di decidere da solo: la valutazione è complessa; gli elementi sui quali bisogna essere bene illuminati sono molti e, soprattutto nel giudicare se stessi è facile ingannarsi.
    Nel maturare un orientamento successivo alla terza media, ti sarà certo utile tenere presente questi suggerimenti:
    - cerca di informarti bene e per tempo;
    - rifletti attentamente prima di prendere una decisione;
    - chiedi consiglio a chi può aiutarti validamente in un momento così delicato: i genitori, gli insegnanti, gli esperti dell'orientamento e persone sagge che tu conosci;
    - se hai fede e credi in Dio, chiedi la sua luce in un momento di riflessione e di preghiera. Dio ama i ragazzi, desidera che siano felici, ciascuno a modo suo, chiamandoli a partecipare al cammino della storia per fare evolvere la umanità verso la pace, la giustizia, la fratellanza, la promozione umana integrale e la salvezza di tutti.

    II LA SCELTA DOPO LA TERZA MEDIA È UN NODO CENTRALE ANCHE PER I GENITORI

    Le prime persone alle quali i ragazzi dovranno rivolgersi per un consiglio sicuro siete voi, genitori. Nel momento in cui il vostro atteggiamento può forse determinare per essi un avvenire d'insuccesso o di riuscita, vi può essere utile il fermarvi a riflettere su alcune condizioni indispensabili per una decisione prudente e indovinata.

    1. Conoscere e rispettare i gusti personali dei figli
    Talvolta la decisione scolastica o professionale è determinata da elementi estranei alle vere preferenze del ragazzo: la vicinanza di una scuola, il guadagno immediato, un'occupazione rapida, certe tradizioni familiari, ecc. In una scelta guidata dal bene dell'individuo si deve fare in modo che le sue inclinazioni siano comprese e rispettate. Esse vanno anzitutto conosciute, anche se purtroppo non è semplice rilevare a questa età degli interessi professionali ben definiti. Le propensioni vanno quindi rispettate. Guai se non fosse così. Noi sappiamo come non vi può essere peggiore schiavitù di quella di chi si trova legato ad un lavoro che non gli piace. Un lavoro di proprio gusto, al contrario, riesce a creare soddisfazione ed impegno personale, assicura un senso di riuscita e di serenità nella vita.

    2. Valutare con realismo le capacità del ragazzo
    In campo di aspirazioni, soprattutto per i propri figli, il sentimento può facilmente ingannare. Così, il cuore dei genitori, se non riescono a valutare con obiettività le vere attitudini dei figli, rischia di procurare dispiaceri e disadattamenti. Indirizzare un ragazzo o una ragazza ad una scuola successiva, per esempio, vuol dire sentirsi sicuri che essi riusciranno a completarla in modo positivo. Vuol dire, cioè, mettere a confronto tutte le difficoltà del corso di studio con le capacità del ragazzo, per concludere che il bagaglio delle sue risorse (fisiche, intellettuali, volitive, affettive) sarà sufficiente per superare tutte le difficoltà previste. Ma come giudicare questo?
    Eccovi alcuni suggerimenti:
    - Domandate un parere alla scuola. Compito della scuola media dell'obbligo è proprio quello di scoprire e sviluppare le attitudini del ragazzo. Abbiate fiducia delle valutazioni degli insegnanti e discutete con loro il consiglio orientativo che essi esprimono a voce o per iscritto.
    - Ma potete analizzare voi stessi la riuscita del vostro figlio negli anni precedenti, per trarne le debite conclusioni. Insufficienze gravi e ripetute, promozioni molto stentate sono indizio di scarsa attitudine allo studio e perciò sconsigliano l'iscrizione a corsi lunghi e impegnativi.
    - Informatevi convenientemente anche sui singoli indirizzi scolastici: è dalle loro caratteristiche e difficoltà (anni di durata, materie, orari, ecc.) che riuscirete a rendervi conto se sia prudente o no per vostro figlio intraprenderli.
    - Consultatevi, se vi è possibile, con gli esperti dell'orientamento i quali dispongono di strumenti diagnostici relativamente precisi per esprimere un parere sulle reali capacità e attitudini, le inclinazioni per il futuro, le abitudini di studio e di lavoro, l'evoluzione della personalità.

    3. Conoscere le professioni che la società richiede
    Oggi, in Italia, è ancora purtroppo difficile conoscere con precisione il fabbisogno professionale. Tuttavia esistono talvolta, soprattutto localmente, alcune tendenze generali, che vanno tenute ben presenti negli orientamenti sia scolastici che professionali.

    4. Decidere con equilibrio la scelta della scuola
    La scelta che segue la terza media esige equilibrio. Alcuni genitori pretendono troppo dalle modeste capacità dei figli. Altri invece ne trascurano la necessaria formazione professionale, forse perché indulgenti verso il desiderio di indipendenza del ragazzo, o perché cedono alla tentazione di un guadagno immediato per la famiglia. Questo errore può risultare senza rimedio.
    L'età dei 14-16 anni è molto importante per la formazione intellettuale e particolarmente per l'apprendimento degli elementi fondamentali di ogni professione: conoscenza delle lingue, apprendimento di elementi tecnologici, di disegno tecnico, di matematica, di metodi per la misurazione precisa. Passati questi anni, la formazione di base sarà sempre più difficile e costosa, in molti casi non sarà più possibile ed i giovani resteranno impoveriti per tutta la vita. Oggi, anche se si è in attesa di una riforma di tutta la scuola media superiore, si deve ormai insistere perché sia assicurata, possibilmente alla totalità dei giovani, una formazione professionale di base almeno della durata di due o tre anni.

    5. Sostenere i figli nella strada intrapresa
    Evitati certi errori (rimanere in muta contemplazione di fronte alle scelte del figlio, voler realizzare in lui le proprie aspirazioni, sogni e desideri, servirsi dei figli come strumenti di un personale prestigio, pretendere da essi quello che non possono dare, condizionarli nella scelta, dare forte prevalenza al fattore economico e al guadagno...) occorre assistere il figlio nel momento della scelta e dopo. I genitori devono continuare a sostenere il cammino con l'interessamento, l'appoggio costante non protettivo ed apprensivo, fino al completo raggiungimento della stabilità professionale.

    III LA SCELTA SCOLASTICO-PROFESSIONALE È LA SINTESI DI UN'IMPOSTAZIONE PEDAGOGICA CORRETTA DEGLI INSEGNANTI

    Orientare non è semplicemente contribuire a far scegliere opportunamente una scuola o una professione: è aiutare un individuo ad essere se stesso, a maturare una vera libertà personale, a seguire una propria strada, a prepararsi a costruire una società migliore.
    Nel contesto antropologico dello sviluppo delle scienze, il concetto di orientamento ha subito trasformazioni: da una concezione psicotecnica ed attitudinale in funzione diagnostica (Claparède, 1933) esso è passato progressivamente ad una concezione caratterologico-affettiva (Baumgarten, 1954), quindi socio-culturale e dinamica (Léon, 1957; Ancona, 1960), esistenziale (Super, 1964) e infine educativa. Quest'ultima concepisce l'orientamento come educazione permanente (cf «Apprendre à ètre» del rapporto Faure).
    L'orientamento quindi si occupa della crescita totale dell'individuo; cessando di essere considerato come aiuto momentaneo (alla fine della terza media o della scuola superiore) esso diviene processo continuato in funzione dell'individualizzazione e del potenziamento massimo delle capacità della persona, inserita in una società in trasformazione. L'orientamento è l'ottica educativa che fa la sintesi tra lo sforzo dell'educando e l'aiuto dell'educatore che si serve anche delle conoscenze tecniche più opportune per promuovere le potenzialità del soggetto verso cui orienta la sua azione al fine di sostenere l'obiettivo ultimo del suo servizio: la costruzione dell'identità personale e sociale del soggetto in funzione di un adeguato progetto di vita. Orientare significa dunque aiutare a realizzare la vocazione integrale dell'uomo con un sostegno particolare per chi è svantaggiato o meno dotato o appartenente a classi sociali più povere.
    Per fare quest'opera educativa in modo profondo ed incisivo occorre stabilire una corretta relazione educativa intonata alla preventività, intesa come liberazione dai condizionamenti ed offerta di strutture ed occasioni positive di sviluppo. È evidente che un insegnante da solo non può far tutto per un gruppo di alunni. Egli deve poter concordare un piano di lavoro, un progetto di interventi, magari sostenuti da esperti dell'orientamento, con gli altri insegnanti. Gli obiettivi comuni allora diventano:
    - aiutare i soggetti a prendere coscienza di sé e rendersi abili a costruire un proprio progetto di vita;
    - sopperire a carenze educative familiari o ambientali mediante informazioni adeguate sui possibili progetti verso cui orientare le proprie aspirazioni;
    - aiutare a sviluppare le capacità ed attitudini anche mediante il supporto di solide e realistiche motivazioni;
    - tendere alla maturazione della personalità e allo sviluppo integrale della medesima nei suoi vari aspetti, cercando di armonizzare nella struttura personale gli interessi che danno più soddisfazione all'insieme della persona;
    - favorire una costante revisione delle proprie tendenze e dei valori acquisiti;
    - stimolare esperienze positive, riflessioni, contatti con il mondo del lavoro, riducendo esperienze negative ed ampliando quelle appena abbozzate;
    - coltivare la fiducia in sé, la sicurezza, la capacità di rapporto con i coetanei, la liberazione dall'ansia, l'accettazione degli altri, dei propri limiti, la responsabilità dell'impegno e tutti quei valori che formano la piattaforma di una crescita solida ed armonica.
    Al di là dell'aspetto didattico relativo ad ogni disciplina, l'insegnante e il gruppo di insegnanti (i quali oltre a porsi come maestri vivono tra gli alunni come educatori) si propongono di orientare i loro alunni mediante:
    - l'aiuto a conoscersi di più da ogni punto di vista;
    - l'aiuto a crescere come persone in modo integrale;
    - la sensibilizzazione e l'informazione relativa agli indirizzi scolastici, alle professioni;
    - l'aggiornamento e la formazione propria e dei genitori che incontrano in periodici appuntamenti collettivi o individuali.

    1. Un piano di lavoro per l'orientamento
    Un piano di lavoro specifico per l'orientamento può essere pilotato dalle varie componenti scolastiche nel 3° anno di scuola media.
    - Formazione di una «commissione per l'orientamento», composta di quattro genitori per classe, tre insegnanti, tre alunni, un esperto dell'orientamento e del mondo del lavoro.
    - Studio di un piano di lavoro operativo con compiti convergenti.
    - Accordo su un itinerario di massima e su strumenti operativi scelti.
    - Valutazione conclusiva del lavoro svolto per eventuali modifiche in futuri interventi nello stesso plesso scolastico.
    Le proposte operative concrete Momento motivante:
    - un incontro-assemblea dei genitori e degli insegnanti sul tema dell'orientamento, animato da un operatore di un centro di orientamento. In questa occasione possono venire distribuiti fascicoli con notizie e spunti che aiutano ad inquadrare correttamente il discorso sulle scelte scolastiche-professionali, sul progetto di vita personale;
    - un incontro con ogni classe di terza media, guidato da un operatore del centro di orientamento per un primo approccio, il più ampio possibile, con il problema della scelta e della decisione. Possono essere utilizzati audiovisivi che aiutano l'approfondimento.
    Momento analitico-descrittivo:
    - compilazione di tre schede di analisi una da parte dei genitori, una da parte degli insegnanti e una terza da parte di ciascun alunno;
    - applicazione di questionari e tests per la diagnosi di capacità, attitudini, inclinazioni, abitudini di studio, evoluzione della personalità degli alunni, somministrati da esperti.
    Momento conoscitivo-esplorativo della realtà esterna:
    - visite guidate a ospedale, fabbrica, scuola superiore, sede di giornale, uffici... per una conoscenza diretta di aspetti del mondo del lavoro e della scuola. Le visite e gli incontri sono promossi e guidati da genitori ed insegnanti;
    - incontri in classe con qualche genitore degli alunni sulla esperienza professionale personale.
    Momento introspettivo:
    - riflessione degli alunni sul proprio futuro mediante un tema o un saggio di italiano. Tale saggio aiuta la riflessione sugli aspetti principali dell'orientamento: socioeconomico, psicologico (l'identità personale) ed etico (il quadro di valori a cui ispirarsi);
    - seminario di analisi in classe, guidato da un insegnante capace per chiarire le motivazioni e l'autenticità dell'eventuale scelta fatta. Gli alunni possono aiutarsi anche così a conoscere se stessi, a motivare meglio le proprie decisioni con l'aiuto di coetanei che da tempo vivono insieme la stessa esperienza scolastica.
    Momento sintetico:
    - raccolta delle schede di analisi dei genitori, degli insegnanti e degli alunni. La raccolta viene riportata in una scheda-sintesi che segnala le convergenze, le divergenze dei pareri. Risultano in questo momento i quadri dei soggetti orientati, incerti e disorientati, bisognosi di un supplemento di riflessione;
    - colloquio di ciascun alunno e dei genitori (in coppia) con lo psicologo per un approfondimento e la messa a punto di un «consiglio di orientamento».
    Momento di verifica:
    - la commissione per l'orientamento esamina l'itinerario seguito per constatare se il problema dell'orientamento è diventato realmente un problema educativo e vissuto come tale da tutti gli interessati almeno negli ultimi mesi dell'anno scolastico (Gen.- Maggio).



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