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    Introduzione a: Educare alla professione oggi



    (NPG 1976-12-5)

    PRIMA PARTE
    UNO SGUARDO ALLA NUOVA SITUAZIONE SOCIALE

    Questa prima parte della nostra monografia ha come obiettivo la descrizione della situazione nuova, determinata dalla crisi economica e dalla conseguente disoccupazione giovanile. L'analisi è condotta a battute molto veloci, con accenti prevalentemente posti sulle conseguenze educative che nascono dal fenomeno.
    Educhiamo alla professione, infatti, all'interno di questi dati, congiunturali e strutturali. Dobbiamo fare proposte realistiche e concrete e quindi dobbiamo tener conto dei fatti nuovi.
    Lo sguardo alla nuova situazione sociale è costruito mediante approcci diversi. La unificazione dei vari contributi, compito di ogni educatore, è facilitata dalle «testimonianze» che riportiamo a conclusione della parte.

    Educazione alla professione e disoccupazione giovanile

    Dobbiamo prendere atto di un fatto nuovo, preoccupante, che modifica spesso radicalmente il rapporto professione e realizzazione di sé: la disoccupazione giovanile. Contro questo dato drammatico, si scontrano le proposte educative e i sogni di molti giovani.
    L'articolo di F. Garelli ci aiuta a comprendere i termini del problema, da un'ottica strettamente sociologica.
    Lo studio si compone di due parti:
    – nella prima l'autore esamina i dati relativi alla disoccupazione giovanile, soprattutto intellettuale, dall'inizio degli anni '70 ad oggi, con attenzione alle diversità che esistono tra Nord e Sud;
    – nella seconda parte sono suggerite interpretazioni socioculturali dell'attuale mondo giovanile, a partire da questa prospettiva. L'autore lega alla disoccupazione alcuni fenomeni che ogni giorno costatiamo: il freddo realismo di molti giovani, un poco cinico dopo l'utopismo della prima contestazione; lo sfogo nel tempo libero, vissuto come luogo di realizzazione di sé; i toni aspri della polemica sociale e politica; il rifiuto della società che rasenta la delinquenza.
    (Articolo di FRANCO GARELLI)

    Scuola e professione

    Per la stragrande maggioranza dei giovani «l'apprendimento alla professione» passa attraverso la scuola. Anche gli impegni educativi, vissuti all'esterno dell'ambiente scolastico, sono chiamati ad un dialogo attento con quello che avviene all'interno della scuola, se vogliono evitare il rischio della marginalizzazione o dello scollamento dai problemi e dalle soluzioni reali. Ma proprio il rapporto tra scuola e professione è oggi particolarmente critico, sia per la disoccupazione intellettuale, sia per la difficoltà di progettare soluzioni alternative a quelle correnti (messe appunto in crisi dalla disoccupazione stessa).
    Chi ha la responsabilità e la vocazione di «educare alla professione» deve perciò confrontarsi anche con questo dato.
    Ci introduce in argomento l'articolo di G. Proverbio.
    – Esso prende le mosse dalle conseguenze derivate dalla scuola come «parcheggio»: in questa costatazione alcuni rilievi riprendono e allargano il discorso iniziato da Garelli.
    – Nella seconda parte vengono analizzati i rischi e i vantaggi delle soluzioni oggi ricorrenti, a proposito della funzione professionalizzante affidata alla scuola.
    –La parte conclusiva offre una proposta: la scuola urbanizzante. Anche l'autore riconosce che il suo progetto è... a lunga scadenza. Se non potrà diventare presto istituzione riconosciuta in modo normativo, potrà egualmente orientare la sensibilità educativa degli attuali operatori, dentro e fuori la scuola stessa.
    (Articolo di GERMANO PROVERBIO)

    Le motivazioni alla scelta professionale

    Questo terzo intervento è condotto in prospettiva psicologica. Esso ha lo scopo di evidenziare quali sono le «motivazioni» che normalmente orientano a decisioni in campo di scelte professionali. Ma bisogna intendersi bene: lo psicologo non è preoccupato prima di tutto di elencare quali siano le motivazioni, ma di suggerire se quelle di fatto presenti abbiano o meno le caratteristiche di una «motivazione autentica».
    Nell'articolo vengono considerati soprattutto tre argomenti:
    – prima di tutto l'autore risponde in modo affermativo ad una domanda pregiudiziale: si può parlare di motivazione personale ad una scelta o tutto avviene in termini di stretto determinismo (o fisico o psicologico)?;
    – in secondo luogo vengono definiti i tratti di una motivazione autentica. Per l'autore essi sono fondamentalmente tre: l'autonomia, l'apertura sociale e la prospettiva verso il futuro;
    – sulla base di queste tre caratteristiche, l'autore valuta il livello di autenticità-maturità con cui i giovani d'oggi pensano al loro domani professionale.
    (Articolo di GIORGIO TONOLO)

    Professione e realizzazione di sé: che fare?

    Tra i fatti che possono stimolare l'educatore, un peso tutto particolare occupa l'esperienza viva di chi ha le mani in pasta.
    È possibile collegare in modo serio e costruttivo «professione» e «realizzazione di sé»?
    Si può veramente pensare ad un cambio sociale attraverso un modo nuovo di vivere il proprio ruolo professionale?
    Abbiamo rivolto questi interrogativi ad alcuni amici. Riportiamo di seguito le loro «testimonianze». Non sono uno studio meditato e articolato. Ma solo qualche battuta: un flash che dalla esperienza di persone impegnate si apre verso quella dei nostri lettori.
    Queste pagine hanno soprattutto una funzione di stimolo. Fanno cioè da ponte tra le descrizioni dei fatti e le prospettive di intervento. E suggeriscono agli educatori di muoversi sulla stessa linea: intervistare persone impegnate, per dare alle proprie proposte un tono concreto e realistico.
    Le persone da noi interpellate sono:
    Claudio Bucciarelli (CB) - docente di metodologia della catechesi giovanile a Roma.
    Giorgio Campanini (GC) - docente di scienze politiche a Parma.
    Giampaolo Meucci (GM) - presidente del tribunale dei minorenni di Firenze.
    Antonio Revelli (AR) - prete operaio a Torino.

    SECONDA PARTE
    PROSPETTIVE EDUCATIVE

    In questa seconda parte, affrontiamo il discorso dell'educazione alla professione proprio nella sua specificità: quali sono le tendenze da privilegiare, le direzioni di cammino più significative? Tentiamo di rispondere alle molte domande che ogni educatore si porta dentro, alle prese con un problema così cruciale.
    Sulla rivista abbiamo già detto molte cose sull'argomento. Evidentemente non le ripetiamo in questo contesto. Ci basta il rimando. La nuova situazione sociale chiede però di reinterpretare i dati in chiave rinnovata, costringe a processi e a progetti più storici e più realistici, spinge a fornire la capacità di una maturazione permanente.
    Gli studi che seguono sono quindi parziali, perché vanno letti accanto a quelli già pubblicati sulla rivista. Ma sono pregiudiziali, perché determinano la chiave di comprensione anche di quel materiale già fornito.

    Professione e realizzazione di sé

    Il primo grosso interrogativo che si pone colui che progetta un itinerario di educazione alla professione è quello relativo al rapporto tra la professione e la realizzazione di sé.
    Quando il divario tra le personali aspirazioni e le esperienze vissute è troppo alto le quindi l'autorealizzazione molto scarsa), risulta facile passare dalle frustrazioni al disimpegno o al ribellismo inconcludente.
    Anche per G. Mattai (come era già stato delineato nell'articolo di Garelli) l'attuale crisi strutturale del mondo del lavoro può aprire a grosse frustrazioni. Come intervenire?
    L'autore offre una risposta articolata:
    – Nella prima parte sono elencati gli ostacoli psicologici e strutturali che non permettono il raggiungimento dell'autorealizzazione nell'esercizio della professione. Ritornano, con particolari molto interessanti in prospettiva educativa, temi già affrontati nella prima parte della monografia.
    – La seconda parte dell'articolo analizza in modo critico le soluzioni che sono adottate con maggior frequenza per superare le frustrazioni.
    – La terza parte traccia sinteticamente l'etica professionale cristiana, alla luce della nuova teologia del lavoro. Questa visione (che si riconduce anche a studi già apparsi sulla rivista, 1974/1 e 1975/1) è molto importante per raggiungere una reale integrazione fede/vita, anche nella formazione professionale.
    (Articolo di GIUSEPPE MATTAI)

    Professione e orientamento critico e creativo

    Le varie scelte che determinano le modalità in cui ogni persona vive il proprio io (e tra queste occupa una posizione privilegiata la «scelta professionale») sono espressione del personale progetto di sé. Dunque chiamiamo in causa un processo di orientamento.
    L'autore esamina con attenzione il rapporto tra orientamento e professione.
    – Nella prima parte, egli precisa il concetto di orientamento, superando le concezioni riduttive e parziali. Per l'autore, orientamento è il modo personale con cui ognuno conduce la propria esistenza.
    – Nella seconda parte il discorso si sofferma ad approfondire due dimensioni fondamentali dell'orientamento: l'istanza critica (per fondare il personale progetto all'interno della concretezza storica) e l'istanza creativa, esigita oggi soprattutto, per elaborare prospettive alternative.
    (Articolo di SEVERINO DE PIERI)

    Professione e quotidiano: spazi umani per la realizzazione di sé

    La crescita della persona umana è un processo che si attua in un tempo lungo e in una pluralità di luoghi umani difficilmente prevedibili. La realizzazione di sé infatti, è un processo complesso che esige una adeguata impostazione, soprattutto durante l'adolescenza e la giovinezza, pena uno stato di insoddisfazione profonda dovuta all'amputazione di dimensioni essenziali alla persona umana.
    La concretizzazione delle potenzialità iniziali presenti in ogni individuo richiede che il rapporto tra la persona e gli ambienti di vita sia adeguato, consenta cioè un positivo interscambio. E gli impegni che attendono un adulto sono tali da esigere una azione pedagogica di giovinezza che faccia maturare una persona capace di autonomia, di relazione positiva con le persone e l'ambiente circostante.
    (Articolo di GIUSEPPE SOVERNIGO)

    Professione ed educazione permanente

    L'autore parte da una costatazione: nello stile formativo attuale c'è il grave pericolo che la conclusione degli studi e il conseguimento dei relativi diplomi coincida con la strozzatura entro prospettive operative a breve termine. Da qui la sua affermazione, centrale nell'articolo: è indispensabile collocare la formazione alla professione nel quadro di una educazione permanente, sia a livello di maturazione personale che professionale. L'attenzione dell'autore è perciò concentrata sulle due parti nodali dello studio:
    – La prima parte fonda l'esigenza della formazione-educazione permanente, attraverso la presentazione di motivazioni che possono far evitare il pericolo di arenarsi in programmazioni unilaterali.
    – La seconda parte delinea le condizioni e gli apparati metodologici che possono permettere l'accesso alla educazione permanente. Tra questi, molte cose sono dette a proposito della «scuola», luogo privilegiato di abilitazione alla educazione permanente.
    (Articolo di PIETRO GIANOLA)

    TERZA PARTE
    VERSO INTERVENTI CONCRETI

    Le prospettive educative vanno tradotte in progetti. Dalle mete e dall'elenco delle esigenze nascono gli orientamenti metodologici e gli itinerari concreti.
    Questo lavoro è urgente, perché le grosse affermazioni non restino a livello di soli principi.
    Lo iniziamo noi, con qualche spunto. Per sollecitare ogni educatore a ripensare tutto il discorso, nella storicità della sua situazione.

    Per una pedagogia della motivazione professionale

    Questo articolo, che si innesta, come sviluppo logico, nel precedente dello stesso autore (Le motivazioni alla scelta professionale), suggerisce direzioni concrete di intervento in merito alla «educazione alla motivazione consapevole». Lo studio indica le mete formative e gli atteggiamenti corrispondenti.
    Data l'importanza della scelta professionale sull'intera esistenza della persona, e, soprattutto, tenendo conto delle particolari deficienze registrate in coloro che la compiono, può essere utile tentare qualche indicazione di carattere educativo.
    L'obiettivo che si vuole perseguire è quello di formare il giovane o l'adolescente a motivazioni professionali fondate e consapevoli. Per questo vengono enucleate alcune mete formative specifiche.
    (Articolo di GIORGIO TONOLO)

    Dalle parole concrete a chi è alle soglie del mondo del lavoro

    Le riflessioni che hanno percorso le pagine di questa monografia sono, necessariamente, a livello generale e quindi teorico. Chi dialoga con i giovani, però, si chiede con ansia: Bene, ma cosa dobbiamo dire e fare?
    Abbiamo girato la domanda ad un amico, da anni presente nel mondo del lavoro con responsabilità promozionali, tecniche e sindacali.
    Ecco la sua proposta: una serie di battute molto concrete, capaci di suscitare e stimolare la capacità creativa di ogni educatore.

    Un itinerario di educazione alla professione

    A questo punto della nostra monografia, è certamente molto il materiale che si è accumulato in colui che ha letto, pagina dopo pagina, la nostra proposta.
    Non si può, però, tracciare la parola «fine». Se obiettivo della ricerca non è offrire solo informazioni nuove, ma abilitare l'educatore e suggerirgli interventi concreti, l'abbondante materiale di studio va ripreso con calma tra le mani e rimontato in un itinerario educativo. Questo è il punto. Non è sufficiente sapere che cosa bisogna fare. Ciascuno di noi chiede, giustamente, di essere aiutato («abilitato» dicevamo) ad intervenire nella linea delle informazioni apprese. In altre parole, lo studio teorico deve diventare prassi.
    D'accordo, tutti, su questa esigenza.
    Ma dobbiamo intenderci, ricordando cose su cui ci siamo già soffermati, in altri contesti.
    Un progetto, per essere concreto, deve «impastare» ideale e reale. Deve, cioè, realizzare una mediazione accorta tra gli obiettivi ideali che brillano dinanzi e la conoscenza della realtà al cui interno si è chiamati ad operare (persone, situazioni, resistenze e difficoltà, tendenze spontanee...). Solo da questo impasto, la cui formula non può essere derivata a priori, nascono itinerari concreti e promozionali.
    Una delle due componenti è la «realtà». Dunque, solo chi ha le mani in pasta nella sua situazione può, in modo ultimativo, elaborare un itinerario. È la fatica progettativa, legata indissolubilmente alla sua vocazione di educatore.
    L'itinerario può essere però sbozzato, delineando a tavolino i punti-fermi del cammino, suggerendo particolari attenzioni, mettendo l'accento su esigenze e criteri orientativi.
    Ed è quello che tentiamo di fare: ritradurre tutto il materiale della monografia in un abbozzo di itinerario educativo. Non può essere trasferito di peso, perché, nonostante tutto, è ancora sulla sponda della idealità. Gli manca quella componente di «realismo», che solo nel qui-ora può essere fornita.
    Lasciamo alla fantasia di ogni educatore di decidere come utilizzare questa proposta. Raccomandiamo solo una cosa: un accorto dosaggio tra momenti forti e ritmo ordinario.
    La proposta potrebbe offrire lo schema di base per un corso di esercizi spirituali o per una tre-sere; come dovrebbe segnare la pianificazione educativa di un anno di attività, soprattutto con i giovani delle classi terminali.
    (Articolo di RICCARDO TONELLI)

    Una proposta dal concreto: analizzare la piaga del lavoro minorile…

    Il primo intervento di un progetto di educazione alla professione consiste nella analisi della situazione, per dare una coscienza riflessa dei problemi. Un gruppo ha provato a far qualcosa. Uno dei tanti, sicuramente...
    Abbiamo sollecitato il resoconto schematico della loro esperienza, per suggerire un possibile itinerario di interventi.
    (Articolo di PIETRO BORELLI)



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