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    Per una pedagogia della motivazione professionale



    Giorgio Tonolo

    (NPG 1976-12-74)

    FAVORIRE LE ESPERIENZE CONSAPEVOLIZZANTI

    «Nelle decisioni in campo professionale, afferma lo psicologo H. Thomae, il fattore costituente è rappresentato dal manifestarsi di un centro plastico di esperienze personali». Sarà su tale nucleo che il giovane o l'adolescente troveranno il criterio di verifica della propria idoneità a certe professioni.
    Fino ad un'età adatta, che forse si può fissare indicativamente sui 16-17 anni, l'individuo né possiede in genere un numero adeguato di «delibazioni» di tipo professionale, né ha raggiunto una sufficiente consapevolezza di sé per vagliarle opportunamente.
    Il che equivale a dire che fino a quel punto non è in condizione di compiere delle scelte realistiche.
    Secondo alcuni studiosi di psicologia dell'età evolutiva, il processo di formazione della scelta professionale conosce tre fasi. In un primo periodo, fino a 11 anni circa, gli orientamenti sono ben poco concreti e abbastanza mescolati con l'immaginazione. In un secondo periodo, e cioè fino a 17 anni, avverrebbero dei tentativi di scelta. Solo successivamente si renderebbero possibili delle scelte realistiche.
    Purtroppo nell'attuale ordinamento scolastico italiano ragazzi e ragazze devono decidere per una professione o, indirettamente, per una scuola che prepari ad essa soprattutto a livello di terza media. Sono maturi per farlo? In genere si può dire proprio di no. Essi non hanno ancora una coscienza riflessa di se stessi. Non sono giunti a risolvere il problema centrale di tutta l'adolescenza, che è la ricerca della propria identità: l'immagine di sé del preadolescente è ancora molto dipendente dagli altri. Ma, poi, colui che è a questa età manca normalmente di esperienze concrete che prefigurino l'attività professionale. Non ne ha, né peraltro sarebbe in grado, avendole, di misurarle realisticamente in riferimento a se stesso.
    Simili constatazioni, calate nella situazione italiana, impongono subito alcune urgenze: l'estensione della scolarità dell'obbligo e, naturalmente, la riforma della scuola media superiore. Comunque, tanto una scuola riformata come, più in generale, un'accorta azione educativa dovrebbero procurare agli adolescenti, prima di un loro convogliamento a una scuola specifica o ad una professione, tutta una serie di esperienze vicine alla realtà professionale. Attraverso un contatto diretto. Con un allargamento di conoscenze e di verifiche, magari compiute in modo sintetico, ma tuttavia veramente ampie, realistiche, consapevolizzanti. È importante che ragazzi e ragazze s'ingaggino in qualcosa d'impegnativo e quindi studino se stessi in tale ingaggio. Da questa lettura risulteranno meglio evidenziate le caratteristiche delle varie attività: esigenze, pregi, limiti, difficoltà, implicazioni sociali, ecc. D'altro canto ciascuno imparerà a conoscere in se stesso le reazioni, le capacità relative ai diversi interventi, i campi d'interesse personale.

    PROMUOVERE LA CREAZIONE DI UN PROGETTO PERSONALE DI VITA

    Ognuno è chiamato ad essere se stesso. Affinché tuttavia l'individuo possa realizzarsi, è necessario che egli utilizzi con intelligenza ciò che ha ereditato e affronti in modo razionale lo sviluppo della propria personalità. In altre parole, non ci si può attuare in maniera integrata e armonica che formulando con chiarezza e seguendo con fedeltà un piano generale di vita.
    L'adolescenza e la giovinezza, come fase culminante della ricerca di sé, costituiscono il momento decisivo per produrre una simile unificazione programmatica. Chi non la realizza è facilmente aperto a crisi successive, spesso permanenti: viscosità e lentezza nei dinamismi psicologici; conflitti di base irrisolti; paralisi o dispersività di varie potenzialità personali. Per favorire l'acquisizione di un simile orientamento di fondo è utile che l'educatore aiuti il soggetto in età evolutiva a maturare verso le conquiste seguenti: l'abitudine al senso prospettico del tempo e alla sua utilizzazione dinamica; la coscienza di sé; l'orientazione attiva delle proprie risorse; il superamento degli atteggiamenti reattivi e parziali, per la formulazione di schemi operativi anticipatori; il conseguimento di un'identità personale definita, aperta alla capacità d'impegno e di donazione; l'assunzione di un atteggiamento corresponsabile verso la società e l'autorità; e, soprattutto, l'interiorizzazione di un quadro organico di valori. Su tali fondamenti il giovane potrà far emergere un progetto generale che sarà il vero principio unificatore della propria esistenza. Mediante un abbozzo integrato della realizzazione di sé egli troverà il punto di equilibrio e di forza della sua vita.
    Solo in un potenziamento così coordinato della personalità il progetto professionale potrà acquistare collocazione e valorizzazione: soprattutto se il progetto potrà inserirsi in modo funzionale dentro una scala di valori liberamente assunti e saprà situarsi in un contesto di obiettivi personali di lunga scadenza. Allora la professione, superando il rischio di diventare un additivo quasi esterno alla persona, si renderà una parte immanente e veramente portante.
    Non si possono nascondere i limiti di questo quadro ideale: oggi la professione offre uno spazio abbastanza esiguo alla realizzazione personale; i valori sono in piena fase di transizione e i giovani, per ragioni svariate, stentano a definire davanti a sé delle mete chiare e lontane. Non per questo, tuttavia, resta meno certo che un preciso orientamento di fondo nella vita è condizione essenziale per una autorealizzazione dinamica.

    STIMOLARE L'ABITO DECISIONALE

    La crescita dell'attitudine decisionale è un sintomo del processo di crescita dell'intera personalità. Nell'adolescente e nel giovane il raggiungimento di un'abitudine alla scelta significa anzitutto capacità di autonomia. E ciò è indispensabile per una vera scelta professionale. Colui che sta assumendo un impegno responsabile verso la società dev'essere ovviamente in grado di decidersi autonomamente per esso. E tuttavia a questo traguardo non si arriva mai di colpo e in modo completo. Pertanto è utile formare, già durante l'adolescenza, un vero abito decisionale, fondato su una progressiva indipendenza volitiva ed esecutiva.
    La formazione dell'abito decisionale è esigita dal mondo del lavoro di oggi e di domani. L'apparato sia professionale che sociale è ormai caratterizzato dalla continua mobilità. L'individuo è sempre più costretto a decidere tra aspetti plurivalenti. Scegliere è un imperativo che sta per diventare un assillo.
    La creazione dell'abitudine alla scelta è un autentico esercizio d'igiene mentale. Spinto ad orientarsi tra situazioni contrastanti, il soggetto crea in sé un ulteriore assetto psicologico, che è prodotto dalla regolazione interna fra impulsi e aspirazioni.
    Sul piano educativo può essere utile stimolare l'adolescente a farsi una persona che «determina da sé gli scopi che vuole raggiungere e prende da sé le decisioni che s'impongono. Accetta valori e opinioni secondo la loro validità piuttosto che spinta dal prestigio di persone a cui è legata. Aspira a scopi più realistici, che siano in concordanza con le sue possibilità e le circostanze ambientali. Sopporta più facilmente la frustrazione, senza perdere fiducia in se stessa e abbandonare l'opera iniziata. Non esige più dagli altri un'indulgenza privilegiata».
    Nell'ambito scolastico «l'abito decisionale si forma sviluppando la capacità creativa, ossia l'originalità dell'alunno, la flessibilità della mente, il pensiero divergente, e insieme quello convergente; abituando il ragazzo a risolvere da sé i problemi che studia; stimolando particolari attitudini di apprendimento: l'attitudine a cogliere i problemi astratti e concreti; all'osservazione, alla critica, al controllo di sé, all'impegno».
    Sotto il profilo psicologico ed esistenziale è opportuno curare gli atteggiamenti più idonei per sostenere l'abitudine alla vera scelta.
    La decisione autentica esige anzitutto che l'individuo sappia liberarsi dalla pressione immediata degli impulsi: non deve tener conto della situazione momentanea, quanto invece orientarsi verso mete e scopi a lungo raggio. Nelle proprie risoluzioni, inoltre, occorre chiarire ripetutamente a se stessi l'indirizzo centrale della vita. Questo permetterà di determinarsi per quelle soluzioni che, tra le varie possibili, dimostreranno di rispondere meglio al progetto della propria esistenza. Nel processo decisionale poi
    l'individuo dovrà essere abituato a seguire una percezione intuitiva di ciò che deve avvenire, in modo da possedere «una regolazione che, fiduciosamente e coraggiosamente, si lancia nel futuro».
    In conclusione, l'adolescente o il giovane che devono decidersi per la professione saranno maturi per un'opzione professionale solo quando saranno maturi per una scelta di fondo, cioè quando avranno acquisito l'abitudine personale a decisioni di tipo prospettico, centrale e previsionale.

    FAR CONSEGUIRE L'AUTOORIENTAMENTO IN CAMPO SCOLASTICO E PROFESSIONALE

    Favorire lo sviluppo di una persona vuol dire porla nella condizione di orientarsi liberamente verso l'attuazione di se stessa. In tal senso l'obiettivo dell'orientamento personale è lo stesso obiettivo di fondo dell'educazione. Orientare è educare ad autoorientarsi.
    Se questo è vero in ogni momento e per qualsiasi scelta, ciò si verifica soprattutto nei viraggi più importanti della vita. Uno di questi è la scelta professionale. «Preparare l'orientamento professionale significa allora riservare all'adolescente la più ricca gamma di scelte; aiutarlo a conoscersi, a riconoscersi in tutte le situazioni, a distinguere le sue capacità e le sue manchevolezze; mobilitare le sue riserve al momento opportuno».
    Per coscientizzare chi deve operare una scelta scolastica o professionale può essere utile far riflettere in questi tre punti: 1) interessi e aspirazioni, 2) capacità personali, 3) esigenze e possibilità dell'ambiente sociale.

    Interessi o aspirazioni

    Per prima cosa è opportuno che l'adolescente riesca ad individuare con sufficiente chiarezza quanto stimola in lui una particolare risonanza: gusti, interessi e aspirazioni. Osservando le proprie esperienze (comportamenti, letture preferite, personaggi ammirati, ecc.) egli può scoprire quello che in esse gli ha riservato maggiore soddisfazione. Dalle attività svolte in campo scolastico, ad esempio, può desumere quanto lo interessa maggiormente, quanto ha mobilitato in lui pensiero ed azione e ha lasciato aperto il desiderio di operare nello stesso ambito. È poi importante che il ragazzo o la ragazza che scelgono per il loro domani siano consapevoli dei loro valori: quelli da cui sono condizionati, quelli che accettano coscientemente, quelli a cui aspirano o verso i quali intendono rimanere fedeli.
    Dalla lettura e dalla valorizzazione di questa base profonda della personalità (bisogni, tendenze, aspirazioni) l'orientamento futuro avrà garanzie di maggiore solidità, di armonia e dinamismo.

    Capacità personali

    Ogni professione o mestiere richiede delle particolari capacità fisiche o psichiche. Prima che uno li scelga, occorre dunque che si assicuri di avere la dotazione richiesta. Altrimenti rischia il fallimento o la frustrazione. Non basta che un ragazzo desideri di essere un campione, un cantante, un divo cinematografico, un ingegnere o uno scienziato atomico, per poterlo diventare realmente. Di conseguenza chi sceglie un lavoro, oppure un indirizzo di studio, deve anzitutto conoscere le difficoltà che esso comporta, ma poi deve avere una discreta garanzia di possedere un bagaglio sufficiente, per superare abitualmente tali difficoltà di risorse fisiche, intellettive, di personalità. In ciò anche l'esperienza scolastica precedente può essere un indice rivelativo che manifesta all'adolescente certe sue potenzialità.

    Nell'ambiente sociale

    Quando l'adolescente abbia un'idea abbastanza precisa delle proprie inclinazioni e sia certo di essere idoneo a realizzare le proprie aspirazioni, conviene prenda coscienza di un altro elemento, essenziale per una scelta indovinata, e cioè il quadro delle esigenze e delle richieste dell'ambiente sociale. I mestieri e le professioni sono attualmente in fase di trasformazione. Alcune occupazioni che fino a poco tempo fa erano «sicure» oggi sono diminuite d'importanza o sono scomparse. Professioni e mestieri che ora sono molto richiesti, domani potrebbero non esserlo più. Perciò la riuscita di una carriera dipende pure dall'inserimento in attività che continueranno a rimanere apprezzate e utili nella società di domani. Non è certo facile prevedere quelle che resteranno tali. Comunque converrà che il giovane sappia superare il richiamo immediato di certe reclamizzazioni, promettenti una vita facile e bella; sappia leggere, aiutato, alcune tendenze del fabbisogno professionale, perché su di esse cerchi di sintonizzare i propri orientamenti sia scolastici che professionali.
    Attraverso questi obiettivi educativi il compito dell'orientamento diverrà un vero servizio all'individuo, affinché si renda capace di scegliere da sé le alternative apportanti un massimo sviluppo per la sua persona e per la società di cui fa parte. I condizionamenti ambientali purtroppo restano, e con un potere conformante per la decisione. Tuttavia, in tanta povertà di spazio personale all'interno delle scelte professionali, la garanzia di un ricupero o di una salvaguardia di autenticità, se esiste e nella misura in cui potesse esistere, passerà attraverso la motivazione cosciente.



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