Prima parte:
PROBLEMATICHE SULLA SCUOLA ITALIANA
E SULLA PRESENZA DEL CRISTIANO
IN QUESTA NOSTRA SCUOLA
Note di Pastorale Giovanile inizia, con questa monografia, uno studio attento sul cruciale problema del «servizio» che i cristiani presenti e impegnati nella scuola possono e debbono offrire, verso una scuola su misura d'uomo.
Il progetto redazionale si muove secondo due momenti di intervento:
♦ Questa monografia offre una lunga e documentata rassegna di «problemi aperti», sia a livello di analisi dell'attuale scuola secondaria superiore italiana che dello specifico sulla presenza e il ruolo dei cristiani nella scuola.
La carrellata a più voci – dall'analisi serrata alla reattività immediata, comprensibile nelle battute dei giovani – ha lo scopo di individuare il problema e di mettere in movimento la sensibilità del lettore. La redazione, fedele alle sue linee di fondo, preferisce partire da una larga verifica della realtà, escludendo ogni preoccupazione valutativa, per giungere in seguito, con più facile precisione, alla elaborazione di un progetto chiaramente pastorale.
♦ È in cantiere un convegno le cui conclusioni saranno divulgate in una seconda monografia, tesa a presentare una proposta precisamente pastorale, per individuare il significato della presenza dei cristiani nella scuola.
La seconda monografia, nella cui luce sono comprensibili le pagine che seguono, è prevista per i primi mesi del 1974.
1. La scuola italiana oggi e domani
Il cristiano ha scoperto la necessità di impegnare la propria fede nelle realtà che fanno il suo quotidiano: tirarsene fuori, slittando verso una presenza legata al solo «tempo libero», significa tradire la propria identità. Per questa percezione ormai viva nel clima ecclesiale attuale, i giovani e gli insegnanti «cristiani» si interrogano sul significato della propria presenza nella scuola.
Smantellato il mito della neutralità della cultura, la scuola diventa lo spazio per la liberazione dell'uomo: una sua costruzione umana, in un contesto capace di gestire un'appropriata umanizzazione, in vista della liberazione totale, nella Pasqua di Cristo.
Ogni serio progetto di liberazione presuppone due dati di fatto, precisi e assodati, anche se filigranati da tutte le incertezze che segnano il difficile cammino dell'uomo nella storia: bisogna conoscere il punto di partenza ed avere dinanzi, con contorni nitidi, la meta.
I cristiani presenti nella scuola per coinvolgere in essa la propria indentità, si interrogano sul grado di soddisfacimento che la scuola italiana d'oggi offre e sul progetto futuro cui tendere, con un'analisi bipolare ma complementare.
Non si può pensare al futuro senza ancorare con sicurezza i piedi nell'oggi. Ma, nello stesso tempo, l'interpretazione dell'oggi è condotta sulla chiave di un futuro valutato ottimale.
L'affermazione ha un largo entroterra, che immediatamente mette in vibrazione, per risonanza. Chi guarda alla scuola avviluppato in una spirale lontana da prospettive di liberazione, prende immediatamente le distanze da valutazioni troppo negative o, al massimo, incolpa del suo stato di crisi la confusione che vi regna.
Chi la valuta allo spettro di un progetto d'uomo nuovo», stenta invece a riconoscersi in molte sue attuali movenze. Chi crede al cambio strutturale come unico motivo di novità e di liberazione, difficilmente potrà trovare un punto d'incontro con colui che fa dipendere tutto dalla personale buona volontà.
D'accordo, si tratta di posizioni estreme, per di più radicalizzate per sottolinearne l'espressività. Ma l'arco di sfumature intermedie è vasto e non meno problematico. Interrogarsi sul ruolo del cristiano nella scuola, lontani dalla tentazione di rivangare un integrismo da tempo assopito, significa analizzare l'oggi a partire dal futuro.
Le diverse situazioni e le molteplici sensibilità chiedono di gestire in proprio questa analisi: difficilmente una proposta a carattere universale si riscontra adeguata a puntino con il proprio quotidiano.
Per dare una mano, questa pagine.
Gli interventi sono prevalentemente univoci e, qualche volta, colorati di un pessimismo che affonda le sue radici in scelte ideologiche a monte.
Abbiamo preferito questi toni, anche se la Rivista non intende assolutamente assumerli (ed anzi, da qualche pagina, prende esplicite distanze), per fornire materiale atto a cogliere voci che da molte parti si alzano. Parlare di «criticità» come metodo di pastorale per l'oggi, significa, tra l'altro, avere il coraggio di ascoltare anche le voci diverse, magari per rifiutarle solo a ragion veduta.
Il lettore maturo saprà formulare un suo personale giudizio, «provocato» anche da questa documentazione.
Presso la redazione sono disponibili copie di questa monografia, fino ad esaurimento della tiratura. Richiedere a giro di posta.
La lunga serie di articoli offre una consonanza di voci sulla attuale crisi della scuola. La rassegna ha lo scopo di provocare la presa di coscienza del lettore, per guidarlo a porsi in un suo atteggiamento critico nei confronti di un mondo, come è quello della scuola, decisamente significativo in campo pastorale.
È già stato sottolineato – ed è opportuno ripeterlo anche in questo contesto – che l'aver ospitato sulle pagine della rivista il rimbalzo di tante accuse, non significa che la redazione le faccia proprie. Come motorino di avviamento ad una revisione personale e per spronare ad un dialogo con i lettori, offriamo alcuni interrogativi.
• Si parla di crisi di scuola. Di quali crisi soffre la scuola? Quella problematizzata nelle linee di fondo degli articoli, rispecchia nella realtà lo stato di crisi?
• La rassegna di articoli appare secondo una lunghezza d'onda. Esistono altre linee di riflessione atte a guidare a comprendere il significato dell'attuale situazione scolastica? Quali, in concreto? Le motivazioni che fondano molte affermazioni correnti rispecchiano l'oggettività della situazione o sono invece fittizie?
• L'analisi sulla scuola è condotta all'interno di un rapporto con la società. Come si valuta il tipo di rapporto descritto? La funzionalità negativa, sottolineata con una certa frequenza, risponde a verità? Ed è veramente da annoverare tra gli elementi ' negativi»?
• La documentazione non dà sufficiente spazio al rapporto tra scuola ufficiale e la cosiddetta «scuola parallela «: la scuola informale collegata ai mezzi di comunicazione sociale. Che si pensa di questo rapporto? Quali problemi il fatto pone, in prospettiva educativa?
• Come sono valutati i progetti per il futuro? Sono totalmente utopici
• esistono possibilità di realizzazione, legate ad esperienze in atto?
• Quale uomo «nuovo» si ipotizza come frutto di una scuola «nuova»?
La redazione ringrazia vivamente tutti coloro che vorranno esprimere un parere su questi o simili interrogativi, per favorire lo stato di ricerca in cui essa oggi si sente.
2. I cristiani nella scuola
Il titolo potrebbe trarre in inganno: assicurare che le pagine che seguono offrano «soluzioni pronte ad essere indossate», per individuare il ruolo dei cristiani nella scuola. È un equivoco da cui sgomberare il terreno, per permettere una lettura sintonizzata con le preoccupazioni redazionali.
Anche in questa seconda parte dello studio, desideriamo restare a livello di «problemi aperti». Il piano pastorale lo rimandiamo ad uno studio successivo. Ci sono alcuni dati di fatto che filigranano gli articoli. Li riassumiamo a flash:
• Viviamo in un'epoca di necessario aperto pluralismo culturale.
• La cultura non è mai neutrale: o è funzionale all'integrazione dell'uomo o alla sua liberazione, nei termini con cui è gestita e nei contenuti che elabora.
• Esistono umanesimi che si pongono come totalizzanti ed umanesimi «aperti al trascendente», tesi cioè ad una definizione di uomo che apra alla scoperta dei significati ultimi e trascendenti di ogni esperienza e quindi pronti alla «rivelazione» di Dio presente e agente nella storia quotidiana.
• È possibile un annuncio esplicito di fede solo all'interno della esperienza; e quindi la pastorale è profondamente interessata alla cultura che la scuola mette in circolazione.
• Il cristiano avverte che la sua identità gli chiede una precisa responsabilità sociale nei confronti della scuola, luogo profano in cui egli gioca la propria vocazione e la propria «salvezza».
È facile avvertire, quindi, che, a monte di tutto il discorso, appare un'ipotesi di base che aiuta a capire l'insieme degli articoli. Il cristiano lavora all'interno dell'istituzione scolastica, per farsi promotore di un continuo processo di umanizzazione «aperta», quel servizio all'uomo, alla sua liberazione che rientra in uno dei compiti della fede. E così si collega scuola a «pastorale».
La scuola problematizza l'uomo, lo mette in stato di attenzione e di ricerca. Gli educatori della fede, attraverso strutture pastorali, collaterali e ben coordinate alla scuola, si incaricano di gestire l'annuncio esplicito, fino a guidare all'esperienza ecclesiale.
La scuola, conservando la sua specificità di promozione dell'uomo, offre il supporto indispensabile a quella sua maturazione più piena che è la coscienza e l'esperienza di essere figlio di Dio.








































