Nino Salietti
(NPG 1977-02-74)
L'Azione Cattolica Ragazzi di Milano, scrivendo sul tema: Collocazione pastorale della A.C. Ragazzi, ha richiamato sinteticamente le note fondamentali che non solo giustificano, ma ripropongono l'A.C.R. in tutta la sua attualità e positività educativa ed ecclesiale. Afferma tra l'altro il documento:
«L'A.C. Ragazzi ha cercato di essere portatrice nella Chiesa italiana di alcuni " messaggi pro-!etici " perché divengano patrimonio di tutti e non solo sul piano delle " idee " ma nello sforzo di renderle esperienze.
Ci riferiamo:
• al concetto di ragazzo-persona, da prendere in considerazione per il suo " oggi ", da educare a vivere in pienezza e libertà il carisma della sua età;
• al concetto di ragazzo soggetto-protagonista della propria crescita e della crescita del mondo, nella linea della vera umanità;
• al concetto di ragazzo apostolo, capace cioè in forza del Battesimo, di essere annunciatore del Vangelo e quindi costruttore di Chiesa;
• al concetto di ragazzo capace di vita associativa, perché capace di scelte libere e rispondenti alle proprie esigenze vitali».
(Da «In dialogo ragazzi», sett. '76)
Questi concetti introducono egregiamente il discorso dell'A.C.R. Abbiamo chiesto ad un responsabile diocesano dell'A.C.R. che ci esprimesse le idee fondamentali e alcune linee metodologiche che stanno alla base di questo movimento associativo, che in un periodo di crisi associazionistica, rappresenta un sensibile segno di ripresa e di speranza.
Un discorso sull'Azione Cattolica Ragazzi (A.C.R.) richiede alcune precisazioni iniziali, necessarie per inquadrare il significato della sua presenza e della sua funzione oggi nella Chiesa italiana.
– In un passato ancora relativamente recente l'A.C.R. si identificava, di fatto, con la pastorale dei ragazzi. Parlare di Sezione Aspiranti di Azione Cattolica significava, sovente, indicare tutto quanto si realizzava in parrocchia o in oratorio per la catechesi dei ragazzi. Oggi, a differenza di allora, l'A.C.R. si presenta non come la pastorale dei ragazzi, ma come uno tra i vari modi di fare la pastorale dei ragazzi, accanto a quelli di altri movimenti specializzati nel medesimo campo. Quindi non l'unica, ma una delle possibili esperienze organiche di vita di Chiesa proposte ai ragazzi, alla luce di quanto è detto nel RdC al n. 153 a proposito della catechesi nei gruppi associati. In questo senso l'A.C.R. si pone al servizio della pastorale dei ragazzi in una funzione di corresponsabilità, di animazione e, là dove sia necessario, di supplenza.
– È opportuno ricordare in merito il pensiero dell'Episcopato italiano, ricavandolo dalla lettera inviata recentemente dalla CEI all'Azione Cattolica: «Anche in questi ultimi anni, operando secondo le norme del nuovo Statuto, l'Azione Cattolica ha dato un vivace contributo alla pastorale dei ragazzi, in particolare con interessanti proposte per la pastorale catechistica. Può ora essere utile che l'Azione Cattolica consideri alcuni aspetti di questa specifica esperienza, che, nonostante la serietà dell'impegno, sembra qua e là suscitare qualche perplessità. Si chiede, ad esempio, che i diversi settori dell'Azione Cattolica collaborino tra di loro con una maggiore intesa, soprattutto per la formazione degli educatori. Si chiede anche che si chiarisca ulteriormente la natura e il ruolo dei «gruppi di A.C.R.» nei riguardi degli altri ragazzi e dell'intera comunità locale. Infine, mentre da ogni parte si riconosce all'A.C.R. la disponibilità ad operare sulla linea dei nuovi catechismi, si auspica che possa svilupparsi una migliore collaborazione tra stessa e gli Uffici Catechistici, nell'ambito dei piani pastorali delle diocesi e delle comunità parrocchiali».
– Può essere utile, infine, riportare alcune parole di Mons. E. Caporello, Direttore dell'U. C.N., ricavate da un suo intervento in occasione del Convegno Nazionale A.C.R. 1975: «Noi continuiamo a ritenere che l'esperienza A.C.R. debba essere sviluppata con tutta responsabilità, ma con molto coraggio; riteniamo che l'A.C.R. – proprio perché associazione di laici, sia pure giovani con i loro educatori – abbia una singolare ed insostituibile capacità di mediazione pastorale in Italia».
NATURA E FINALITA DELL'A.C.R.
Riassumiamo dai paragrafi 34-37 dello Statuto dell'Azione Cattolica Italiana: «All'interno delle associazioni parrocchiali, diocesane e nazionale l'Azione Cattolica dei ragazzi è aperta ai fanciulli e ai preadolescenti dai 6 ai 14 anni circa. L'Azione Cattolica dei ragazzi ha il fine di offrire l'organica esperienza di vita ecclesiale e di impegno missionario propria dell'A.C.I. realizzata a misura delle varie età. Essa si articola in varie sezioni secondo le esigenze (età, sesso, ecc.), e attua il suo compito formativo e missionario attraverso la vita di gruppo caratterizzata da tre momenti tra loro complementari: catechesi, vita liturgica sacramentale, servizio di carità. A tal fine i gruppi sono aiutati e guidati da educatori specificamente preparati che collaborano con le famiglie alla educazione umana e cristiana dei ragazzi. Alla vita del gruppo vengono interessate le famiglie».
In base a queste affermazioni si può allora così sintetizzare la natura dell'A.C.R.: essa è un movimento laicale, associativo, educativo ed apostolico di ragazzi, che si realizza attraverso una esperienza di vita in piccoli gruppi. Ci pare importante sottolineare, in particolare, il fatto che si tratti di un movimento di ragazzi. L'A.C.R. vede in loro dei veri protagonisti della vita associativa, sia pure con l'aiuto e la guida degli animatori, e degli effettivi costruttori di vita ecclesiale nel mondo dei loro coetanei.
Il fine precipuo del movimento coincide con quello, più generale, dell'A.C., tradotto a misura di ragazzo. L'A.C.R. tende a dare ai ragazzi una educazione umana, cristiana, ecclesiale ed evidenzia, in questa prospettiva, quattro mete educative che sempre devono essere presenti, anche se non sarà possibile concretizzarle contemporaneamente in ogni situazione della vita di gruppo.
1. Portare progressivamente il ragazzo al dono oblativo di sé agli altri, aiutandolo a conoscere le persone e ad accettarle offrendo loro la sua disponibilità e collaborazione, a scoprire e inserirsi responsabilmente nella comunità: in altre parole, a vivere in modo responsabile l'atteggiamento della carità cristiana.
2. Aiutare il ragazzo ad assumere responsabilità proporzionate ai suoi ritmi di crescita, guidandolo a valutare obiettivamente qualità e limiti, a sviluppare le proprie doti e ad assumere gradualmente impegni sempre maggiori e a lunga scadenza.
3. Favorire nel ragazzo l'incontro personale con Cristo, aiutandolo a vivere l'esperienza della preghiera, dell'ascolto della Parola, della liturgia, dei sacramenti, della vita di ogni giorno come occasione di continua scoperta e di amicizia operosa col Signore.
4. Dare al ragazzo la possibilità di sentirsi Chiesa e vivere la Chiesa come comunità di fede, di culto, di amore, scoprendo il senso della sua vocazione e della sua appartenenza alla Chiesa, partecipando ai momenti forti della vita della comunità e testimoniando ai coetanei la sua fede in Cristo.
LE OPZIONI DEL METODO A.C.R.
La metodologia dell'A.C.R. si fonda su alcune scelte che orientano ogni suo intervento educativo.
– Si ritiene fondamentale ed insostituibile per una valida esperienza umana e per un efficace annuncio cristiano ai ragazzi la proposta della vita in gruppo. Solo attraverso di essa il ragazzo ha la possibilità di realizzarsi pienamente e di scoprire e vivere la sua appartenenza alla Chiesa.
– La catechesi dell'A.C.R. si muove su una linea di esperienza vissuta. È attraverso l'agire che il ragazzo potrà scoprire nuove verità, formarsi nuovi atteggiamenti, acquisire nuovi valori. Le esperienze maturate nel gruppo saranno per lùi una vera scuola di umanità e di cristianesimo.
– Il ragazzo ha bisogno di scoprire se stesso e il suo posto nella società e nella Chiesa attraverso la vita di gruppo. Ma proprio per questo è necessario che il gruppo di cui egli fa parte, anziché chiudersi in ghetto, acquisti, progressivamente la capacità di una presenza di animazione all'interno della comunità in cui vive.
– L'atteggiamento degli animatori (giovani e adulti, sacerdoti e laici: sono necessarie ed indispensabili tutte e quattro le componenti) deve essere improntato a vera democraticità. Vanno evitati gli atteggiamenti autoritaristici e si deve dare spazio alla creatività, all'originalità e alla partecipazione effettiva dei ragazzi. Ancora una volta va detto che, insieme ai loro animatori, essi devono essere dei veri protagonisti.
– La fine immatura di molti gruppi di ragazzi è dovuta ad una forma esasperata di campanilismo dei loro animatori. È invece necessario, attraverso un costante e serio collegamento, aprire prospettive e spazi nuovi. Il ragazzo deve scoprire, accanto all'esistenza del suo oratorio e della sua parrocchia, quella di una Chiesa diocesana, nazionale, universale. E deve poter, in qualche modo, entrare in contatto con essa: ad esempio, attraverso la stampa diocesana e nazionale, gli incontri diocesani, la collaborazione con altri gruppi.
Vorremmo concludere queste brevi riflessioni con la sottolineatura di alcune difficoltà incontrate, trasformandole in interrogativi utili per una revisione del servizio ecclesiale ai ragazzi.
– L'A.C.R. si presenta come movimento di laici (ragazzi, giovani e adulti) in atteggiamento di corresponsabilità e di collaborazione. La sua difficoltà a trovare spazio è dovuta a mancanza di qualificazione dei laici, o ad una insufficiente volontà di prepararli e di corresponsabilizzarli oggi nella Chiesa?
– L'A.C.R. è un movimento organizzato. Ai suoi Centri, nazionale e diocesani, si richiedono servizi di vario genere (pubblicazioni, testi catechistici, campi scuola per ragazzi e per animatori, giornate di studio e di spiritualità, ecc.), ma si rifiuta sovente una adesione formale. Ciò è dovuto ad un rifiuto di fondo per ogni forma associativa, oppure al ricupero di un certo individualismo e campanilismo pastorale?
– Esiste oggi un notevole interesse pastorale per il mondo degli adulti e dei giovani; molto meno interesse suscitano i ragazzi. Questa situazione è frutto di maturazione di sensibilità e di aperture più vaste degli interessi pastorali, o è la manifestazione del disinteresse educativo della nostra generazione nei confronti della successiva? Ci sembra che questi interrogativi valgano in particolare per ma abbiano anche valore per ogni tipo di presenza pastorale all'interno della Chiesa.








































