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    Problematica religiosa degli adolescenti e dei giovani



    Severino De Pieri

    (NPG 1970-01-08)

    Conoscenza base, per muoversi in un terreno sicuro, anche in campo di esercizi spirituali, è lo studio della problematica religiosa degli adolescenti e dei giovani.
    L'articolo di De Pieri offre un contributo che ha il pregio notevole di affiancare la facilità di lettura alla sicurezza della competenza psicologica, in un susseguirsi veloce di situazioni molto pratiche.
    Vengono esaminate soprattutto tre questioni:
    • La religiosità, come dimensione fondamentale della persona. L'affermazione, che può suscitare qualche perplessità, ai giorni della secolarizzazione e della cosiddetta «morte di Dio», è documentata negli studi degli psicologi più in voga, fino alla conclusione che «la religiosità, anche dal punto di vista psicologico, non si può considerare un fatto marginale, dissociato dalla vita e dalle sue motivazioni».
    • Le esigenze del divenire religioso umano. Poiché la religiosità si commisura a tutte le tappe della maturazione umana, diventa urgente la conoscenza dei fattori che presiedono allo sviluppo religioso, dei processi psicologici che ne condizionano la maturazione e delle caratteristiche più importanti della religiosità adolescenziale.
    • Il dubbio religioso come normale fenomeno di maturazione. Sulla scorta di numerose inchieste, molte delle quali condotte dall'Autore stesso, fiorisce l'affermazione che il dubbio religioso rappresenta soprattutto un fattore di crescita e di maturazione, quando è inserito in una vera dinamica di presa di coscienza, personale e guidata.

    ANALISI DELLA SITUAZIONE GIOVANILE ODIERNA

    ♦ I giovani oggi costituiscono problema.
    Il recente fenomeno della contestazione ha colto di sorpresa gli adulti, non abituati a sentirsi giudicare e condannare. Alla protesta giovanile ha fatto riscontro da parte degli adulti una reazione sovente improntata a difesa e recriminazione. Si è così scavato un solco sempre più profondo tra le due generazioni, con atteggiamenti reciproci di incomprensione e rifiuto. Tale dinamica conflittuale viene a situarsi più a livello emotivo che razionale, e pertanto la soluzione sarà possibile solo su un piano di vicendevole ristrutturazione emotiva, affettiva e motivazionale.

     I giovani hanno bisogno degli adulti.
    Non è vero che essi rifiutino gli adulti, ma solo un certo loro modo di comportarsi. Li sentono inadeguati, incoerenti, inautentici. Hanno invece bisogno di appoggio e comprensione. Lo esigono e dimostrano nei modi più strani e disparati questa esigenza.

    ♦ I giovani sono costretti oggi a maturare più in fretta e meglio.
    Il processo di autonomia psicologica viene anticipato di anni e vissuto con sentimenti di sofferta reazione interiore. Un tempo i giovani erano preservati dalle strutture esteriori di un ambiente statico e tradizionale. Potevano anche restare immaturi e non averne gravi danni per la vita. L'individuo era protetto. La sua sicurezza era esteriore. Oggi invece l'individuo deve essere personalmente autonomo e maturo per difendersi da una società alienante e per affermarsi in modo soddisfacente nell'ambito della dinamica di gruppo.

     I giovani non rifiutano i valori.
    Vogliono solo assimilarli per conquista personale, non per imposizione dall'esterno. Sono anzi più sinceri ed autentici nelle loro intuizioni, rifiutando un certo conformismo e borghesismo degli adulti. Si aprono sempre più ai valori umani del rispetto della persona e della fraternità universale. Sentono vivo il bisogno di socializzare e operano con il metodo democratico e lo spirito dell'équipe.

     Non rifiutano la religiosità, ma contestano il comportamento religioso degli adulti.
    Soprattutto avvertono in maniera forse inconsapevole una sofferta ma grave carenza di «modelli religiosi di comportamento» negli adulti. In questo, che è uno dei valori essenziali della vita, i giovani d'oggi dimostrano una sensibilità nuova, suscettibile di buoni sviluppi.
    La loro problematica religiosa è ricca ma ambivalente, fondata cioè sulla dinamica emotiva e contestataria, aperta a soluzioni sia negative che positive.

    Occorre pertanto riportare gli adolescenti e i giovani d'oggi alle linee essenziali di una maturazione più autentica della loro personalità e – sotto il profilo religioso – ad una evoluzione più consapevole, personale e vitale.

    LA RELIGIOSITÀ
    COME DIMENSIONE FONDAMENTALE DELLA PERSONA

    Come premessa ad una retta azione educativa e pastorale, occorre delineare oggettivamente la problematica religiosa giovanile, riconducendo la religiosità all'interno della persona nel suo concreto divenire umano. Questa duplice prospettiva «personale ed evolutiva» viene sottolineata dalla psicologia moderna che nell'ambito della maturazione della personalità sta effettuando le sue più positive conquiste.
    Riprendendo pertanto una tesi della più recente psicologia, affermiamo che la religiosità appare come una dimensione fondamentale della persona. Non è nostro compito dimostrare in questa sede una simile affermazione. Rimandiamo necessariamente agli psicologi e studiosi che si sono occupati del problema. A titolo di breve riferimento richiamiamo le varie concezioni dinamico-integrative della personalità. Per I. Nuttin la religiosità è una integrazione universale. Secondo E. Spranger essa costituisce il più completo e integrativo degli orientamenti di valore. Per G. W. Allport la religiosità rettamente intesa è una delle caratteristiche della persona matura, diviene un valore «intrinseco» per l'individuo, e come tale è universale, integrativa e motivante. C. G. Jung considera la religione come elemento fondamentale dello psichismo umano, tendente ad integrare il soggetto e fornirgli una superiore consapevolezza. La stessa interpretazione freudiana della religione viene oggi sottoposta a critiche e si riscontrano aspetti positivi nella concezione di S. Freud, come l'intuizione dell'immagine paterna come prima fonte della religiosità, la stretta connessione di questa con altre dimensioni fondamentali della persona (come la sessualità), il rapporto con la moralità e l'affermazione del valore motivante della condotta religiosa.
    Per molti autori attuali la religione è intesa come ricerca del senso della vita e risposta all'ansia esistenziale dell'uomo.

     A livello psicologico la religione è considerata come funzionale per la personalità in quanto dà una risposta ai bisogni e alle tendenze più importanti dell'individuo e della società. Essa viene sempre più posta in correlazione con la salute mentale, la maturità psichica e la evoluzione sociale dell'uomo verso stadi più maturi di esistenza.
    Questa lettura in chiave psicologica dell'esperienza religiosa non ha solo un significato fenomenologico, di descrizione cioè di comportamenti esistenziali, ma anche comporta un significato più profondo in quanto la religione viene sempre più intesa come atteggiamento e motivazione, tale cioè da investire tutti gli aspetti della vita. La via psicologica al problema religioso non è tale tuttavia da risolvere il problema metafisico dell'uomo e della sua religione e tanto meno è in grado di illuminare gli aspetti che possiamo chiamare teologici e soprannaturali.
    Lo studio della psicologia della motivazione non spiega la religione ma costituisce solo una premessa, importante però e forse indispensabile, per una esatta valutazione degli aspetti umani della religiosità. La religiosità studiata sotto il punto di vista psicologico ha bisogno perciò di essere integrata da altre discipline.

     Come esperienza e atteggiamento essa rimane ambivalente giacché le istanze che essa comporta possono essere ugualmente fonte di credulità o di scetticismo.
    Specialmente gli adolescenti sperimentano allo stesso tempo un maggiore bisogno di ricerca religiosa e di ambiguità e incertezza, fino a quando non intervengono altri fattori più decisivi che trascendono il dato puramente psicologico ancorando la credenza religiosa ad una certezza di altra natura. A prescindere tuttavia da questa importante distinzione, necessaria per situare questa misteriosa realtà nei suoi giusti piani di visuale, resta vero che la religiosità, anche dal punto di vista psicologico, non si può considerare un fatto marginale dissociato dalla vita e dalle sue motivazioni. Essa diviene una componente primaria, dinamica e funzionale, tale cioè da animare e orientare la vita del singolo e della comunità. Ne consegue che il comportamento religioso è una presa di posizione di tutto l'individuo di fronte alla molteplicità delle situazioni e dei problemi della vita.
    La religiosità pertanto si pone a livello psicologico come la ricerca di un significato ultimo di sé in rapporto con l'Assoluto.
    Essa infatti è stata definita come l'atto o il gruppo di atti con cui l'uomo diventa cosciente di se stesso in rapporto con Dio. Essa non è culto, tradizione o imposizione ma atteggiamento, creatività e ricerca.
    Gli adolescenti soprattutto e i giovani simpatizzano per questa concezione della religiosità perché la sentono più vicina alla loro sensibilità e alla loro problematica evolutiva.
    In tal senso essi la fondano, forse meglio che gli adulti, su delle premesse più autentiche a livello umano-esistenziale.

    LE ESIGENZE DEL DIVENIRE RELIGIOSO UMANO

    Nel divenire umano anche la religiosità attraversa successive tappe o stadi di sviluppo, pur nella continuità dell'intero arco dello sviluppo religioso.
    Cerchiamo pertanto di individuare le fasi durante l'età evolutiva con particolare riguardo alla adolescenza e alla giovinezza. La religiosità infatti come componente fondamentale della persona si commisura a tutte le tappe della maturazione umana, con le sue inevitabili situazioni critiche e conflittuali.
    Bisogna quindi essere a conoscenza dei fattori che presiedono allo sviluppo religioso, dei processi psicologici che condizionano la maturazione religiosa dell'adolescente e delle caratteristiche più importanti della religiosità adolescenziale e giovanile.

    Fattori

    Tra i fattori che presiedono allo sviluppo religioso dobbiamo anzitutto nominare quelli intellettuali. Durante l'adolescenza l'intelligenza passa dallo stadio intuitivo-concreto a quello logico-formale e astratto. Essa permette pertanto di superare la religiosità infantile (antropomorfica, animistica e magica) e di farla maturale fino a quella adulta.
    Lo sviluppo della intelligenza consente infatti l'aumento del senso critico, la capacità di discutere e verificare quanto precedentemente era stato acquisito in maniera acritica e tradizionale.
    Tra gli altri fattori di maturazione durante l'adolescenza gioca un ruolo determinante la componente emotiva e affettiva.
    Gli adolescenti infatti si caratterizzano per una notevole instabilità e labilità emozionale, cui si aggiungono i problemi della maturazione psicosessuale e affettiva, sovente vissuta e sofferta con sensi di colpa e aggressività comportamentale.
    Dopo la pubertà fisiologica si assiste infatti ad una pubertà che possiamo chiamare psichica, ugualmente importante per la maturazione di tutti gli aspetti della personalità.
    Anche la socialità rappresenta un fattore importante per lo sviluppo religioso in quanto permette di aprirsi agli altri in un rapporto di amicizia, collaborazione e donazione.
    Tali fattori di sviluppo umano permettono nell'adolescente una profonda riorganizzazione religiosa.
    Viene infatti messa in crisi la religiosità infantile e della fanciullezza: l'adolescente in questo momento diventa ambivalente di fronte al fenomeno religioso e in seguito al «dubbio» si avvia, durante la giovinezza, a superare la crisi con la conversione o l'abbandono.

    Processi

    I processi psicologici che favoriscono la maturazione della religiosità durante l'adolescenza e la giovinezza si possono ricondurre ai seguenti:
    1. Un processo di interiorizzazione: attraverso l'introspezione l'adolescente è capace di cogliere se stesso in termini strettamente personali e di interiorizzare il sentimento religioso che durante la fanciullezza era piuttosto esterno e convenzionale;
    2. Un processo di integrazione: l'adolescente e il giovane tendono a considerare la religiosità facendone un qualcosa di assoluto e funzionale, tale cioè da organizzare e orientare tutto il comportamento;
    3. Un processo di socializzazione: a seguito della maggiore autonomia raggiunta e della capacità di inserimento sociale gli adolescenti e i giovani tendono ad estendere la propria religiosità al gruppo e all'ambiente in cui vivono.
    Questo avviene nel momento del primo inserimento nei gruppi di coetanei con i quali è vissuto il proprio atteggiamento di appartenenza religiosa. Il processo di socializzazione può portare risultati molto diversi a seconda che la personalità religiosa dell'adolescente e del giovane riesce o meno a integrarsi con il sistema di valori vigenti in una determinata società o gruppo in cui vuole inserirsi.

    Caratteristiche

    Veniamo ora a descrivere le caratteristiche più importanti della religiosità adolescenziale e giovanile.

    • Nell'adolescenza si hanno sinteticamente le seguenti caratteristiche:
    – la possibilità di una prima sintesi religiosa organica; benché ancora compromessa da residui di antropomorfismo e magismo infantile;
    – la incipiente capacità di interiorizzare la religiosità permettendo maggiore consapevolezza ed autenticità;
    – la crescente tendenza a concepire la religiosità come fatto morale (moralismo adolescenziale);
    – il bisogno di identificazione al gruppo religioso di appartenenza con crescente rifiuto del culto esterno e delle formule stereotipate.

    • Durante la giovinezza si hanno invece le seguenti caratteristiche:
    – la religiosità è vissuta sempre più come un problema di vita, come risposta ai vari bisogni che impongono di dare un significato all'esistenza;
    – la religiosità è sottoposta ad una revisione critica profonda come problema da affrontarsi seriamente e dalla cui soluzione il giovane si ripropone una serie di conseguenze decisive per la sua vita. È il tempo delle obiezioni religiose, dei dubbi e dei conflitti.
    – la religiosità è personalizzata secondo le caratteristiche psicologiche e temperamentali dei singoli, con l'avvio a differenti forme di condotta religiosa pratica;
    – la religiosità è influenzata e condizionata dai rapporti sociali che possono portare il giovane ad una scelta conformista o anticonformista a seconda dei valori culturali del gruppo di appartenenza.
    A poco a poco pertanto la religiosità giovanile viene ad avere un carattere comprensivo di tutti gli aspetti della vita, si fa più complessa e differenziata, diventa capace di riorganizzarsi, di riadattarsi e di rinnovarsi, purché fortemente motivante e creatrice.
    Questi aspetti di psicologia religiosa evolutiva devono essere tenuti costantemente presenti per una corretta impostazione educativa e pastorale del problema religioso durante l'adolescenza e la giovinezza.

    IL DUBBIO RELIGIOSO
    COME NORMALE FENOMENO DI MATURAZIONE

    Il significato della crisi religiosa giovanile viene ad acquistare nell'insieme del nostro discorso rilevanza pedagogico-educativa, in quanto tale crisi, nelle forme e modalità in cui si esprime, si può considerare soprattutto come un normale processo di maturazione. Essa pertanto non si può ricondurre unicamente, come qualche volta si afferma, ad effetto disadattante della civiltà industriale e neppure rappresenta normalmente un inizio di abbandono della fede.
    Non si deve neppure concepire, a nostro avviso, come tappa indispensabile per una fede matura in quanto la crisi religiosa giovanile non rappresenta un postulato universalmente valido e ricorrente. In termini di psicologia evolutiva la riteniamo pertanto come una fondamentale esigenza di sviluppo. È vero che durante questa età sono generalmente ammessi alcuni fatti negativi in ordine alla religiosità, come un forte abbassamento della pratica religiosa, una generale revisione e discussione critica del proprio credo, una crisi di appartenenza al proprio gruppo religioso e una tendenza a contestare la religiosità ufficiale enucleando una sintesi religiosa più personale ed autonoma.

     Tuttavia la revisione critica e il dubbio religioso rappresentano soprattutto un fattore di crescenza e maturazione.
    I giovani dell'attuale generazione sentono più che mai un bisogno di sincerità e di autenticità e sono pertanto facilmente portati a mettere in questione i dogmi cristiani che provengono da una tradizione di cui non si sono ancora personalmente convinti (presenza reale nell'eucaristia, infallibilità del papa, verginità della Madonna, peccato originale e la stessa divinità di Cristo).
    La presenza di questi dubbi deve essere in loro interpretata più come un segno di volontà di ricerca e sincerità che di rifiuto ingiustificato e aprioristico.
    Hanno poi la sensazione di non poter esercitare con sincerità alcune forme di pietà che non esprimono più il loro senso religioso (messa quotidiana o settimanale, devozione mariana, confessione regolare, ecc.). Soprattutto non riescono più a vedere la Chiesa come istituzione, ed hanno paura di appartenere ad una potenza trionfale che impone le sue verità e fonda la sua forza nella organizzazione.

     Numerose inchieste hanno posto in luce che l'adolescenza è l'età del «dubbio religioso».
    In particolare sono le adolescenti che anticipano l'insorgenza di tale dubbio.
    Tuttavia tra gli adolescenti ad un certo punto il fenomeno appare più diffuso, generalizzato, anche se meno profondo e sentito.
    I dubbi religiosi dell'adolescente sono quasi sempre puramente affettivi ed hanno un carattere di globalità (esistenza di Dio, divinità di Cristo, opera della Chiesa).
    Per questo non possono essere risolti in termini puramente razionali. Non è attraverso un sillogismo che in via normale un adolescente può superare il dubbio religioso.
    Infatti l'inquietudine proviene da fonti che nulla hanno in comune con la problematica religiosa (bisogno di autonomia, sentimento di colpevolezza, crisi di fiducia generale) (Vergote).
    L'inadeguatezza delle figure parentali permette sovente l'insorgere di una acuta sfiducia verso la religione che su di esse si era fondata durante l'infanzia e la fanciullezza.
    Probabilmente la ripresa è possibile sulla base di una maggiore autonomia, libertà interiore, autofiducia e integrazione sociale.
    Dopo l'adolescenza se i dubbi ricompaiono sono di natura più intellettuale e perciò più facilmente superabili mediante un appello cosciente e critico. I giovani infatti sono in grado di compiere la loro sintesi mentale del mondo e sono in grado di conciliare il loro sentimento di libertà creatrice col riconoscimento dell'Assoluto.
    L'atteggiamento religioso adulto si elabora in una crescita spontanea con il favore delle circostanze della vita.
    In una nostra recente indagine condotta tra 4.500 giovani del Veneto centro-orientale abbiamo trovato che il 16,11 % afferma espressamente di avere dei dubbi specifici a riguardo dell'esistenza di Dio (18,2% maschi; 13,27% femmine).
    Solo l'1,53% dice chiaramente che non crede (2,25% maschi; 0,47% femmine). Questi dati statistici si riferiscono al dubbio religioso esplicito. Ma anche in altri punti dell'indagine la gran parte dei giovani interrogati ha dimostrato di sentire la problematica religiosa in modo inquietante. Abbiamo inoltre rilevato che, oltre ai dubbi sull'esistenza di Dio, per i giovani del nostro tempo costituisce problema angosciante il futuro dell'uomo e del mondo.
    Tale fatto costituisce in maniera sorprendente una nuova fonte di turbamento e sembra pertanto richiedere una diversa impostazione dei contenuti e dei metodi che presiedono alla catechesi e alla pastorale giovanile. Il bisogno di una profonda revisione critica caratterizza pertanto la dinamica della crescita della fede nei giovani, condiziona la loro appartenenza ecclesiale ed influisce sulla totalità degli aspetti della loro vita. Si rendono perciò indispensabili tutte le forme di riflessione interiore spirituale che permettono, favoriscono e accelerano un processo di maturazione verso una religiosità adulta.



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