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    Scambi di valori tra ragazzi e ragazze nei gruppi giovanili



    Arturo Ruggeri

    (NPG 1970-05-15)

    Un grosso pasticcio in campo di pastorale giovanile è l'improvvisazione o la pedagogia del «lasciar fare».
    Si può non credere alla vita, alla realtà. E passare il tempo a programmare, a far leggi, a preoccuparsi di difendere... senza mai affacciarsi alla finestra: ci si accorgerebbe che molte determinazioni sono morte prima di nascere. Ma ci si può credere troppo: acriticamente. Accettare lo spontaneismo assoluto e lasciarsi irrimediabilmente travolgere: la spontaneità dell'uomo – dopo il peccato – va guidata, per essere autentica. Queste annotazioni tornano a proposito anche per i gruppi misti.
    Rapidamente, con un ritmo che ha mozzato il respiro e il tempo di riflettere, si è passati dalla più accesa separazione all'integrazione più totale.
    I difensori delle forme del passato, invece di collaborare a cogliere i valori innegabili, hanno tentato di sollevare argini di difesa. I fautori del nuovo, troppo spesso, si sono accontentati di spalancare le porte a ragazzi e ragazze, eliminando ogni discriminazione.
    C'è molto di più da fare.
    Nel piano editoriale di «Note di Pastorale Giovanile» è in progetto uno studio dettagliato su questo tema, vivo, attuale, urgente.
    Non vogliamo dimostrare l'opportunità dei gruppi misti: la vita è la dimostrazione più convincente.
    Vogliamo invece centrare i valori, le prospettive pastorali, i pericoli, i modi di intervento dell'animatore, i contenuti.
    Questo primo articolo apre la serie, quasi per fornire un indice delle successive trattazioni. 

    Oggi sempre più ci si va orientando alla formazione di gruppi giovanili misti «spontanei» o «articolati» in sostituzione delle tradizionali associazioni e circoli, divisi categoricamente in maschili e femminili. È una esigenza della evoluzione sociale che non colloca più l'uomo e la donna su due binari paralleli con obiettivi specifici diversi e non intercomunicabili, ma accetta la reciprocità del contributo in tutti i settori, da quello della scuola a quello del lavoro, dalla politica alla ricerca scientifica.
    Ma di fronte a tutto ciò che è nuovo, non sempre ci si trova preparati ad affrontare problemi diversi. Non basta costituire un gruppo misto unicamente per raggiungere un numero maggiore di persone che non si potrebbe ottenere altrimenti. Questo è un pericolo molto frequente che esautora lo stesso gruppo, raggiungendo fini che non erano certo quelli iniziali.

    PARTIAMO DALLA PSICOLOGIA

    Quindi prima di parlare di scambi di valori è necessario analizzare la stessa formazione del gruppo misto.
    Quando mettiamo vicino ragazzi e ragazze spesso ci si dimentica che mettiamo vicino due psicologie completamente diverse, perciò il primo obiettivo da raggiungere è il «conoscersi reciprocamente» nella propria diversità. Si è naturalmente portati a credere che di fronte ad ogni fatto si reagisca allo stesso modo: il ragazzo crede che la ragazza senta come lui, apprezzi e giudichi come lui, e viceversa. Da qui il fenomeno che spesso si riscontra in certi ambienti, in certe comitive promiscue, proprio per facilitare questa intercomunicabilità: giovani con atteggiamenti, capelli, vestiti femminileggianti e ragazze con atteggiamenti mascolineggianti (cfr. anche la moda unisex).

    Prima regola psicologica perché un gruppo misto possa veramente essere fonte di valori:
    è necessario che la ragazza ne sia in un certo senso, che subito spiegheremo, la protagonista, perché da lei dipenderà il raggiungimento del fine che ci si è proposti.

    La donna tutto vede e fa in funzione di sé, e tutto arricchisce di se stessa, questo per il suo profondo istinto materno. Se questa sensibilità riesce a dominarla e guidarla è una grande ricchezza per sé e gli altri, se no questa stessa sensibilità può essere causa di cedimento travolgendo sé e l'uomo, in un meschino interesse puramente egocentrico. La Sacra Scrittura ci dà una prova fin troppo palese di ciò, con Eva ed Adamo. L'astuto e psicologo tentatore sapeva bene da dove cominciare perché dal cedimento o vittoria di Eva sarebbe rimasto travolto o vittorioso anche Adamo.
    Il gruppo finirebbe di essere «gruppo» se si risolvesse solo in una agenzia... matrimoniale. Il matrimonio può pure nascere da un gruppo, ma unicamente come maturazione di personalità complete che si sono arricchite nello scambio lungo e perseverante dei valori intrinseci sviluppati e raggiunti nella vita comunitaria, per poi riversare, come una reazione a catena, la loro ricchezza su tutti e non finire a chiudersi in se stessi ad assaporarsi il frutto staccato e condiviso egoisticamente.
    Il mondo interiore della donna è mirabilmente ricco di imprevedibili risorse, ma anche terribilmente vulnerabile. Perciò è la donna che deve «accogliere» nel gruppo, che diventa subito «suo», gli altri e non l'uomo, anche se poi lei stessa da sola e non per imposizione ne cederà a lui la funzione di capo. La ragazza emerge più per l'intuizione che per il ragionamento, per cui non appena ha afferrato nella loro essenza i problemi che si prospettano, rapidamente ne coglie le conclusioni, e mette in moto tutto. Quindi la ragazza deve precedere il ragazzo nella formazione del gruppo; è chiaro che non si tratta letteralmente di precedenza temporale, ma psicologica.
    Il motivo è questo: l'oggetto di interesse della donna è essenzialmente «qualcuno» cui donarsi, anziché «qualcosa» da raggiungere o possedere come è più comune per l'uomo. Ora, se la giovane riesce a capire il gruppo come appunto «qualcuno», come «suo» cui donare tutte le sue energie, non fermerà più il suo interesse ed attenzione alla ricerca del «qualcuno» fra i singoli ragazzi. Se invece entra «dopo» non preparata, cioè non sapendo e non facendo sue le finalità, si corre il rischio che per lei diventi solo l'occasione di trovare senza sforzo, ed anche forse con il beneplacito dei genitori, una bella cerchia di ragazzi e portare così tutta la sua spensieratezza e frivolezza che brucia ogni primordiale entusiasmo di vivere ed operare il bene in tanti ragazzi, che sembravano a prima vista... rocce incrollabili.

    IL SACERDOTE NEL GRUPPO MISTO

    La figura tradizionale dell'assistente assume in questa nuova forma associativa tutto un carattere particolare. Non più colui che esauriva il suo compito con la conferenza settimanale e qualche colloquio privato sul comportamento morale del singolo, ma di un vero e proprio «esperto» e «arbitro» di due forze polarizzanti, dalle quali deve saper far scaturire una vitalità nuova e armonizzante a vantaggio di tutti indistintamente, nel rispetto della loro diversità. Da qui si spiega (lo diciamo solo di passaggio perché non è il caso di trattarne a lungo) la crisi di alcuni sacerdoti abituati ai vecchi sistemi, dove appunto l'assistente era al vertice di un gruppo omogeneo e dal quale tutto dipendeva, incapaci ora di essere solo fermento, nel senso evangelico della parola, come piccola cosa nascosta di una massa che da sola deve acquisire come propri determinati valori, attraverso la reciprocità della verifica visibile ed attuata nel gruppo medesimo. Quindi non abolizione del sacerdote, od addirittura contro il sacerdote, come qualche volta accade in certi gruppi cosiddetti «spontanei», dove vedono il sacerdote come un elemento ormai sorpassato e del quale si può fare a meno, ma il sacerdote inserito nel gruppo come catalizzatore, come testimonianza concreta di una realtà cristiana già sperimentata e vissuta e quindi valida, che convinca il gruppo che ciò a cui esso mira non è utopia, ma mèta raggiungibile sia pure nella limitatezza delle proprie possibilità. Abbiamo voluto fare questo accenno per far comprendere come sia essenziale nel gruppo giovanile misto l'assistente.

    Compito del sacerdote è smussare le angolosità della diversità delle psicologie e essere arbitro perché queste due psicologie, maschile e femminile, possano integrarsi e conoscendosi sempre di più possano migliorarsi.

    Da soli non guidati da mano esperta loro, pur essendo tanto vicini materialmente (e molte volte questa vicinanza può essere anche artificialmente creata), si sentono sempre tanto diversi ed incompresi. Bastano inevitabili piccoli urti, per esempio di preminenza nella organizzazione,
    di preferenze personali, di accentuazioni di difetti di alcuni e il gruppo finisce con il dividersi e scomparire con tanta disillusione nei singoli e sconforto nella vita comunitaria.

    RAGAZZI E RAGAZZE NEI GRUPPI SOCIALI

    Chiunque ha un minimo di esperienza con i giovani avrà senz'altro costatato che spesso essi si presentano con problemi e soluzioni sociali che sembrano inconcepibili alla loro età. Questo perché il ritmo della vita, l'atteggiamento dell'attuale tipo di società, i mezzi di comunicazione (radio, televisione, cinema e giornali) abbreviano in modo forzato il periodo dell'infanzia, per farli trovare subito ad una adolescenza acerba che troppo in fretta e con troppa facilità ha in mano le stesse arti di un mondo adulto: ecco perciò la contestazione, lo sciopero, la violenza... Una volta la vittoria sulla sopraffazione, il trionfo della giustizia, tanto istintivo nell'animo giovanile, era soltanto un miraggio che balzava nella fantasia dalla lettura di romanzi con i loro eroi immaginari. Oggi invece è una realtà che possono loro stessi creare, gridando per le piazze, occupando le scuole, gettando sassi alla polizia...
    Questi fermenti sociali entrano irresistibilmente anche nei gruppi di formazione cristiana. I giovani partecipano al gruppo solo se trovano in esso una forte spinta verso quelle aspirazioni che, anche se non ne afferrano in profondità il senso, vedono come oggetto di agitazione e di interesse nel mondo degli adulti. Quindi esigono un cristianesimo che abbia come punto focale la giustizia.
    È interessante ora osservare come i ragazzi e le ragazze reagiscano con le loro rispettive psicologie di fronte a questi problemi.

    ♦ Il ragazzo sembra meno capace di dedizione, sbandiera a parole il suo ideale di giustizia, ma «sente» di meno il bisogno degli altri. Quando però l'avverte non bada a mezze misure, organizza il suo piano di aiuto, ma nell'offerta di sé è meno perseverante. Ciò perché egli non rinuncerà con facilità completamente a tante cose come lo sport, amici, divertimenti per dedicarsi mente e cuore in concreto a quegli ideali che professa in teoria, e che non riescono ad assorbirlo tanto da dominarne i pensieri e gli affetti.

    ♦ La ragazza invece è più portata alla dedizione, anche se nel dono totale di sé fa delle scelte, ha delle preferenze, fa più sforzo a fare ciò che non le piace e non perdona con facilità. Diventa però forte quando è decisa e sopporta tutto con un coraggio, che qualche volta non esclude l'eroismo pur di salvare in concreto i valori in cui crede.
    La donna, è un suo debole, attende la lode, ma non per fini egoistici, ma per una profonda esigenza della sua affettività: questa lode la fa sentire più sicura di sé, le infonde fiducia e costanza.

    UN ESEMPIO CONCRETO

    Accennate appena queste due reazioni diverse, vediamo come la possibilità di integrazione dia arricchimento reciproco fra ragazzi e ragazze, possa essere una risorsa preziosa che solo l'ambiente misto ha il pregio di offrire, nella misura in cui dà un aiuto, affinché ciascuno porti ciò che possiede e che fa difetto nell'altro.
    Per una maggiore chiarezza di idee proviamo a seguire da vicino un gruppo dalla sua formazione al suo sviluppo e che abbia per esempio uno scopo caritativo e che oggi è il più sentito, così potremo costatare l'influsso della intersessualità nei valori che si concretizzano nella completezza di ogni singola personalità.

     Anzitutto c'è un denominatore comune che li unisce e che è la «carità». Il denominatore comune di interesse crea necessariamente l'amicizia ed esclude pertanto la simpatia o preferenza sentimentale individuale.
    L'amicizia quindi deve sempre vivere inserita nel gruppo. Non si tratta semplicemente di stare fisicamente insieme, ma deve essere un atteggiamento interiore, si tratta di «costruire» qualcosa tutti insieme. E qui possiamo dire inizia l'avventura dell'amore, si comincia a capire cosa è l'amicizia, un ragazzo ed una ragazza vicini non più come una volta bollati all'occhio della gente per forza come «fidanzati» per salvare... l'onore ma come due individui che conducono e vivono un medesimo ideale, e non vittime di quello spirito egoistico e possessivo che spinge tanti innamorati a cercare di sottrarsi ad ogni influenza esterna senza che si rendano conto di impoverire il loro stesso amore.

    ♦ Compreso, e non è poco, cosa sia l'amicizia, vediamo le difficoltà o i vantaggi non appena ci si confronta di fronte al comune ideale, in questo
    caso la carità.
    Non vogliamo soffermarci sulle difficoltà, perché più o meno le abbiamo accennate sopra, invece vogliamo brevemente considerarne i vantaggi.
    • Il ragazzo, preso più dai concetti astratti, modererà il suo impulso di «rivendicatore dei diritti sopraffatti» quando vedrà accanto a lui la ragazza per la quale non esistono i «poveri da difendere», ma «il» povero, «questo» povero da aiutare, subito, senza aspettare che cambino le mentalità degli uomini responsabili. Ammirerà ed imparerà come ci si dona, quanta delicatezza e premura occorra nell'amare, quanta
    rinunzia.
    • La ragazza a sua volta imparerà dal ragazzo l'organizzazione dell'aiuto agli altri, la sua generosità meno impregnata di passionalità ed emotività, la sua obiettività che esclude preferenze, la sua facilità nel perdono, nel dimenticare le offese.

    Da questi pochi accenni già si nota l'importanza dell'integrazione, del conoscersi per perfezionarsi.
    Bisogna avere il coraggio di verificare spesso la propria situazione interiore ed il clima della vita comunitaria, avere la lealtà di mettersi davanti alle proprie debolezze, perché ognuno si senta a suo agio nel gruppo, e non senta il bisogno di uscirne, o aspettare l'invito ad uscirne.

    GUIDA ALLA MATURAZIONE DELLA FEDE

    Arrivati a questo punto, chi ha la responsabilità del gruppo, e deve essere persona equilibrata, senza complessi e dotata di spiccata sensibilità umana, deve piano piano soprannaturalizzare l'amore verso gli altri, ricordando l'insegnamento di Gesù: «Ciò che avete fatto ad uno di questi, l'avete fatto a me». Come sempre, sarà per prima la ragazza con il suo intuito ad afferrarne in pieno il significato, quel suo istinto predominante di andare sempre verso «qualcuno» e questa volta questo qualcuno sarà lo stesso Gesù. E qui avvengono nel gruppo le cose più imprevedibili, inutilmente spesse volte sperate con i metodi tradizionali, con i metodi di insegnamento cattedratico e impositivo. Tutti prendono coscienza dell'unica realtà per la quale vale la pena vivere, l'unica realtà che dà senso alla vita, Cristo che è Amore.
    Prima di lanciarci a facili entusiasmi, premettiamo che ciò si potrà ottenere (e si ottiene se tutto sarà ben predisposto a questo fine) solo nei gruppi dove si entra di spontanea libera scelta; è più difficile, per non dire quasi impossibile, nei gruppi misti già precostituiti, come per esempio nelle classi delle scuole dove l'alunno e l'alunna si trovano insieme per le regole dell'alchimia burocratica della segreteria. In questo caso bisognerebbe fare tutto un ragionamento a parte e tutta una tecnica psicologica diversa.
    Dopo questa breve parentesi, ritornando a quanto dicevamo sulla presa di coscienza del gruppo sulla nuova visione della nuova realtà dell'amore, non è fuori luogo far notare come Gesù Cristo dà l'incarico di annunciare la sua risurrezione proprio ad una donna: «Va' dai miei fratelli e di' loro che ritorno al Padre mio e Padre vostro», perché solo una donna col suo intuito poteva capire senza lunghi e contorti ragionamenti, come farà poi Tommaso, la grande verità del mistero.

    Se volessimo fare, per così dire, un diagramma dello sviluppo interiore che ha maturato la vita in comune, potremmo osservare che:
    entrati con concetti sulla carità puramente materiale ci si è proiettati sull'oggetto di comune interesse ciascuno secondo il proprio atteggiamento e psicologia particolare;
    ci si accorge gradatamente per esperienza che rimanendo su posizioni esclusivamente terrene non si ha più la forza ed il coraggio di perseverare, perché tutto diventa anonimo anche se ci si rivolge a persone ben determinate, i calcoli umani potrebbero prevalere sullo stesso ideale iniziale;
    ed allora ecco la punta massima che cambia radicalmente rotta su tutto il sistema: la scoperta, o meglio, la conquista del valore assoluto: «Gesù Cristo negli altri».

    La cosa più splendida è che quei ragazzi e quelle ragazze che uniti, vicino, hanno costruito insieme, pur separati interiormente per non cadere nell'illusione del tornaconto egoistico, si ritrovano in cima l'una di fronte all'altro, l'uno accanto all'altra, non più paurosi di distruggere tutto, ma integrati, consapevoli della loro differenza e vocazione sessuale, per il raggiungimento della completezza di se stessi che è appunto l'«amore» che li unisce poiché l'Amore è uno solo, è una sola persona che è Cristo. Arrivati a tanto non esistono più problemi, tutto diventa chiaro, bello, ma soprattutto «vero», non esistono più complessi, incomprensioni, rivalità, gelosie in tutti i rapporti intersessuali.

    Perché ciò non si verifica sempre?

    Perché la maggior parte degli educatori sbagliano nell'impostazione, forse privi delle più elementari regole della psicologia, che molti ancora considerano una scienza artefatta, se non addirittura diabolica, mentre la sana psicologia non è altro che scoprire quale sia il piano divino sull'uomo, come la fisica rivela leggi di Dio sul creato irrazionale.
    É inutile cominciare da dove è solo il punto di arrivo. Dio ha mandato il suo Figlio nella «pienezza dei tempi», noi dobbiamo portare Cristo negli uomini solo quando loro avranno raggiunto se stessi, ecco perché spesso Gesù è rifiutato dagli adolescenti, ancora non è arrivato il momento giusto di saperlo conoscere, sono troppo presi dai loro gravi, intimi problemi contraddittori, e dove c'è contraddizione interiore non ci può essere ancora l'Amore che è la Verità, ragione ed accettazione dell'essere. E allora ripetiamo che la vera missione del sacerdote educatore è quella di essere fermento nascosto, penetrato dei problemi dei giovani che invocano tempo per maturare; non dobbiamo essere come i falsi profeti della società dei consumi che hanno tutto l'interesse ch'essi maturino presto per soffocare la loro libertà e condizionarli ai loro fini politico-economici. Terribile illusione definire la vita dell'uomo come traguardo e non come continua evoluzione di sé, come dice il Vangelo: «Siate perfetti, come perfetto è il vostro Padre nei cieli», è l'illusione di una Chiesa troppo terrena, troppo società condizionatrice, e non una Chiesa aperta alla libertà dello spirito che nella varietà dei mezzi, cioè nell'infinita possibilità di scegliersi la via più adatta e consona alle proprie esigenze, raggiunge il medesimo fine, uguale per tutti: il Bene.

    UNA CONCLUSIONE SPICCIOLA

    Per concludere, riaffermiamo un dato di fatto ormai irreversibile, che i due sessi vanno sempre più ravvicinandosi, in tutte le forme più svariate dell'attività umana, e che spetta perciò alla Chiesa trovare la formula giusta, perché dal piano primitivo di Dio «... non è bene che l'uomo sia solo...», sia capace trarre da tutto il suo patrimonio della Rivelazione, quelle direttive pratiche oggi tanto attese, che facilitino un costruttivo dialogo tra uomo e donna e che non sia più solo repressione, ma fonte di vita, di gioia, di fiducia. E ciò non sarà difficile se anziché considerare gli uomini come dovrebbero essere, li si considerino come sono, cioè viatori, con tutte le loro debolezze e ricchezze interiori, in continua evoluzione.
    Ricordando che la responsabilità dell'individuo è in funzione della sua maturazione, spetta a noi aiutare e non condannare, o irreggimentare sotto leggi che non possono trovare risonanza nella coscienza ancora in via di formazione, e inconsciamente così andare contro il piano della salvezza, la cui caratteristica è proprio la grande pazienza dell'attesa da parte di Dio.
    Il discorso proseguendolo forse ci porterebbe troppo in là e fuori dallo scopo di queste righe che non intendono assolutamente esaurire un argomento di vitale importanza, ma soltanto dare alcuni spunti di riflessione che ciascuno confronterà con le proprie esperienze.



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