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    Le Messe dei piccoli gruppi



    Commissione episcopale francese per la liturgia

    (NPG 1970-05-30)

    NOTA DELLA COMMISSIONE EPISCOPALE FRANCESE
    PER LA LITURGIA
     

    Le messe a piccoli gruppi sono un fatto che si estende a macchia d'olio. Soprattutto a livello giovanile.
    Se esse assumono un volto autentico, nella Chiesa, attraverso una presa di coscienza delle loro ricchezze, dei loro limiti, delle loro esigenze, possono guidare fortemente verso una scoperta e un approfondimento dell'Eucaristia.
    La Commissione episcopale francese per la liturgia ha studiato a fondo questo problema. E ne è nato il documento che presentiamo.
    La «Nota sulle messe dei piccoli gruppi» ha come primo obiettivo il tentativo di caratterizzare questo tipo di celebrazione eucaristica, nel contesto delle altre celebrazioni, per coglierne valori e istanze.
    A partire da queste considerazioni, vengono proposte alcune direttive pratiche, di carattere operativo, sul modo delle celebrazioni e sul legame con le assemblee ordinarie.
    Il documento può aiutare decisamente gli operatori della pastorale giovanile italiana: le indicazioni dottrinali e di «mentalità» superano evidentemente la normatività (o la possibilità di utilizzare le concessioni) legata al destinatari immediati.

    SPIRITO E CONTENUTO DI QUESTO DOCUMENTO 

    Sulla linea del rinnovamento liturgico, si assiste a uno sforzo dei pastori e dei fedeli per promuovere una celebrazione della liturgia tale che
    permetta, nelle diverse circostanze, una partecipazione piena ed attiva dei cristiani.
    Tale partecipazione è desiderata dalla Chiesa ed esigita dalla natura stessa della celebrazione [1]: i Principi e norme per l'uso del messale romano insistono giustamente: «Poiché la celebrazione dell'Eucaristia, come tutta la liturgia, si compie per mezzo di segni sensibili, mediante i quali la fede viene alimentata, rinvigorita e si esprime, bisognerà avere la massima cura nello scegliere e nel disporre quelle forme e quegli elementi proposti dalla Chiesa, che, considerate le circostanze di persone e di luoghi, favoriscano più intensamente la partecipazione attiva e piena, e rispondano più adeguatamente al bene spirituale dei fedeli» [2].
    Il capitolo IV dei Principi e norme (nn. 74ss.) contempla, in questa prospettiva, una diversità di forme della celebrazione della messa con il popolo.
    Una Istruzione sulle messe per gruppi particolari, in cui i casi contemplati vanno dai piccoli gruppi ai convegni d'apostolato dei laici, è stata da poco pubblicata dalla Congregazione per il culto divino [3]. Essa ricorda l'importanza dell'assemblea liturgica e specialmente della celebrazione comunitaria dell'Eucaristia; sottolinea la legittimità dei gruppi particolari e il loro interesse pastorale; riconosce, per questi gruppi particolari, la funzione importante dello studio della Parola di Dio e della celebrazione dell'Eucaristia. Infine, dà alcune norme che devono regolare questa celebrazione.
    I vescovi francesi sono attenti a questo problema, specialmente per quel che riguarda le messe per piccoli gruppi. Essi l'hanno studiato dopo l'assemblea plenaria di Lourdes nel 1968. Dal gennaio 1969, dei «princìpi di giudizio e di azione pastorale» sono proposti a tutti coloro che vi sono interessati.
    Dopo aver consultato sacerdoti e laici, e basandosi sull'Istruzione che tratta delle messe per gruppi particolari, la Commissione episcopale per la liturgia può proporre ora un certo numero di direttive pratiche per le messe dei piccoli gruppi.

    ♦ Situazioni pastorali diverse da quella delle messe per piccoli gruppi richiedono una celebrazione dell'Eucaristia adatta a raggruppamenti che si distinguono dall'ordinaria assemblea parrocchiale sia per le circostanze di luogo e di persone, sia per il numero dei partecipanti.
    Presentano una situazione di questo tipo tre casi di particolare importanza: le messe di grandi raduni straordinari: pellegrinaggi, congressi di movimenti cristiani, incontri nazionali, regionali, diocesani; le messe dei bambini; le messe adattate ad un'assemblea composta in maggioranza da minorati fisici o mentali.
    Ognuno di questi casi pone dei problemi specifici, che esigono una riflessione particolare. Qui essi non sono contemplati e saranno trattati a parte in documenti successivi.
    Queste direttive, invece, cercano di aiutare i pastori a trarre il maggior profitto dalle norme emanate dai Principi e norme per l'uso del messale romano e dalla Istruzione sulle messe per gruppi particolari [4].

    PRINCÌPI DI GIUDIZIO E DI AZIONE PASTORALE 

    DIFFERENTI CASI IN CUI CI PUÒ ESSERE L'OCCASIONE
    DI CELEBRARE L'EUCARISTIA IN PICCOLI GRUPPI [5]

    • In occasione di raduni o riunioni: esercizi spirituali, ritiri, riunioni di membri di movimenti di Azione Cattolica, gruppi d'impegno, fedeli che svolgono una ricerca o un'azione comune, ecc.
    • In alcune comunità: comunità ridotte, piccoli gruppi formati in alcuni giorni nelle grandi comunità (collegi, seminari, ecc...), équipes missionarie, ecc...
    • Nel quadro di un'azione pastorale che contempli situazioni particolari: cristiani in via di ricerca, pastorale dei malati (comunione dei malati e viatico), pastorale degli anziani, ecc...
    • Per un migliore adattamento ai ritmi e alle strutture della vita moderna: nel quadro di una azione di quartiere, o di una pastorale del divertimento, ecc...
    • In zone rurali: messe celebrate di quando in quando, in un cascinale, in collegamento con l'attuale sforzo di radunare i fedeli per l'Eucaristia della domenica.
    • Per i giovani: essi hanno bisogno di radunarsi talvolta in piccoli gruppi più omogenei per celebrare l'Eucaristia, e desiderano parteciparvi più attivamente, con stile rinnovato.

    PUNTI FONDAMENTALI CHE DEVONO GUIDARE
    L'AZIONE PASTORALE IN QUESTI SETTORI

    Le situazioni descritte sopra, o altre analoghe, pongono ai pastori numerosi problemi, la cui soluzione deve essere studiata a fondo.

    Secondo quali criteri si può parlare di «piccolo gruppo»?

    I vari casi sopra descritti mettono bene in evidenza che di fatto le situazioni sono molto diversificate, e si dovrà prestare attenzione, nella azione pastorale, alla particolarità di ogni caso (gruppo che ha meditato, lavorato in comune, famiglia, assemblea locale, ecc...).
    Si può affermare che il «piccolo gruppo» è caratterizzato da:
    • un numero ristretto di partecipanti: all'incirca, da 5 a 25. Il limite quantitativo non è fissato in maniera assoluta: dipende dagli obiettivi
    del gruppo;
    • un certo tipo di relazioni fra i partecipanti: cioè, ciascuno percepisce gli altri come persone conosciute e precise, e non come una massa, uno sfondo, su cui lui stesso e alcuni altri (il celebrante, il lettore...) si staccano. Se i partecipanti sono più di 15, questo fenomeno, essenziale perché ci sia «gruppo ristretto», si verifica solo molto difficilmente. Tuttavia, se la celebrazione eucaristica è fatta in un gruppo i cui partecipanti si sono conosciuti già prima, anche se superficialmente (per esempio in un'adunanza, in un ritiro...), questo tipo di percezione può manifestarsi anche in presenza di un numero relativamente elevato di partecipanti.

    Come situare il «piccolo gruppo» in rapporto alla comunità cristiana presa nel suo insieme e in rapporto alla Chiesa? [6]

    Funzione organica dei piccoli gruppi 

    I «piccoli gruppi», per mezzo della formazione cristiana che vi si dà e della preghiera che vi si esprime, possono essere di grande aiuto ai membri per la loro vita di fede, la loro integrazione ecclesiale, il loro impegno apostolico.
    Gli sconvolgimenti che il modo di vivere moderno ha portato nelle comunità umane dànno a questi gruppi un'importanza sempre maggiore. Gli studi degli psicosociologi dimostrano che è a livello del gruppo ristretto che l'individuo riesce a sentirsi realmente membro del grande gruppo di cui fa parte. In questa prospettiva, la celebrazione in gruppo ristretto ha la possibilità di espletare il ruolo di avviare verso una partecipazione migliore all'assemblea ecclesiale più vasta e, proprio per questo, essa ne sarà un fattore di progresso qualitativo.

    Al servizio di tutta la comunità ecclesiale 

    È necessario per questo che il piccolo gruppo resti aperto all'insieme della comunità ecclesiale; questa sarà la continua preoccupazione degli animatori. Il gruppo deve aiutare i membri a riconoscere il valore specifico dell'assemblea domenicale, dove si ritrovano credenti di ogni estrazione: essa testimonia, al di là di questa differenza stessa, l'unità e la cattolicità della Chiesa. Per un certo numero di casi, la messa del piccolo gruppo costituirà una tappa per coloro che non riescono ad accedere di colpo al senso totale della comunità ecclesiale per motivi diversi – estrazione sociale (ambiente operaio scristianizzato, ecc...), età (è il caso dei giovani), situazione spirituale – ma la cui vita, d'altronde, manifesta uno sforzo di apertura a un amore più universale.

    È necessario celebrare la messa per questo «piccolo gruppo»? [7]

    La forma di preghiera in comune più appropriata alla situazione di un gruppo del genere non è sempre la messa.
    A seconda delle circostanze e delle necessità, la riunione del piccolo gruppo potrà comportare l'una o l'altra forma di preghiera o di celebrazione, e approfondire così nei membri la comprensione e il gusto dell'Eucaristia, della preghiera biblica, della meditazione personale.
    La scelta della forma di preghiera meglio rispondente alla situazione del gruppo, suppone attenzione alle persone e alla loro vita, e contemporaneamente rispetto della natura propria di un atto liturgico. La messa non è sempre ciò che più conviene al ritmo della vita del gruppo e al livello di fede dei suoi membri. Diversi tipi di celebrazione permetteranno di sviluppare le tappe pedagogiche necessarie per approfondire il significato della messa come sorgente di tutta la vita ecclesiale [8].

    Che cosa comporta la celebrazione dell'Eucaristia di Gesù Cristo nella sua Chiesa? [9]

    Se viene celebrata l'Eucaristia, è necessario:

    • Rispettare il suo carattere di «memoriale della Pasqua del Signore». L'Eucaristia non è un pasto ordinario. In particolare, non bisogna confonderla con le agapi fraterne: ai pari di esse, è il segno della gioia e della compartecipazione fraterna. Ma è qualcosa di più.
    L'Eucaristia è una celebrazione secondo il comando del Signore. Si tratta di ripetere ciò che Cristo ha fatto con i dodici Apostoli: una celebrazione rituale dell'Alleanza, e non un semplice pasto fraterno.
    L'Eucaristia è il sacramento della nuova Alleanza, stipulata nel sacrificio di Cristo, ed è Cristo stesso che la celebra in mezzo ai suoi, al popolo della sua Alleanza.
    Questo popolo deve riconoscersi radunato dalla Parola di Dio. La liturgia della Parola è parte integrante della celebrazione dell'Eucaristia, e di essa costituisce il primo momento. Infatti, la Parola vi è proclamata ed accolta, nella fede, come manifestazione della presenza del Cristo che rinnova l'invito a vivere e a celebrare l'Alleanza, stabilita nella sua Pasqua: a questa Parola il popolo risponde con l'impegno di fede, l'azione di grazie e la celebrazione del sacrificio di comunione a Cristo morto e risorto per i nostri peccati.

    • Rispettare il carattere di azione del popolo della nuova Alleanza. Popolo radunato da Dio, la comunità che celebra l'Eucaristia è più di un semplice trovarsi di credenti riuniti per libera decisione. Essa ha il Cristo per capo.
    Il ruolo specifico e insostituibile del sacerdozio ministeriale, nella celebrazione, consiste nel manifestare l'azione e la presenza di Cristo come capo del suo corpo. Per mezzo del ministero del sacerdote che
    presiede, è il Signore stesso che raduna i suoi, rinnova in essi il mistero della sua Pasqua e realizza così la crescita del Corpo di Cristo.
    L'Eucaristia deve essere celebrata in comunione concreta con tutta la Chiesa.
    La celebrazione eucaristica è un atto della Chiesa, e non potrebbe essere il semplice risultato dell'iniziativa di un gruppo o di un celebrante particolare. È in questa prospettiva che va compresa la funzione delle rubriche liturgiche [10]. La loro ragion d'essere è la garanzia, per ogni celebrazione, di conformità al comandamento del Signore, ed espressione vera della comunione e dell'unità della Chiesa.

    • Rispettare la complementarietà tra la celebrazione eucaristica del piccolo gruppo e quella dell'assemblea domenicale di tutti i credenti. La grande assemblea resta in ogni caso un segno fondamentale della Chiesa.
    Il rispetto del carattere «ecclesiale» della liturgia implica che le celebrazioni particolari non siano considerate come fine a sé, ma mirino veramente a favorire la partecipazione normale alle assemblee aperte a tutti [11].
    Le due forme di assemblea sono complementari. Infatti, l'assemblea liturgica deve manifestare l'universalità della Chiesa. È nell'abolizione di ogni barriera di nazionalità, di classe, di sesso, di età, di condizione, che essa manifesta il meglio di se stessa. Tuttavia, il piccolo gruppo è altrettanto importante per manifestare meglio altri aspetti dell'assemblea liturgica: l'intensità di comunione, l'esigenza di un autentico impegno reciproco.
    Le celebrazioni dei piccoli gruppi possono favorire le grandi assemblee; questo tipo di celebrazione risponde a determinati bisogni e offre grandi vantaggi, ma bisogna essere molto prudenti nell'utilizzarle con coloro che non si trovano a loro agio nelle grandi assemblee. La loro utilizzazione non deve accrescere il malessere che costoro provano di fronte all'assemblea domenicale ordinaria, ma permettere invece un avviamento verso la loro piena integrazione nella grande assemblea.

    L'adattamento alle necessità dei piccoli gruppi

    La situazione particolare dei piccoli gruppi esige degli adattamenti speciali.
    Per quel che riguarda il luogo delle celebrazioni, rare sono le chiese che offrano un ambiente adatto. Per quanto riguarda lo svolgimento stesso della celebrazione, spesso la funzione dei riti di entrata è già espletata nel ritmo dell'incontro che precede l'Eucaristia, e, per questo, essi rischiano di essere un doppione. Lo stesso capita talvolta per la Parola di Dio.
    Esistono, in tutto ciò, delle esigenze di adattamento che devono essere rispettate. Ciononostante, le soluzioni riconosciute valide per questo caso non devono essere trasferite in altri tipi di celebrazione. Agire in questo modo sarebbe ritornare ad una uniformità dannosa. Le direttive qui esposte valgono dunque solo per i casi contemplati [12].

    DIRETTIVE PRATICHE 

    1. È tenendo conto dell'analisi della situazione e dei princìpi di giudizio e di azione pastorale esposti sopra che si applicheranno le direttive pratiche che riguardano i vari elementi della celebrazione liturgica.
    2. Queste celebrazioni acquistano pieno significato se hanno come scopo di approfondire e di intensificare la vita cristiana, secondo le esigenze e la preparazione dei membri dei gruppi in questione [13]: ma esse non possono essere applicate in modo abituale a detrimento delle assemblee domenicali aperte a tutti, indistintamente [14].

    Il luogo della celebrazione

    3. Le messe dei piccoli gruppi possono essere celebrate non solo in una chiesa, in un oratorio, ma, alle condizioni indicate più sotto e con il permesso dell'Ordinario, in un altro luogo decente (sala di riunione, case private) [15].
    4. Questa scelta deve essere orientata dalla finalità pastorale. Questo succede in particolare se la scelta risponde alla preoccupazione di assicurare una unità organica tra la celebrazione della messa e lo sforzo pastorale in cui essa si inserisce, e se c'è un serio inconveniente che sconsigli di servirsi del luogo di culto esistente (per esempio: la distanza o l'inadattabilità degli ambienti).
    5. Tuttavia, questo non deve far dimenticare che il luogo abituale dell'Eucaristia della comunità cristiana è la chiesa o la cappella della comunità.
    6. In ogni caso, è necessario che l'ambiente in cui si svolge la celebrazione, sia reso degno del mistero che vi si celebra. Questo supporrà sempre una sistemazione degli ambienti e la creazione di un clima capace di esprimere il carattere festivo dell'Eucaristia e di favorire la preghiera dei partecipanti (16).

    Cose da preparare per la celebrazione

    7. «La celebrazione dell'Eucaristia in un luogo sacro si deve compiere sopra un altare, fisso o mobile; fuori del luogo sacro, invece, specie se fatta ad modum actus, si può compiere anche sopra una tavola purché vi siano sempre la tovaglia e il corporale» [17].
    8. «Non c'è nessun obbligo di avere la pietra consacrata nell'altare mobile o nella tavola sopra la quale si compie la celebrazione fuori del luogo sacro» [18].
    9. Nel caso di una messa per un piccolo gruppo in un ambiente diverso dalla chiesa, si può dunque usare una tavola, ricoperta semplicemente da una tovaglia. Ma si farà attenzione a manifestare sempre il carattere festivo della celebrazione (tovaglia bella, luci, fiori, ecc...).
    10. Pur cercando la semplicità, bisogna insistere sulla qualità e la bellezza che convengono al carattere sacro della celebrazione.

    Il pane e il vino destinati alla celebrazione eucaristica [19]

    11. «Fedele all'esempio di Cristo, la Chiesa ha sempre usato pane e vino con acqua per celebrare il banchetto del Signore» [20].
    12. «Il pane per la celebrazione dell'Eucaristia deve essere pane di frumento, secondo la tradizione di tutta la Chiesa, e azzimo, secondo la tradizione propria della Chiesa latina» [21].
    13. «La natura di segno esige che la materia della celebrazione eucaristica appaia veramente come cibo. Conviene quindi che il pane eucaristico, sebbene azzimo, sia formato in modo tale che il sacerdote nella messa celebrata con il popolo possa spezzare l'ostia in varie parti e distribuirle almeno ad alcuni dei fedeli. Le ostie piccole non sono comunque escluse, quando il numero dei comunicandi, o altre ragioni pastorali, lo esigono. Il gesto della frazione del pane, con cui l'Eucaristia veniva semplicemente designata nel tempo apostolico, manifesterà sempre più la forza e l'importanza del segno: dell'unità di tutti in un unico pane e della carità, a motivo dell'unico pane distribuito tra i fratelli» [22].

    Le vesti liturgiche

    14. Il ruolo del sacerdote nella celebrazione deve essere manifestato con evidenza. Viene espresso con la dignità del portamento e con le vesti liturgiche.
    15. «La veste comune a tutti i ministri di qualsiasi grado è il camice, stretto ai fianchi, se occorre, dal cingolo» [23].
    16. «La veste propria del sacerdote celebrante, nella messa e nelle altre azioni sacre direttamente collegate con essa, è la casula o pianeta, se non viene indicato diversamente» [24].
    17. Nel caso di messe per piccoli gruppi, per rispondere simultaneamente alle esigenze di semplicità e di dignità della celebrazione, si potrà, quando le circostanze lo richiedano, vestire semplicemente il camice e la stola.

    I diversi ruoli nella celebrazione

    18. Bisogna che ognuno possa fare ciò che gli spetta, in modo che, qui come in ogni celebrazione, il popolo di Dio appaia costituito nella diversità dei ministeri e dei ruoli [25].
    19. I diversi ruoli esigono una disposizione locale e dei modi di intervento propri [26].
    20. I posti dei fedeli siano disposti con la dovuta attenzione, affinché essi possano partecipare in modo conveniente alla celebrazione con lo sguardo e con lo spirito [27]. I partecipanti potranno prendere posto attorno al tavolo in una disposizione conveniente ad un piccolo gruppo.
    21. Questo non dovrà ostacolare che sia manifestata la funzione presidenziale del sacerdote. Tale funzione si esprime attraverso il modo stesso con cui il sacerdote celebrante presiede la preghiera con le sue munizioni (tra le altre, certamente, i dialoghi liturgici) e col fatto che egli pronuncia da solo la grande preghiera eucaristica [28].

    Organizzazione e adattamento delle diverse parti della celebrazione

    22. Il momento della celebrazione sia scelto in modo che la messa appaia chiaramente come il vertice dell'incontro.
    23. Se c'è un pasto, si porrà attenzione ad evitare ogni confusione tra il pasto fraterno e l'Eucaristia [29].
    24. «L'efficacia pastorale della celebrazione aumenta se il testo delle letture, delle orazioni e dei canti, corrisponde il meglio possibile alle necessità, alla preparazione spirituale e alle capacità dei partecipanti. Questo si ottiene usando convenientemente di una molteplice facoltà di scelta che sarà descritta più avanti» [30].
    25. «Il sacerdote, nel preparare la messa, tenga presente più il bene spirituale comune dell'assemblea che il proprio gusto. Si ricordi anche che la scelta di queste parti si deve fare insieme con i ministri e le altre persone che esercitano qualche ufficio nella celebrazione, senza escludere
    i fedeli nelle cose che li riguardano direttamente» [31].

    Semplificazione dei riti di entrata 

    26. Ci sono dei casi in cui lo svolgersi della riunione che precede l'Eucaristia ha già permesso di realizzare la comunione dei partecipanti e la loro preparazione a ben comprendere la Parola di Dio [32]. Il celebrante, con una monizione, metterà in luce il carattere specificamente religioso della celebrazione, e saprà utilizzare, sapientemente, le diverse forme di riti di apertura proposte nel messale.

    Preghiera del celebrante 

    27. Dopo l'invito a pregare, il celebrante baderà a rispettare il tempo di silenzio necessario perché tutti coloro che assistono possano unirsi in una medesima preghiera.
    28. Se la situazione del gruppo porta a ciò, e con la necessaria preparazione, il celebrante potrà mettere in pratica la facoltà data ai traduttori nella istruzione sulle traduzioni: «Conservare i concetti dell'orazione del messale romano, pur amplificando moderatamente, se ce n'è bisogno, la formulazione, per renderne il contenuto più concretamente vicino alla celebrazione e alle esigenze attuali» [33].

    Le letture bibliche 

    29. Il celebrante potrà scegliere con il gruppo, nei vari lezionari liturgici, le letture adatte, rispettando una triplice esigenza:
    30. a) il legame della lettura con la caratteristica del gruppo, ma anche con il mistero della celebrazione eucaristica (cfr. «Che cosa comporta la celebrazione dell'Eucaristia di Gesù Cristo nella sua Chiesa?»).
    31. b) Il carattere proprio del giorno in cui si celebra. Da questo punto di vista, si distingueranno le celebrazioni durante la settimana da quelle che si svolgono la domenica. Di domenica, normalmente le letture si prenderanno tra quelle del giorno, al fine di rispettare il carattere proprio della liturgia domenicale come liturgia di tutta la comunità cristiana, e di conservare un legame esplicito con il ciclo liturgico [34].
    32. c) Il contesto particolare della celebrazione. Anche se la Parola di Dio è stata ascoltata e approfondita in comune nel corso della riunione che precede la celebrazione [35], si deve mantenere una proclamazione liturgica della Parola, sulla linea di un legame immediato con l'Eucaristia. Non si perderà di vista il carattere specifico di questa proclamazione nell'assemblea liturgica come preparazione all'Eucaristia; ma si potrà, in questo caso, fare una sola lettura.

    L'omelia 

    33. Essa fa parte del carisma del sacerdozio ministeriale. Il sacerdote con la sua ordinazione ha ricevuto la missione di annunciare la Parola di salvezza e di aiutare tutti coloro che gli sono affidati ad accogliere questa Parola. Tenuto conto della natura propria dei «piccoli gruppi», egli potrà eventualmente dare a ciascuno, in questo momento, la possibilità di intervenire. Lo scambio al momento dell'omelia permette spesso una migliore assimilazione della Parola di Dio. Ma in questo scambio è importante rimarcare bene il ruolo specifico del sacerdote. È a lui che spetta, con la sua parola, autenticare questo scambio come espressione della fede della Chiesa, per esempio concludendo l'omelia.

    La preghiera dei fedeli

    34. Essa sembra particolarmente importante nel caso di una messa di piccolo gruppo, per manifestare chiaramente che questa celebrazione è un atto della Chiesa al di là dei limiti del piccolo gruppo stesso.
    35. La formulazione delle intenzioni potrà essere fatta dai partecipanti. Questo può permettere di partire dalle preoccupazioni concrete dei membri della assemblea; ma si farà sempre attenzione a formulare le intenzioni al di là delle persone o dei casi particolari, e a porre mente ai quattro grandi settori di una preghiera veramente universale: la Chiesa, il mondo, i sofferenti, l'assemblea riunita. Un riferimento esplicito alla parrocchia, alla diocesi (al vescovo), è desiderabile per esprimere la comunione con la chiesa locale [36].

    La preghiera eucaristica

    36. Si sceglierà tra le diverse preghiere eucaristiche approvate quella che meglio si adatta al gruppo interessato [37].
    37. Al momento del prefazio, dopo il dialogo iniziale: «Il Signore sia con voi»... «Innalziamo i nostri cuori»..., se il gruppo lo desidera si potrà, su invito del celebrante, esprimere motivi attuali di ringraziamenti. Il celebrante prosegue dicendo, per esempio: «Per questo e per tutto ciò che il Signore compie nel mondo in Gesù Cristo, rendiamo grazie al Signore, nostro Dio». L'assemblea risponde come d'abitudine, e allora il celebrante proclama il prefazio. Questo modo di procedere può permettere di rispondere all'esigenza di una preghiera di azione di grazie che sia attualizzata, e che rispetti la funzione propria del sacerdote: egli, in nome di Cristo, ha ricevuto la missione e il potere di raccogliere e presentare al Padre la preghiera e la lode dell'assemblea.

    La comunione

    38. Per quel che riguarda il modo di fare la comunione, si osserveranno le disposizioni vigenti nella diocesi [38].
    39. In molti casi, le messe dei piccoli gruppi corrispondono alle situazioni pastorali che permettono la comunione sotto le due specie [39]. Vi si può effettuare una catechesi adeguata perché questa forma di comunione, che mette in luce più piena il segno del banchetto eucaristico [40], aiuti a una partecipazione fruttuosa, con tutto il rispetto dovuto all'Eucaristia.
    Indirizzando queste direttive pratiche a tutti coloro che, nella loro azione pastorale, si trovano a celebrare la messa in piccoli gruppi, noi speriamo che essi possano utilizzarle per il maggior vantaggio di tutto il popolo di Dio.
    Gli animatori di questi gruppi informeranno i loro vescovi sullo sviluppo di questa forma di celebrazione e sui problemi che potranno presentarsi a questo riguardo [41].
    Noi li esortiamo ad approfondire sempre di più il valore spirituale e formativo di queste celebrazioni. Esse sono valide solo se portano i partecipanti a una migliore comprensione del mistero cristiano, a progredire nel culto spirituale che devono rendere a Dio, e all'esercizio fecondo dell'apostolato e della carità fraterna [42]. In modo che... «la liturgia edifichi ogni giorno quelli che sono nella Chiesa in tempio santo del Signore, in abitazione di Dio nello Spirito»... «e irrobustisca le loro forze perché possano predicare il Cristo; e così a coloro che sono fuori mostri la Chiesa come vessillo innalzato sui popoli, sotto il quale i dispersi figli di Dio possano raccogliersi, finché si faccia un solo ovile e un solo pastore» [43].

    NOTE

    [1] Cfr. Costituzione liturgica 14.
    [2] Cfr. Princìpi e norme per l'uso del messale romano (PG) 5, 313.
    [3] Cfr. Acta Apostolicae Sedis, dicembre 1969.
    [4] Questa istruzione sarà designata in questo documento con la sigla IMGP.
    [5] Cfr. IMGP 2.
    [6] Cfr. IMGP, introd.
    [7] Cfr. IMGP 1.
    [8] Cfr. Costituzione liturgica 10.
    [9] Cfr. IMGP 5.
    [10] Cfr. IMGP 11c.
    [11] Cfr. IMGP, introd.; 10a.
    [12] Cfr. IMGP 9.
    [13] Cfr. IMGP, introd.
    [14] Cfr. IMGP 10a.
    [15] Cfr. PG 253; IMGP 3, 4.
    [16] Cfr. IMGP 5c.
    [17] PG 260; cfr. IMGP 11b.
    [18] PG 265.
    [19] Cfr. IMGP 10d.
    [20] PG 281.
    [21] PG 282.
    [22] PG 283.
    [23] PG 298.
    [24] PG 299.
    [25] Cfr. PG 58.
    [26] Per i modi di intervento, vedere più avanti, nn. 26, 27, 33, 35, 37.
    [27] Cfr. PG 273.
    [28] Cfr. IMGP 6c.
    [29] Cfr. IMGP 10 e indietro: «Che comporta la celebrazione dell'Eucaristia di Gesù Cristo nella sua Chiesa?».
    [30] PG 313.
    [31] PG 313.
    [32] Cfr. PG 24.
    [33] Istruzione del 25 gennaio 1969, 34.
    [34] Cfr. IMGP 6e, 6f.
    [35] Cfr. IMGP 6c.
    [36] Cfr. IMGP 6h.
    [37] Cfr. PG 322; IMGP 11a.
    [38] Cfr. IMGP 7.
    [39] Cfr. PG 242.
    [40] Cfr. PG 240.
    [41] Cfr. IMGP 10b.
    [42] Cfr. IMPG, introd. e conci.
    [43] Cfr. Costituzione liturgica 2.



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