Giancarlo Negri
(NPG 1970-05-51)
Per rendere concrete le proposte contenute nello studio di Meucci sulla necessità di una educazione politica, Note di Pastorale Giovanile offre una traccia completa e dettagliata di conversazione sull'argomento.
Lo sviluppo batte una linea organica, per evitare ogni superficialità o l'approdo a conclusioni affrettate o non sufficientemente motivate:
1. esperienze: una rassegna di fatti (potrà essere aumentata a piacere, attingendo dal repertorio locale);
2. reazioni: sono elencate le disparate possibili reazioni di fronte alla rassegna di documentazione; ogni reazione contiene già un certo giudizio di massima, per guidare verso l'impegno finale;
3. urgenze: ci si chiede quale strada seguire, per giungere ad un dunque soddisfacente;
4. rivelazione: Cristo si fa risposta ai nostri problemi: l'uomo si interroga e Dio risponde;
5. riorganizzazione: la Parola del Signore comporta la conversione: un nuovo modo di pensare...;
6. impegni: ... ed un nuovo modo di agire: per non essere ascoltatori soltanto ma «facitori» della Parola.
Due annotazioni pratiche:
• non sembra opportuno, per alleggerire la conversazione, eliminare qualche «passaggio»: si renderebbe facilmente illogica ed esteriore la conclusione. È meglio dividere in due o più conversazioni;
• il pubblico cui sono destinate è quello dei giovani.
1. ESPERIENZE
«Voi fate politica»
In centinaia di agitazioni studentesche questa espressione ha avuto il suo peso. L'accusa lanciata contro gli studenti ogni volta che essi collegavano un fatto settoriale (l'università) ad una realtà globale (politica) ha spesso creato una discriminazione tra la massa di studenti, che rifiutano l'inevitabile allineamento con la politica, e la minoranza dirigente che invece ne avevano addirittura l'intenzione.
Si coglie qui un pluralismo di atteggiamento tra gli studenti. Con chi mettersi?
Questa sfida è positiva per il giovane: lo costringe a dichiararsi, a scegliere, non potendo accodarsi ad un inesistente gregge uniforme.
Ma l'accusa apre anche altri problemi: di quale politica si tratta qui? È vera politica o c'è solo il nome? E poi si può far politica senza essere allineato con l'uno o l'altro partito?
Una diciassettenne accusa i suoi coetanei di immaturità politica
Isabella Reckeweger, una liceale francese, pubblica nel 1969 il romanzo: L'amuse-coeur (II diverti-cuore) che ha in Francia un enorme successo. I suoi giudizi sulla maturità politica dei coetanei sono senza mezzi termini.
«Le barricate (del maggio 1968 a Parigi) per la maggior parte dei giovani erano solo un passatempo, un'occasione per uscire dalla insopportabile noia di un mondo popolato solo da motociclette, dischi, sesso... I fatti della Cecoslovacchia hanno fornito la prova: essi si sono svolti nel mese di Agosto, quando i giovani erano in vacanza. In tutta la Francia, Parigi compresa, si sono trovati solo quattrocento ragazzi disposti a rinunciare per qualche ora alle gioie della spiaggia e dei "dancing" per manifestare contro l'invasione».
Domandiamoci: sono realistiche queste accuse? La partecipazione alle sommosse è indice di una maturità politica? Quali altri indici di maturità o immaturità politica troviamo?
2. LE REAZIONI
La reazione individualista: «La guerra privata del caporale Asch»
Il lungo romanzo di K. Helmut descrive un tipo di reazione abbastanza caratteristico, come reazione al non più evitabile problema politico o servizio militare. È il tipo che nel bel mezzo della guerra cerca di costruirsi la sua personale fortuna, giocando di borsa nera, arrangiandosi, strisciando se è necessario per uscire sempre incolume o far cadere su altri sia un rischio e sia un dovere che stava per cadere su di lui.
A questo tipo dí reazione vanno accostati coloro che si occupano di politica solo quando si deve votare e poi abbandonano decisioni e provvedimenti agli «uomini politici» a cui hanno dato il voto. Così nasce la «partitocrazia», poiché i deputati si trovano a poco a poco o isolati dal loro elettorato oppure ricattati da un elettorato dove ognuno cerca di combattere la sua guerra privata, strumentalizzando a questo il suo deputato.
La democrazia, invece, significa che non esistono guerre private, ma una lotta comune, per cui ogni elettore è un uomo politico, che partecipa attivamente a creare quelle correnti di opinione pubblica dalle quali in realtà deve essere diretta la «res publica» cioè la amministrazione del bene comune.
La reazione degli evasori fiscali
L'evasione fiscale è una delle reazioni più precise della immaturità politica. In essa l'individuo sfrutta il risultato di spese comuni, ma non vi contribuisce adeguatamente: lo stato diventa un nemico da cui salvarsi, invece di essere espressione di quel «noi» democratico in cui ogni io si ritrova interessato e impegnato.
Quali motivi giocano negli evasori fiscali? In parte la cattiva amministrazione dei delegati, molto sovente causata dal disinteresse politico dei cittadini; in molta parte la difficoltà a passare dal bene privato al bene comune, la mancata maturazione della coscienza di un «noi» comunitario nella quale un'opera pubblica o un male pubblico sia sentito come cosa propria, coinvolgendo i propri sentimenti.
Questi discorsi possono essere tacciati come filogovernativi. Ma è proprio un tipico indice di immaturità politica il fatto che ogni discorso politico universale, quindi astraente dalle realtà governative o partitiche, venga bloccato con l'accusa o di sinistra o di centro o di destra o di linea filogovernativa o anarchica. Sovente queste facili accuse mascherano un io che si difende dalle responsabilità affioranti ad ogni svolta del corso politico.
Passione politica e non passione sportiva
Tutti conoscono la forza con cui i tifosi di una squadra si identificano con essa in un «noi» molto sentito e con un'alta partecipazione affettiva. È un fatto psicologico notevole, dove potentissimi istinti, inerenti alla sopravvivenza dell'io, si trasferiscono in queste realtà come loro espressione privilegiata.
Ma vi è il rovescio della medaglia: se nel gioco politico qualcuno si identifica con il proprio partito o con la propria chiesa con lo stesso «tifo», cioè con la stessa identificazione, vi è il rischio di non ascoltare più nessuna ragione, di non essere aperti al dialogo. Se questa irragionevolezza è comprensibile nel tifo sportivo, diventa gravissima per le sue conseguenze nel «tifo» politico o religioso: allora si sostiene il proprio partito o la propria religione, facendo di queste la propria morale, con una passione che ha sovente del patologico.
La reazione dei gruppi intermedi: ritrovare l'ideale politico come ideale di carità
Nel 1958 a Bologna si ebbe un primo raduno nazionale dei gruppi spontanei: erano oltre duecento. Essi, come le correnti dentro i partiti, possono sempre ripetere il gioco della identificazione tra io e proprio gruppo politico, bloccando di nuovo il meccanismo democratico, ma possono essere invece forze generose e libere dentro le più rigide strutture ufficiali per mettere insieme l'intelligenza e l'interesse di molti nella ricerca seria di quanto costituisce volta per volta il bene comune.
Questi gruppi liberi sono chiamati gruppi intermedi tra la massa dei cittadini e le autorità al governo, e sono stati indicati anche dalla enciclica «Mater et Magistra» come un potente aiuto per stimolare i cittadini a diventare più responsabilmente «uomini politici», più disposti ad assumersi il peso della comunità come amministratori del bene comune, sindacalisti, animatori della coscienza civica, nonostante le inevitabili critiche e al di sopra di ogni sfruttamento della carica e per mantenere le autorità civili e politiche nel quadro di una continua consultazione comune, dove accordare i punti di vista e identificare le autentiche maggioranze.
La forza nuova: i gruppi di impegno
La marcia dei 40.000 giovani il 15 novembre 1969 a Washington per far cessare la guerra nel Vietnam ha certamente dato forma ed espressione ad istanze popolari che altrimenti sarebbero rimaste meno efficaci nel far identificare la volontà della nazione.
Si tratta di una forza nuova: oltre al maturare una proposta per il bene comune, un gruppo intermedio può influire con l'azione sull'opinione pubblica e i centri di potere.
Purtroppo questa forza nuova può servire al bene come al male. Stimolando una massa, che ha minori possibilità critiche si può scatenare il suo immenso potenziale anche per decisioni sbagliate e illusorie.
Diventa quindi di grandissima responsabilità per i giovani, che hanno scoperto questa forza nuova, adoperarla dopo aver ben riflettuto.
La scienza, come autocritica spassionata contro ogni «tifo politico», e la religione, come ordine interiore e visione ampia della vita e della persona, diventano ancora una urgente richiesta.
Una scala di reazioni tipiche
È possibile localizzare una gamma di tipiche reazioni al fatto politico nelle
quali è utile tentare di riconoscersi per pianificare una eventuale trasformazione di sé:
• gli immaturi, per i quali è sentito l'io individuale o l'io familiare o d'un piccolo gruppo di amici e il resto è l'altro da sé, al quale si cerca di strappare il più possibile con il minimo di spesa;
• i pessimisti, per i quali non c'è niente da fare. Essi si adattano e seguono
il più forte;
• gli spettatori, che stanno alla finestra dei giornali, guardano, commentano, obbediscono senza contribuire al rinnovamento;
• gli opportunisti, che ricorrono al loro deputato per vantaggi individuali;
• i tifosi, che adottano il loro partito anche al di sopra di ogni etica e di ogni ragione;
• gli impegnati, che partecipano a ricerche, discussioni, gruppi e maturano un certo messaggio ed una certa proposta di rinnovamento da far circolare attivamente, sentendo il problema politico come cosa propria, come la famiglia;
• gli attivisti, che cercano di influenzare l'opinione pubblica e i centri di potere con iniziative ed interventi che stanno oltre il votare e il discutere;
• gli iscritti ad un partito, che portano avanti la proposta scelta con la loro iscrizione.
Questa scala può aiutare a definirsi, forse trovando il proprio posto tra un grado e l'altro. In ogni modo, una volta chiarificata la propria posizione, sorge un problema morale: è giusta? va illuminata da una riflessione, magari sulla base del Vangelo di Cristo?
3. LE URGENZE
Un questionario
A 18, 19 anni si cerca di conoscere le cose più criticamente: un questionario aiuta a questo, permettendo di scorrere i problemi in modo da afferrarli nella loro sostanza e nei loro rapporti con altri problemi.
1. Quale posto occupa l'interesse per la realtà politica tra gli altri interessi spontanei nei giovani?
2. Quali reazioni hanno i giovani, accorgendosi di avvicinarsi rapidamente al momento in cui dovranno votare?
3. Hanno ragione coloro che vedono nelle agitazioni studentesche più emotività che maturazione politica? In che senso?
4. Che cosa distingue il problema politico da quello puramente economico?
5. In quali punti l'impegno politico presuppone una forza di salvezza quale è data da una autentica vita cristiana?
6. In che senso è vero e in che senso è falso distinguere il settore religioso dal settore politico?
7. In che senso l'avvicinarsi della responsabilità politica mette urgenza nell'impegno di studio profano e religioso?
Come dalla scuola alla politica così dall'economia alla politica
È urgente pensare i problemi particolari in chiave mondiale. L'insegnamento viene dai moti rivoluzionari studenteschi, dove l'esigenza di aule più attrezzate si univa all'esigenza di una pace giusta nel Biafra. Misurare i propri banchi di scuola con il metro della pace nel Biafra o nel Medio Oriente è mentalità politica.
Ugualmente misurare il proprio stipendio nel confronto con gli stipendi degli operai di altre categorie o di altre nazioni è mentalità politica, cioè sensibile alla unione e uguaglianza tra molti.
Dove trovare la palestra che alleni a queste misurazioni ed a questi confronti?
Senza questa maturità si darà prossimamente il voto politico solo in funzione di uno stipendio, paragonato a quelli della Svezia, a quelli degli Stati Uniti e non invece a quelli dell'India, della Tanzania, dell'Egitto.
È dunque urgente allenare una mentalità a raggio mondiale. Ma ciò esige innanzitutto la decisa uscita dal proprio guscio, dal proprio tornaconto, dal proprio
bene individuale verso il bene comune. Dove trovare i motivi e la forza per questo?
Chi ci dice la verità? La crisi dei giornali
Le informazioni sono ormai un prodotto commerciale: si vendono come i buoi.
Ne nasce una verità venduta, commercializzata, quindi manipolata per incontrare sul mercato la domanda.
E forse tutti ne siamo colpevoli oltre ad esserne vittime: tutti siamo contro
l'XI comandamento: «Non dire mai male del bene e bene del male» (Is 5,20). È urgente trovare la forza di una verità che rimanga tale anche se diviene verità
in campo politico (ben diversa dalla cosiddetta verità politica). È urgente trovare il modo di una abnegazione docile ai fatti, ai dati reali, alle costatazioni oggettive, senza manipolazioni. Ma dove trovare questa virtù umana e dotata di tanta forza da resistere al malcostume della falsificazione sistematica?
Chi ci indica i mondi nuovi? L'enigma del futuro
La storia preme sui politici: ogni nuova scoperta, ogni nuovo sistema industriale o edilizio, ogni nuova impostazione della scuola, viene a porsi sui tavoli di
tutti, che in quanto uomini politici, devono insieme maturare le scelte ed i programmi.
Ma scelte e programmi sono fatti in vista di un domani, di un mondo nuovo da realizzare. E il domani chi lo conosce? E il mondo nuovo, chi lo indica quale deve
essere? Bisogna azzardare e rischiare in cose che riguardano milioni di individui e per molti anni?
Non diventa qui onesto il riferimento a un Dio che conosce il domani, e la novità giusta, produttiva di autentici mondi nuovi? In base alle sue rivelazioni noi possiamo avere i punti d'incontro, le coordinate di un universo nel quale identificare i validi progetti di legge e le giuste scelte operative.
Chi rende possibile un dialogo politico?
Politica vuol dire dialogare: scambiare pareri e punti di vista, accordare diversi dati e diverse opinioni, finché dai confronti ed accordi emerge il vero bene comune con un metodo veramente democratico.
Ma niente risulta più difficile di un vero dialogo per l'interferenza di tanti fattori individuali, i quali portano all'incomunicabilità tra esseri umani. Allora l'alternativa è il compromesso, soluzione questa che risolve sul momento le situazioni per poi farle ritrovare ancora più drammatiche un poco più tardi.
È dunque urgente affidarsi ad una scuola del dialogo e maturare una vera capacità all'incontro con quanti non la pensano come noi pur essendo nella stessa situazione con noi.
Gesù Cristo ha ripetutamente parlato di unità fraterna, di intesa, dialogo, comunione. È quindi in Lui una scuola del dialogo tra uomini, che è doveroso frequentare.
4. LE RIVELAZIONI
Gli estranei diventano di famiglia
È difficile sentirsi in famiglia con gente ignota, anche se parlano la stessa lingua e sono nati nello stesso stato. Eppure questo è il punto cruciale di ogni maturazione politica: la «res «diventa pubblica, gli interessi individuali si fondono in interessi comuni solo quando un sentimento di solidarietà e un senso di famiglia ci fanno apparire l'estraneo come un familiare.
Una radice profonda di unità esiste: all'estero l'incontrare un compatriota è sovente piacevole. Tale radice ha purtroppo una piega egoistica, il compatriota è ben accolto perché in una terra straniera simboleggia la propria patria; Io stesso compatriota diventa odioso quando in patria con i suoi limiti e difetti impone un rallentamento al benessere economico di una porzione di cittadini. Quindi su basi di egoismi che si associano la vita democratica è illusoria: solo se l'altro fa parte della nostra famiglia è possibile prenderlo in considerazione in modo valido, sentendo le sue condizioni come «cosa nostra» (l'espressione usata dalla mafia ha stranamente una grande autenticità in se stessa).
Ma dove trovare questo ingrandimento dei diametri familiari? Dove avere il principio di una famiglia non più creata dal sangue e dall'istinto, ma dal buonvolere e dalla considerazione spassionata?
Il problema diventa ancora più grave se ci riferiamo alla inesorabile marcia verso il superamento delle barriere nazionali in una comunità totale, provocata dal progresso scientifico, tecnico, commerciale, industriale. Sempre di più si aprono due strade: o quella illusoria del compromesso, dove la stretta di mano è solo per interesse, o l'amore interiore, autentico, allargato a tutti per il quale c'è unità tra gesti esteriori e intenzioni interne e tutti sono membra del nostro stesso corpo.
A questo punto appare in tutto il suo valore la rivelazione di Gesù, che ci mostra tutte le radici della nostra fraternità universale.
Non più una fraternità istintiva, che è limitata, neppure una fraternità etica e non basata sui fatti, che lascia indifferenti, ma una fraternità sostanziale, per cui il nostro individuale esistere e quindi l'esistere di tutti è legato al vivere sul serio in rapporti di reciproca appartenenza familiare.
Tali radici sono:
• la paternità di Dio e l'unità del genere umano: per essa tutti siamo figli di Dio, tutti diciamo Padre nostro, tutti sappiamo che l'altro è «prezioso agli occhi» del nostro Padre, l'altro è sempre colui per il quale è morto lo stesso Gesù che noi preghiamo (Rom 14,17);
• la comunità di destino eterno: non ha senso estraniarsi da esseri umani con cui vivremo in una inesprimibile e cordiale amicizia per l'eternità intera; questo destino comune ci viene rivelato da Cristo quando ci dice che «anche il più piccolo», anche gli storpi ed i ciechi siederanno alla mensa di Dio;
• l'unione nel Cristo mistico: non ha senso sentire estraneo qualsiasi uomo dal momento che in certo senso Io uniamo a noi nella comunione eucaristica: il Cristo eucaristico che riceviamo è inseparabile da tutti coloro che Egli abbraccia in sé formando il Cristo mistico, tutti membra di un unico corpo di cui Egli è il capo, corpo visibile nella Chiesa e ancora in gestazione per gli altri.
L'individuo non è un individualista
La novità cristiana quanto al problema politico sta nello spostare l'attenzione alle basi, alle radici di un giusto atteggiamento nei riguardi del bene comune. La maggior parte delle difficoltà come la maggior parte delle soluzioni nascono nel cuore dell'uomo dalle radici di un rapporto egoistico o comunitario verso i beni in genere: le ricchezze naturali, il potere, il benessere.
La rivelazione di Cristo ha qui un suo fondamentale valore di rassicurazione per il fatto di assicurare l'individuo che nel passare dall'orizzonte del bene privato all'orizzonte di un bene condiviso, di un bene comune, egli diviene di più se stesso, gode di più la sua vita. Anzi il Signore Gesù quando prega il Padre perché «tutti siano una cosa sola, come io e te siamo una cosa sola» (Gv 17,21-22) mettendoci davanti orizzonti impervi alla ragione umana, ci ha suggerito una certa similitudine, tra l'unione delle persone divine e l'unione dei figli di Dio nella verità e nella carità. Questa similitudine manifesta che l'uomo, il quale in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stessa, non possa ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé. Dall'indole sociale dell'uomo appare evidente come il perfezionamento della persona umana e Io sviluppo della stessa società siano tra loro interdipendenti. Infatti principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali è e deve essere la persona umana, come quella che di sua natura ha sommamente bisogno di socialità. Poiché la vita sociale non è qualcosa di esterno all'uomo, l'uomo cresce in tutte le sue doti e può rispondere alla sua vocazione attraverso i rapporti con gli altri, i mutui doveri, il colloquio coi fratelli.
La passione politica nella luce della Passione di Cristo
Dove impiegano le loro grandi energie molti giovani d'oggi? Si parla di passione per il ballo, per i vestiti, per il calcio, per la moto, per la montagna. Sono guardati come degli esaltati, e sovente lo sono, coloro che discutono di politica, che si iscrivono ad un partito, che si impegnano in iniziative, alle volte male impostate.
Perché sono così pochi? Perché qualche volta devono essere degli esaltati? Perché non è normale che molti sentano questa passione?
I motivi sono molti:
• i giovani fino a poco tempo fa erano dei minori, affidati alla «patria potestas», che non dovevano occuparsi di cose più grandi di loro. Oggi la storia ha fatto una svolta e già si è allineata con la storia di Cristo, il quale affida già tutto il mondo anche ai quindicenni, impegnandoli nell'azione per evangelizzarlo e salvarlo;
• i giovani hanno grandi capacità di appassionarsi a qualcosa, ma hanno ancora un campo molto ristretto di interessi: quelli che riguardano un loro successo personale e non il successo degli altri. E qui le grandi visioni del Vangelo si comunicano ogni domenica a quanti l'ascoltano per allargare la sfera d'azione dei propri entusiasmi per fare di coloro che sono pescatori di pesci dei pescatori d'uomini.
Come gli apostoli, così tutti i giovani sono da Cristo portati a investire le loro grandi capacità di entusiasmo per valori più solidi, più connaturali ad un uomo, più fecondi nella storia, più drammatici e interessanti, come i valori della organizzazione di una «polis», cioè di una comunità locale, regionale, nazionale;
• i giovani sono scoraggiati dal malcostume politico e dal fatto di non vedere i progressi più nascosti della civiltà e sono senza fiducia nella propria capacità di fare qualcosa. Nessuno si interessa ad una lotta dove sembra ridicolo persino sperare un qualche risultato. Questa disperazione viene superata nella fiducia in Gesù Cristo: Cristo in mezzo a noi, speranza di gloria» (Col 1,27). La spinta di speranza che viene da Cristo, la sicurezza che niente è infecondo di quanto si fa per mezzo di Lui, con Lui e in Lui porta ad un coraggio, ed un gusto di agire là dove occorre rimboccarsi le maniche poggiando sul solido sostegno di speranza che è Cristo.
5. LE RIORGANIZZAZIONI
Dalla cresima all'impegno politico: il giusto primato dell'azione
«Se conoscessi il dono di Dio», dice Cristo alla Samaritana. Basterebbe aprirsi alle energie che ci vengono messe nel cuore nella cresima dallo Spirito Santo: sono energie di azione, di impegno, di gusto nell'operare per fare tutto nuovo e nuovo secondo un piano di vita e non di morte, energie per discernere le verità parziali nel piano della verità totale dell'uomo e del mondo, energie per persuadere e convincere, per dialogare ed amare.
II dono della cresima è riattivato in ogni preghiera, in ogni meditazione personale, in ogni riunione per una lettura del Vangelo, per una revisione di vita, in ogni vera penitenza.
È un dono che fa pensare al primato della prassi marxista, ma ha il vantaggio di agire in unione a Colui che conosce come va a finire tutta la storia. Lo Spirito Santo è anche spirito di verità: esso è forza e luce contro ogni falsificazione, ogni illusione nella quale possono tuffarsi le masse maldirette per poi pagare duramente lo sbaglio.
Per la cresima, continuamente rivissuta, noi siamo innestati nel corso della Storia divina, che è impulso di progresso, di crescita, di «vita e in abbondanza (Gv 10,10), di maturazione o passaggio pasquale di ogni uomo dal sensoriale al sensibile, dal sensibile all'affettivo, dall'affettivo all'intelligente, dall'intelligente al buono, dal buono al bello, dal bello al divino.
Le scelte politiche nella propria città, nella regione, nella nazione, nell'umanità saranno allora convergenti e collaboranti sul loro piano con questo dinamismo divino verso «cieli nuovi e mondi nuovi».
Dall'abbraccio di pace della messa all'impegno politico
Un vero credente non può andare a messa, se non fa la pace.
Questo significa che uno non può andare in cielo se non si impegna qui, sulla terra, a rendere migliore la vita dei suoi simili, a creare le condizioni della pace.
È importante notare come la messa fa superare il piccolo cerchio dei propri amici dove l'egoismo può rifiorire. La Chiesa locale che celebra l'Eucaristia è parte della Chiesa universale e di continuo la liturgia va dalla propria parrocchia a tutto il Popolo di Dio. Ma questo Popolo di Dio non è separato da tutta l'umanità. I problemi per cui si prega in Chiesa sono i problemi per cui si discute all'ONU o in qualsiasi altra sede politica: la pace, la giustizia, l'uguaglianza, la concordia, la solidarietà nelle disgrazie, la collaborazione, il progresso umano, anche se nella liturgia tutto è più grande, più chiaro, più centrato, grazie a Gesù Cristo.
Quindi in ogni messa ben vissuta, nel gesto del bacio di pace noi abbracciamo non solo il vicino, ma tutto il mondo. In tal modo maturiamo una coscienza politica in vari sensi:
• come ampiezza di orizzonti e di vedute;
• come senso del prossimo più forte che il proprio bene individuale;
• come fare il primo passo per riconciliarci, per accordarci come Dio fa il primo passo verso di noi peccatori per fare la pace.
Dalla morte e risurrezione ad un orientamento politico
Troppe volte si è preferita una soluzione politica immediata a costo di terribili disastri futuri, poiché gli uomini politici e le masse rimangono facilmente rinchiusi nel risultato immediato senza grandi visioni storiche e future: i trionfi di Napoleone sono seguiti dal lungo dolore di migliaia di vedove, di orfani, di mutilati. Un accordo politico (Versailles) è un successo che matura prossime guerre.
II cristiano se veramente «conmuore» con Cristo sicuro di conrisorgere come Egli fece, acquista un grande coraggio e una larga visuale per le decisioni politiche senza debolezze poiché vi è un morire con tutte le sue durezze e senza chiusure in successi individuali o immediati che compromettono una risurrezione nel futuro prossimo o remoto.
Ogni comunione eucaristica dunque irrobustisce una forza interiore che sa resistere ad ogni tentazione del facile, ad ogni miopia comoda, ad ogni politica dello struzzo per camminare serenamente al ritmo pasquale di Cristo, dove ogni morte in Lui è un certo principio di risurrezione.
Dalla preghiera quotidiana all'impegno politico
È frequentando grandi personalità che si diventa qualcuno e si sviluppa la propria anima in tutte le sue possibilità con enormi vantaggi per le discussioni riguardanti il bene comune. Per il cristiano questo significa assidua preghiera, meditazione, colloquio con Dio.
II valore per la giusta amministrazione del bene comune è così spiegato dalla Chiesa:
«Se il perseguimento dello sviluppo richiede un numero sempre più grande di tecnici, esige ancor più uomini di pensiero, capaci di riflessione profonda, votati alla ricerca d'un umanesimo nuovo, che permetta all'uomo moderno di ritrovare se stesso, assumendo i valori superiori d'amore, d'amicizia, di preghiera e di contemplazione. In tal modo potrà compiersi in pienezza il vero sviluppo, che è il passaggio, per ciascuno e per tutti, da condizioni meno umane a condizioni più umane» (Populorum progressio, 20).
6. GLI IMPEGNI
La chiamata alle armi
Se per arma intendiamo ricerca seria, cessazione del frivolo, del divertimento esteso oltre il bisogno, ogni costatazione che siamo vicini all'età del voto politico diventa come un mezzo con cui Dio ci chiama alle armi dell'impegno per migliorare la formula di convivenza umana nella città e nella nazione.
Il peso di questa chiamata sta nel secondo massimo comandamento, che è simile al primo: l'amore del prossimo.
La concretezza di questa chiamata sta nel trovare spazio, tempo per coinvolgere se stessi nella ricerca politica e nella partecipazione democratica: gruppi, studi, scelte di temi e lavori per la scuola, risveglio capillare dei coetanei, stimolazione verso nuove forme di investimento delle loro energie così grandi. Non potrebbe essere «ora» il momento della risposta a questa chiamata?
La chiamata alla verità
Per altri la lotta politica è in pieno svolgimento anche tra giovani: gruppi di rivoluzione, comizi, comitati, proteste, sommosse, scritte sui muri...
II Vangelo che corre in questa iniziale onda politica è sovente diverso da quello di Cristo. Ma si può ragionevolmente fare a meno di Cristo? Si può costruire qualcosa senza di Lui, che è la verità per tutto l'uomo?
Diventa urgente allora:
• intervenire in ogni realtà politica come forte esigenza di criticità seria, antidogmatistica, antislogans, antifretta, in una ricerca onesta e ponderata;
• sviluppare a partire dal Vangelo e dal piano di Cristo le linee programmatiche o il manifesto di un programma che pianifichi il bene comune nell'alveo dell'opera salvifica di Dio, fuori della quale non c'è vita;
• ritrovare nel dialogo gli inveramenti cristiani di tante verità che sono presenti in tanti manifesti, ma monche o sfigurate o mutilate.
È gravissima la responsabilità di coloro che possiedono la verità e non la distribuiscono come sale, luce e lievito nel vivo delle agitazioni sociali contemporanee.
La chiamata alla testimonianza dell'amore
Troppa violenza, perché straripata dal settore militare a quello del dibattito delle
idee e dei programmi, circola nel mondo, paralizzando il futuro nell'odio, dal quale viene la sterilità e la morte. Troppe volte la carità di Cristo è stata rovinata perché tradotta in termini di passività, di nonviolenza ingiusta come la violenza ingiusta. In questo sfigurare il bene e rendere persuasivo il male vi è un gravissimo pericolo per la vita politica. La Chiesa viva, che siamo noi, che sono i giovani, è chiamata urgentemente a portare la giusta nonviolenza dell'amore là dove vi è l'odio che arma le mani e la giusta fermezza dell'amore là dove vi è assenteismo, inerzia, lentezza, evasione.
Occorrono viventi testimoni di come si è forti nell'amore e di come si è buoni nella fortezza e nell'energia, altrimenti mancano i modelli di comportamento per
la lotta democratica. Qui la vocazione «politica» dei cristiani è nella sua massima urgenza e responsabilità.








































