(NPG 1970-05-74)
Dopo una attenta lettura della inchiesta del maggio 1969, sono giunto ad alcune conclusioni che ritengo di poter presentare in modo chiaro ed ordinato col rispondere successivamente, secondo l'ordine, a ciascuna delle domande rivolte dal redattore della rivista. Ometterò soltanto l'ultima, perché non credo di poter dare un qualche apporto di rilievo.
La lettura di questi dati che cosa le suggerisce?
Dirò globalmente che mi suggeriscono molte cose i dati relativi alla prima domanda del questionario, meno quelli della seconda e terza domanda, ancor meno quelli derivati dalle altre due.
♦ In particolare, le risposte alla prima domanda (la quale chiedeva: Che significato assume e che ruolo giuoca nella tua vita la devozione alla Madonna? Ti pare qualcosa di entusiasmante, di importante, di inutile, di controproducente?) mi convincono sempre più che il difetto di base di buona parte della pastorale mariana corrente, prima di essere metodologico, è di natura contenutistica, è cioè di carattere teologico.
• I giovani mi appaiono abbastanza aperti al mistero di Maria. Mi sembra che quel che manca loro non sia tanto la disponibilità quanto piuttosto la dottrina. Le loro crisi mi sembrano derivare soprattutto dal non sapere con precisione la cosa più importante, chi o che cosa sia veramente la Madonna. Il discorso quindi si sposta, a mio giudizio, agli educatori, a cui diviene lecito chiedere se si ritengano in possesso di una immagine della Vergine abbastanza precisa e completa da garantire che quel che viene comunicato nella loro pastorale corrisponda veramente al contenuto integro della fede.
• Così se essi si limitano a ripetere che Maria è la madre di Dio e possiede, come tale, un complesso di «privilegi» che nessun altro ha mai avuto né potrà mai avere, non sono certo fuori del vero, ma mutilano in modo essenziale il significato più importante di questi fatti, quello che garantisce che la Madonna non sia soltanto un bel quadro da pinacoteca da ammirare ma conti invece per la vita di ciascuno, cioè il loro significato salvifico. Giacché la Madonna, dal sommo «privilegio» di essere vicina a Gesù in quel modo straordinario che è la maternità di carne e di fede, ha ricevuto il potere non di essere una creatura astrale che ha nulla a che fare con noi, ma di prendere di più, da quello stesso Gesù da cui prendiamo tutti, quelle stesse cose che prendiamo tutti, ossia l'amore, la vittoria sul peccato, la capacità di vera maturazione, per noi e per gli altri. Ed allora, proprio perché unita in modo «privilegiato» a Gesù, essa si è trovata unita in modo privilegiato a tutti ed a ciascuno degli uomini e delle donne del mondo intero. Proprio perché vicina in un modo tanto eccezionale a Gesù, essa ha in modo eccezionale quel che possiede chiunque sia unito a Gesù, ogni cristiano, tanto più quanto più è santo: l'esemplarità e l'efficienza della salvezza. Gesù infatti dà quel che ha. Ora, Egli è il modello supremo (figlio naturale di Dio in carne umana) di ciò che Dio vuol fare di ciascuno degli uomini (figli adottivi). Egli è l'agente supremo (il mediatore unico tra Dio e gli uomini) di questo intento di Dio su ciascuno (figli adottivi grazie al Figlio naturale, col Figlio naturale e nel Figlio naturale). L'una cosa e l'altra sono gli elementi essenziali della Sua missione e quindi della Sua fisionomia. L'una cosa e l'altra sono ricevute da chi si assimila a Lui. Anzi, si diventa così in proporzione a tale assimilazione. Maria è assimilata al Cristo più di ogni altra creatura; dunque è così più di ogni altra creatura.
• Ridetta in termini teologici, questa conclusione equivale ad asserire che Maria è archetipo della Chiesa perché madre di Dio, ossia che essa dal privilegio sommo della maternità non riceve una distanza dagli uomini, ma al contrario una vicinanza maggiore di ogni altra, consistente nell'essere modello, e quindi luce, più degli altri, ed aiuto, e quindi forza, inferiore solo a Gesù, da cui riceve tutto.
• Ora, vorrei chiedere: se questi aspetti (che, si badi, sono assolutamente essenziali) della maternità di Maria entrassero costantemente nella catechesi ai giovani, risulterebbe ancora quel che appare dai risultati della inchiesta, che cioè il 20% parli della maternità ma pressoché nessuno veda Maria come Colei che cammina davanti al Popolo di Dio nella faticosa marcia di ritorno alla casa del Padre? A che cosa è dovuta questa sostanziale carenza teologica? Solo al difetto dei giovani o anche al fatto che su questo punto l'annuncio dell'educatore è stato incompleto?
• Le risposte del questionario non sembrano lasciare troppi dubbi: la devozione alla Madonna viene ritenuta importante perché la Vergine «aiuta» (nei problemi di fede, nelle lotte per la purezza, nella preghiera, ecc.) e perché «come madre ci capisce»; dunque i giovani afferrano la sostanza di quel che viene comunemente ripetuto, che cioè la Madonna li accompagna sempre. Ma mancano di una esplicitazione del perché di tale presenza che faccia loro superare la difficoltà, naturale per tutti, e particolarmente viva per essi, di un rapporto spirituale ed ultrasensibile. E così alla lunga corrono il rischio di sentirsi svaporare tra le dita la consistenza stessa di questa presenza.
• Queste riflessioni valgono per qualunque altro «privilegio» della Madonna. Se questi privilegi sono presi come qualcosa che essa sola possiede e che non ha nulla di comune con noi, sono traditi nella loro stessa essenza. Perché ciascuno ha qualcosa di unico, di proprio soltanto di Maria, certo; e per questo è detto privilegio. Ma ha assieme qualcosa di veramente comune con quel che abbiamo noi; tanto che, se questo non viene messo in luce, Maria diventa irriconoscibile e perciò sommamente improbabile. Così, l'Immacolata Concezione è l'equivalente superiore del battesimo cristiano, la santità di Maria è l'equivalente superiore della santità dei singoli cristiani, la maternità divina è l'equivalente superiore della fecondità della fede di qualunque cristiano, l'intercessione attuale della Vergine per gli uomini è l'equivalente superiore del potere salvifico che ogni cristiano riceve da Gesù, l'assunzione è l'equivalente superiore di ciò che verrà raggiunto da ogni cristiano, e così via. Come per il Cristo, anche per il mistero di Maria ha una straordinaria importanza la categoria della «analogia». Essa è in parte diversa da noi ed in parte uguale a noi. Essa è più di noi quel che siamo noi. E non è solo diversa ed uguale, ma «assieme» diversa ed uguale. Anzi: tanto più vicina quanto più diversa, perché in Maria si riflette il mistero stesso di Dio, che nella propria infinita diversità dall'uomo trova non un elemento di distanza ma invece un elemento di suprema vicinanza. I giovani hanno bisogno di queste idee perché han bisogno della «vera» Madonna, e la vera Madonna è così; perché la fede è anzitutto conoscenza, e perciò il vero rapporto con Maria esige anzitutto una vera idea di Maria.
♦ Alla seconda domanda (Ammesso che la devozione alla Madonna faccia parte del tuo clima di vita religiosa, ti pare che questo provenga da un atteggiamento di spontaneità, di riflessione personale convinta, o invece da pressione esterna, di genitori, educatori, ambiente ecc.?) i giovani hanno dato risposte che manifestano, a mio giudizio, un grosso equivoco oggi molto diffuso: anziché congiungere il rapporto esterno col rapporto interno li hanno opposti; anziché unire la spontaneità e la riflessione personale convinta da una parte, con l'intervento educativo esterno dall'altra, hanno qualificato quest'ultimo, instradati a questo, peraltro, dalla formulazione stessa della domanda, come «pressione esterna», e vi si sono opposti. Ora, certo, questa impostazione non è priva di ragioni: la tecnica dell'imposizione delle pratiche mariane senza alcun rispetto per l'interiorità dell'educando non è solo un fatto immaginario. Ma la deviazione non comporta, quando rimanga entro certi limiti, l'abolizione. Non si può uccidere un uomo perché lo si trova non sano ma malato; bisogna, caso mai, curarlo. E poi una certa «pressione esterna» è scontata: è quella del dare a chi non ha. L'uomo è un equilibrio di forze. Se questa pressione manca, nella maggior parte dei casi se ne svilupperà un'altra, quella «interna», fatta di vuoto e di ignoranza, che ben presto farà saltare tutto in aria. L'educatore deve tenere ben presente che uno dei servizi più grandi che egli possa, e debba, fare a tanti giovani di oggi è portarli a capire, di fatto e non solo a parole, quanto sia profonda la loro ignoranza religiosa.
♦ La terza domanda (Affiorano grosse difficoltà, o dubbi, o elementi di contestazione in te, quando ti si invita alla devozione alla Madonna?) mi sembra confermare le osservazioni ora presentate. I giovani non contestano la sostanza, contestano piuttosto le forme. È vero che la loro attenzione sembra rivolgersi soprattutto alle forme esterne, ma non mancano tipi più riflessivi che fanno riferimento piuttosto alla dottrina. Il punto, a mio giudizio, sta proprio qui. Le strutture, anche le più eccellenti, senza gli uomini preparati a servirsene come si deve sono del tutto impotenti.
Invece le strutture anche scadenti in mano a gente capace fanno miracoli. Se l'educatore dà buona dottrina, e l'accompagna con la vita, fa sbollire dall'interno il novanta per cento delle difficoltà. Le forme diverranno molto più spontanee, e proprio questa spontaneità suggerirà le espressioni nuove più confacenti alla mentalità nuova. Se manca questo indispensabile apporto dell'educatore, non si conclude nulla.
Ritiene ancora valido un discorso sul mese di maggio?
Mi attengo alle indicazioni stesse dei giovani. Il 46,8% degli intervistati sostiene l'importanza di un mese speciale per la Madonna. Io credo che abbiano perfettamente ragione. Il mese di maggio non è la devozione alla Madonna, d'accordo. Perciò, se fosse impostato come un mese in cui si sbrigano tutti i doveri relativi alla Madonna per potersene poi esimere negli altri, farebbe un pessimo servizio. Ma se questa pratica è intesa bene, porta i vantaggi che ha la pratica dell'anno liturgico, perché in fondo è animata da una logica quasi identica. La liturgia parla di Gesù, e della Madonna stessa, tutto il tempo, e però non ha timore di concentrare l'attenzione e l'impegno su di Lui in alcuni momenti forti tipici, primo tra tutti quello della Pasqua. Questo perché Gesù è mistero non solo come Salvatore ma anche come realtà insondabile e sempre da scoprire. A pari, la Madonna è mistero non solo nel senso che sia una donna che porta la salvezza ricevuta da Gesù, ma anche nel senso che la sua realtà è profondissima e non immediatamente percepibile in tutta la sua portata. A dire il vero, questo succede già per chiunque, per qualunque persona; tanto più succede per una creatura così straordinaria e già glorificata, ossia presente nel mondo di una presenza percepibile solo con la fede. Solo la familiarità di una considerazione costante del Suo mistero può rendere accessibile questa presenza. Ed il Suo mistero non è comune. Maria ha nella storia della salvezza un posto unico. Dunque è perfettamente legittimo che ci sia un tempo speciale per una riflessione speciale su di Lei, e che questo tempo possa estendersi ad un mese intero. A condizione, naturalmente, che questo tempo sia davvero di riflessione. Perché allora anche le pratiche esteriori, di culto e devozione, avranno senso, eserciteranno la fede. Quella fede che suppone sempre la Parola, ossia un minimo almeno di dottrina.
Ritiene ancora valido un discorso sulla devozione alla Madonna?
La risposta è decisamente sì. Ritengo ancora perfettamente valido, ed anzi assolutamente insostituibile, il discorso sulla devozione alla Madonna perché ritengo che l'unico competente al riguardo sia Colui che questo discorso l'ha ideato, preparato, avviato, sostenuto e voluto, e non come discorso a scadenza fissa (metti, nel secolo XX), ma come discorso sempre da proseguire: Dio stesso. Nulla nella rivelazione fa pensare che Maria abbia una funzione limitata nel tempo. Tutto assicura il contrario. E la devozione non è che l'accettazione di questo discorso. Nessuno poteva avere il minimo diritto di esigere che nella salvezza, e quindi nella propria vita, ci fosse una donna come Maria, proprio perché nessuno poteva pretendere ci fosse Gesù.
In questo senso Maria è un dono straordinario dell'amore di Dio.
Ma Maria è stata data. È un fatto. E resta per sempre come è stata data: un elemento insostituibile della salvezza.
Quindi Essa non è solo un dono, ma, come dice il card. Suenens, anche una legge.
Egli scrive:
La vera devozione a Maria parte dall'alto, non dal basso; è imposta dalla fede, non dal sentimento; è innanzi tutto adesione a Dio ed accettazione del Suo disegno su di Lei... Se Dio l'ha scelta per il Figlio suo e per noi, il nostro compito non è più quello di sceglierla, ma solo di riceverla come nostra Madre. Non solo siamo attratti dalla sua bellezza e dalla sua bontà e proviamo il bisogno di ricorrere a Lei; ma ci sentiamo anche felici di ubbidire sottomettendoci alla volontà di Dio.
(Card. J. Suenens, Chi è Costei?, ed. Paoline, 1958, pp. 6-7).
In che termini lo ritiene ancora valido?
La ritengo valida nei termini teologici presentati dal card. Suenens. L'uomo si salva assimilandosi a Gesù. Non v'è altra salvezza per lui. Gesù è il Figlio del Padre ed il Figlio di Maria. Nessuna salvezza dunque è pensabile senza il rapporto a queste due Persone, perché esse definiscono la fisionomia stessa di Gesù.
(Giorgio M. Gozzelino)








































