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    Il parere di un esperto di pastorale giovanile



    (NPG 1970-05-84)

    Le risposte, per la grande maggioranza collimanti con le attese di una certa tradizione, possono confermare questa stessa tradizione e quindi invitare a conservare la devozione mariana nelle forme buone anni fa, ma non più adeguate al momento presente.
    Occorre capire le risposte positive con un certo abito critico, che non significa non accettare i dati positivi quando non coincidono con le proprie convinzioni di rinnovamento, ma significa l'attenzione a fattori subconsci almeno, prodotti da tutta la civiltà attuale, i quali sono reali anche se non influiscono sulle risposte.

    La risposta positiva allora che realtà rivela?

    • A mio parere rivela soprattutto una naturale, profonda aspirazione alla Grande Madre, che riscontriamo in molti dati di storia delle religioni e dell'umanità. La figura femminile e materna è troppo nelle profondità dello spirito umano, così come fu plasmato dal creatore, per non essere scelta. Anzi il fatto che essa sia scelta, nonostante la presentazione devozionale non più adeguata alla mentalità di oggi, significa che questa inclinazione profonda è più forte degli attriti che trova. 

    • Viene in seguito un generale attaccamento familistico che, soprattutto nei giovani italiani, è stato identificato da vari studi e che porta, in scelte del genere, la concordanza con i primi rudimenti della fede, acquisiti nell'ambito familiare e sostenuti da esso. In tal senso la risposta positiva significa appunto questo attaccamento familistico, che di per sé non ha nulla a che fare con la realtà di Maria, madre di Dio e che quindi va trattato pastoralmente in questa prospettiva. In questa prima educazione l'importanza di Maria, accanto a Dio, era molto inculcata per cui il giovane d'oggi sente di contrastare il suo profondo legame familistico che rifiuta questa realtà religiosa. Il fatto che la più alta motivazione della devozione mariana sia nella espressione: «Si può ricorrere a lei nei momenti di bisogno» (25,5%), conferma questo fattore familistico, chiaramente palese nei termini stessi dell'espressione. Anche il fatto che il 42,6% ritenga di possedere questa devozione in forza di una personale convinzione, suggerisce la stessa conclusione eziologica.

    ♦ Questa motivazione «naturale» di una persistenza della devozione mariana può suggerire una pastorale che passi per questi punti:
    • riscoperta della spontaneità naturale per cui un uomo equilibrato ha bisogno di una dimensione materna nel suo mondo e a livello di trascendenza (dimensione antropologica);
    • contemplazione del piano di Dio, nel quale la realtà della madre è assunta in piena corrispondenza alle attese spontanee (dimensione incarnazionistica);
    • ritrovare dalla natura la diversa forma di rapporto alla Madre che nell'uomo e nella donna risulta autentica (dimensione morale), evitando due sbagli: di strumentalizzare la figura materna di Maria a immaturità individuali, per cui una tale forma devozionale sarebbe contro il piano pasquale di Cristo (progresso, diventare adulti in Cristo, ecc.) e, secondo, di lasciare incompleti l'uomo e la donna per la non avvenuta maturazione di un rapporto alla Madre che corrisponda alle tendenze, messe da Dio nell'uomo.
    Si tratta qui di vivere le realtà soprannaturali in autentiche modalità naturali, ritrovando nella soprannatura sia la rivelazione della natura, facilmente misconosciuta nei grovigli della cultura, e sia la salvezza della natura, come risposta, allargamento, elevazione.

    ♦ Un mese di maggio così impostato avrà di conseguenza più o meno questi punti programmatici:
    • eventuale alternativa al «mese di maggio», per separarsi da sclerotizzazioni e misconoscimenti avvenuti e rendersi disponibili ad una riscoperta di Maria dal profondo;
    • devozione mariana come adeguamento al piano di Dio, che si è rivelato anche come «materno», sicché non sembri logico un dialogo con Dio rivelato senza accettare la Madre che Egli ha voluto;
    • chiarificazione del giusto equilibrio tra immaturità da una parte e carenza profonda dall'altra nel coltivare il dialogo con Maria, madre;
    • puntualizzazione del modo maschile e del modo femminile di un autentico sentimento mariano e di un autentico culto mariano.

    ♦ Il punto cruciale ci sembra essere nella contemplazione di Dio, scoperto e capito in questo suo volere la Madre in un ruolo così grande dentro il suo piano: davanti a questa realtà il giovane preferirà accusare un proprio difetto se tende a lasciare da parte Maria e se tende a inventare per lei un ruolo che Dio non le ha dato. In fondo perciò la riscoperta di Maria significa un prendere più sul serio e realisticamente la realtà di Dio, adeguandosi al suo piano invece di tentare di adeguare Lui al proprio piano di vita spirituale.

    (Giancarlo Negri)



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