(NPG 1970-05-87)
♦ La devozione alla Madonna, nella misura in cui è devozione e solo devozione, non può incontrare che indifferenza e compatimento più o meno esplicito in sempre più larghi strati dei nostri giovani. La devozione alla Madonna, come del resto le altre «devozioni» (S. Cuore, Crocifisso, Angeli, Santi Patroni, ecc.) , è innegabilmente in ribasso. Risente del clima generale in cui oggi la Chiesa tenta vie nuove per la sua liturgia e la sua preghiera. E, in fondo, non c'è da dolersi che certa devozione scompaia dalle abitudini religiose dei nostri giovani. È questa un'occasione privilegiata per riverificare una certa pastorale, sostanziandola anzitutto con una catechesi più realistica.
♦ La devozione mariana non ha mordente, sembra devitalizzata perché, nella mentalità dei giovani, essa è espressione:
• di una «religione-rifugio» o «religione-conforto»: la Madonna è vista come una stazione di servizio: si passa di là, si chiede la grazia e si riparte per non ritornarvi se non quando il bisogno urgerà nuovamente;
• di un cristianesimo individualistico e intimistico: la devozione alla Madonna si colloca in una dimensione cristiana considerata tradizionalmente come una dimensione individuale intimistica senza alcuna espressione veramente comunitaria;
• di una religione ascetico-moralistica, mortificante ed inibente: la devozione mariana è intesa, a volte, come una specie di sonnifero contro le tentazioni della carne...;
• di un cristianesimo «mammistico»: i giovani rifiutano una certa prassi nella devozione mariana perché ai loro occhi è troppo formalmente legata ai sentimenti e alle pratiche religiose dell'infanzia; desiderano smetterla con certo mammismo stucchevole e qualunquista; contestano decisamente il cristianesimo svirilizzato di certe forme devozionali svenevoli e angelistiche.
♦ Un rinnovamento della pastorale mariana ha un punto di partenza obbligato: la catechesi. Essa:
• deve costantemente collegare la S. Vergine con il mistero di Cristo e della Chiesa, in Lei già pienamente compiuto;
• deve guidare i fedeli a comprendere e vivere, nella devozione alla Madonna, quel medesimo mistero (RdC 90) .
Questo opportuno e conciso richiamo del Documento di base (Il rinnovamento della catechesi - RdC) invita a reintegrare la mariologia, e dunque la catechesi, nel contesto della cristologia e dell'ecclesiologia, e a riorientare la devozione mariana verso il mistero di Cristo di cui è momento e dimensione integrante e quindi non staccabile.
Lo sbaglio della teologia era stato quello di aver fatto della mariologia un trattato a parte della dogmatica cristiana. Lo sbaglio dell'ascetica e della pastorale catechistica era stato quello di aver promosso una devozione mariana avulsa dalla totalità del mistero vivo e dinamico del Cristo, di aver monopolizzato perfino un mese dell'anno, quello di maggio appunto, per sollecitare, talvolta con un'insistenza che sconfinava nel patologico, una pietà tanto insopportabilmente sentimentale quanto artefatta.
♦ È pacifico comunque che l'abbandono (provvidenziale e purificante) di certa devozionalità non significa rinuncia del culto mariano. Non si butta via il bambino assieme all'acqua del suo bagno...
La vera novità infatti non potrebbe mai consistere in un rifiuto negativo, in una radicale e acritica dissolvenza. La via d'uscita, il progresso vero, non sta nell'eliminare la devozione a Maria, ma nel realizzarla come deve essere.
Tra il massimalismo dei «devozionalisti» irriducibili e il minimalismo di certi animosi demolitori di ogni tradizione del passato, c'è posto per una equilibrata, sincera e autentica pietà mariana.
Ridare, nella catechesi, un posto a Maria, ridarle la funzione che occupa nell'economia della salvezza, affinché Maria torni a occupare un degno posto nella pietà liturgica, comunitaria e personale dei nostri giovani.
♦ Maria non è al di fuori o al di sopra del mondo comune degli uomini comuni. Essa è anzi il prototipo pienamente riuscito di questa umanità salvata nel Cristo. Il giovane è ancora sensibile a questa esemplarità di Maria: essa rappresenta una pietra miliare nel corso evolutivo dell'umanità verso la salvezza finale.
E il primo frutto maturato sotto l'influsso soprannaturale della redenzione. La sua «assunzione al cielo» non è un miraggio per illudere nell'uomo la sete di salvezza, ma una promessa che ha la consistenza della realtà già avvenuta nel tempo e la certezza di un evento escatologico che dovrà perpetuarsi per tutti noi al di là del tempo.
(Flavio Pajer)








































