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    Il doposcuola: un intervento preciso di carattere sociale



    (NPG 1970-06/07-82)

    Ci siamo trovati stanchi di parlare e basta.
    Abbiamo sentito che era disonesto farci la nostra vita, senza intervenire decisamente in quella del nostro quartiere.
    Non potevamo più continuare a pregare e a celebrare la nostra eucaristia: stava diventando un controsenso.
    Da qui è nato il nostro doposcuola.
    Abbiamo preso coscienza di due esigenze congiunte:
    1. La necessità riscontrata di avviare una istituzione che se perfezionata e appoggiata dagli organi amministrativi competenti, purché lasciata libera di decidere da sé dei suoi programmi, può diventare un qualificato tramite nel necessario dialogo tra scuola e famiglia e agire così come un autentico «servizio di quartiere» gratuito con tutte le garanzie di continuità nel tempo.
    2. L'esigenza morale e umana sentita dalla comunità giovanile di indirizzare la propria attività e le convinzioni discusse e maturate insieme verso la realtà dei problemi sociali, ma non più a parole, bensì attraverso una azione di gruppo, per rinnovare la formula stessa e l'importanza dell'Oratorio come centro di organizzazione non alienata del tempo libero dei giovani.
    La comunità giovanile ha voluto in definitiva legare la propria presenza nell'oratorio ad un fine sociale concretamente perseguito.
    Concretamente abbiamo cercato di guardare in faccia la situazione scolastica, quella soprattutto «spicciola», del nostro quartiere. Le deficienze della scuola ci sembrano di due tipi:
    a) di fondo: incapacità di socializzare;
    b) funzionali: incapacità di fornire gli strumenti necessari ad entrare nella società come elemento produttivo.
    Per quanto riguarda il primo tipo di deficienze, il problema non viene probabilmente avvertito, anche se forse risulta il più grave. Cerchiamo perciò di fare in modo di stimolare nei ragazzi l'interesse per tutti quei problemi che la scuola evita, problemi connessi con la realtà attuale, tentando contemporaneamente di sviluppare in loro lo spirito di gruppo con attività intese in tal senso, che specificheremo di seguito.
    Per quel che riguarda il secondo tipo di deficienze, i danni che il ragazzo ne consegue si presentano in maniera assai drammatica. Ragazzi che vanno male perché non possono essere seguiti dalla famiglia, in quanto entrambi i genitori lavorano o non hanno potuto studiare, ragazzi che per ragioni di carattere psicologico sono bloccati nel momento dell'apprendimento, ragazzi che perdono anni di scuola e quindi anni di vita, portandosi dietro tutti per tutta l'esistenza complessi di inferiorità, nel migliore dei casi, quando non siano costretti ad interrompere gli studi ed essere perciò relegati dalla società al ruolo di uomini considerati di seconda categoria.

    OBIETTIVI DEL DOPOSCUOLA

    Sono due egualmente importanti:
    1. Allargare e favorire gli interessi personali dei ragazzi al di là dei limiti culturali strettamente e a volte necessariamente nozionistici in cui è costretta oggi la nostra scuola, in attesa di un suo radicale rinnovamento. Con questo vogliamo cercare di riparare almeno alla lacuna più grave della scuola attuale, che è di creare troppo scarse occasioni capaci di aiutare l'allievo a superare la propria individualità, cioè a capire che il suo mondo, la sua vita, sono negli altri e per gli altri, e che solo imparando a vivere con essi, a dialogare con essi nel rispetto delle loro idee e senza imporre le proprie, può imparare a vivere «socialmente» e responsabilmente.
    Certi sistemi in uso nella scuola come il voto e la competitività, che manna alla base del profitto, contribuiscono purtroppo a ostacolare le doti di «socievolezza» del bambino, e il porre i più bravi come dei modelli della classe, genera solo complessi di inferiorità negli altri, e tendenza a «montarsi» di questi infelici privilegiati, che non possono capire in quale falsa e innaturale posizione sono messi rispetto ai compagni meno bravi.
    Inoltre questi fenomeni impediscono che nella classe si crei un vero accordo, un'amicizia tra i ragazzi; così, essa che per essere un gruppo avrebbe dovuto essere la prima e più naturale esperienza «sociale» del ragazzo, fallisce in pieno questo suo scopo e riesce a dare al singolo allievo solo l'idea che per essere stimato, egli debba superare a tutti i costi i compagni.
    2. Seguire i ragazzi nei compiti assegnati quotidianamente ed assistere per quanto possibile ognuno in maniera più assidua nelle materie in cui si trovi indietro, pur non assumendosi la responsabilità di recuperi totali dei casi più difficili.

    ATTIVITÀ DEL DOPOSCUOLA

    Abbiamo indirizzato l'attività del doposcuola su quattro punti ben definiti:
    a) attività libere, sulla base degli interessi manifestati dai ragazzi. Le attività si svolgono sempre in gruppo, per sviluppare al massimo le tendenze alla socializzazione che la scuola reprime.
    Le attività si articolano in: attività di ricerca (discussione, ricerca, relazione della ricerca con conclusioni di gruppo), attività creative (disegno pittura scultura ecc.), attività pratiche (manuali, fotografia, ecc...);
    b) assistenza scolastica quotidiana per i compiti;
    c) lezioni di recupero;
    d) contatti con i docenti e le famiglie dei ragazzi.

    UN PRIMO BILANCIO

    Dopo un anno di esperienza, tiriamo qualche somma.
    Quando noi della comunità giovanile ci siamo posti il problema di un doposcuola come un servizio nel quartiere, abbiamo individuato tutta una serie di obiettivi finali.
    Avevamo detto che il doposcuola aveva il compito di supplire a quel momenti educativi fondamentali che la scuola purtroppo non copre: abituare i ragazzi a sentirsi gruppo, operante in un gruppo più grande che è la comunità umana; e per ottenere questo risultato ci eravamo posti due scelte.
    Una di metodo e cioè il rifiuto di sistemi coercitivi, creazione di un ambiente amichevole tra noi e loro e tra loro stessi, frutto di una conoscenza reciproca.
    L'altra scelta riguardava più specificamente i contenuti e consisteva nell'educare i ragazzi a parlare tra loro dei problemi della realtà che li circonda, suscitando in loro interessi a cui non possono pervenire in altri ambienti.
    Gli obiettivi che ci eravamo posti restano ancora validi anche se ci siamo accorti che le difficoltà che all'inizio avevamo preventivato sono forse maggiori di quanto l'entusiasmo della partenza ci permetteva di vedere. Il dato positivo più grosso è costituito dal fatto che tra noi e i ragazzi non esistono più barriere: qualsiasi soggezione è completamente caduta da parte loro e noi abbiamo potuto conoscerli abbastanza da saper valutare i diversi livelli di disponibilità, per poter iniziare un serio lavoro di gruppo.
    Il fatto che può dare la misura di questo risultato, dell'ottenuta omogeneità tra noi, è che ultimamente alcuni dei ragazzi hanno partecipato all'attività della comunità giovanile rivolta ai problemi del terzo mondo. Questo però forse si può dire solo per alcuni, negli altri purtroppo la partecipazione è sporadica, meno diretta e approfondita.
    Abbiamo infatti registrato, e questo lo diciamo con rammarico, una certa diminuzione nelle presenze dovuta anche al fatto che molti ragazzi sono costretti ai turni scolastici pomeridiani e quindi disertano il doposcuola.
    Per quanto riguarda le discussioni sui problemi della realtà, dobbiamo dire che le annotazioni sono purtroppo negative.
    La situazione scolastica della maggior parte dei ragazzi è tutt'altro che rosea e questo ci ha imposto di occuparci soprattutto del rendimento scolastico obbligandoci a tralasciare ogni altro tipo di attività. Per questo ci siamo impegnati in cicli di lezioni fondamentali (italiano, latino, lingua, matematica). Esse occupano tre pomeriggi la settimana assorbendo la maggior parte di noi in un lavoro di servizio che non può corrispondere agli obiettivi di partenza.
    Ma se il nostro doposcuola voleva essere veramente una presenza dl servizio nel quartiere, non poteva esimersi da questa diretta responsabilità. Sulla base di queste considerazioni abbiamo rivolto un invito alle famiglie a collaborare con noi attraverso incontri e scambi d'idee, affinché i ragazzi possano trarre il maggior beneficio possibile da questo nostro sforzo.
    Speriamo che questo possa iniziare una collaborazione sui problemi più vasti di quelli strettamente legati alla scuola per poter sviluppare il nostra impegno.

    I giovani della comunità (Firenze)



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