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    Come si confessano gli adolescenti italiani?



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    (NPG 1969-03-06)

    SPONTANEITÀ E FACILITÀ

     La spontaneità con cui gli adolescenti si accostano al sacramento della Penitenza risente della influenza:
    • dell'ambiente di provenienza (famiglia, clima religioso del paese, abitudini, ecc.)
    • e dell'ambiente di attuale convivenza (livello spirituale della comunità in cui sono inseriti, prestigio ed insistenza degli educatori con cui sono a contatto, ecc.).
    La spontaneità è resa precaria dallo stato di crisi e di squilibrio tipico dell'età adolescenziale (crisi affettive, di fede, di volontà) e da una diffusa ignoranza sulla confessione.
    Non sempre la preparazione è sufficientemente adeguata.

     I fattori che spingono più facilmente ad accostarsi alla confessione sembrano essere:

    • quelli di ordine psicologico (e in genere sono i prevalenti)
    – i rimorsi di coscienza e il sentimento di colpa;
    – il carico gravoso e pesante dei propri peccati;
    – l'incertezza e la paura di morire (anche se in forma indeterminata);
    – una concezione magica della confessione, vista come liberazione e soluzione nelle difficoltà.

    • fattori di ordine religioso (secondi, in graduatoria)
    – il desiderio di fare la Comunione;
    – il desiderio di riconciliarsi con Dio;
    – la responsabilità come cristiano o come appartenente a gruppi specializzati (es. A.C.);
    – una sincera contrizione collegata a motivi religiosi profondi.

    • fattori di ordine sociale (soprattutto in ambienti «chiusi»)
    – l'insistenza degli educatori o dei genitori;
    – il rispetto umano, quando tutto un gruppo «si muove».

    STATI D'ANIMO

     Non pare che l'esame di coscienza sia autentico:
    • è troppo moralistico;
    • solo affettivo;
    • le azioni sono considerate cattive solo perché rottura di una legge impersonale (che non nasce cioè da un vero confronto con la parola personale di Dio).

     Il senso dell'offesa di Dio è difficile da precisare e da suscitare; si corre il rischio di surrogarlo con forme di sentimentalismo.
    Spesso la confessione è un fatto di abitudine e non si iscrive coscientemente in un processo di conversione, sia pure prolungata per tutta la vita. Il senso di colpa spesso non dice rapporto ad altri che al soggetto:
    • è un ripiegamento su di sè e non un fatto religioso,
    • è solo un senso di fastidio da cui ci si cerca di liberare con la Confessione.
    Difficile far sentire il senso comunitario e le responsabilità ecclesiali dei peccato e della penitenza ( = individualismo morale).

     Spesso l'adolescente avverte il senso della inutilità della sua confessione, perché ricade sempre nelle stesse colpe. La cosa pare causata da uno sbaglio di prospettiva. Le mancanze contro il VI Comandamento sono viste solo nello loro componente morale: sfuggono loro le componenti educative, ambientali, psicologiche che rendono meno liberi e meno responsabili questi atti. Il ragazzo crede di ricadere ogni volta in un vero peccato grave e alla fine si scoraggia e abbandona tutto.

     Una formazione morale negativa lo porta a mettere a fuoco solo le cadute, le trasgressioni dei divieti e non lo sforzo positivo di autoeducazione.
    D'altra parte, in senso opposto, si avverte un certo pericolo di relativismo, se non c'è accordo e unanimità tra confessori ed educatori nella valutazione di queste colpe.

     Spesso la metànoia è suscitata esclusivamente in vista della confessione per la sua validità e perde la caratteristica di atteggiamento abituale del cristiano.

    ACCUSA DEI PECCATI

     Ci sono alcuni peccati riconosciuti come tali da quasi tutti gli ambienti sociali:
    • il furto (anche se spesso non lo si confessa oppressi dalla vergogna; e più in ambienti di apprendisti e operai che in ambienti di studenti)
    • la bestemmia (spesso confusa con il nominare il nome di Dio invano o con l'imprecazione, ecc.);
    • mancanze notevoli contro la carità;
    • la masturbazione (anche se la coscienza della sua gravità è oscillante) spesso è causa di complessi morbosi di colpa;
    • i rapporti sessuali prematrimoniali (in modo particolare se aggravati da ingiustizie, violenza, tradimento della ragazza, ecc.);
    • slealtà (con il risvolto di una particolare ripugnanza a «fare la spia»).

     Non molto sentiti sono i peccati:
    • contro i precetti della Chiesa;
    • contro il dovere quotidiano;
    • nei rapporti con i genitori (la contestazione anche spinta è considerata normale, si accusano solo se c'è odio, rancore, ecc.);
    • contro la solidarietà (però è una sensibilità che va crescendo ed è già notevole in certi strati sociali: operai, ecc.).

     I doveri religiosi sono spesso visti sotto un aspetto:
    • formalistico-ritualistico
    • con mentalità magica (la confessione ad es. è spesso vista solo come un talismano che toglie il senso di colpa).

    CONCLUSIONE

    Sembra che nel complesso la situazione riveli una duplice frattura:
    • tra confessione e metànoia (la confessione non si inserisce in una autentica penitenza interiore, come atteggiamento morale permanente e connaturale).
    • tra sforzo morale (inteso in senso moralistico e in maniera contabile) e religione.
    Lo sforzo morale non è visto come incarnazione concreta di una risposta d'amore all'amore di Dio. Si ha l'impressione che sia sostenuto invece da una concezione troppo giuridica e proibizionista del rapporto con Dio.



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