Nazario Giordani
(NPG 1969-03-22)
VALORE CATARTICO DELLA CONFESSIONE
E VALORE TEOLOGICO
Il peccato è qualche cosa di più di un sentimento psicologico di colpa. Non sempre la confessione può avere un valore psicoanalitico e se lo ha, questo è frutto di una sbagliata catechesi.
Essendo il peccato offesa di Dio, la confessione deve essere vista come contatto con Dio stesso, per cui sembra che sia umanizzarla troppo metterla solamente in un piano psicologico.
Bisogna distinguere bene tra piano psicologico e piano teologico. Ciò che è oggetto della confessione è il peccato come fatto teologico, rottura ontologica con Dio. Questo è quanto la confessione distrugge e redime, evidentemente nella misura in cui c'è: la confessione toglie soltanto tutto questo. Non possiamo mettere la confessione in concorrenza con una forma qualunque di psicoterapia. La psicoterapia serve a guarire da turbe psicologiche. La confessione serve ad esprimere, ad autenticare, a dare un valore sacramentale a questo anelito interiore di ritorno verso Dio, quando ci si è allontanati da Lui e nella misura in cui ci si è allontanati da Lui.
È necessario quindi tenere ben distinti i due piani, anche se, nel ragazzo in concreto, il peccato può consussistere con la turba patologica, con il sentimento patologico di colpa. Spesso ci sarà l'uno e non ci sarà l'altro, o viceversa: una cosa e l'altra sono distinte. Anche se poi concretamente, il confessore dovrà essere esperto in un settore e nell'altro, almeno per saper riconoscere se il penitente ha bisogno della confessione o di una seduta psicoanalitica.
Meglio: più che di distinzione, è opportuno parlare di integrazione dei due aspetti.
La confessione, oltre ad avere tutta la carica teologica sopra ricordata (che del resto è il suo vero valore), ha anche l'altro aspetto: quello che sì chiama abitualmente «psicologico».
Più che di valore, si tratta di «contraccolpo»: il peccato è vissuto da un uomo, la confessione è fatta dall'uomo. La sottolineatura psicologica del senso di colpa indica questo aspetto parziale ma vero del peccato e quindi della confessione.
SENSO DI COLPA E PROBLEMI SESSUALI
Si dice frequentemente che le mancanze di ordine sessuale non siano più sentite dall'uomo d'oggi. Nella nostra civiltà, il sesso mira a diventare uno dei normali consumi, che la società mette a disposizione dell'uomo. Tutto questo porta ad un attutimento, anche nei nostri giovani, del senso di colpa, in questo campo: essi hanno una sensibilità completamente diversa dalla nostra e ci accusano di misurare manifestazioni e atteggiamenti, mode e mentalità, con il metro – superato, affermano – della nostra sensibilità. Quanto c'è di vero, in tutto questo? Che il sesso venga sempre meno sentito come colpa, perché viene presentato come elemento di consumo, è un fatto. Ma che tutto questo possa arrivare a togliere al peccato sessuale il suo significato di peccato, anche nel mondo giovanile... non lo credo proprio. Il peccato sessuale (data la ripercussione che ha anche in natura, come è stato esemplificato nella relazione), non potrà mai, anche nella cosiddetta civiltà dei consumi, svestirsi completamente di un senso morale e quindi di una reazione da parte dell'individuo. E ciò, evidentemente, a prescindere da ogni concezione di ordine teologico.
COLLABORAZIONE
TRA PSICOLOGO E CONFESSORE
A proposito dell'aiuto che lo psicologo può portare al confessore, possiamo distinguere due momenti particolari:
– nelle anomalie
Quando ci si trova di fronte a delle anomalie (ad un comportamento cioè che da una parte coinvolge una situazione morale che viene portata in confessionale, e dall'altra ha degli elementi di anomalia), l'aiuto dello psicologo è necessario, se il sacerdote non è personalmente preparato o almeno è così prudente da non fidarsi di se stesso;
– nei casi normali
Nella maggioranza degli altri casi, più o meno normali, il ricorso allo psicologo non è certamente necessario: il che non significa che la collaborazione con uno psicologo non possa essere preziosa per ogni confessore.








































