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    Due interventi di B. H.



    Bernardo Häring

    (NPG 1969-03-48)

    IL PROBLEMA DELLA MASTURBAZIONE

    In questi ultimi anni sono stati pubblicati molti libri a questo riguardo, soprattutto all'estero. Fuori d'Italia, esistono monografie, composte in collaborazione tra psicologi, moralisti, pedagogisti, sui problemi della pubertà e particolarmente sulla masturbazione: è stato chiarito che in moltissimi casi non si tratta di peccato ma di difficoltà tipica di questo periodo di transizione. Questo risultato è stato accolto anche in congressi di teologia morale, dove non si insiste più su una definizione statica che affermi che in qualunque età ogni singolo atto è peccato mortale oggettivamente, anche se poi concretamente possono esserci motivi che ne limitano la gravità per mancanza di volizione o di piena libertà. La psicologia ha dimostrato inoltre che tale concezione è diseducativa: molti psicologi affermano che l'adolescente protestante ha superato molto più rapidamente la crisi che non l'adolescente cattolico, educato spesso ossessivamente in questo campo (*).
    Dobbiamo affermare chiaramente che l'uomo non è fatto per la masturbazione o per la ricerca egoistica del piacere. Ciononostante attualmente, esistono difficoltà psicologiche notevoli: la maturazione sessuale anticipata di quattro-cinque anni, la insicurezza, il nervosismo, la mancanza di integrazione familiare, il clima esasperato di sessualismo pubblico, il blocco dell'armonia psichica... Per questi motivi le statistiche parlano di 90-95% (98% in alcuni ambienti) di giovani che passano attraverso la masturbazione.
    Sembra più opportuno non affermare che ogni atto è peccato mortale, ma insistere che è una necessità, un obbligo importante il superare questa fase di immaturità. II problema va inserito quindi nel processo di maturazione, intessendo rapporti più personali con Dio, cogli altri, educandosi all'arte di portare gioia agli altri, ad aprirsi invece che a chiudersi egoisticamente. E va anche studiata la psicologia perché tutti sanno che uno stesso fenomeno fisico può aver motivo e qualità diversi.

    ♦ Possiamo indicare questo criterio di valutazione: quando ci si trova di fronte a ragazzi o adolescenti di buona volontà, aperti alla fede, che apprezzane, la vita sacramentale, se hanno difficoltà e contemporaneamente dimostrano un impegno di progredire nel quadro d'insieme della vita cristiana, abbiamo, secondo la morale tradizionale di San Alfonso, di San Tommaso, ottimi criteri di credere con grandissima probabilità che i singoli atti non sono peccato mortale. Anche qui si può applicare il principio ricordato nella relazione: l'uomo che si mette sulla via della conversione, se cade e ben presto fa un atto di dolore con un proponimento rinnovato, probabilissimamente non avrà commesso peccato grave.
    Dovremmo evitare nel dialogo con i giovani la terminologia di «vizio solitario». Dobbiamo evitare ogni unilateralismo, ogni morbosità, facilmente inducibile quando si pone l'accento solo su queste cose. Dobbiamo educarli ad un'apertura integrale a Dio, alla crescita della maturità, ad un interesse per il mondo degli uomini: così ogni giovane si accorgerà che queste mancanze, se liberamente volute, sono un modo meschino ed egoistico di esprimere la propria sessualità (anche se nel periodo di transizione adolescenziale, non si tratta di un atteggiamento meschino ma di un segno di immaturità. E noi possiamo approfondire questa immaturità se ci preoccupiamo di mettere l'accento solo su questi fatti). Ora noi conosciamo qualche cosa di più di psicologia di quello che conoscevano i moralisti di due secoli fa. Non possiamo giudicare i fatti con il loro quadro di valutazione: i moralisti di due secoli fa hanno risposto per gli uomini di allora, con quella imperfetta conoscenza dell'uomo che avevano. Oggi dobbiamo giudicare la responsabilità con uno sguardo nel quadro di insieme: la psicologia moderna dice per esempio che il 15% degli adulti sono psicopatici.
    Nell'adolescenza e nella pubertà i problemi psicologici sono più assillanti. Normalmente quando l'adolescente non ha ancora superata questa abitudine di autoerotismo, se il suo movimento è in tensione di progresso e di buona volontà, possiamo concludere, non con certezza metafisica, ma con la probabilità morale necessaria, che non ha fatto opzione fondamentale opposta a Cristo, altrimenti questa opzione fondamentale si dimostrerebbe subito anche negli altri campi della morale. Se progredisce nel rispetto, nella sincerità, nell'impegno per gli altri, ci troviamo di fronte ad un segno chiaro che non ha fatto opzione fondamentale contro Cristo, che non ha quindi commesso peccato grave. Con questo non si vuol affermare che ci si trova di fronte ad una cosa più o meno indifferente, come se il peccato veniale non fosse cosa seria.

     Dobbiamo evitare l'espressione «peccato lieve» e «peccato grave», confondendo peccato veniale con peccato leggero. La differenza fra peccato mortale e peccato veniale è tra morte e malattia; e nelle malattie, vi sono gradi diversi: un mal di testa o di denti è malattia come è malattia il cancro o la lebbra; ma queste ultime sono ben più gravi.
    Così ci sono peccati veniali che già portano vicino il pericolo di stravolgere completamente la propria opzione fondamentale. Non dobbiamo educare i giovani all'atteggiamento facilone che porta a dire: non è peccato mortale, quindi lo faccio tranquillamente. Chi ragiona così non è amico di Dio, è uno schiavo.
    Per questi motivi, per quanto riguarda la masturbazione, insisteremo sull'impegno che ogni adolescente ha di crescere nella maturità: una parte di questa crescita nella maturità consiste nel superare queste difficoltà.
    Dobbiamo anche tener presente che nonostante un impegno generale di crescita si può avere, a causa di un'educazione sbagliata, una fissazione particolare in questo punto. Il compito dell'educatore è di educare ad una visione integrale della vita cristiana, di educare a superare queste difficoltà, ma prima di tutto di aiutare il giovane a vivere nella gioia del Vangelo, qualunque siano le sue difficoltà, di ritrovare la fiducia in Dio, la certezza che Dio è amore, e così potrà progredire con pazienza.

     Riguardo poi alla frequenza di confessione dobbiamo regolarci secondo l'aiuto che ne potrà trovare l'adolescente. Ad alcuni, per esempio, quando non è stato stabilito con certezza che si è commesso un peccato grave, (cfr. le dichiarazioni dell'Episcopato tedesco «Pedagogia sessuale e pastorale giovanile») si dovrà proibire di confessarsi troppo spesso ed invitare contemporaneamente ad andare alla comunione tranquillamente, dopo aver fatto un atto di dolore; è utile abituarli a fare ogni sera un po' di esame di coscienza, chiedendo perdono dei peccati commessi soprattutto contro l'amore fraterno, contro i genitori.
    Ancora circa la confessione, non dobbiamo permettere che la masturbazione sia confessata come primo peccato, come il peccato più vergognoso; prima vanno confessate le mancanze che riguardano il rapporto con Dio (cosa faccio per avere un'idea più esatta di Dio, la preghiera, ecc.), poi in secondo luogo, le questioni relative all'amore fraterno (rispetto e gratitudine verso i genitori, l'arte di creare un ambiente buono, ecc.) ed infine verranno confessati gli altri peccati in questa prospettiva.

    (*) Lo spostamento di accento è da una concezione astratta della morale ad una visione più personalista. L'oggetto astratto diventa concreto quando è vissuto da una persona, storicamente, nei limiti quindi delle circostanze, o aggravanti o scusanti. La valutazione, per esempio, della masturbazione non è fatta in astratto (sono tutti d'accordo che si tratta di azione grave), ma nel momento concreto di quella persona che agisce in quel senso: l'azione in astratto grave, nel concreto dell'individuo è realmente non grave, per una serie di situazioni particolari (n.d.r.).

    LA COEDUCAZIONE

    L'incontro con l'altro sesso era considerato fino a poco tempo fa (in qualche parte d'Italia ancor oggi) come un esporsi ad un'occasione prossima di peccato.
    Ci pare che sia opportuno incoraggiare un incontro meno angoscioso; ma il passaggio da una mentalità all'altra è difficile e va fatto con buoni criteri di continuità. Non bisogna dire che tutto quello che è stato fatto era sbagliato, come non bisogna ignorarne i possibili pericoli. Si tratta di cercare i modi di incontro che salvino una certa continuità e che soprattutto educhino ad un rispetto reciproco. Si realizza il fatto strano che nella vita tutti si associano, ma che nella Chiesa ci sono ancora due porte di entrata... Non c'è nessuna organizzazione fatta insieme, così si verifica una separazione totale nella vita parrocchiale e la «mixité».
    totale nella vita sociale: i nostri giovani non stanno imparando ad incontrarsi davanti a Dio: questo sarebbe il nostro compito. Abbiamo conservato una prassi pastorale conforme ad una cultura totalmente diversa e dobbiamo quindi operare il passaggio della prassi alla nostra cultura.
    I nostri giovani devono imparare davanti a Dio ad incontrarsi, con responsabilità e rispetto.

    I GIOVANI E LA SINCERITÀ

    Davanti agli occhi dei giovani, la sincerità riveste un valore altissimo. Nelle conferenze fatte in Tanzania, davanti al clero, a laici, ad alcuni Vescovi e ai seminaristi del seminario regionale, ho cercato di essere prudente, di non dare nessuno scandalo: ho pensato di essere onesto ma anche un po' diplomatico...
    Immediatamente i seminaristi mi hanno detto: P. Hàring, sia sincero: crede a queste cose?
    Questo è l'uomo moderno! La diplomazia cristiana, preoccupata di non fare brutta figura, di non esporsi, di essere sempre al sicuro, è uno dei più grandi scandali di oggi.
    Per i giovani d'oggi, non vanno assieme Vangelo e diplomazia; essi vogliono una sincerità assoluta.
    Questo non significa l'obbligo di dire sempre tutte le cose. Ma quello che diciamo, dobbiamo dirlo con tutta sincerità: dobbiamo avere fiducia nella verità. Verità con carità, nessun dubbio; ma nessuna diplomazia.



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