Gugliemo Amadei
(NPG 1969-08/09-28)
P. Amadei è l'animatore della «Messa dei giovani», celebrata ogni domenica, a Roma, nella Chiesa dei Martiri Canadesi. L'esperienza è molto nota in Italia. Meno noto è invece, forse, l'entroterra in cui essa si sviluppa: il forte spirito comunitario, la riflessione fraterna sulla parola di Dio, l'impegno sofferto di testimonianza cristiana.
Per questo, pubblichiamo molto volentieri un articolo gentilmente offertoci dal quotidiano «L'Eco di Bergamo».
Fratello. Le notizie che ci chiedi, a riguardo della nostra Messa, sono ormai di dominio pubblico. È difficile descrivere a parole ciò che si vive nella liturgia, perché si rischia il pericolo di farne un'esposizione ritualistica, deteriore e negativa ai fini del rinnovamento liturgico. La nostra Messa non è più la «Messa dei giovani». Una tale denominazione fa pensare, ad un certo classismo, o a compartimenti divisori, che sono la negazione di una celebrazione eucaristica. È la Messa del «Popolo di Dio», formato da fanciulli, giovanissimi, giovani, adulti, vecchi, di ogni ceto e classe sociale: tutti compartecipi e responsabili della celebrazione. Ad animarla, comunque, c'è una Comunità che pure essa non è composta di soli giovani. Lo stile è nuovo, quello auspicato e promulgato dal Concilio Vaticano II, che movendo i passi nell'ambito tradizionale, si sforza di essere più vero nei suoi gesti, più esplicito nei suoi contenuti.
SENZA ALCUN PARTICOLARISMO, SECONDO LE NORME VIGENTI
La celebrazione si svolge secondo le norme vigenti, senza alcun particolarismo: non vi è nulla di eccezionale. Non ci sono chitarre elettriche, batteria, complessi beat... Chiamarla «Messa beat» (come a volte per telefono ci chiedono, «a che ora è la Messa beat?») è un'ingiuria che rasenta la bestemmia. Anzi di proposito vogliamo evitare tutto ciò che può suscitare curiosità, sensazioni, emotività, illusioni: modi, parole, gesti spettacolari: la Messa non è uno spettacolo! E così ci sforziamo di eliminare tutto ciò che potrebbe sembrare eccentrico, esibizionismo, folklorismo. La Messa è un evento così enorme che non permette qualsiasi suggestione erronea. Non è un gesto, non sono i canti, e neanche un certo ritmo giovanilistico che fanno la Messa nuova: tutto questo potrebbe essere una copertina di un vuoto interiore, un formalismo, o addirittura una caricatura.
È necessario entrare in profondità, nel Mistero del Cristo Risorto, e interiorizzare la propria fede, nell'ambito della Comunità cristiana. Suscitare, provocare una fede vera, espressa nei segni dell'Amore e dell'Unità. E se la fede «adulta» è un dono di Dio, perché viene unicamente da Dio, nasce e sorge però, dalla Parola proclamata, ascoltata, meditata in silenzio e ad alta voce, comunitariamente, con ampio spazio e respiro: solo i pagani si preoccupano del tempo che loro sfugge; i cristiani non hanno un «tempo» da cronometrare: hanno un mistero da vivere molto in profondità. Per cui la nostra Messa può durare anche due ore, senza che la massa della gente (circa 1.500) dia segni di stanchezza. Per di più, la gente arriva prima dell'ora fissata, e non ha fretta di andarsene dopo che la celebrazione si è conclusa.
C'è poi da notare che un gruppo si ritrova già un'ora prima per puntualizzare la preparazione che si è venuta sviluppando durante tutta la settimana... e dopo la Messa celebrata molti si fermano per incontrarsi sul piano dell'amicizia, della conoscenza, scambio di idee, suggerendo iniziative, proponendo casi di emergenza per l'operazione caritativa.
Sì, perché nella Messa, si fa sempre la colletta non da parte del sacri-stano, né sollecitata dal celebrante ma proposta da un laico, che rende noti a tutta la assemblea casi urgenti di povertà e di indigenza da concludere immediatamente; e alla uscita 4 giovani si offrono per raccogliere la colletta dei fedeli, la quale è quasi sempre abbondante: si aggira da L. 100.000 a L. 150.000 che vengono devolute in settimana per i poveri e a sanare situazioni d'emergenza, gente affamata, sfratti, assistenza ammalati, gioventù in pericolo, fallimenti familiari, oltre alle richieste generali: Biafra, lebbrosi, fame nel mondo, ecc...
TUTTA LA SETTIMANA RIVOLTA ALLA DOMENICA
Tutta la settimana è rivolta alla domenica, perché (facciamo nostro il grido dei martiri di Bitinia) «sine dominico die vivere non possumus».
♦ Esistono in parrocchia alcuni gruppi che si articolano in età e classe sociale: studenti medi superiori, operai, universitari, lavoratori, laureati, ecc... e che trovano perfetta unità nel momento più vero della loro fede, attorno all'altare, dove cadono tutte le barriere di scompartimenti vari: tutti uguali, tutti fratelli di Gesù di Nazareth, tutti veri figli di Dio. L'altare ci fa una cosa sola nel Padre. Ebbene, questi gruppi (suddivisi per logica di articolazione) svolgono una intensa attività durante la settimana: attività di catechesi, approfondimento della fede, vita comunitaria, letture bibliche, celebrazioni infrasettimanali, preparazione esplicita della Messa della domenica ventura. Questi gruppi arrivano alla domenica attraverso una progressiva preparazione che va da contenuti più generici a quelli più specifici, propri della Messa che celebreranno tutti insieme, tutti consapevoli e corresponsabili, veri celebranti, nella più viva ed intensa partecipazione: quasi la totalità si comunica al Corpo di Cristo. E questa è una verifica di un inserimento del Mistero Pasquale di Cristo.
♦ C'è poi la «Comunità di fede», una cinquantina di persone, di ogni ceto ed età, che vive un'esperienza profonda di un cristianesimo autentico. Si riunisce due volte la settimana dalle ore 21 fino a quelle piccole, per pregare, leggere la Bibbia, scambiarsi i propri carismi, nell'amore fraterno, fedeli alla dottrina degli Apostoli, celebrando l'Eucaristia, e mettendo insieme i nostri beni, che vanno ai bisognosi e per casi urgenti di povertà. Questa Comunità porta alla Messa della domenica un discorso
di fede e contenuti sostanziali ed essenziali che trasformano la celebrazione in una vera esperienza di «novità di vita», con una profonda incidenza sugli altri fedeli che vi partecipano; sicché poi, tutti, sono essi stessi trasformati in un vero Corpo di Cristo Risorto, nella gioia di una conversione permanente all'amore del Padre e dei fratelli.
È IMPORTANTE LA PREPARAZIONE:
DA QUESTA DIPENDE LA RIUSCITA DELLA CELEBRAZIONE
È importante la preparazione; da questa dipende la riuscita della celebrazione. Solitamente la preparazione dura il doppio della stessa celebrazione. Per esempio, una celebrazione della Comunità di fede, che teniamo ogni venerdì, ore 22-24 (e forse anche più) richiede una preparazione di 4 ore di lavoro, preghiera, ricerca biblica, scambio di idee. Si tratta di fare il punto della situazione in cui si trova la Comunità stessa, poi intuire quale Parola di Dio in questo momento deve essere calata in ognuno di noi. Quindi si stabilisce un tema, e poi si legge molta Bibbia (A.T.-N.T.), come preghiera e contatto con la stessa Parola di Dio. Alla fine si raccoglie una traccia di 3 o 4 testi che vengono commentati insieme nel gruppo, si compongono le «monizioni», sia quella generale-ambientale, come quelle particolari alle varie letture... e anche quelle che servono per sottolineare alcuni gesti, espressioni sulle quali vogliamo in quel giorno porre l'accento (recita del Padre nostro, l'Amen dal canone, che è sempre cantato per 9 volte in progressione ascendente, il saluto di pace, ecc.). A tutto questo segue il coordinamento del ritmo: si stabiliscono i vari ruoli, ossia i lettori, monitori, chi canta, chi suona, chi compie l'offerta e chi fa la colletta, ecc... Ognuno, e sono in molti, ha qualcosa da fare.
La preghiera dei fedeli segue lo schema generale (Chiesa tutta - governanti e governati - poveri - la nostra assemblea), ma è formulata ogni volta liberamente, mettendola in rapporto con la Parola di Dio e al momento attuale. Ci sono poi, alcune intenzioni spontanee che richiamano casi gravi ed urgenti, non inclusi già in quelle generali. Poi si stabiliscono i canti ed i momenti in cui si dovranno eseguire. I canti sono nostri, della Comunità, cioè composti da noi, sia parole che musica, o da noi ripresi e adattati. Essi devono essere l'espressione della nostra realtà, della nostra fede. Sono parte integrante ed impegnano tutti: tutti infatti cantano con vigore e convinzione.
LA MESSA DI TUTTO IL POPOLO DI DIO
L'esperienza forte della Comunità, viene portata alla Messa della domenica ore 11. Con le dovute dimensioni di una assemblea massiva, tenuto conto delle esigenze di spazio e tempo, ed un ritmo di vita parrocchiale. Comunque per la Messa delle 11 si procede così:
♦ Ore 10: appuntamento per la preparazione immediata, messa a punto dell'omelia che facciamo insieme, e che poi durante la celebrazione sarà compartecipata dai laici presenti. Ciò significa che dopo l'omelia ufficiale del celebrante si offre la possibilità ai presenti di alcuni interventi brevi, che non hanno naturalmente il compito di sostituire l'omelia, ma è una semplice riflessione, risonanza, eco che la Parola di Dio e l'omelia del celebrante hanno suscitato nei presenti. Poi distribuzione dei compiti, scelta dei canti, ecc...
♦ Ore 11: tutti in chiesa. Accoglienza fraterna a coloro che arrivano, sistemazione dei posti: l'assemblea si colloca nel suo luogo di azione e di partecipazione. Prova dei canti già noti, o si insegnano quelli nuovi, se ce ne sono. Quindi una introduzione generale alla Messa, fatta da un laico, mentre il celebrante attende in sacristia, che viene poi accolto dalla assemblea in piedi, che canta il canto d'entrata. Seguono i riti d'ingresso, conclusi dalla preghiera, preceduta da silenzio.
♦ Liturgia della Parola. Svolta nel massimo dell'interesse, con calma e dignità, importanza. Il lettore è un «declamatore»: lettura lenta, incisiva, penetrante. Nessuna briciola della parola di Dio deve cadere invano!
SONO ORMAI CINQUE ANNI
CHE STIAMO LAVORANDO SU QUESTA STRADA
I punti essenziali da cogliere sono i seguenti: una Messa così non nasce da un giorno all'altro (sono ormai 5 anni che stiamo lavorando su questa strada), né da un trapianto di tecniche, metodi, canti o gesti.. ma dalla testimonianza di una Comunità di fede adulta, che è luce, sale e lievito. Non bastano i formalismi, i quali si rivelano subito insufficienti per il vuoto e l'inconsistenza che presentano; anzi possono essere un pericolo di deterioramento e di forti delusioni sugli sforzi del rinnovamento liturgico. Non bisogna neanche affidarci a mezzi meccanici: chitarre, strumenti a percussione, ecc... Se ci sono o non ci sono, dovrebbe essere lo stesso; possono comunque essere un aiuto, uno stimolo, e, perché no?, una vera espressione di qualche cosa di veramente profondo.
Occorre molta catechesi: risvegliare le coscienze ai valori fondamentali del cristianesimo, che sono la conversione dagli idoli al vero Dio, la conversione sempre in atto all'amore, la riscoperta del Mistero Pasquale del Cristo, la forza della Parola di Dio... Molta sincerità e verità, e costituirsi in vere comunità di fede adulta, che facciano sul serio e vadano fino in fondo.
SIAMO SPIACENTI
PER L'OCCHIO INDISCRETO DELLA PUBBLICITÀ
Siamo spiacenti per l'occhio indiscreto della pubblicità, che getta molta polvere negli occhi, perché noi non siamo nessuno... Il nostro lavoro che portiamo avanti per circa 5 anni con fasi alterne di alti e bassi, ma anche sempre con coraggio nonostante le molteplici difficoltà, è ancora all'inizio: c'è ancora tutto da fare. E vorremmo continuare la nostra strada nell'umiltà e nella semplicità. Confidiamo nella forza dello Spirito di Gesù Risorto per superare ogni ostacolo che provenga dal nostro egoismo.
Le letture dell'epistola e del Vangelo sono precedute da brevi monizioni, allo scopo di presentare e introdurre i brani e richiamare l'attenzione degli ascoltatori.
Poi si esegue un canto interlezionario o si recita un salmo alternato a cori; a volte si osserva un silenzio meditativo.
La omelia del celebrante dura non più di dieci minuti: viene preparata insieme e poi viene ampliata, durante la celebrazione, da interventi liberi e spontanei, come accennavo sopra.
Preghiera dei fedeli: ad ogni intenzione, fanno seguito attimi di silenzio e poi tutti rispondono in coro cantando: «Ascolta, o Padre, il grido del tuo popolo».
♦ L'offerta: semplice presentazione da parte dei presenti dei doni per il Sacrificio: pane e vino. L'offertorio non ha particolarità.
♦ L'importante è la «Prece Eucaristica». Introdotta con forza dal celebrante, proseguita dall'assemblea col canto del «Santo», e continuata in forma carismatica dallo stesso celebrante. Il celebrante è la vera figura del rinnovamento liturgico: tutto dipende dalla sua volontà di fede e dalla sua potenza carismatica. I laici avvertono questo e ne sono poi coinvolti in una comune responsabilità, collaborazione ed efficacia.
♦ Il «Padre nostro» è il momento di una verifica: se c'è fede, c'è l'amore che ci fa invocare unanimemente il Padre comune e tutti stretti nella fratellanza di Gesù. È un momento 'forte che deve essere sottolineato con un gesto che si ritiene più opportuno. Questo sentimento di amore viene poi esplicitato nella proposta di pace, che con il Cristo presente, sorge in mezzo all'assemblea. Credere in Cristo, vuol dire credere nei fratelli, sentirsi fratelli, e comunicare la pace ed il perdono. Anche qui, un gesto, come la stretta di mano, fatto con semplicità e naturalezza, può esprimere questa comunione, come premessa alla comunione del Corpo di Cristo nel segno del Pane.
♦ Poi la fine: il saluto, l'intenzione della colletta, l'invito a ritrovarsi dopo la Messa e durante la settimana per le varie attività. Si esce cantando a non finire.
Si è riscoperta la domenica, festa della risurrezione, dell'agape gioiosa, partenza missionaria per il mondo da servire e da amare.
o dalla suggestione del demonio (il quale dà segni di non gradire simili esperienze!) e continuare sulle vie del Concilio per ritrovare la fede adulta e rinnovare tutta la parrocchia.
Ho scritto questi appunti, non per un articolo di giornale, né per mettermi in cattedra e insegnare: ci sono tanti studi, su riviste e libri che trattano l'argomento in forma vasta e completa (L. Della Torre, La celebrazione della Messa per comunità giovanili, ed. Queriniana). Lo scopo era di rispondere a numerose lettere e richieste che ci vengono da ogni parte d'Italia... ed ho pensato di rispondere a tutte, anche a quelle che ci perverranno in seguito, così: esprimendo con parole discorsive la nostra esperienza, più dall'interno che nei suoi aspetti estrinseci. Crediamo e promuoviamo l'interiorizzazione, un discorso di fede e dei contenuti validi, senza lasciarci prendere dal prurito di novità, di avanguardismo, tanto meno di contestazione. Siamo alla ricerca di un Cristo Uno e Totale, nella obbedienza al Padre, nell'unione ai fratelli, nella sottomissione allo Spirito nell'autorità: camminiamo insieme, tutti!
SEGNALIAMO
alcuni studi su problemi giovanili
•Orientamenti Pastorali, 1969/2
Argomento del mese:
I giovani e la contestazione
(di interesse soprattuto la nota bibliografica veramente molto ricca)
•Presenza Pastorale, 1969/5
Studio monografico sul tema:
Preti e laici nelle associazioni
(soprattutto l'articolo di P. Brugnoli,Presupposti conciliari per una verifica del compito di assistenti nelle associazioni dei laici)
• G. Negri e coll.,Il discolinguaggio: le canzoni nella catechesi e la catechesi delle canzoni inCatechesi, 1969/6-7/D











































